giovedì 20 gennaio 2011

San Tarcisio il giovane primo martire dell'Eucarestia



a cura di p. Giorgio Finotti
Sapete chi è stato il primo mar­tire dell'Eucarestia? Non è un caso che sia proprio un giova­netto che ha un nome dolcis­simo: Tarcisio. La sua storia è così commovente che senza volere ci scenderanno le lacri­me dagli occhi arrossati. Mamma cristiana, pensa se fosse tuo figlio! Amico cristia­no, pensa se fosse tuo figlio, o tuo fratello più piccolo, o tuo nipote, magari il preferito!
Quando da piccolo andavo al catechismo, suor Luigina Colombo, nel raccontarci la storia edificante di san Tarcisio, mi faceva provare una gioia grande pur pian­gendo per la pena del suo martirio e poi con la sua con­sueta dolcezza, la cara suora catechista diceva a tutti noi ragazzi: "Bambini, dobbiamo amare Gesù Eucarestia, sem­pre, e se occorre bisogna di­fenderla (l'Eucarestia, ndr) non tanto dai monelli di stra­da, ma dai veri nemici dell'a­nima: il diavolo, i peccati, il mondo... ".
A quelle parole, mi esaltavo e m'immaginavo di essere an­ch'io come san Tarcisio, un difensore strenuo della divi­na Eucarestia. Leggete dun­que la bella e drammatica storia del gio­vane Tarcisio, così com'è de­scritta in que­sta splendida narrazione.
Nell'anno 260 in Roma si era scatenata una terribile perse­cuzione contro i cristiani. Le carceri erano zeppe di con­dannati; quale conforto pote­va esserci per quei fratelli che sapevano di dover andare in­contro a tormenti spaventosi e alla morte più crudele?
I sacerdoti tentavano con ogni mezzo di far giungere loro il Pane eucaristico, ci­bo di vita, il Corpo di Gesù, perché li sostenesse con la sua forza divina e la sua pre­senza.
L'Eucarestia, nascosta nelle case dei cristiani, veniva por­tata ai condannati con ogni strategia, pur sapendo che si doveva essere pronti ad af­frontare qualunque pericolo per recare ai propri fratelli in­carcerati il Corpo Santissimo del Salvatore.
Un giorno si offrì per tale in­carico un giovanetto, di nome Tarcisio. "Nessuno farà caso a me - disse - nessuno penserà che io porti il Santo Mistero". "E se ti prendono? Tarcisio, piccolo caro giovanetto, sa­prai essere forte nelle torture se verrai scoperto?". Ci fu una pausa di silenzio lunghissi­ma. "No, no, non possiamo mettere a repentaglio la tua vita, sei ancora troppo giova­ne!". "Nessuno se ne accor­gerà - incalzò Tarcisio - e se verrò scoperto, Gesù mi di­fenderà. Io sono solo un ra­gazzo, è vero, ma Gesù è Dio. Vi prego... ".
L'implorazione di Tarcisio fu così decisa che i cristiani presenti ne rimasero convinti. "E sia! - dissero - però sta' at­tento: cammina per i luoghi solitari e non ti fermare per strada. Capito?". "Sì, sì, gra­zie, Gesù sarà con me".
E gli fu affidato il Pane con­sacrato, avvolto in un panno bianco. Tarcisio se lo nasco­se in seno sotto la sua rozza tunica di ragazzo; era bellis­simo, raggiante. "Ora va', piccolo 'Cristoforo', porta Gesù ai nostri fratelli prigio­nieri. Noi ti accompagnere­mo pregando. Tu cammina pregando, ma va' svelto, sen­za dare nell'occhio: Gesù è con te!".
Tarcisio, felice di quell'incari­co, strinse le mani sul petto per timore che gli cadesse a terra il sacro deposito, e pre­gava dicendo sommessamen­te: "Gesù, cammina con me! Gesù, ti amo da morire e ti porto ai nostri fratelli che ti aspettano con tanto ardore. Gesù, sei qui sul mio petto, che grazia! Che fortuna!".
Camminando per le vie na­scoste di Roma, Tarcisio s'im­batté proprio in un gruppo di ragazzi che lo riconobbe: "Ehi, Tarcisio, vieni a giocare con noi!". "Non posso amici, de­vo prima fare una commissio­ne urgente. Al ritorno gio­cherò volentieri con voi". "Una commissione urgente? E che devi fare? Ci manca giu­sto uno per il nostro gioco preferito". "Non posso, vi di­co. Lasciatemi passare che ho fretta!". "Che cosa tieni stret­to sul petto, Tarcisio? Facci vedere! Che cosa nascondi?". "No, non posso! Lasciatemi, vi prego!". "Non pregare, ma facci vedere, apri le braccia, cretino!".
