lunedì 7 settembre 2015

MESE IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO


(Onoriamo anche l’Angelo Custode con una preghiera al giorno)


4 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA GLORIA

I. Considera come S. Michele Arcangelo è il più sublime nella gloria, perché Iddio non solo Lo creò più eccellente in natura e Lo dotò di vari doni di grazia, ma Lo elevò ancora ad un'altezza impareg­giabile di gloria nel cielo. Come nella corte d'un Imperatore vi sono certi Principi -che, essendo più vicini e potendo più familiarmente conversare con lui, sono maggiormente stimati ed onorati, così nella Corte celeste vi sono certi Angeli chiamati da Cle­mente Alessandrino Primogeniti Principi degli An­geli, i quali vivono più da vicino a Dio, e con maggior libertà si accostano alla Sua Divina Maestà. L'Arcangelo S. Michele è uno di questi pri­mi Principi, come dice il Profeta Daniele, il primo cioè tra i primi Principi. Secondo Tertulliano, San Michele è stato collocato da Dio nel più alto dei Cieli, e perciò onorato con tutta la gloria degli An­geli, essendo Egli il più eminente tra essi. Si­milmente S. Pantaleone scrive che S. Michele oc­cupa il primo posto tra tutti i milioni di Ange­li. Oh gloria sublime! Oh grandezza incompara­bile!
II. Considera come l'Arcangelo S. Michele giunse a meritare tanta altezza di gloria: mediante l'amo­re e la umiltà. Egli amò Dio più di tutte le Gerar­chie Angeliche: fu il primo a consacrare a Dio tutti gli affetti suoi: il suo amore fu così intenso, che giunse sino a quell'ultimo grado, cui può arrivare la natura Angelica: i suoi atti furono proporzionati all'abito della Carità infusaGli. Quale sarà perciò la sua gloria in Cielo? Se la gloria corrisponde al­l'amore, Michele che amò Dio più di tutti gli An­geli, gode di una gloria superiore a tutti gli Angeli, tanto che S. Pantaleone lo chiama intimo e mi­nistro della SS. Trinità e Principe d'una gloria ineffabile. S. Michele meritò inoltre una gloria sublime per la sua umiltà.
« Chi s'umilia, sarà esaltato » - disse il Divin Nazareno. La sua esaltazione è sempre in ragione della umiltà. Ora, chi più di S. Michele si umiliò mentre fu viatore? Egli affrontò e confuse Luci­fero proprio con le arti di questa virtù; si sprofondò nel suo niente, confessò la infinita Maestà di Dio, dicendo: « Quis ut Deus? », indusse gli altri An­geli ad umiliarsi. Qual'esaltazione ebbe da Dio? Fu certamente elevato al trono di Lucifero e divenne superiore a tutti i Cori Angelici. Nessuna mente umana può mai immaginare lo splendore del suo volto, la sua maestà, la luce della sua gloria!
III. Considera, o cristiano, che Dio creò anche te per la gloria del Paradiso: se vuoi acquistarla però, devi camminare per le vie della carità ed umil­tà. « Chi non ama, resta nello stato di morte », cioè non entra in cielo. Nel tuo cuore c'è vero amor di Dio? A chi hai dato finora gli affetti tuoi? Se vuoi aver parte nel regno della gloria, impara ad amare Dio, che solo può eternamente renderti bea­to.. Allontana poi dal tuo cuore la superbia, perchè Dio nega ai superbi la grazia, che dà, invece, ab­bondantemente agli umili e concede la gloria se­condo la corrispondenza alla grazia stessa. Lucife­ro, per essersi insuperbito, perdette la grazia e la gloria: S. Michele, per essersi umiliato, fu da Dio glorificato. Il tuo cuore forse è pieno di orgo­glio e superbia! Cerchi sempre onori, stima, prefe­renza! Rifletti mai al tuo nulla e all'inferno che hai tante volte meritato? Abbi il coraggio di con­fessare che finora hai camminato dietro il superba Lucifero. Deh! scaccia dal cuore vizio sì brutto, ed impara da S. Michele Arcangelo ad umiliarti, se vuoi aver la gloria del Paradiso.
TERZA APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO NELLA DEDICAZIONE
Era il giorno 8 maggio dell'anno 493 quando il S. Vescovo di Siponto Lorenzo Maloriano coi suoi si trasferì sul Gargano a celebrare il terzo anniversario dell'apparizione di S. Michele. Ma nè il Ve­scovo nè il popolo ardivano entrare nella sacra, grotta. Non era soddisfatta la comune pietà, perchè tutti erano bramosi di penetrare dentro e di cele­brarvi i divini misteri celebrandoli secondo l'uso della Chiesa Romana. Fra il timore e rispetto per il suono degli angelici inni, non osarono entrare den­tro, ma deliberarono necessario consultare il Som­mo Pontefice. Spedita, l'ambasceria al Papa S. Ge­lasio, che si trovava sul colle S. Silvestro, questi, considerando le prodigiose apparizioni ivi avvenute, rispose: «Se toccasse a Noi determinarlo il giorno della dedicazione sceglieremmo il giorno 29 settem­bre a motivo della vittoria riportata sui barbari ma aspettiamo l'oracolo del Celeste Principe. Noi Lo, imploreremo con un triduo in onore della Santissima Trinità. Voi coi vostri farete la stessa cosa ». A tale risposta il Vescovo Lorenzo invitò i sette Vescovi vicini a trovarsi in Siponto il giorno 21 settembre, sia per fare orazione e digiuno, sia ancora per la progettata Dedicazione. I sette Vescovi con nume­roso popolo vennero in Siponto a tributare ossequi all'Arcangelo. Adunati in Siponto il 26 settembre die­dero inizio al digiuno, alle vigilie, alle preghiere e sacrifici, come in Roma praticava lo stesso S. Ge­lasio Papa. Si compiacque la Divina Maestà di esau­dire le preghiere dei suoi servi, ma serbò l'onore a S. Lorenzo di ricevere il terzo oracolo. Infatti la notte seguente al triduo di digiuno, S. Michele fat­tosi vedere splendente gli disse: « Gran Lorenzo, de­poni il pensiero di consacrare la mia grotta, io la ho eletta come mia Reggia, e con gli Angeli miei già l'ho consacrata. Tu ne vedrai i segni impressi, e la mia effige, l'Altare e il Pallio e la Croce. Voi soltanto entrate nella Grotta, e sotto la mia assi­stenza innalzate preghiere. Celebrate domani il San­to Sacrificio per comunicare il popolo, e vedrete co­me io sacrifico quel Tempio». Non aspettò Lorenzo il giorno, che fu pure di Venerdì, ma alla stessa ora comunicò ai suoi colleghi i divini favori, e così pure fece col popolo. Verso l'aurora tutti a piedi scalzi processionalmente si avviarono verso la sacra spelonca. Nella prima ora del mattino fu facile il viaggio, ma in seguito sotto gli ardori del sole riu­sciva penosa la salita su quegli aspri dirupi. Ma non mancò di risplendere la potenza benefica di S. Michele, perchè apparvero quattro aquile di smi­surata grandezza, due delle quali con la loro ombra difendevano i Vescovi dai raggi del sole, e le altre due con le loro ali rinfrescavano l'aria. Pervenuto il sacro corteo sul Gargano, non ardì entrar dentro, ma eretto sull'entrata un altare, S. Lorenzo comin­ciò la S. Messa. Quando venne intonato il Gloria, da tutti vennero udite al di dentro melodie di Paradiso, dalle quali invitati e rincuorati, andarono in­nanzi Lorenzo, seguiron gli altri. Dalla porta me­ridionale passarono per un lungo atrio, che si sten­deva sino all'altra porta settentrionale, dove si tro­varono su di un sasso con le impronte di S. Mi­chele. Da questa scoprono la parte orientale della Celeste Basilica, alla quale si saliva per mezzo di gradini. Entrati nella piccola porta vedono l'imma­gine miracolosa di S. Michele in atto di soggiogare Lucifero. Prosegue Lorenzo, cantando il Te Deum, ed ecco scopre ancora nel fondo della S. Grotta un altare, che dal sasso si sporgeva, consacrato da San Michele.
S. Lorenzo proseguì la S. Messa, mentre gli altri Vescovi dedicarono tre Altari; indi distribuirono la S. Comunione ai fedeli. E' questa la miracolosa De­dicazione della Basilica di S. Michele sul Gargano, di cui la S. Chiesa venera la memoria del dì 29 settembre.

