lunedì 1 luglio 2013

I SEGRETI DI SANTA TERESA DEL BAMBIN GESÙ



                                                                   
     

■Sopportare i difetti degli altri, non stupirsi delle loro debolezze e invece edificarsi dei più piccoli atti che si vedono fatti;


■Non curarsi di essere giudicati bene dagli altri;


■Fare per le persone antipatiche, tutto quello che si farebbe per le persone più simpatiche;


■Non scusarsi né difendersi mai dalle accuse;


■Non avvilirsi nel vedersi deboli e imperfetti anzi averne motivo di gioia perché Gesù copre la moltitudine di peccati;


■Dare a chi chiede con malagrazia rispondendo con gentilezza;


■Essere felici se ci prendono qualcosa di nostro o ci si chiede un servizio che non ci spetta, essere contenti di interrompere per carità, un lavoro in corso;


■Anche i beni spirituali sono un dono che non ci appartiene, per cui dobbiamo essere contenti se qualcuno si appropria di nostre intuizioni o preghiere;


■Non cercate consolazioni umane ma lasciate tutto a Dio;


■Quando un compito ci sembra superiore alle nostre forze,mettersi nelle braccia di Gesù sapendo che da soli non siamo capaci a nulla;


■Se si deve riprendere qualcuno accettare la sofferenza di doverlo fare pur sentendosi incapaci e non all’altezza;


■Non cercare di attirare a sé i cuori degli altri ma condurli a Dio da servi inutili;


■Non avere paura di essere severi se c’e né bisogno, pregare comunque sempre prima di dire qualcosa;


■Nell’ aridità recitare molto lentamente il Pater e l’ Ave;


■Accettare le umiliazioni e le critiche con gratitudine;


■Cercare la compagnia delle persone meno gradite agli altri;


■Offrire al Signore le cose che ci costano cercando di farcele piacere;


■Accettare che il proprio lavoro non venga considerato;


■Più il fuoco dell’amore di Dio incendierà il nostro cuore e più le anime si avvicineranno a noi correranno dietro all’amore di Dio;


■Soffrire momento per momento quello che Dio ci manda, senza preoccuparsi per l’avvenire.


Lisieux 1897


venerdì 28 giugno 2013

ROSARIO DELLE LACRIME DELLA MADONNA


     "Tutto quello che gli uomini mi domandano per le Lacrime di Mia Madre sono obbligato a concederlo!"
     "Il demonio fugge ovunque viene recitato"
     "con questa Corona sottrarrete anime allo spiritismo e alle sette nefaste, recitatelo e diffondetelo ovunque"

Orazione:
O Gesù, nostro Divino Crocifisso, prostrato ai vostri piedi noi vi offriamo le lacrime di Colei che vi ha accompagnato lungo la via dolorosa del Calvario, con un amore così ardente e compassionevole. Esaudite o buon Maestro le nostre suppliche e le nostre domande, per l'amore delle Lacrime della Vostra Santissima Madre. Accordateci la grazia di comprendere gli insegnamenti dolorosi che ci danno le lacrime di Questa Buona Madre, affinché adempiamo sempre la vostra Santa Volontà sulla terra e siamo giudicati degni di lodarvi e glorificarvi eternamente in cielo.

Sui sette grani maggiori:
O Gesù, prendete in considerazione le lacrime di Colei che vi ha amato più di tutti sulla terra e, che vi ama nel modo più ardente in Cielo.

Sui grani piccoli, per sette volte:
O Gesù, esaudite le nostre suppliche e le nostre domande per l’amore delle lacrime della vostra Santissima Madre.
A termine della corona, si recita tre volte:
O Gesù, prendete in considerazione le lacrime di Colei che vi ha amato più di tutti sulla terra e, che vi ama nel modo più ardente in Cielo.

Orazione:
O Maria, Madre del bell'Amore, Madre di dolore e di misericordia, noi vi domandiamo di unire le vostre preghiere alle nostre, affinché il vostro Divino Figlio al quale ci rivolgiamo con confidenza in virtù delle vostre lacrime ci conceda oltre alle grazie che gli domandiamo la corona della gloria nell'eternità. Madre Addolorata, le Vostre Lacrime distruggano il potere dell'Inferno! Per la Vostra Divina Dolcezza o Gesù Incatenato, salvate il mondo dal minacciante traviamento!


Centro di Spiritualità Risurrezionista


Congregazione della Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo
Via San Sebastianello 11, 00187 Roma
Tel. +39 06 679 59 08. E-mail: cdz.rome@gmail.com
Scuola di Spiritualità dei Resurrezionisti La Scuola di spiritualità dei Resurrezionisti fu iniziata da Bogdan Jański (+1840) e da Pietro Semenenko CR (+1886) soprattutto, poi la continuarono Girolamo Kajsiewicz, CR (+183), Paolo Smolikowski, CR (+1926), la Beata Marcellina Darowska (+1911), Edvige (+1906) e la Beata Celina Borzęcka (+1913).


 Nella spiritualità resurrezionista viene accentuato il bisogno di cooperare con la grazia e di essere uniti a Gesù Cristo; nonché la trasformazione mistica in Lui. Secondo questa scuola, la mistica si concentra nel concetto di una perfetta dedizione a Dio e nel risorgere spiritualmente.
In considerazione dei molti pericoli e del bisogno di intensificare la vita spirituale tra i loro compatrioti, coloro che diedero inizio alla risurrezione spirituale fondarono una nuova congregazione, considerandola come un mezzo per ovviare al malfunzionamento delle attività religiose sociali. Essi inclusero nella loro dottrina alcuni elementi fondamentali: il bisogno di introspezione, l’ottimismo, la priorità dell’amore, il rispetto della persona e il modello trinitario. Gli autori della Scuola di Spiritualità dei Resurrezionisti posero l’accento sul fatto che chi aspira alla perfezione dovrebbe conoscere la verità su se stesso, diventando consapevole del proprio nulla e della propria miseria per poter riconoscere più facilmente quello che appartiene a Dio. L’uomo, come risultato della propria miseria - eredità del peccato originale - spesso agisce senza legge. Però, se collabora con la grazia del Battesimo e con quella attuale, l’uomo può cambiare le sue azioni da naturali in soprannaturali. La consapevolezza della propria miseria porta alla necessità di fare appello a Dio,

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accettando di dipendere da Lui, atteggiamento che prepara a sviluppare la santità. Infatti, la consapevolezza del proprio nulla esprime una totale dipendenza da Dio sia nell’essere che nell’agire, e questa è la base per l’umiltà.
Per la Scuola di Spiritualità dei Resurrezionisti, il Mistero Pasquale del Cristo è una sorgente di ottimismo. L’amore di Dio per gli uomini è stato rivelato nei gesti salvifici che hanno restaurato il giusto rapporto tra l’uomo e il suo Creatore. L’anima è diventata la sposa del Cristo. I teologi di questa Scuola suppongono che vi sia una totale purificazione dagli effetti del peccato di Adamo per poter meglio cooperare con la grazia. Questo gioioso ottimismo dovrebbe accompagnare l’uomo nel suo andare verso Dio.
Secondo gli autori della Scuola, l’intera vita spirituale dei cristiani è concentrata sulla virtù dell’amore, che è nello stesso tempo partecipazione all’amore di Dio e il fondamento della santità. L’amore soprannaturale produce partecipazione all’amore di Dio; da questo si deduce che l’uomo può aprirsi allo stesso amore con cui Dio ama se stesso e dedicarsi allo sforzo di concentrare in lui i propri pensieri, sentimenti e azioni.
In forza di questo, l’amore di Dio dovrebbe informare l’intera esistenza terrena dell’uomo, dando ad essa un valore soprannaturale; come conseguenza l’essere umano, unito a Dio, diventa pienamente umano. Gli esponenti della Scuola di Spiritualità dei Resurrezionisti pensano che l’amore di Dio abbia un carattere personale. L’amore del prossimo può essere elevato all’ordine soprannaturale, soprattutto quando esso è aperto agli altri. Si deve all’amore se il cristiano può unirsi a Dio, nel quale egli trova la pienezza di ogni bene. La presenza di Dio trasforma la persona umana in un essere divino, cambiando l’agire umano nell’imitazione dell’agire di Dio (Gal 2:20).
Detti teologi pensano che l’essenza della santità consista nell’essere uniti a Dio nell’atto d’amore. I battezzati possono conseguire l’unione con Dio Padre nello Spirito Santo rimanendo uniti al Cristo nell’atto d’amore e lasciandosi