I ragazzi erano diventati im­provvisamente crudeli: vole­vano, in ogni modo, aprire le mani che Tarcisio teneva stret­te sul petto. "Se non ci mostri quello che tieni così stretto con le mani sul petto ti tiria­mo delle pietre fino a farti male! Mostra!". "No, non pos­so!". I ragazzi gli furono ad­dosso per aprirgli le mani, ma il giovane sembrava diventa­to di pietra. "Apri! Altrimenti te la facciamo vedere noi!". Un silenzio tremendo: quei ragazzi sembravano essere diventati simili a tanti leon­celli rabbiosi, pronti ad ag­gredire. "Ah!!!". Una pietra aguzza aveva colpito in fron­te il piccolo eroe, e poi un'al­tra gli aveva arrossato la boc­ca di sangue... un'altra anco­ra gli aveva insanguinato una mano. Uno di loro, più tre­mendo degli altri, si avvicinò a Tarcisio e con un sasso co­minciò a colpirgli le mani.
"Apri, ti dico, testardo! Fammi vedere...". Tarcisio sentiva che sotto i colpi stava perdendo i sensi per il dolore, ma non mollò la presa prezio­sa, e sentendosi perduto gridò: "Gesù, Gesù, salva­mi!". Quando cadde a terra tutto insanguinato, tutti gli furono addosso come un branco di cani furiosi. Tarcisio, tuttavia, non aprì le mani, sebbene gli facessero tanto male: "Gesù, Gesù, sal­vami!".
"Che avviene qui?". Una voce possente giunse alle sue orec­chie ferite e, pur quasi svenu­to dal terribile dolore, rico­nobbe il soldato romano che si chiamava Quadrato, che cacciò via quei ragazzi cattivi. Quadrato era proprio un gi­gante e mollò molti ceffoni a quei piccoli delinquenti "Non essere duro con loro, Quadrato - mormorò Tarcisio - porto il Pane euca­ristico ai fratelli in carcere; ho Gesù qui sul petto, ma nessuno l'ha toccato sai? L'ho tenuto stretto a me. Ah!, le mani non le ho aperte nem­meno un istante, ma a te sì, per­ché tu sei cristiano come me... mi sento morire...". Le brac­cia di Tarcisio, tinte di san­gue, si aprirono dolcemente, e Quadrato, commosso, capì immediatamente il gesto del piccolo eroe e prese il panno bianco con dentro i Santi Misteri. "Lo porterò io ai pri­gionieri, Tarcisio, ma tu, come stai?". Tarcisio allora fece un bellissimo sorriso e poi piegò la testa da un lato, con un so­spiro: "Gesù!". Il cuore del piccolo martire dell'Eucare­stia si arrestò, cedendo al do­lore, ma non all'amore per il suo Gesù, che lo prese tra le braccia e se lo portò in Cielo: era Lui adesso che stringeva il giovanetto sul petto!
Quadrato, e anche noi con lui, era sicuro che il coraggio di Tarcisio fosse un miracolo dell'Eucarestia, perché nessu­no era riuscito a strappare le Ostie sante dalle mani insan­guinate del ragazzo, nono­stante la ferocia dell'aggres­sione che aveva subìto. Come poteva infatti un piccolo fan­ciullo avere tanta forza e non aprire nemmeno per un atti­mo le piccole mani, pur in­sanguinate dalle pietre, nella difesa eroica del Pane eucari­stico?
Quanto c'è da imparare anche da un fanciullo! Noi, stimati grandi, non solo apriamo le braccia, ma anche consegna­mo Gesù quando pecchiamo! E quanti sono i "monelli" del­la vita che incontriamo lungo le diverse vie della nostra strada per rubarci Gesù!

Nessun commento:

Posta un commento


NON SCENDO DALLA CROCE Di Fulton j Sheen,vescovo

Ero uscito di casa per saziarmi di sole.Trovai un uomo che

si dibatteva nel dolore della crocifissione.Mi fermai

e gli dissi:"Permetti che ti aiuti"?Lui rispose:

Lasciami dove sono.

Non scendo dalla croce fino a quando sopra vi

spasimano i miei fratelli.

fino a quando per staccarmi

non si uniranno tutti gli uomini.

Gli dissi"Che vuoi che io faccia?"

Mi rispose:

Và per il mondo e di a coloro

che incontrerai che c è un uomo

che aspetta inchiodato alla croce.