PREGHIERA

Gloriosissimo Principe del Paradiso, S. Michele Arcangelo, Vi adoro, Vi lodo e Vi benedico nel ve­derVi tanto esaltato da Dio. Non sdegnate di mi­rare dal Trono su cui regnate questo povero pec­catore che si prostra devotamente ai vostri,piedi, con­fuso per i suoi peccati che gli hanno fatto perdere il diritto al regno della beatitudine. Deh gloriosissimo Principe, pregate per me Iddio misericordioso! Fio­rirà allora di nuovo nel mio cuore la speranza di ottenere la grazia del perdono, l'aiuto per osser­vare la Legge Divina, e poi la gloria nel Cielo. Così sia.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o gloriosissimo Principe Michele, ricordateVi di noi, e pregate ovunque e sempre il Figlio di Dio per noi.

FIORETTO

Reciterai tre volte l'Inno Te splendor, et virtus Pa­tris x ecc., in onore della Santissima Trinità, che glorificò S. Michele su le tre celesti Gerarchie.
Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

5 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA FEDE

I. Considera come l'Arcangelo Michele, che fu creato viatore al pari degli altri Angeli, dovete conseguire la gloria per via di Fede: ed Egli si distinse nella fermezza della Fede. Dio aveva rive­lato agli Angeli i misteri della Trinità, della Gra­zia, della Predestinazione, della Incarnazione, e di tutto ciò che riguardava la sua gloria, e aveva vo­luto che essi piegassero il loro intelletto in os­sequio alla fede e riportassero così il premio della visione beatifica come mercede e corona di giustizia.
Lucifero, invece di umiliare il suo intelletto a tal rivelazione, s'inorgoglì e disdegnò ogni atto di fede, stimando di poter egualmente conseguire da solo la beatitudine: ovvero, come insegna S. Tom­maso, desiderò come ultimo fine quella somiglianza di Dio, ch'è frutto della grazia, pretendendo di con­seguirla con le sue forze naturali, non già median­te il soccorso di Dio, com'era stato disposto. Non così l'Arcangelo Michele. Egli conobbe che solo in Dio consiste la vera beatitudine di ogni essere, e che l'eterna gloria non può essere raggiunta con le forze naturali, ma con l'aiuto della grazia. Ciò si può argomentare dal suo stesso nome che significa Quis ut Deus? Chi è come Dio ? Alla vista dei mi­steri rivelati S. Michele si umiliò, dicendo: Tu solo, o mio Dio, sei per natura santo, beato, e felice per tutti i secoli.
Nessuno di noi senza di Te può essere santo, beato, e felice, tuoi doni sono queste perfezioni, di cui mi arricchisti, tuo dono sarà quella gloria, che mi hai preparato! Oh fede veramente grande!
II. Considera quanto fu eroica la fede in S. Mi­chele Arcangelo sopratutto nel duro combattimento, che sostenne col ribelle Lucifero. Il quale, ap­pena ebbe concepito il superbo disegno di non aver bisogno di Dio, vedendosi il più bello tra gli An­geli, lo comunicò a tutte le schiere angeliche, gran parte delle quali gli aderirono. Fu allora che S. Michele, munito dello scudo della fede, uscì in mezzo al campo di battaglia a sostenere l'onore di Dio. Nessuno l'aveva animato a questo: eppure Mi­chele ritenne suo dovere credere ai misteri rivelati da Dio e farli credere da tutti, e quantunque ve­desse Lucifero come capo dei ribelli, che era assai più nobile e più forte di lui, senza vacillare nella fede, gli mosse guerra, dicendogli: Quis ut Deus ? Chi è come Dio ? Ti ribelli a Lui che è il datore di tutti i beni ? Dio è onnipresente, a Lui appartengono tutte le cose, e tu 'vuoi assalir la sua potenza? Dio è eterno, gli esseri sono stati creati da Lui e tu in­solentemente a Lui ti preferisci? Dio solo è perfet­tissimo e tu ti diletti della sua perfezione? Dio solo è beatissimo e sufficientissimo in tutto a se stesso, e tu stimi di bastar a te stesso? Si rivolse poi agli Angeli, li illuminò, confermò i buoni, incorag­giò i deboli, confortò i vacillanti e mediante la sua fede vinse i ribelli.
III. Considera ora, o cristiano, qual'è la tua fe­de. E' vero che credi quanto Dio ha rivelato e la Chiesa ti propone a credere, ma hai poi operato se­condo i dettami della fede ? La tua fede è sterile, è morta. Certamente direbbe S. Agostino di te Aliud agis, et aliud pro fiteris. - Una cosa credi e un'altra fai. Professi di credere in Dio, primo prin­cipio ed ultimo fine, ma le tue azioni non sono tutte dirette a Dio. Credi in Gesù Cristo, ma poi operi da dar gusto al demonio. Col nome e con le parole ti vanti di esser cattolico, ma coi peccati, che non lasci di commettere, dimostri di non credere a ciò che professi. Hai rinunziato al demonio, alle sue opere, alle sue pompe nel S. Battesimo, ma a fior di labbra, non co' fatti! In che stato deplorevole sei ridotto! Vuoi guardare insieme il Cielo e la ter­ra! essere un po' cristiano, ed un po' pagano! Cre­dere a Dio in Chiesa e offenderLo nella strada, in casa! ascoltare la Messa e mormorare, far preghiere
e sfogare le passioni! La tua fede, priva di opere, è fede morta. Non piace a Dio, è inutile. Non così fece l'Arcangelo S. Michele: agì secondo la fede, ed agì valorosamente. Gettati ai piedi del S. Arc'An­gelo e prega il glorioso campione del Paradiso che avvalori la tua fede, e la faccia ricca di opere di carità.
APPARIZIONE DI S. MICHELE A ROMA
Nell'anno 590, essendo Sommo Pontefice S. Gre­gorio Magno, la peste devastava la città di Roma, e una gran moltitudine di persone ogni giorno ca­deva vittima del morbo. S. Gregorio cercò con pubbliche preghiere di ottenere misericordia da Dio, ed un giorno, mentre stava portando processional­mente l'immagine della SS. Vergine verso la Basi­lica di S. Pietro, comparve S. Michele sulla Mole Adriana, avendo in mano una terribile spada in at­teggiamento di rimetterla nel fodero. Era come un segno che cessava quella fiera pestilenza, che tanto aveva desolato Roma. Egli allora intonò un canto mentre facevano eco un gruppo di Angeli intorno alla S. Immagine portata dal Pontefice, rallegrandosi con la S. Vergine per la Risurrezione del suo Divin Figlio: «Regina coeli laetare alleluia, quia quem meruisti portare alleluia, Resurrexit, sicut di­xit alleluia» alla quali parole S. Gregorio soggiun­se: «Ora pro nobis Deum, alleluia». Adunque per intercessione di S. Michele e della SS. Vergine Ro­ma venne liberata da così tremendo flagello, ed in memoria di tale apparizione ivi fu edificata magni­fica Chiesa, ed il luogo venne denominato Castel Sant'Angelo.