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trasformare in lui. L’amore di Dio dovrebbe avvincerlo nel profondo del cuore, della volontà e della mente, come pure in tutte le sue forze.
L’amore di sé, scaturito dalla contaminazione della colpa originale, è una barriera nella dedizione a Dio.
Secondo gli autori della Scuola di Spiritualità dei Resurrezionisti, nello sviluppo della vita spirituale bisognerebbe porre particolare attenzione a un continuo sviluppo personale ed essere aperti a Dio e alla gente.
Questa scuola fa riferimento al concetto biblico che Dio creò l’uomo a sua “immagine e somiglianza” (Gn 1:26). L’ “Immagine” è nella natura umana, nelle sue capacità, mentre la “Somiglianza” ha origine dalla giustizia di Dio e dalla nostra cooperazione con lui.
L’ideale per il cristiano è Gesù Cristo, che si unisce alla persona umana perfezionandola come in un innesto la marza viene inserita nella vite. E’ la volontà che gioca un ruolo decisivo nella formazione spirituale; pertanto essa deve essere liberata da ogni interazione perché diventi veramente libera.
Il sistema della Scuola di Spiritualità dei Resurrezionisti riflette anche il concetto della Trinità come modello e in particolare lo studio delle relazioni esistenti tra le persone della Santissima Trinità. Dio come amore – riconosciuto e amato e anche che riconosce e ama – è nell’amore scambievole. Si riconoscono come l’unico e solo Dio il Padre e il Figlio, percepiscono ognuno la natura dell’altro. Per amarsi, da ognuno procede la persona dello Spirito Santo che è l’amore del Dio Amore. Pertanto c’è anche un mutuo amore tra le Persone divine. Così, l’amore è rivelato nella verità trinitaria. La vita di Dio consiste nell’eterno e intimo donarsi che esiste nelle Persone di Dio. Solo il Cristo, come Persona della Santissima Trinità, si incarnò grazie all’azione delle tre Persone; tuttavia, nella sua persona nulla è cambiato.
In riferimento al mistero della Santissima Trinità gli autori della Scuola di Spiritualità dei Resurrezionisti mostrano in tre fasi la formazione della vita

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spirituale: a) conoscere e superare la natura umana contaminata dal peccato; b) cooperare con la grazia di Dio; c) rimanere uniti a Dio.
Vale la pena aggiungere che il concetto della Scuola di Spiritualità dei Resurrezionisti presentata dai Resurrezionisti e da Niepokalanki (la Congregazione delle Sorelle dell’Immacolata concezione) è stato confermato nell’insegnamento del Concilio Vaticano II, soprattutto nello stabilire la priorità dell’amore nella vita spirituale.
L’articolo è del Prof. Padre Jerzy Misiurek
Preso da “Leksykon Duchowości Katolickiej” Lublino, Polonia, 2002, pp. 671-673
Tradotto da Padre Adriano Ciminelli CR (2010)
© I diritti di traduzione del Centro di Spiritualità dei Resurrezionisti in Roma, 2010


Il SILENZIO

P. Adriano Ciminelli, CR
Parrocchia Gesù Risorto
Pescara

I. IL SILENZIO INTERIORE È OSTACOLATO DAL CHIACCHIERICCIO
NELL’INTIMO: I RICORDI, LE CURIOSITÀ LE PREOCCUPAZIONI.
1. I ricordi
Le tue esperienze di vita ti hanno segnato con dei ricordi che ti fanno ancora male. Quando ti si offre l’occasione, nell’ambito di una comunità che fa un cammino di fede, approfitta per chiedere una preghiera di guarigione interiore. Per il resto orientati verso un futuro conforme alla fede in Gesù che professi, ricordandoti quanto dice Paolo: “Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove” (2 Cor 5:17). Impegnati a non alimentare alcun ricordo del passato: quello che hai fatto o quello che ti hanno fatto. Affida tutto a Dio, egli è sapiente, potente e soprattutto pieno d’amore per te. Egli dice anche a te: “Al momento favorevole ti ho esaudito e nel giorno della salvezza ti ho soccorso. Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!” (2 Cor 6:2). Aspetta sereno il giorno della sua visita.
Impara a tenere sotto controllo i pensieri e le immagini che affollano la tua mente e non permettere che ti dominino, soprattutto se sono negativi. Non lasciare mai sbizzarrire la tua immaginazione. Lascia che si attenuino e svaniscano i pensieri vani, che ti legano a ciò che perisce e sono contrari al tuo desiderio di eterno. Non guardare a quello che ti sta dietro, ma a Gesù che hai davanti, come Paolo: “Questo soltanto so: dimentico del passato (sono) proteso verso il futuro” (Fil 3:13).
Sbarazzati anche di oggetti, di scritti o quant’altro che ti fanno tornare al passato e ti tengono in catene: sono contrari al silenzio del cuore e alla libertà interiore. Se ci sono stati motivi sufficienti per interrompere un rapporto non riprenderlo. Se cerchi il volto di Dio, lascia andare altre immagini che tendono piuttosto ad offuscarlo.
I ricordi penosi fanno molto chiasso, non lasciarti sopraffare così da sentire solo questi. Hai davanti a te nuove possibilità per costruire qualcosa di nuovo e di bello, non lasciartele sfuggire, soprattutto se sei giovane.
2. Le curiosità
Non ficcare il naso nelle faccende degli altri; evita di voler sapere sugli altri. Impara a discernere quello che è necessario che tu sappia, da quello che è vano e di nessun conto; soprattutto se non aiuta il cuore a crescere. Lascia andare tante cose che affollerebbero la tua mente come al mercato, appesantendo soprattutto la tua
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preghiera. Se ti inserisci in cose particolari sia per il bene degli altri e non per soddisfare te stesso. Quel che sai o ascolti di una persona, muoia in te, non spargere piume al vento. Soprattutto in famiglia si parli sempre bene degli altri e quando questo sembra impossibile, taci o evita. Che i piccoli non imparino dagli adulti a fare pettegolezzi e ad emettere giudizi a buon mercato. La curiosità causa il giudizio, per questo vale la pena ricordare quanto dice Gesù: “Col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati” (Mt 7:2). Anche se ci riteniamo irreprensibili non è venuto ancora il momento in cui ci siamo visti con gli occhi di Dio. Nel tuo amore per Dio e nella tua tensione verso la vita eterna riempi la tua zattera del necessario per l’approdo. La sapienza di questo mondo non ti farà mai distinguere ciò che è curiosità vana e inutile da ciò che è saggezza e visione della verità.
Custodisci liberi e nel silenzio lo spirito e il cuore, e la tua anima sarà nella quiete. Ricordati sempre che Dio ama la persona che tu osservi con occhio curioso e sulla quale, dopo aver saputo, tessi pettegolezzi o valutazioni gratuite. Questo è un modo pericoloso di indisporre chi ama. Non guardare Dio attraverso quel che fanno gli uomini, ma secondo la parola detta dal Figlio e su questa base dovrai rendere conto.
Chi è cultore del silenzio evita tutto ciò che riempie il cuore di parole non conformi alla Parola per non sciupare la preghiera e l’amore verso i fratelli. Perché vuoi sapere di questo o di quello? Se non serve per la sua crescita o per la tua, fermati; cerca di riempire i tuoi spazi vuoti di cose belle, di verità, di tanto amore per chi è stato posto sulla tua strada. Non varcare mai le mura domestiche, dietro le quali si consuma l’amore e si porta la croce, si gioisce e si muore.
Sta in pace quando pensi che gli altri non siano proprio come dovrebbero essere, cerca di esserlo tu. Quello che giova di più ai tuoi fratelli e alle tue sorelle è la tua fedeltà silenziosa, che sa elevarsi al di sopra delle meschinità della vita; agitarsi, fare commenti, riprendere, giova poco. L’esempio della tua serenità, della tua trasparenza, fanno di te un modello, molto più efficace delle “prediche” gratuite. Quando ti muovi va’ in compagnia della parola; quando ti fermi, dilettati con la parola. Ogni parola di Dio è pregnante di lui. Adoralo anche nella lettera, resa viva dallo Spirito, per gustare l’ebbrezza della luce, lo scintillio della verità, l’appagamento della certezza, lo Spirito che ti solleva verso l’eterno, che è pienezze di verità e di vita.
3. Rimuovi le preoccupazioni
La preoccupazione è un peso per lo spirito, per il cuore, ti trasporta sempre altrove. Non importa quali siano le cose che sei chiamato a fare, falle meglio che puoi e poi fermati e rilassati. Ricordati sempre che il successo dipende da lui e tu devi operare per la sua gloria. Il pericolo che ti porta alla preoccupazione e l’operato alla scontentezza vengono, e sono difficilmente superabili, quando operi per te stesso, per la tua soddisfazione, per la tua gloria. Quel che devi temere è il peccato, ma non aver conseguito l’esito che speravi non è così importante, se vi hai posto tutto l’impegno. Le vie di Dio non sono le nostre (Is 55:8-9) e molto spesso “Dio trionfa nel fallimento”. Se vuoi sperimentare davvero la libertà interiore devi
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accettare anche l’insuccesso, senza preoccuparti o agitarti, altrimenti il silenzio viene turbato fino a non vederci più troppo chiaramente. L’importante è fare quello che Dio ti chiede, perché tu vuoi operare per realizzare il piano suo, anziché il tuo. Se invece pensi che le tue cose siano quelle importanti, allora troverai tante difficoltà e prima o poi ti si bloccherà tutto. E questo potrebbe essere fonte di grandi crisi. Per conservare la quiete interiore che ti porta al silenzio e te lo fa conservare, devi occuparti delle cose di questa vita imparando a non preoccuparti. Nelle cose di questo mondo e nella mentalità che vi sta dietro, si pensa che nel fare e muoversi molto c’è il successo e l’accumulo di beni. Per chi invece cura la vita interiore ed è orientato verso i beni eterni, sa di ottenere il successo e la realizzazione nella quiete e nel lasciarsi portare dallo Spirito.

II. EVITA LE CRITICHE INTERNE.
Se osservi attentamente il tuo comportamento interiore ti accorgi di essere in un continuo movimento, confrontandoti con le persone che ti stanno più vicine o con quelle che hai incontrato e hanno lasciato in te un segno, spesso negativo, del loro passaggio. Spesso ti sorprendi ad interrogare queste persone e a rispondere loro. Questo è causato dallo scontento che altri ti causano sia per le attese frustrate o per l’impedimento che essi oppongono alla tua pace e al benessere del cuore. Così, nel nostro intimo c’è un tribunale sempre in funzione, naturalmente a nostro favore. Si espongono le nostre ragioni, le nostre motivazioni, le nostre rivendicazioni e quasi sempre emettiamo la sentenza di condanna contro l’altro. Naturalmente tutto questo ci fa perdere la pace e ci impedisce di capire quello che il Signore ci sta dicendo riguardo a queste circostanze. Anche se innocenti e trattati ingiustamente, questo tribunale interiore, con le varie sentenze emesse, non ci risolve il problema. Meglio sarebbe aggirare il problema e rimettersi alla provvidenza di Dio, che tutto dispone per il bene dei suoi figli. Se ti senti non capito, e magari calunniato, impara ad entrare nella pace di Dio e lascia stare, perché tu sei quel che Dio vede in te. Dovrebbe causare un grande entusiasmo e gioia sapere che Dio si compiace di te, anche per come hai reagito, imitando Gesù. Se ti sei stancato di disquisire con gli uomini è ora che, in possesso della pace del cuore, ti ritiri tra i flutti dell’oceano infinito di Dio e ti lasci portare. Penso che debba essere veramente entusiasmante avere la mente libera dalle cose insignificanti che mutano e svaniscono ed essere invece ripieni della presenza di Dio, che nutre il nostro essere.
Un’altra cosa bella dev’essere quella di imparare a vedere e valutare le cose così come le vede e le valuta Dio. Per questo ci vuole tanta sapienza, ma lo Spirito di Dio che ci è stato dato vuole fare questo in noi:
“Tra i perfetti parliamo, sì, di sapienza, ma di una sapienza che non è di questo mondo, né dei dominatori di questo mondo che vengono ridotti al nulla; parliamo di una sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta, e che Dio ha preordinato prima dei secoli per la nostra gloria. Nessuno dei dominatori di questo mondo ha potuto conoscerla; se l'avessero conosciuta, non avrebbero crocifisso il Signore della gloria. Sta scritto infatti: Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano. Ma a noi Dio le ha rivelate per mezzo dello Spirito; lo Spirito
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infatti scruta ogni cosa, anche le profondità di Dio. Chi conosce i segreti dell'uomo se non lo spirito dell'uomo che è in lui? Così anche i segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio. Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, non con un linguaggio suggerito dalla sapienza umana, ma insegnato dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali. L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L'uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno. Chi infatti ha conosciuto il pensiero del Signore in modo da poterlo dirigere? Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo” (1 Cor 2:6-16).
Le nostre critiche interne spesse non sono altro che la continuazione dei nostri diverbi e la voglia di voler avere ragione, di non darla per vinta, non fare la figura dei fessi; soprattutto quando pensiamo di essere al cento per cento nella ragione. Se adotti il silenzio di Gesù pian piano acquisterai un modo nuovo di relazionarti: fare silenzio anche quando vorresti parlare, soprattutto per difendere la tua posizione. E’ vero, spesso convinti del proprio diritto, più che voler far luce sull’accaduto, si vuole imporre la propria ragione. Non è facile mollare la propria posizione, ma voler prevalere a tutti i costi non è leale. Se l’altro non è disposto a riconoscere la verità della tua posizione è inutile insistere, perché questo scuoterebbe profondamente la tua anima così da diventare estremamente difficile poi ritrovare la pace e il silenzio che è frutto della pace. Dopo le prime battute fermati, non cercare di convincere. Quel che è in te, che possiedi, ha molto più valore della ragione che vuoi conquistare sferrando un grande attacco per prevalere. La verità si può imbrattarla, ma non la si può cancellare, è luce che non si spegne. Rimani con la tua luce e continua il tuo cammino. Dinanzi alla verità si può solo proporre, mai imporre. Del resto non faceva così Gesù?
Gesù non prendeva le difese di se stesso, reagiva solo quando era chiamata in causa la gloria del Padre. Se vogliamo che Gesù viva ancora in noi dobbiamo sostenere e vivere questo modello. Per conseguire questo dobbiamo sviluppare il distacco, non concentrarci sul nostro prestigio e che la verità, che è luce, illumini se stessa. Non tentare di convincere chi non vuole ascoltarti, chi ha la sua verità, pur se direttamente coinvolto. Anche rispetto alla verità rivelata, non volere che l’altro la ingoi senza averla prima accettata. Il tuo intimo non sia come la piazza del mercato, dove continuamente si alterca, ma sia un santuario, dove si contempla la verità eterna, si adora e si ringrazia perché ciò che era nascosto si è reso palese, si è reso visibile l’invisibile, comprensibile quello che era nascosto. Il testimone di questo evento deve assumere i modi di Gesù, il testimone per eccellenza. Ricordiamoci anche che la nostra testimonianza se non è nello Spirito non giunge a destinazione. Una cosa è la tua ragione e un’altra essere testimoni della verità, anche quando ti tocca da vicino. Se avrai imparato a riposare nella verità essa sarà parte di te e si mescolerà con la tua parola, portatrice di luce e di consenso.
Accettare di avere torto per un momento non significa avere torto per l’eternità. Il silenzio interiore che emana dalla pace sarà custodito dalla quiete e dal riposo che ti viene dal Signore, che vive al di fuori di ogni conflitto, perché lui stesso è quella pace (Ef 2:14), che si assapora nel silenzio.
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III. COMBATTI LE OSSESSIONI INTERIORI.
I mostri del tuo subconscio non spariranno facilmente e ti daranno filo da torcere per il resto dei tuoi giorni. Tu però credi che in Gesù hai la vittoria, quindi puoi lottare fiducioso, perché alla fine sarà lui a ripulire il suo santuario, che saresti tu, da ogni mercante che cerca di vendere vento. La nostra disgrazia è dovuta spesso al fatto che diamo troppa importanza ai nostri fantasmi, mentre non prendiamo in sufficiente considerazione la verità che ci è stata rivelata. Ciò che ci turba più di frequente e ripetutamente è di:
 sentirci poco amati, come se tutti si dimenticassero di noi, magari senza apprezzare a sufficienza quello che abbiamo ricevuto o abbiamo al presente tra le mani. Non ci sentiamo abbastanza al centro dell’attenzione. Questo scatena turbamenti profondi;
 sentirci incompresi, per cui conviene chiudersi nel silenzio, snobbando ogni tentativo esterno di farci tornare ad una oggettiva e giusta valutazione. E’ una lotta per stare al centro dell’attenzione;
 essere gelosi, come volere dei meriti o dei riconoscimenti ad ogni costo, anche se non ci spettano. E’ la paura che qualcun altro attiri su di sé quel prestigio che vorremmo per noi. Si teme sempre di essere sommersi dal bene che è negli altri, fino ad essere velati e risultare così insignificanti. La gelosia si manifesta anche quando si ha una povera stima di sé, per cui si pensa che da un momento all’altro potrebbe esserci sottratto quel che ci appartiene o che amiamo. Da qui si passa a prendere tutte le precauzioni del caso, scatenando il putiferio;
 essere ribelli ad ogni forma, benché minima, di autorità. Dire “sì” e piegare la testa non riesce sempre facile e spontaneo. Lo vediamo facilmente nei bambini, anche in tenera età. Il peccato originale è stato un “no” a Dio, ed esso si è annidato nella natura. Non accettiamo che qualcuno sia al di sopra di noi, così da vivere mordendo il freno. Forse perché ci sentiamo dei piccoli dèi. In questo modo si mantiene in vita il disordine e la confusione della natura contaminata;
 essere preoccupati per tutto, come se si fosse in un pericolo imminente. Non si può impedire alla natura il suo decorso né alla vita di muoversi in avanti. Per il cristiano non esiste un termine annichilitole, ma ogni termine fa spazio a nuovi inizi; è in questa elasticità che bisogna entrare per non schierarsi contro la logica delle cose che passano, mentre ci proiettiamo verso quelle eterne;
 tendere ad alterarsi, anche per cose di poca importanza. Perdere il controllo e dare in escandescenza, sono manifestazioni che creano alterazione, anche in chi ci sta vicino. Peggio ancora quando si accusano gli altri della propria alterazione, della propria incapacità di controllarsi. In questi casi esprimere con forza le proprie ragioni non è fortezza, ma debolezza grande. Napoleone ammetteva di essere riuscito a sconfiggere potenti eserciti nemici, ma non era riuscito a tenere a bada se stesso.
Tutte queste cose creano una specie di ossessione, turbano e difficilmente si entra nel silenzio interiore. Così non si ha la pace e viene minacciata anche quella di chi ci è vicino.
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IV. NON PREOCCUPARTI PER TE STESSO.
Prova a pensare come ti vedi.
 Forse come chi ha sofferto molto e non ha risolto ancora il suo problema. Sai qual è la misura del rinnegarsi, di seguire Gesù sulla via della croce? Non saprai mai quanto devi ancora lottare, soffrire, piangere, sanguinare. Pensare, valutare, cercare di capire serve poco, devi solo fare del tuo meglio, lasciando il resto alla sapienza e bontà del Padre (Eb 12:2-13). Fidati e persevera.
 Forse a volte sopravvaluti i tuoi sacrifici. “Rinnegarsi” è pensarti come se tu non ci fossi, come se non fossi tu. Pensi proprio che non c’è dolore più grande del tuo? Gesù vuole ancora soffrire in te, non vuoi proprio entrare completamente in questo progetto? Pensa come S. Paolo aveva compreso bene questo mistero: “Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1:24). Non manca perché insufficiente l’espiazione di Gesù, ma manca perché tutto il corpo deve essere coinvolto nel mistero della sua morte e risurrezione. Come puoi essere Gesù senza che egli sia totalmente in te con la sua passione, morte e risurrezione? Se sei destinato a morire come lui e con lui non è possibile che un condannato a morte scelga come vuole morire. Ci sarà tutto quello che non vorrai.
 Forse non ti accetti proprio come sei. Devi accettare di muoverti entro limiti di ogni genere. Non cercare di capire, perché non capirai. Però se ti fiderai comincerai a intravedere qualcosa. Non rifiutare niente a Dio deliberatamen-te. Lasciati condurre, lui conosce la strada, lui è la strada. Lui è anche la fine della strada. Non affliggerti per quello che non puoi fare, lo farà lui. “Sono persuaso che colui che ha iniziato in voi quest'opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù” (Fil 1:6). Vorresti forse apparire ai tuoi occhi e a quelli degli altri irreprensibile e pieno di successo? Sì, l’orgoglio pure deve morire insieme a te. Per questo sperimenteremo sino alla fine la nostra miseria e corruzione, perché sino alla fine avremo bisogno di Gesù che ci salvi nella pienezza. “La tua santità è un segreto di Dio e non te lo rivelerà”.
Per entrare nella pace e nel silenzio tutto in te deve tacere. Le virtù si muovono nel silenzio, sono le ancelle dello Spirito, che opera in te. I vizi e le cattive abitudini faranno ancora molto chiasso e non ti obbediranno quando vorrai zittirli. Dovrai lottare ancora sino alla fine. Il silenzio crescerà in te man mano che ti avvicinerai alla meta. Solo al porto troverai la quiete nello sbarco.