PREGHIERA

O impareggiabile campione del Paradiso, glorio­so S. Michele, a Voi che foste il primo credente ed adoratore della Santissima Trinità, ricorro io mise­rabile, che in tutto il tempo della mia vita non ho operato secondo la mia fede. Vedendomi reo di quel­le stesse pene, cui fu condannato Lucifero, vengo ad implorare la Vostra protezione, affinché, coll'aiu­to della divina misericordia, in avvenire sia cristiano di nome e di opere, di mente e di cuore. Pregate per me, o glorioso Principe, e fate che la mia fede sia sempre feconda di tanto bene, che possa meri­tare il Paradiso.

SALUTAZIONE

lo Vi saluto, o S. Michele, signifero della salute.

FIORETTO

Reciterai tre volte il simbolo degli Apostoli, e farai una visita a Gesù Sacramentato con l'intenzione di sup­plire alla poca fede di tanti cristiani.
Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

6 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA SPERANZA

I. Considera come l'Arcangelo S. Michele, ammi­rabile nella virtù della fede, fu altrettanto ammi­rabile nella virtù della speranza, per la stretta unio­ne che passa fra queste due virtù. La speranza è «la certa aspettazione della beatitudine prove­niente dalla grazia di Dio e dai nostri meriti». L'oggetto di tale virtù soprannaturale è la beatitu­dine eterna, i mezzi sono la grazia di Dio e la coo­perazione della creatura, i motivi la fedeltà di Dio alle sue promesse., In,questa virtù appunto si segnalò 1'Archangelo S. Michele, appena Iddio ri­velò agli Angeli la beatifica visione, cui li aveva destinati: Egli, fedelmente cooperando a quella gra­zia di cui era abbondantemente pieno, ravvivò nel suo cuore la brama di conseguirla. Conobbe me­diante la fede che Dio aveva preparato grandissimi beni a coloro che Lo temono, e non diffidò di poterli conseguire con lo aiuto divino. In tale spe­ranza aveva molti contrassegni ed argomenti del­l'amore di Dio verso di lui. Tutte le doti e prero­gative di cui era stato arricchito, costituivano al­trettanti forti stimoli alla sua inconcussa speranza e conoscendo mediante le illuminazioni celesti le delizie della dimora eterna, con accesi sospiri ri­peteva le parole del re profeta: Una sola è la bra­ma del mio cuore: abitare nella casa del Signore.
II. Considera, quanto fu costante la speranza di S. Michele di fronte alla presunzione del superbo Lucifero. Questi, vedendosi ricco di molti e grandi doni naturali e soprannaturali, invece di servirsene come di mezzo e stimolo per aspirare all'eterno go­dimento di Dio, divenne ammiratore ed adoratore di se stesso, come se non fosse più Dio l'unica vera fonte della beatitudine.
Ma appena Lucifero concepì sì orgoglioso dise­gno, vide svanire tutto il sogno della sua grandez­za, senza che tanti doni e pregi potessero impedirne l'immediata rovina. Di fronte a questa tremenda ca­duta trionfò la speranza di S. Michele. Vedendo quanto è facile anche ad una sublime creatura ca­dere, invece di sgomentarsi e smarrirsi, si strinse maggiormente a Dio, ripetendo col salmista: Il mio bene è l'essere unito col mio Dio. Pose in Lui tutta la sua speranza, diffidando completamente di sè, e affrontò Lucifero, dicendogli: Quis ut Deus ? E' mai possibile che una creatura senza Dio possa essere felice in se stessa? Quanto posseggo e sono, tutto è frutto della divina grazia e Dio, per la sua bontà infinita, mi aprirà l'ingresso alla visione beatifica. Oh speranza veramente grande di S. Mi­chele!
III. Considera, come Iddio ha rivelato anche al­l'uomo un riposo eterno, un gaudio immenso, che noi dobbiamo sperare, ed a cui dobbiamo tendere coi no­stri fiduciosi desideri. Quanti però non lo raggiungono per la maledetta presunzione! E' la presunzione il veleno della speranza. Chi presume delle sue forze, fosse pure arrivato alle stelle, precipita negli abissi. Pietro presume: eccolo rinnegatore e spergiuro! Davide presume di sé: eccolo caduto nell'adulte­rio. Quanti anche oggi presumono salvarsi con la sola fede, senza le opere! Credono, sì alla remissione dei peccati pei meriti di G. C., ma non ritengono esser necessarie le opere soddisfattorie, mentre il Signore vuole frutti di penitenza. Peccano tutti coloro che non si sforzano di giungere alla perfezione, non praticano digiuni, mortificazioni, preghiere! Oh che errore! Udite l'Apostolo Pietro ammonirci di assicu­rare con le opere buone la nostra elezione e voca­zione alla beatitudine. La caduta di Lucifero ci sia sempre dinanzi agli occhi per allontanare da noi la presunzione. La speranza trionfatrice di S. Michele invece sia il più nobile esempio per diffidare di noi e porre tutta la nostra fiducia in Dio. Egli l'ha pro­messo, e non la negherà a chi è fedele.
APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL MONTE GAURO PRESSO CASTELLAMMARE
Sul monte Gauro, detto anche S. Angelo, posto tra le città di Castellammare di Stabia e Vico Equen­se, S. Michele comparve a S. Catello, Vescovo allora di Stabia e a S. Antonino Abate che si erano colà ritirati per godere un po' di quella quiete, che porta con sé la solitudine; ed approvando la loro ri­soluzione li esortò ad edificare in suo onore una Chiesa nel luogo dove avrebbero veduto una fiac­cola ardente. Il che fu tosto eseguito da quelle san­te persone, in modo che fosse loro permesso di ri­tirarvisi dentro per attendere con più fervore agli esercizi spirituali intrapresi. Ma essendo stato il Vescovo Catello da alcuni nemici fortemente per­seguitato sino a farlo andane in carcere a Roma, non lasciò S. Michele di fare che sì il Sommo Pontefice, persuaso della sua innocenza, non solo lo lasciasse andare libero nella sua Chiesa, ma gli donasse anche una statua di marmo di S. Michele con alcune colonne pur di marmo, acciocché potes­se adornare con più magnificenza la rozza Chie­sa incominciata in onore del suo liberatore; il che egli fece nel ritorno, ed è quella che contro le ingiu­rie del tempo sino ai giorni nostri ancora si vede. In questa i divoti di S. Michele -Arcangelo di tutti quei contorni sogliono celebrarvi la festa il di primo di Agosto.