V. LA PREGHIERA E IL SILENZIO INTERIORE.
Per giungere ad una preghiera dove domini il silenzio interiore è necessario che sia nello Spirito. Se nella preghiera non si è permeati dallo Spirito ci si ritroverà in mezzo al mercato, dove c’è tutto tranne il silenzio. Se nella preghiera non si cerca soprattutto Dio (e chi può dire di essere giunto a farlo veramente?), si dovrà lottare contro il chiasso dei sensi, le rivendicazioni della natura, il cuore inappagato, ci si
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piangerà addosso e il proprio io difficilmente si convincerà ad abdicare e lasciare il centro nella preghiera. Procediamo con un certo ordine:
 Ciò che domina una preghiera non fatta nello Spirito è la distrazione. Questa più che una colpa esprime il disordine interiore. La voglia di pregare non sempre è suffragata dalla capacità di farlo bene. Con questo tipo di preghiera si vuole ottenere da Dio il soddisfacimento dei propri desideri, anziché poter soddisfare le esigenze della santità di Dio. Chi centra la preghiera su se stesso non può evitare le distrazioni. Di solito questa preghiera si basa sulle formule ed è ripetitiva. Come diceva Gesù, si pensa che nelle molte parole si è esauditi. Questa preghiera scaturisce dal bisogno di aver soddisfatto un dovere, più che dall’esigenza di un rapporto amoroso col Padre.
 La distrazione va di pari passo con l’alienazione. Questo significa stare lì senza avere l’idea di che cosa significhi essere alla presenza di Dio e intrattenersi con lui. Di solito si pensa a Dio come a colui che potendo tutto prima o poi deve decidersi a darmi quel che gli chiedo e poi ci risentiremo la prossima volta. Non si cerca l’intimità con Dio, ma il soddisfacimento dei propri bisogni. Nell’alienazione c’è superficialità e ritardo a capire chi è lui e chi siamo noi.
 Cos’è che fa maggiormente chiasso mentre si prega? A parte i sensi, che col tempo e con l’impegno possono essere orientati, è principalmente il cuore che non rimane facilmente appagato. Il cuore non dà sempre segnali chiari per cui non sempre si è capaci di dare risposte risolutive. E’ l’inquietudine che anche Agostino sperimentava. Però lui, da conver-tito qual era, riconobbe che nello stato di viatori non si trova appagamento totale da altre creature. Bisogna attendere l’approdo per avere altri effetti, inabissandosi in un altro mare. Il grido del cuore può essere così forte fino ad impedire la preghiera o a limitarla molto.
 Poi c’è chi riesce a scoprire la preghiera nello Spirito. Questa preghiera è riservata a coloro che hanno messo Gesù al centro della propria vita e non desiderano altro che lui e il suo Regno, in cui ci si sente coinvolti totalmente, come a casa propria. Questa preghiera è un dono, le distrazioni sono ridotte e l’orientamento verso il vero Bene è costante.
Se credi che Dio ha un piano per te, mentre tendi al silenzio interiore e alla pace del cuore, devi permettergli di operare in te con gli strumenti che ha usato col Figlio e con tutti i santi che sono passati per questa valle di lacrime. Devi permettere a Dio di provarti per la via della Croce fino a che il tuo egoismo non sia spento. Devi incamminarti per la via delle Beatitudini fino a che non sarai il più possibile somigliante al Figlio. Per essere figlio nel Figlio “dovete deporre l'uomo vecchio con la condotta di prima, l'uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici e dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l'uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera” (Ef 4:22-24).
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PREZIOSITÀ DEL SILENZIO
Poni, Signore una custodia alla mia bocca
sorveglia le porte delle mie labbra (Sal 140).
Ma Gesù taceva (Mt 26: 63)
Il silenzio è mitezza!
Quando non rispondi alle offese,
quando non reclami i tuoi diritti,
quando lasci a Dio la difesa del tuo onore,
il silenzio è mitezza.
Il silenzio è misericordia!
Quando non riveli le colpe dei fratelli,
quando perdoni senza indagare nel passato.
quando non condanni, ma intercedi nell’intimo,
il silenzio è misericordia.
Il silenzio è pazienza!
Quando soffri senza lamentarti,
quando non cerchi consolazione dagli uomini,
quando non intervieni, ma attendi che il seme germogli lentamente;
il silenzio è pazienza.
Il silenzio è umiltà!
Quando taci per lasciare emergere i fratelli,
quando celi nel riserbo i doni di Dio,
quando lasci che il tuo agire sia interpretato male,
quando lasci ad altri la gloria dell’impresa.
il silenzio è umiltà.
Il silenzio è fede!
Quando perché è Lui che agisce,
quando rinunci ai suoni, alle voci del mondo
per stare alla sua presenza
quando non cerchi comprensione,
perché ti basta essere conosciuto da Lui,
il silenzio è fede.
Il silenzio è adorazione!
Quando abbracci la Croce senza chiedere: “Perché?”.
Il silenzio è adorazione.
“MA GESÙ TACEVA!”.

LO SPIRITO, DONO DEL PADRE

Corso quaresimale di catechesi
PARROCCHIA “S.Giovanni Ev.”
Montecelio (Rm)
di  P. ADRIANO CIMINELLI, C.R.

- Quinto Incontro -

    

Dio nostro Padre ci ha fatto due grandi doni, tutto ciò che lui è e tutto ciò che lui ha. Prima di tutto ci ha donato suo Figlio, sacrificandolo per tutti noi, perché potessimo essere ricuperati, ricomprati a prezzo del suo sangue. Ha sacrificato il Figlio per salvare gli schiavi. E come se ciò non bastasse, ci ha fatto dono anche del suo Spirito, la pienezza di Dio. Dobbiamo accogliere il dono dello Spirito come abbiamo accolto quello del Figlio, perché sia il Figlio, sia lo Spirito sono Dio. Il dono di Dio però, non può rimanere sotto il nostro controllo, né essere gestito da noi. Se accogliamo il dono di Dio, è lui che rimarrà in controllo della situazione. Lo Spirito ci viene dato non perché lui diventi parte di noi, ma perché noi diventiamo parte di lui. Lo Spirito è il distributore delle ricchezze di Dio, di tutto ciò che Gesù ha fatto a favore dell’uomo.
Nei messaggi profetici del Vecchio Testamento viene promesso lo Spirito, che sarebbe stato effuso nei tempi messianici, che in realtà li avrebbe caratterizzati. Nell’antico Testamento infatti si parlava dello Spirito di Dio: non lo si poteva pensare come persona, ma semplicemente come emanazione della potenza  operativa di Dio. Solo Gesù poteva rivelarci lo Spirito come persona distinta e uguale al Padre e al Figlio. Ezechiele affermava: “Metterò dentro di voi uno Spirito nuovo...Porrò il mio Spirito dentro di voi” (Ez 36:26-28).  Anche i discendenti  d’Israele venivano ammaestrati e avviati alla conversione dallo Spirito, a loro insaputa; però lo Spirito non era dentro di loro; essi non erano ancora tempio dello Spirito Santo, né erano consapevoli della sua azione. Allora “non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato” (Gv 7:39). Però, le tante promesse di una presenza particolare dello Spirito nei tempi messianici, fanno presagire un evento e una situazione particolari. “Dopo questo (riferito alla fine dei tempi, prima del ritorno del Signore), io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo... Anche sugli schiavi e sulle schiave in quei giorni effonderò il mio Spirito” (Gl 3:1-3 / At 2:17-19), cioè la salvezza sarà per tutti e non riservata a pochi. “Infine, in voi sarà effuso uno Spirito dall’alto; allora il deserto diventerà un giardino e il giardino sarà considerato una selva” (Is 32:15). C’è anche una profezia molto bella di Ezechiele, quella delle ossa aride, nella valle, che tornano a vivere a causa dello Spirito alitato su di esse (Ez 37:1-10). Questo passo si riferisce prima di tutto ad Israele, che tornerà ad essere un popolo, ma anche ad ogni essere umano, che, morto per il peccato, rivivrà se si aprirà al soffio vivificante dello Spirito.
Tra i molti misteri che Gesù ci ha rivelato c’è la conoscenza dello Spirito di Dio, come una delle Persone della famiglia di Dio. Gesù ci ha insegnato che lo Spirito procede da lui e dal Padre, i quali ce lo donano perché rimanga con noi e sia l’anima della creatura nuova. Perché mai una creatura riceve lo Spirito stesso di Dio ? Perché è come Gesù, è il primogenito di una nuova creazione, l’uomo dello Spirito, in perfetta sintonia e obbedienza al Padre. Così, tutti quelli che sono uniti a Gesù entrano nella dimensione dello Spirito; da lui si lasciano guidare, superando le esigenze della carne. Lo Spirito porta i redenti, invece, ad aprirsi alle esigenze del Regno di Dio.
Lo Spirito è l’infinita pienezza di Dio; è l’infinita pienezza che il Padre e il Figlio si scambiano. Il Padre ama totalmente il Figlio, infinito come il Padre e da lui generato, dando tutto di sé. Allo stesso modo il Figlio ama il Padre teneramente, donando tutto di sé. C’è uno scambio dell’amore infinito. Questa totalità d’amore scambievole è una Persona, è lo Spirito. Noi pure, fatti ad immagine di Dio anche nell’amore, sappiamo che se amiamo nella totalità, mettiamo la nostra vita a totale disposizione dell’altro.
Lo Spirito, però, è la totalità infinita, a cui non può essere confrontata la totalità della creatura “finita”. Lo Spirito è tutta la pienezza di Dio, tutta la sua ricchezza, tutta la sua potenza e quindi tutta la possibilità di Dio Creatore: è Dio in azione. Per mezzo dello Spirito Dio ha creato tutte le cose; per mezzo dello Spirito Gesù ha compiuto i miracoli ed è risuscitato da morte: lo Spirito è tutta la profondità di Dio (1 Cor 2:10-11).
 La pienezza dei tempi sarebbe stata contrassegnata anche dalla Nuova Alleanza, che Dio avrebbe stretto col nuovo popolo messianico per mezzo di Gesù. Il tempo dello Spirito, pertanto, è quello che va dall’incarnazione del Figlio di Dio a quando egli tornerà di nuovo. Questo è il tempo in cui lo Spirito causerà la conversione e disporrà i cuori al perdono dei peccati. Lo stesso periodo, per motivi concomitanti, viene definito tempo messianico, tempo dello Spirito o anche tempo della Chiesa, luogo dove i salvati s’incontrano e camminano fino a conseguire la pienezza della salvezza. E’ nella Chiesa che già si deve vivere la nuova alleanza, segno del mondo che viene.
La prima alleanza Dio la realizzò col popolo d’Israele per mezzo di Mosè. Ma già da allora Dio prometteva un’alleanza nuova e definitiva: “Ecco, verranno giorni in cui concluderò un’alleanza nuova...” (Gr 31:31). Questa nuova alleanza si sarebbe realizzata nei tempi messianici, caratterizzata dalla presenza del Messia che ne sarebbe stato il mediatore. Nell’ultima cena Gesù disse: “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi” (Lc 22:20).
Cos’è un’alleanza ?  E’ un patto d’amore tra Dio e il suo popolo. Dopo la prima, provvisoria e in vista della seconda, Dio, per mezzo del Figlio concluse la nuova alleanza con noi, il nuovo Israele, la Chiesa, il popolo messianico. L’alleanza con Israele veniva suggellata col sangue dei capri e dei vitelli, ora invece, la nuova, viene suggellata col sangue del Figlio. Prima il sangue, segno dell’alleanza, veniva spruzzato sul popolo, ora invece viene bevuto dal nuovo popolo come memoriale e nutrimento.
In questo contesto di salvezza nella remissione dei peccati, di promessa di vita eterna, viviamo la nuova e definitiva alleanza; sono i tempi messianici in cui si riceve lo Spirito. “Ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha reso possibile mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato e in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne, perché la giustizia della legge si adempisse in noi, che non camminiamo secondo la carne ma secondo lo Spirito “ (Rm 8:3-4). Il nuovo popolo è caratterizzato dal fatto che si distingue nettamente dal vecchio e la differenza sta nella presenza dello Spirito. Chi vive secondo lo Spirito è nel nuovo, altrimenti è ancora nel vecchio, come quando la carne dominava a tal punto da rendere impossibile l’osservanza  della legge. Lo Spirito è la possibilità di Dio in noi, però dobbiamo essere veramente convertiti, cioè essere entrati nella dimensione dello Spirito, in modo tale che, nonostante le spinte contrarie, desideriamo ardentemente di voler compiere la volontà di Dio che abbiamo conosciuta e di voler essere totalmente in Cristo Gesù. In questo modo siamo aperti allo Spirito, così che di giorno in giorno egli ci istruirà, ci formerà rendendoci idonei ad essere dei discepoli   autentici e dei figli irreprensibili. Questa apertura allo Spirito non avviene in modo spontaneo e istantaneo, ma è necessario assumere l’atteggiamento degli scolari che vanno ogni giorno a scuola per molto tempo, al fine di lasciarsi istruire e crescere nella conoscenza di Dio (Gv 17:3) e nell’esperienza di lui. Per entrare nella dimensione dello Spirito è necessario anche prendere in seria considerazione la nostra realtà umana e peccaminosa. Siamo di carne e la carne non intende lo Spirito, né lo Spirito va d’accordo con la carne (Rm 8:5-8). Tutto questo lo esprimiamo attraverso una certa mentalità, ancora legata alle vecchie posizioni, che dobbiamo superare nella costanza allo Spirito, per acquisire il pensiero di Gesù (1 Cor 2:16). Lo Spirito, infatti, non verrà mai dietro di noi, siamo noi, invece, che dobbiamo seguirlo.  Lo Spirito non intende approvare quel che noi facciamo o le espressioni della nostra natura, dobbiamo invece convertirci e piegare la nostra volontà e le nostre aspirazioni a quelle di Dio in nostro favore.