PREGHIERA

Signore Iddio delle misericordie, Voi siete tutta la mia speranza! Tu es, Domine, spes mea! In Voi, che mi avete promessa la eterna beatitudine, sono i miei desideri: le piaghe di Gesù, mio Salvatore, sono i me­riti miei. E Voi, o Archangelo Michele, ottenetemi per la vostra invitta speranza dal misericordioso Dio la grazia, con la quale possa acquistarmi l'eterna gloria. Allontanate dal mio cuore la presunzione, e fate che io, diffidando delle mie forze, e confidando unica­mente nel divino aiuto, possa un giorno raggiungere l'eterna salvezza.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele, aiuto di coloro che ri­pongono la loro speranza in Dio.

FIORETTO

Farai per nove volte un atto di speranza in onore dei nove Cori degli Angeli, ammiratori della grande speranza di S. Michele.
Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

7 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO DIO

I. Considera che l'Arcangelo Michele nutri un amore sommo verso Dio. Gli Angeli sono la perfe­zione del mondo, perchè sono dotati di doni per­fetti. Perfetti nella scienza, intuiscono in ogni causa i suoi effetti; perfetti nella natura, sono senza mac­chia, colpa, o difetti; perfetti nella potenza, possono rovinare il mondo in un momento; perfetti nella vo­lontà, tendono al Sommo Bene, sono cioè ricchi di carità. Tale si dimostrò S. Michele, come indica il suo nome stesso: Quis ut Deus! Appena uscito dalle mani di Dio, rivolto al suo Creatore, disse nel suo cuore: O mio Signore, io Vi amo, Voi siete la mia fortezza, il mio firmamento, il mio rifugio. Dove potrò trovare, o mio Dio, un oggetto, cui consacrare gli affetti miei, fuorché in Voi?
Chi più di Voi è meritevole d'esser onorato, cie­camente ubbidito, e sinceramente amato? Nessuno. Bisogna inoltre pensare che l'amore di S. Michele verso Dio non fu pari a quello degli altri. L'amore è sempre in relazione alla cognizione: quanto maggiore è la cognizione di un oggetto, tanto più si ama. Ora, S. Michele ebbe di Dio e delle sue perfe­zioni una cognizione delle più alte e sublimi che si potessero mai dare: il suo intelletto, illustrato da una luce ineffabile, cominciò ad amare Dio fin dal primo istante con il più ardente amore. E quale do­vette essere la sua carità appena fu ammesso alla visione beatifica della essenza di Dio, a Dio il più vicino, occupando il luogo di Lucifero ? Egli è il primo Serafino di carità; la sua carità non si può affatto spiegare.
II. Considera come le opere sono la prova della carità: e proprio le opere dimostrano l'ineffabile carità di S. Michele verso Dio. Una guerra suscita Lucifero nel cielo per sbalzare Dio dal suo Trono. Ecco il pericolo e l'ora della prova. S. Michele mo­stra tutto l'ardore del fuoco di cui avvampa. Ode lo squillo di guerra, guarda la ribellione, osserva Lucifero che attenta all'onore di Dio: pieno il cuore di caldo amore, benchè sottoposto a Lucifero, impu­gna una spada di fiammante carità e l'aggredisce co­raggiosamente, dicendogli: Quis ut Deus? Chi è co­me Dio?
Dio è il principio senza principio; tu, invece, o superbo, venisti poco fa alla luce. Quis ut Deus? Dio è un cumulo infinito di perfezioni. Infinito negli attributi, sommamente semplice, immenso sen­za spazio, eterno nella durata, senza tempo e suc­cessione. Infinito nella intelligenza, infinito nella vo­lontà, senza imperfezione alcuna; tu, invece, o Lu­cifero, e tutti i tuoi seguaci, siete creature finite e limitate: potrete mai rassomigliare a Dio? Quis ut Deus? Dio è onnipotente senza mai stancarsi; infi­nitamente buono senza debolezza; infinitamente giu­sto senza severità; illuminato nel dominio, incirco­scritto nella misericordia, indefinito nei beni: contro l'Onnipotente ti sei levato? Potrai tu vincere chi non ha essere superiore a sè? E come Mosè, rivolto ai Leviti, disse: Chi è dalla parte di Dio mi segua, così Michele parlò agli Angeli, dalla maggior parte dei quali seguito, attaccò Lucifero con i suoi seguaci, li vinse, li scacciò dal cielo. Ritorna la pace nel cielo, si rasserena il Paradiso, l'onore di Dio è difeso, il Creatore vien glorificato, due terze parti degli Angeli sono salvate. Che amore grande! Opera, vince, trionfa.
III. Considera, o cristiano, qual'è l'amore che tu nutri verso Dio. S. Agostino insegna che un'anima la quale ama veramente Dio non pensa ad altro che a Dio, tutto disprezza, tutto abborrisce, altro non vuole che Dio. Ora, i tuoi pensieri sono ripieni di Dio? Forse Dio è l'ultimo dei tuoi pen­sieri! L'anima che ama parla sempre di Dio: i tuoi discorsi invece, sono di Dio o del mondo? L'anima che ama disprezza tutto ciò che non conduce a Dio tu, invece, arrivi nel tuo cuore a disprezzare Dio, ed apprezzi quelle cose che ti fanno perdere Dio. L'a­nima che ama si tèdia di tutto, di Dio solo si diletta nel tuo cuore, invece, c'è vero amore se l'orazione - ti annoia? L'anima che ama procura l'onore di Dio, piange quando Lo vede offeso, si arma di zelo per vendicarne l'onore: tu, invece, che cosa fai quando vedi vilipeso Dio? Il tuo cuore arde di amore, ma è un amore mondano, non divino. Umiliati, gettati pentito ai piedi di G. C., domanda perdono per la intercessione del primo Serafino del Cielo e procura in avvenire di amare Dio con tutto il tuo cuore.
APPARIZIONE DI S. MICHELE A MARCIANO IMPERATORE
Meravigliosa l'apparizione di S. Michele a Mar­ciano Imperatore, il quale si era dedicato ad onorare l'Arcangelo nel Tempio di Conas. In tutte le sue in­fermità Marciano non si serviva d'altra medicina che del patrocinio di S. Michele, perché ricorrere a quel­lo, subito risanava. Ma per mostrare maggiormente il Signore il gran potere dato al suo santo Arcangelo permise che una volta Marciano si ammalasse molto gravemente; anche allora l'Imperatore ricusò ogni medicina che gli veniva suggerita, e volle solo che non fosse allontanato da quel venerabile Santuario. Pareva ciò ad un medico temerità, ed ordinò che an­corché l'Imperatore fosse contrario, gli si applicas­sero fomenti da lui ordinati. La notte, rapito in estasi, Marciano vide che si aprivano le porte della Chiesa, e che S. Michele sopra di un bel destriero calava dal cielo, e smontò sopra un pilastr che era in quella Chiesa accompagnato da Angeli e riempien­do tutta l'aria di soavissima fraganza, giunse dove stava l'infermo Marciano. Dato uno sguardo a quei medicamenti che erano stati ordinati dal medico, do­mandò cosa fossero quelle cose. Rispose Marciano la verità: e S. Michele rivoltosi a due Angeli che gli stavano a lato, ingiunse loro di colpire quel medico, e di togliere i medicamenti; indi toccando con un dito l'olio di una lampada che ardeva avanti alla sua immagine, fece con quello il segno della Croce in fronte a Marciano e scomparve. La mattina Marciano raccontò ciò che aveva veduto ad un Sacerdote, il quale notando sulla fronte di Marciano la forma del­la Croce che il S. Arcangelo gli aveva fatto, e non trovando i medicamenti ordinati dal medico nella, notte precedente volle recarsi dal medico stesso. Ar­rivato alla sua casa udì pianti ed urla, perché il me­dico stava morendo con la bocca piena di pustole.
Dopo che fu udita la relazione del Sacerdote, il medico fu portato sullo stesso letto alla Chiesa di S. Michele. A tale strepito tornò in sé Marciano, e si trovò totalmente guarito, e levandosi tutto contenta si recò dal medico, che stava chiedendo aiuto a S. Michele. Gli unse la fronte con l'olio della lampada della sua Immagine, e di subito cessò il dolore, svanirono le pustole, restando in perfetta sanità. D'allora in poi divenne così divoto a S. Michele, che per gra­titudine si dedicò a servire Dio ed il S. Arcanngelo nel tempio, finché visse.