Gesù, l’Uomo Dio, si è fatto uno di noi; è l’uomo nuovo, pieno di Spirito Santo. Dal momento che Gesù era il primogenito di una nuova creazione, era giusto che ricevesse la pienezza dello Spirito e noi abbiamo in lui parte a questa pienezza (Col 2:10): “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” (Gv 1:16). Se capissimo la grandezza di questo dono dovrebbero esplodere la nostra mente e il nostro cuore. Lo Spirito Santo infinito va ad abitare nell’uomo finito e lo stesso Dono fatto al Figlio è concesso a tutti coloro che accolgono Gesù. Così, anche noi, creature nuove, siamo riempiti dello stesso Spirito per portare gli stessi frutti di Gesù. Dice Paolo: “Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito Santo abita in voi ?” (1 Cor 3:16).
Gesù è stato ripieno di Spirito Santo fin dalla sua incarnazione, tuttavia è nel momento del battesimo di Giovanni che vediamo lo Spirito scendere su di lui, in concomitanza con l’inizio del suo ministero. Dopo di che “Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo” (Mt 4:1). Secondo il piano di Dio lo Spirito guidava Gesù che era così sensibile alla sua azione da seguirne docilmente i movimenti. E’ lo stesso per noi se ci familiarizziamo con lo Spirito e impariamo a lasciarci portare da lui.
Si riceve lo Spirito sin dal battesimo e poi, in modo più ufficiale, nella cresima. Questi  sacramenti dell’iniziazione cristiana conferiscono lo Spirito, ma nel momento in cui se ne diventa consapevoli è necessario accogliere quest’ospite divino e diventare docili e obbedienti come lo era Gesù. In caso contrario lo Spirito si rattrista (Ef 4:30) e la sua azione diventa inefficace. In questo modo per molti cristiani si verifica un fatto strano: pur vivendo in grazia di Dio, si può diventare torpidi all’azione dello Spirito, così da vivere una certa sterilità spirituale. Si può “inscatolare” lo Spirito, impedendogli di operare nella nostra vita. Se ci accorgiamo di questa situazione spirituale dobbiamo liberare lo Spirito, perché possa riprendere l’azione sospesa e portarci alla piena realizzazione del piano di Dio nella nostra vita. Dobbiamo assolutamente imparare a disporci nel modo giusto verso lo Spirito, altrimenti la nostra vita sarà povera di frutti. Chi è consapevolmente pieno di Spirito Santo deve muoversi come Gesù, compiere le sue azioni, ottenere i suoi risultati (Gv 14:12), proclamare il Regno.
Ogni discepolo mosso dallo Spirito ha inevitabilmente delle caratteristiche: oltre a proclamare il Regno, deve essere luce, sale, lievito. Sono caratteristiche che si sprigionano inevitabilmente dalla creatura nuova piena di Spirito Santo. La pienezza che attingiamo da Gesù è sorgente d’acqua viva che viene pian piano condivisa con altri.
Accogliendo lo Spirito senza condizioni, emergono altre caratteristiche:
- Un cambiamento del cuore, una trasformazione, che ci permette di distinguere meglio la differenza che c’è tra l’amore nella carne, amore umano, spesso molto accentrato su di sé, e l’amore che viene dallo Spirito, puro dono di sé per la gioia dell’altro.
- Una profonda purificazione, soprattutto del cuore. Dice la Scrittura: “Noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro” (1 Gv 3:2-3). Lo Spirito, che è fuoco, ci porta di giorno in giorno a bruciare le scorie per diventare sempre più degni di lui. La prima cosa che il credente, ripieno di Spirito, deve dimostrare, è l’efficace dello Spirito in lui, attraverso una vita integra e pura, che sa tenere sotto controllo le esigenze della carne. Il mondo ha bisogno di testimoni che sappiano dominare istinti e passioni e cercare le cose pure, belle e sante. Quando gli altri ti chiederanno come fai ad ottenere certi risultati, sarà il momento di testimoniare la presenza di Gesù nella tua vita e la forza del suo Spirito.
- Una profonda ed esaltante esperienza di Gesù, presente nella nostra vita. Questa esperienza somiglia un po’ a chi ricupera la vista dopo essere stato cieco. Solo dopo questa esperienza del Risorto si può diventare suoi testimoni (At 1:22-23). Il testimone è vero ed efficace solo se ha una personale esperienza di ciò per cui si presenta a testimoniare.
E’ molto semplice passare da una fede piena di dubbi ad una fede serena e forte; è appunto come passare dalle tenebre alla luce. Solo quando incominci a vedere ti rendi conto che cosa poteva significare essere stato nelle tenebre. Il passaggio dalla fede in senso generico ad una esperienza di fede è lo Spirito che lo causa, soprattutto quando si esprime un grande desiderio di avere tutto quello che lui ha in serbo per noi.
- L’esperienza della paternità di Dio: scopri un Padre buono che ti ama di un amore tenero e forte. S. Paolo affermava che solo per mezzo dello Spirito possiamo gridare “Abbà”, perché “lo Spirito stesso attesta al nostro Spirito che siamo figli di Dio” (Rm 8:14-17).
- Lo Spirito ci porta a vivere con sempre maggiore consapevolezza l’alleanza che il Padre ha fatto con noi nel battesimo, per mezzo di Gesù suo Figlio. Senza lo Spirito è impossibile confermare da adulti il proprio battesimo, con tutte le implicazioni che esso comporta. Noi possiamo essere fedeli all’alleanza in virtù dello Spirito, mentre Israele non vi riuscì, proprio perché non aveva lo Spirito (Rm 8:3-4). Purtroppo anche oggi tanti battezzati vivono senza alcun riferimento allo Spirito, con conseguenti frustrazioni e sconfitte.
Per poter vivere nello Spirito, tuttavia, è necessario acquistare quella sensibilità interiore che lo stesso Spirito causa in noi se gliene diamo la possibilità. Per questo sono necessarie preghiera, frequenza all’eucaristia e al sacramento della riconciliazione; è necessario imparare a mettersi in ascolto per accogliere le direttive dello Spirito e  camminare con altri cristiani, per apprendere  da chi ha più esperienza di noi.
- La familiarità con lo Spirito si evidenzia anche dall’amore per la parola di Dio. Lo Spirito non solo ce la fa assimilare, ma ce la fa anche trasmettere, tramandare, sapendo che è una parola che salva. Se si fa tanto caso alle parole degli uomini, quanta più attenzione bisognerebbe prestare alla parola di Dio, vera ed eterna !
- Un altro effetto della presenza dello Spirito in noi, è la consapevolezza di appartenere al popolo dei salvati, che non significa “già perfetti”, ma sulla via della purificazione e dell’impegno. Per questo la Chiesa è santa e peccatrice allo stesso tempo. Santa perché il Capo è santo, santi sono coloro che sono già arrivati, santi sono i mezzi che la Chiesa usa per santificare, santa è la dottrina che professa e alla quale si ispira. E’ peccatrice, perché i suoi membri sono nella fase della purificazione e non si sono liberati ancora dalla legge del peccato. Anche i non credenti devono sapere che non siamo ancora arrivati, però devono poter scoprire che siamo onesti e sinceri e che non siamo a servizio della carne. Noi, tuttavia, dobbiamo sentire la responsabilità della nostra chiamata e del nostro essere credenti; come dicevano i Romani: “Nomen urget !”.
In quanto Chiesa, dobbiamo essere un faro direzionale per il mondo, perché chi ci guarda trovi la via della salvezza. Questo implica l’urgenza di una crescita, non possiamo stare fermi. I giorni sprecati sono quelli in cui si fa poco o niente per crescere nello Spirito.
La forza e la manifestazione dello Spirito saranno evidenti nel credente non solo perché creatura nuova, che, come Gesù, obbedisce al Padre, ma perché desidera con tutte le forze che si estenda il Regno di Dio tra gli uomini. Il vero discepolo si identifica con le parole di Gesù: ”Cercate prima di tutto il Regno di Dio !” Dobbiamo essere dei figli veri che cercano gli interessi del Padre e sui quali egli può contare. Come è avvenuto con Gesù. Il Padre ha potuto contare sul Figlio, senza che le sue attese venissero deluse. Forse dobbiamo crescere nella consapevolezza di essere un po’ di più a servizio del Regno. Gesù espresse questo concetto, in modo profondo e dinamico, quando disse: “Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Mt 5:6). La giustizia è tutto ciò che si riferisce a Dio, quindi anche il Regno. Se diventiamo capaci di esprimere questa brama nella nostra vita, allora saremo sotto l’azione dello Spirito, per la diffusione del Regno, che si instaurerà prima di tutto in noi facendo bene il nostro dovere quotidiano, nell’incontrare i fratelli di fede, nel celebrare l’eucaristia, nel pregare, nel trattare la parola di Dio, cioè, lasciarsi coinvolgere in tutte quelle cose sante che ci purificano e dilatano in noi la capacità di accogliere la pienezza di Dio.
Quando Gesù parla di fame e di sete è chiaro che queste possono avere una intensità diversa. C’è la fame e la sete di chi è stato per mezza giornata senza mangiare o bere, mentre c’è la fame e la sete di chi è stato per dei giorni interi senza mangiare e bere. Siamo capaci di valutare la nostra fame e sete per il Regno?


mercoledì 26 giugno 2013

IL PESO DELLA PREGHIERA...(bellissima da leggere ♥)


Una donna in un negozio, si avvicinò al padrone e umilmente gli chiese se poteva prendere alcuni alimenti a credito. 
Con delicatezza gli spiegò che suo marito si era ammalato in modo serio e non poteva lavorare e i loro sette figli avevano bisogno di cibo. 
Il padrone non accettò e le intimò di uscire dal negozio. Conoscendo la reale necessità della sua famiglia la donna supplicò: “Per favore, signore, glielo pagherò non appena posso”.
Il padrone ribadì che non poteva farle credito, e che lei poteva rivolgersi ad un altro negozio. In piedi, vicino al banco, si trova un giovane sacerdote che aveva ascoltato la conversazione tra il padrone del negozio e la donna.
Il sacerdote si avvicinò e disse al padrone che avrebbe pagato quello che la donna avrebbe preso per il bisogno della sua famiglia, allora il padrone con voce riluttante, chiese alla donna: “Hai la lista della spesa?”. La donna disse “Si, signore”. “Bene” disse il padrone “metta la sua lista sul piatto della bilancia e le darò tanta merce quanto pesa la sua lista”.
La donna esitò un attimo e, chinando la testa cercò nel suo portafoglio un pezzo di carta, scrisse qualcosa e poi posò il foglietto su un piatto della bilancia. Gli occhi del padrone e del sacerdote si dilatarono per lo stupore, quando videro il piatto della bilancia, dove era stato posato il biglietto, abbassarsi di colpo e rimanere abbassato.
Il padrone del negozio, fissando la bilancia, disse: “E’ incredibile” Il sacerdote sorrise e il padrone cominciò a mettere sacchetti di alimenti sull’altro piatto della bilancia. Pur continuando a mettere molti alimenti, il piatto della bilancia non si muoveva, fino a che si riempì. Il padrone rimase profondamente stupito.
Alla fine, prese il foglietto di carta e lo fissò ancora più stupito e confuso… non era una lista della spesa! Era una preghiera che diceva: “Mio DIO, Tu conosci la mia situazione e sai ciò di cui ho bisogno: metto tutto nelle tue mani!”.
Il padrone del negozio, in silenzio, consegnò alla donna tutto ciò che aveva messo nel piatto della bilancia. La donna ringraziò e uscì dal negozio.
Il giovane sacerdote, consegnando una banconota da 50, disse al padrone: “ORA SAPPIAMO QUANTO PESA UNA PREGHIERA” ……..
Il nome di quel sacerdote era: KAROL WOJTYLA 




venerdì 21 giugno 2013

SAN LUIGI GONZAGA


(m. il 21 Giugno 1591, Can. da Benedetto XIII nel 1724)

Fu tra i Santi che più si distinsero per innocenza e purezza. La Chiesa gli dà il titolo di "giovane angelico" perchè egli, nella sua vita, assomigliò agli Angeli, nei pensieri, negli affetti, nelle opere. Nacque da famiglia principesca, crebbe tra gli agi e fu espostoa moltissime tentazioni nelle varie corti che frequentò ma, con la più rigida modestiae con la più severa penitenza, seppe custodire così illibato il giglio della sua verginitàda non offuscarlo mai, neppure con un piccolo neo. Non si era ancora accostatoalla prima Comunione che già aveva consacrato a Dio la sua verginità.