PREGHIERA

Ah mio Dio, non Vi ho amato! Ho amato le crea­ture ed ho disprezzato Voi, mio Creatore e Signore che Vi mostrate onnipotente più nel perdonare, che nel punire. Alzate la vostra destra misericordiosa, e concedetemi il perdono, mentre io mi dolgo di non averVi amato, e propongo di consacrare a Voi solo tutti i miei pensieri e i miei affetti. E Voi, primo Serafino di carità, Arcangelo S. Michele, intercedete per me presso il trono di Dio ed infiammate il mio cuore con le fiamme del vostro santo amore. Inse­gnateci a disprezzare i beni transitori e ad amare l'eterno, sommo ed infinito Bene.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele, che siete il primo tra i Serafini.

FIORETTO

Dirai ogni ora la giaculatoria: “O mio Dio, Voi siete per me ogni bene”.
Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

8 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA' VERSO GESU' CRISTO

I. Considera quanto sia stato grande l'amore di S. Michele verso Nostro Signore Gesù Cristo. Co­minciò quest'amore dal principio del mondo, quan­do agli Angeli fu manifestato il mistero dell'Incar­nazione. Fu questa la cagione - dice il P. Gra­nata - per cui Lucifero si ribellò a Dio. Conoscen­do che il Divin Verbo avrebbe assunto nella pie­nezza dei tempi la natura umana e sarebbe dive­nuto così capo degli Angeli e degli uomini, adorato dagli uni e dagli altri per l'unione ipostatica, sdegnò Lucifero di adorare il Verbo nell'assunta umanità, e trascinò nella rivolta molti Angeli, ma sorse S. Michele a difendere l'onore di Gesù Cristo, predicò agli Angeli l'adorazione dovuta al Verbo Incarnato, con­fuse Lucifero e lo vinse con tutti i suoi seguaci. Per l'amore che nutriva verso il futuro Redentore, mantenne viva nei Patriarchi la fede nel Messia, promettendo ad Abramo che dalla sua stirpe sarebbe nato colui, che dar doveva la benedizione alle gen­ti. Trattenne il braccio ad Abramo che stava per sacrificare suo figlio Isacco, mostrandogli nell'ariete tra le spine quell'Agnello che doveva poi immolarsi per la salute del mondo: Abramo vide in ispirito Gesù Cristo e ne gioì. Fu S. Michele che confermò a Giacobbe le divine promesse, e si fece custode e protettore del popolo eletto, liberandolo con straordinari prodigi dall'Egitto, accompagnandolo nel deserto, introducendolo nella terra promessa, par­lando ai Profeti del futuro Messia.
II. Considera come S. Michele, appena nacque Ge­sù Cristo, andò subito con gli Angeli ad adorarLo nella Grotta di Betleem e fece annunziare ai Pa­stori la grande meraviglia che era nato in Betleem il Salvatore. Mediante una stella ne significò il pro­digio ai Re di Oriente e li condusse a venerare il Dio umanato. Avvisò poi S. Giuseppe nel sonno a fuggire in Egitto per liberare Gesù Bambino dal fu­rore di Erode che Lo cercava a morte. Chi potrà immaginare quanti servizi rese a Gesù in viaggio e nella penosa dimora in Egitto? Fu S. Michele che avvisò nuovamente S. Giuseppe a ritornare in Giu­dea, essendo morti coloro che insidiavano la vita di Gesù. Dopo il digiuno e la tentazione che Gesù ebbe da parte di Lucifero nel deserto, venne S. Michele coi suoi Angeli a servirLo. Nell'agonia dell'Orto del Getsemani fu S. Michele quell'Angelo - come dice S. Bonaventura, che venne a confortar Gesù, dicendogli: « Dio mio, Gesù, io ho offerto al Padre vostro la vostra orazione a sudore di sangue avanti a tutta la Corte celeste, e tutti noi Angeli genu­flessi abbiamo supplicato a voler far passaggio di questo Calice: ma il vostro Padre ha risposto: Ben sa il mio dilettissimo Figlio Gesù, che la Redenzione del genere umano, che tanto bramiamo, non si può tanto gloriosamente adempiere, senza lo spar­gimento del Suo sangue: che però conviene, che Ei muoia». Seguì poi Gesù durante la Passione; dopo la morte, accompagnò la Sua benedetta anima al Limbo. Rivoltò la pietra del sepolcro, e nel giorno dell'Ascensione fu S. Michele a guidare le schiere angeliche incontro al Salvatore per accompagnarLo poi nel Suo glorioso ingresso in Cielo.
III. Considera come. S. Michele, per l'amore che porta a Gesù Cristo, vuole che tutti i credenti L'a­mino di vero cuore e non sopporta che l'amabile Redentore sia offeso e maltrattato dall'uomo. Quan­to fu l'amore che ebbe per Gesù Cristo, altrettanto fu l'odio che ebbe ed ha per Lucifero e suoi seguaci; similmente arde di sdegno e d'ira contro quegli in­grati cristiani che non amano, ma offendono il Di­vin Redentore. Procura tu almeno, ad esempio di S. Michele, di accendere il tuo cuore di amore vero, sincero e costante verso il Divin Salvatore. Sforzati di avanzare sempre più nel divino amore, e così me­riterai una speciale protezione del Principe degli An­geli. Che se il tuo cuore è languido, debole e sfor­nito di tale amore, invoca con devoti affetti il prin­cipe dei Serafini S. Michele, affinché voglia accen­dere il tuo cuore con le fiamme del santo amore verso Gesù Cristo.
APPARIZIONE DI S. MICHELE A S. EUDOCIA
La potenza di S. Michele Arcangelo risplendette nella conversione di S. Eudocia, la quale, da grande peccatrice, diventò una martire di Gesù Cristo, sotto il Regno dell'Imperatore Traiano. Originaria della Samaria, essa venne ad abitare in Eliopoli non ad altro fine, che per vivere con maggiore libertà nelle sue dissolutezze. Convertita quivi per opera del Mo­naco S. Germano, e distribuite ai poveri le grandi ricchezze, acquistate con la sua turpe vita, diede la libertà ai suoi schiavi e prima di ricevere il batte­simo trascorse sette giorni in una camera digiunan­do e pregando senza vedere alcuno come le aveva ordinato il S. Monaco. Essendo venuto questi a tro­varla, essa appena lo vide, subito gli disse: « Ringra­ziate Dio, mio Padre, delle grazie che si è compiaciuto di fare a me, benchè io ne sia indegna. Ho passato sei giorni nel mio ritiro a piangere i miei peccati, e a compiere con esattezza tutti i divoti esercizi che mi avete prescritti. Nel settimo giorno, essendo pro­strata con la faccia a terra, mi son veduta ad un tratto circondata da una gran luce che mi abba­gliava. Ho veduto nello stesso tempo un giovane vestito di bianco dall'aria serena, che prendendomi per la mano mi ha innalzata fino al cielo, dove mi parve di vedere una folla di persone vestite come lui, e mostrando grande gioia nel vedermi, si ral­legrarono con me, perchè un giorno avrei avuta parte alla medesima gloria. Mentre ero in questa visione, vidi un mostro orribile, il quale si lagnava, con Dio per mezzo di urli orrendi, perchè gli ve­niva rapita una preda, che per tanti titoli era sua. Allora una voce venuta dal cielo lo mise in fuga, dicendo che piace alla bontà infinita di Dio di aver pietà dei peccatori che fanno penitenza; e la stessa voce facendomi sperare una particolare protezione nel rimanente di mia vita, ha ordinato al mio Con­dottiero, che ho inteso essere l'Arcangelo S. Michele, di farmi ritornare nel luogo nel quale io sono». E di fatti questa nuova Samaritana fu così validamente protetta da S. Michele, che dopo una vita penitente e santa, accompagnata da tanti miracoli e stupende conversioni, potè morire martire il 1° marzo del­l'anno 114.      