PREGHIERA A SAN LUIGI GONZAGAO amabile San Luigi, la cui illibata purezza rese simile agli Angeli, e l'ardente amore a Dio eguagliò ai Serafini del Cielo, volgete su di me uno sguardo di misericordia. Voi vedete quanti nemici mi attorniano, quante occasioni insidiano all'anima mia; e come la freddezza del mio amore a Dio mi metta a pericolo di offenderlo ad ogni piè sospinto e di allontanarmi da Lui, lasciandomi adescare ai fallaci piaceri di terra.Salvatemi Voi, o gran Santo... a Voi mi affido. Impetratemi Voi ardente amore a Gesù Sacramento ed ottenetemi grazia ch'io sempre mi accosti al Banchetto Eucaristico con cuore puro e contrito, ripieno di fede viva ed umiltà profonda. Le mie comunioni allora saranno, come le furono per Voi, potente farmaco d'immortalità, soave profumo dell'eterno bacio di Dio.


PREGHIERA A SAN LUIGI GONZAGA PER LA PUREZZA

O Luigi, Santo, di angelici costumi adorno, io indegnissimo vostro devoto, raccomando a voi singolarmente la castità del mio corpo e della mia anima. Vi prego per l’angelica vostra purezza di raccomandarmi all’Angelo immacolato Gesù Cristo ed alla sua Santissima Maria Vergine delle vergini, ed a custodirmi da ogni grave peccato.Non permettere che io mi imbratti di macchia alcuna di impurità ma quando mi vedrete nella tentazione e nel pericolo di peccare, allontanate dal cuor mio i pensieri e gli affetti immondi e risvegliate in me la memoria dell’eternità e di Gesù Crocifisso, imprimetemi altamente nel cuore un timore santo di Dio; e riscaldatemi di amor divino, fate che, con l’imitare voi in terra, meriti con voi di godere Dio nel cielo.Amen.

Pater, Ave e Gloria.


glorioso san Luigi, che conducesti una vita santa e illibata, tutta deditaal servizio di Dio, ottienici la grazia di vincere le tentazioni del malee di conservare sempre puro il nostro cuore.Tu che consumasti la tua giovane vita a servizio dei fratelli ammalati di peste,concedici di esercitare con animo generoso la carità verso tutti gli uominie in particolare verso coloro che soffrono.


PREGHIERA A SAN LUIGI GONZAGA

I. Angelico S. Luigi, che nonostante tu sia nato fra gli agi e le ricchezze del mondo,con il continuo esercizio dell'orazione, del ritiro e della penitenza, non hai aspirato che ai beni del Paradiso,ottieni a noi tutti la grazia di guardare sempre con distacco le comodità della vita presente,al fine di assicurarci i gaudi della vita futura. Gloria al Padre...

II. Angelico S. Luigi, che nonostante tu non abbia mai perso l'innocenza battesimale,mortificasti sempre la tua carne con i più tormentosi strumenti e con il più rigoroso digiuno,ottieni a noi tutti la grazia di mortificare tutti i nostri sensi affinché non abbiano a causarcila perdita del più prezioso tra i tesori, che è la grazia di Dio. Gloria al Padre...

III. Angelico S. Luigi, che piangesti con contrizione così viva le più leggere imperfezioni della tua fanciullezza,da svenire ai piedi del confessore nell'atto di accusartene, ottieni a noi tutti la grazia di piangere con grande sinceritàle nostre colpe, e di accostarci sempre con le giuste disposizioni al Sacramento della Penitenza. Gloria al Padre...

IV. Angelico S. Luigi, che nella necessità di intrattenerti con i grandi del tuo tempo e di partecipare ai loro mondani divertimenti, ti sei sempre trattenuto con loro con così grande riserbo da essere da tutti indicato come un angelo in carne, ottieni a noi tutti la grazia di disprezzare il rispetto umanoe di tenere sempre una condotta che sia edificante per i fratelli. Gloria al Padre...

V. Angelico S. Luigi, che chiamato allo stato religioso, fra tutti gli ostacoli che ti opposero, ti mostrasti fermo e decisonel tuo santo proposito, e vi corrispondesti poi così bene da servire da modello per i più perfetti,ottieni a noi tutti la grazia di seguire sempre con fedeltà e di corrispondere con esattezza alla chiamata divina,Gloria al Padre...

VI. Angelico S. Luigi, che, consacrato al Signore con voto irrevocabile fin dai tuoi primi anni, fosti così unito a Dio da non subire mai distrazione nella preghiera, da non soffrire mai tentazioni di impurità,da essere miracolosamente conservato in vita tra i pericoli di naufragio e di incendio, e da ottenere sempretutto quello che chiedevi nell'orazione, ottieni a noi tutti la grazia di evitare tutto quello che potrebbe dispiacere a Dio,affinché, costantemente protetti da Lui, resistiamo alle tentazioni del nemico e, crescendo nella strada dellagiustizia, arriviamo a meritarci, con te, la gloria nel cielo. Gloria al Padre...


PREGHIERA DEL SANTO PADRE GIOVANNI PAOLO II A SAN LUIGI GONZAGASantuario di Castiglione delle Stiviere - Sabato, 22 giugno 1991

1. San Luigi, povero in spirito, a te con fiducia ci rivolgiamo, benedicendo il Padre celeste, perché in te ci hai offerto una prova eloquente del suo amore misericordioso. Umile e confidente adoratore dei disegni del Cuore divino, ti sei spogliato sin da adolescente di ogni onore mondano e di ogni terrena fortuna. Hai rivestito il cilicio della perfetta castità, hai percorso la strada dell’obbedienza, ti sei fatto povero per servire Iddio, tutto a Lui offrendo per amore. 

2. Tu, “puro di cuore”,rendici liberi da ogni mondana schiavitù. Non permettere che i giovani cadano vittime dell’odio e della violenza; non lasciare che essi cedano alle lusinghe di facili e fallaci miraggi edonistici. Aiutali a liberarsi da ogni sentimento torbido, difendili dall’egoismo che acceca, salvali dal potere del Maligno. Rendili testimoni della purezza del cuore. 

3. Tu, eroico apostolo della carità, ottienici il dono della divina misericordia, che smuova i cuori induriti dall’egoismo e tenga desto in ciascuno l’anelito verso la santità. Fa’ che anche l’odierna generazione abbia il coraggio di andare contro corrente, quando si tratta di spendere la vita, per costruire il Regno di Cristo. Sappia anch’essa condividere la tua stessa passione per l’uomo, riconoscendo in lui, chiunque egli sia, la divina presenza di Cristo. 

4. Con te invochiamo Maria, la Madre del Redentore. A Lei affidiamo l’anima e il corpo, ogni miseria e angustia, la vita e la morte, perché tutto in noi, come avvenne in te, si compia a gloria di Dio, che vive e regna per tutti i secoli dei secoli. Amen!


PREGHIERA A SAN LUIGI GONZAGA PATRONO DELLA GIOVENTU'

"O San Luigi Patrono della gioventù, rendimi Angelo come sei tu"O amabile San Luigi, la cui illibata purezza rese simile agli Angeli, e l'ardente amore a Dio eguagliò ai Serafini del Cielo, volgete su di me uno sguardo di misericordia. Voi vedete quanti nemici mi attornano, quante occasioni insidiano all'anima mia; e come la freddezza del mio amore a Dio mi metta a pericolo di offenderlo ad ogni piè sospinto e di allontanarmi da Lui, lasciandomi adescare ai fallaci piaceri di terra.

Salvatemi Voi, o gran Santo... a Voi mi affido. Impetratemi Voi ardente amore a Gesù Sacramento ed ottenetemi grazia ch'io sempre mi accosti al Banchetto Eucaristico con cuore puro e contrito, ripieno di fede viva ed umiltà profonda. Le mie comunioni allora saranno, come le furono per Voi, potente farmaco d'immortalità, soave profumo dell'eterno bacio di Dio.


NON SCENDO DALLA CROCE Di Fulton j Sheen,vescovo

Ero uscito di casa per saziarmi di sole.Trovai un uomo che

si dibatteva nel dolore della crocifissione.Mi fermai

e gli dissi:"Permetti che ti aiuti"?Lui rispose:

Lasciami dove sono.

Non scendo dalla croce fino a quando sopra vi

spasimano i miei fratelli.

fino a quando per staccarmi

non si uniranno tutti gli uomini.

Gli dissi"Che vuoi che io faccia?"

Mi rispose:

Và per il mondo e di a coloro

che incontrerai che c è un uomo

che aspetta inchiodato alla croce.