PREGHIERA

O Arcangelo S. Michele, difensore del Tesoro di Dio, glorificatore amoroso di Gesù nostro Salvatore, io Vi venero, Vi lodo, Vi prego di ottenere al mio cuore un amore sincerò e perseverante verso il Di­vino Redentore, per cui possa meritare di goderLo eternamente in Cielo.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto o S. Michele, che difendeste in cielo il trono di G. C. contro gli attentati del Dragone infernale.

FIORETTO

Farai una visita a Gesù Sacramentato con la Comunio­ne Sacramentale, oppure mezz'ora di adorazione mentale su l'amore di Gesù Sacramentato.
Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

giovedì 3 settembre 2015

MESE IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO (Onoriamo anche l’Angelo Custode con una preghiera al giorno)


2 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA CARITA'

I. Considera come Iddio creò gli Angeli e li adornò di grazia, poichè - come insegna S. Ago­stino - diede a tutti la grazia santificante con la quale li fece suoi amici, ed anche le grazie at­tuali, con cui potessero acquistare il possesso della beata visione di Dio. Questa grazia non fu eguale in tutti gli Angeli. Secondo la dottrina dei SS. Pa­dri, insegnata dall'Angelico Dottore, la grazia fu pro­porzionata alla loro  natura, di modo che chi aveva una natura più nobile, ebbe una grazia più sublime: nè agli Angeli fu data la grazia in scarsa quantità, ma secondo il Damasceno, ebbero tutta la perfezione della grazia a tenore della dignità ed ordine. Laonde gli Angeli di ordine più sublime e di natura più perfetta, ebbero maggiori doni di virtù e di grazia.
Il. Considera quanto grande fu la grazia di cui Iddio volle arricchire il glorioso S. Michele, aven­doLo collocato primo dopo Lucifero nell'ordine della natura! Se la grazia fu conferita in proporzione alla natura, chi potrà mai misurare e scandagliare l'altezza e perfezione della grazia, ch'ebbe S. Mi­chele? Essendo la sua una natura perfettissima, su­periore a quella di tutti gli Angeli, bisogna dire che ebbe doni di grazia e di virtù, superiori a quelle di 'tutti gli Angeli, e di tanto superiori, di quanto Egli li supera nella perfezione della natura. S. Ba­silio Lo dice eccellere su tutti per la dignità e per gli onor. Fede immensa che non vacilla, spe­ranza ferma senza pusillanimità, amore tanto fervente da infiammare gli altri, umiltà profonda che confonde il superbo Lucifero, zelo ardente per l'o­nore di Dio, maschia fortezza, estesa potenza: in­somma le virtù più perfette, una santità singolare ebbe Michele. Si può dire anzi che Egli è esem­plare perfetto di santità, immagine espressa della Divinità, specchio lucidissimo ripieno di bellezza di­vina. Rallegrati, o devoto di S. Michele per tanta grazia e santità di cui è ricco il tuo santo tutelare rallegrati e cerca di amarlo di tutto cuore.
III. Considera, o cristiano, che anche tu nel San­to Battesimo sei stato vestito della preziosa stola dell'innocenza, dichiarato figlio adottivo di Dio, mem­bro del mistico corpo di Gesù Cristo, affidato alla tutela e custodia degli Angeli. Anche la tua sorte è grande: rivestito di tanta grazia, quale uso ne hai fatto? S. Michele si servì della sua grazia e santità per glorificare Dio, Lo glorificò, e Lo fece ama­re anche dagli altri Angeli: tu, invece, chissà quan­te volte hai profanato il tempio del tuo cuore, scac­ciandone la grazia, ed introducendovi il peccato. Quante volte come Lucifero ti sei ribellato contro Dio, soddisfacendo la tua passione e calpestando la sua S. Legge. Di tanti favori avuti non ti sei dav­vero servito per amare Dio, ma per offenderLo. Ri­corri ora alla Divina clemenza, pentiti dei tuoi errori: cerca come tuo intercessore l'Arcangelo Mi­chele, per riacquistare la grazia e conservare l'ami­cizia di Dio.
APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO (continuazione della precedente)
Grande ed indicibile fu la consolazione e la gioia di S. Lorenzo Vescovo per così singolare favore di S. Michele. Pieno di gaudio, levatosi dal suolo, con­vocò il popolo ed ordinò una solenne processione verso il luogo, ov'era accaduto il fatto meraviglioso. Quivi giunto processionalmente, fu visto il toro ingi­nocchiato in ossequio del celeste Liberatore, e fu trovata un'ampia e spaziosa caverna a forma di tem­pio scavata nella viva pietra dalla natura stessa con volta assai comodamente elevata e con un comodo ingresso. Una tale vista ricolmò tutti di gran tene­rezza insieme e di terrore, poichè volendo il po­polo colà dentro inoltrarsi, fu preso di sacro spa­vento all'udire un canto angelico con queste pa­role « Qui si adora Dio, qui si onora il Signore, qui si glorifica l'Altissimo ». Tanto fu il sacro spa­vento, che il popolo non osò più spingersi oltre, e stabilì il luogo per il sacrificio della S. Messa e per le preghiere davanti all'ingresso del luogo sacro. Questo fatto suscitò devozione in tutta l'Europa. Ogni giorno si videro pellegrini a squadre salire sul Gar­gano. Pontefici, Vescovi, Imperatori e Principi da ogni parte d'Europa corsero a visitare la celeste grotta. Il Gargano divenne una sorgente di grazie strepitose per i cristiani del Gargano, come scrive il Baronio. Fortunato chi si affida a sì potente be­nefattore del popolo cristiano; fortunato chi si rende propizio l'amorosissimo Principe degli Angeli S. Mi­chele Arcangelo.

PREGHIERA

O Arcangelo S. Michele, l'abbondanza della Di­vina grazia di cui Vi veggo arricchito dalla onnipo­tente mano di Dio, mi rallegra immensamente, ma nello stesso tempo mi confonde, perchè non ho sa­puto conservare in me la graffia santificante. Mi dol­go sinceramente di essere stato riammesso tante vol­te da Dio nella sua amicizia e di aver fatto, ciò no­nostante, sempre ritorno al peccato. Confidando pe­rò nella vostra potente intercessione, a Voi ricorro supplichevole: degnateVi impetrarmi da Dio la gra­zia d'un sincero pentimento, e della perseveranza finale. Deh! potentissimo Principe, pregate per me, chiedete per me il perdono delle colpe.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele Arcangelo, che siete stato collocato nella sublimità celeste, pieno di tutta la gloria degli Angeli. Giacchè siete il più eminente tra gli Angeli, benignateVi di intercedere per me.

FIORETTO

Farai durante il giorno tre volte un atto di sincera contrizione, chiedendo alla SS. Trinità perdono della per­dita della grazia mediante il peccato mortale e cercherai di confessarti al più presto.
Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen. 

3 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NEL COOPERARE ALLA GRAZIA

I. Considera come S. Michele, vedendosi arric­chito di tanti doni di grazia e di virtù, non seppellì i talenti ricevuti, ma qual servo fedele li trafficò, secondo quel fine, per cui li aveva ricevuti. Im­piegò la sua scienza a conoscere Dio, ed ammirando le divine perfezioni, conobbe l'infinita distanza tra Dio ed una semplice creatura. Si umiliò allora in­nanzi a Lui, dicendo: « Quis ut Deus », e pur ve­dendosi superiore a tutte le schiere degli Angeli per la grazia, riconobbe di essere infinitamente inferiore a Dio suo Creatore; prostratosi quindi innanzi al suo Trono, Lo adorò e Lo ringraziò coi sentimenti più umili del suo cuore, dicendo: Signore, chi mai può esser simile a te? Accese il suo cuore di santo amore e rivolse tutto a Dio, in cui ripose ogni suo bene; diresse tutte le proprie perfezioni a glo­rificare il Creatore, affrontando Lucifero, che me­ditava usurpare il trono di Dio; infiammò gli altri Angeli a riconoscere i doni dell'Altissimo, li animò a resistere all'empio Lucifero, e riportata che ebbe la vittoria, indusse gli Angeli fedeli ad adorare Dio. Oh esempio! oh meravigliosa corrispondenza! Ve­ramente vivo modello di umile soggezione fu S. Michele.
II. Considera come Lucifero e i suoi seguaci si perdettero, per non aver corrisposto alla grazia. Ap­pena Lucifero si vide adorno di tante perfezioni, invaghitosi del suo sublime essere e delle sue ec­cellenti doti, credette non essere dissimile da Dio; pieno di orgoglio, disse tra sè: « pochissimo disto da Dio: con un passo salirò sul monte del testa­mento, e sarò simile a Lui». Invece di umiliarsi in­nanzi a Dio Creatore, s'insuperbì; invece di ricono­scere il supremo Datore d'ogni bene, ringraziarLo e lodarLo, Gli contrastò il trono, Gli mosse guerra; invece di riconoscere in Dio il suo primo principio ed amarLo come ultimo fine, si diede a vagheggiare se stesso, e compiacersi delle proprie perfezioni, ad aspirare alla visione beatifica senz'altro aiuto, che le sue forze. Oh mostro d'ingratitudine e d'infedel­tà!
Tu pure, o cristiano, puoi essere tentato di su­perbia; quale perfezione è in te, che tu non abbia ricevuto da Dio? e se le hai tutte ricevute da Lui, perchè te ne compiaci quasi non fossero dono di Dio? se le hai ricevute da Dio, perchè non Lo rin­grazi, non Lo veneri, non L'adori? Impara anche tu, cristiano, ad amare l'umiltà e ad abborrire l'in­gratitudine.
III. Considera come vale più il beneficio di una sola grazia, che tutto l'universo, al dire dell'Ange­lico Maestro. Chi dunque non si preoccupa della grazia, fa una perdita somma. Questa fu tutta la differenza tra S. Michele e Lucifero. Costui in un istante perdette quella grazia, cui doveva corrispon­dere, e da cui doveva trarre salutare profitto, come fece invece S. Michele Arcangelo, che la usò per la gloria di Dio. Sì, la grazia è un movimento, una illustrazione alla mente, una ispirazione alla vo­lontà, non permanente, ma transeunte, fatta cioè di istanti che diventano preziosi per chi sa profittarne.
Povero invece chi non se ne avvale! Pensa a quanti lumi tu hai ricevuto da Dio, con cui la tua mente fu illustrata sulla bellezza delle cose celesti e sulla vanità dei beni terreni! Quante ispirazioni ebbe la tua volontà d'attendere all'affare unico ed importantissimo dell'eterna salute! Eppure li trascu­rasti! Ogni momento che passa in fatto di ispira­zioni è un mettere a rischio la eternità, perchè nes­suno sa se torneranno più. Deh! se sei stato tanto trascurato per il passato, risolvi ora di corrispondere fedelmente alle voci e ai lumi di Dio, e di stare at­tento per il futuro a non inutilizzare grazia alcuna. Ricorri pertanto a S. Michele, e prega che con la sua potentissima protezione ti assista a ben impie­gare quelle grazie che Dio ti concede.
SECONDA APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO
Era il primo anno di Anastasio Imperatore, e prima ancora di S. Gelasio Papa, quando S. Michele per la seconda volta apparve a S. Lorenzo, due anni dopo cioè della prima apparizione. L'esercito del Re Goto Odoacre, considerando il popolo Sipontino come confederato di Teodorico, che era emulo nella corona d'Italia, strinse con forte assedio i Sipontini, minac­ciandone lo stermino. I Sipontini ricorsero al S. Ve­scovo per consultarlo in così gravissimo affare, ed il Vescovo deliberò chieder aiuto all'Arcangelo San Michele. Mentre i Goti erano intenti a scavar terra, fossi, ripari e bastioni, Lorenzo ad imitazione di Mosè, salì sul Monte Gargano per implorare dal capo delle milizie celesti la vittoria. Era il lunedì 25 del mese di settembre, quando i Goti mandarono un'araldo ad intimare la resa. Richiamato lo zelante Pastore per essere consultato su questa guerra ine­vitabile, ordinò al popolo di dimandare una tregua di altri tre giorni, ed ottenutela comandò che in quel triduo tutti attendessero alla preghiera e alla penitenza, e frequentassero i Sacramenti; e così in­fatti fecero i Sipontini. Ed ecco verso l'alba del 29 settembre 492 mentre il Vescovo si struggeva in pre­ghiere nella Chiesa di S. Maria, gli apparve S. Mi­chele assicurandolo della vittoria, ed avvertendolo di non assaltare i nemici se non dopo le ore quat­tro del pomeriggio, affinchè il sole con i suoi splen­dori rendesse testimonianza della potenza dell'Ar­cangelo. Il Vescovo ne avvisò il popolo, e dopo aver fortificato tutti col pane celeste nelle prime ore del giorno, all'ora stabilita i Sipontini schierati in battaglia escono contro i barbari. Era sereno il cielo, quando si ode all'improvviso tuonare nell'aria, una nube copre la sacra cima del Gargano, un orribile terremoto scuote la terra mentre il mare vicino si infuria con spaventosi ruggiti. Il Celeste Guerriero scoccando dal Gargano infocata saetta fece chiara­mente vedere che sotto l'Arcangelo S. Michele com­battono insieme i quattro elementi. Ogni fulmine mieteva a fascio le vite dei barbari, senza offendere neppur uno dei Sipontini, cosicchè l'esercito goto si vide tosto atterrito e abbattuto. I Sipontini insegui­rono i Goti fino a Napoli. Per gratitudine di così grande vittoria, S. Lorenzo insieme al popolo si recò ben presto sul Gargano a ringraziare il celeste Di­fensore. Nell'antiporta della Santa Grotta, senza osa­re di entrare dentro, scopersero delle impronte im­presse sul ruvido sasso, che sembravano quasi rap­presentare la presenza di S. Michele. Tutti pieni di santa gioia baciavano quei prodigiosi segni, e forse ripetevano «Digitus Dei est hic».

PREGHIERA

O Arcangelo Michele, servo fedelissimo di Dio, che ben sapeste negoziare i talenti di grazia a Voi da Dio concessi, io Vi lodo, e benedico la Divina Bon­tà, che al cumulo di tante grazie che Vi donò Vi fece ancora aggiungere una sì pronta cooperazione,
e sì eroica fedeltà. Ma giacchè io per il passato sono stato sempre negligente nel procurare la mia eterna salvezza, ed ho tante volte calpestato le grazie con cui Dio mi scuoteva, vengo supplichevole a Voi, Prin­cipe del Paradiso, pregandoVi di aiutarmi a detesta­re le mie passate negligenze e la mia attuale debo­lezza. Pregate Voi per me l'Eterno Iddio a rendermi per l'avvenire servo fedele, onde corrispondendo io sempre alla grazia, viva grato a Dio, e meriti il pre­mio dell'eterna gloria.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che attaccaste guer­ra a Lucifero, non sdegnate di pregare per me mi­serabile, ed io non cesserò di lodarVi.

FIORETTO

Bacerai tre volte i piedi a Gesù Crocefisso, dicendo Mio Gesù fate che le vostre piaghe non siano inutili per me ».
Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen

lunedì 31 agosto 2015

MESE IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO


(Onoriamo anche l’Angelo Custode con una preghiera al giorno)


1 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA NATURA

I. Considera come S. Michele Arcangelo è il più nobile e il più bello fra tutti quei nobilissimi Spiriti che compongono la milizia celeste; Egli è il primo tra i primi Principi; poiché creati che furono gli Angeli vennero divisi in tre Gerarchie, ciascu­na Gerarchia in tre Cori; ogni Coro risultò d'innu­merevoli Spiriti, e ciascuno Spirito fu abbellito di quelle doti e perfezioni, che convenivano al grado ed uffizio, cui Dio l'aveva destinato. Il Coro supe­riore perciò contiene le perfezioni del Coro infe­riore, il Coro più sublime le perfezioni e le bel­lezze di tutti i Cori inferiori. Così insegna S. Tom­maso.
L'Arcangelo Michele è nel primo Ordine di quelle schiere Angeliche e per la dignità e per gli onori superiore a tutti i beati Angeli, come scrive S. Ba­silio. Chi potrà comprendere quale sia la bel­lezza di sua natura, che primeggia su tutti gli An­geli? Egli è veramente il più perfetto, il più bello, il più grande di tutti i beati Spiriti!
II. Considera come il Profeta Giobbe guardan­do la nobiltà di natura degli Angeli, li chiamava figli di Dio per eccellenza, e li paragonava alle stelle del mattino; certamente dobbiamo tenere con S. Pantaleone che S. Michele Arcangelo è la pri­ma, la più grande e la più bella Stella Angelica, la più luminosa nel Cielo del Paradiso, Colui che tiene il primo luogo tra quello sterminato nu­mero di Angeli. Poichè egli sta al sommo grado di tutto l'essere creato, la sua spirituale natura è la più nobile e pura di quante furono create da Dio. Per questo S. Gelasio lo chiama sommo Mininistro del Trono della Santissima Trinità. Men­tre gli altri Angeli si velano il volto, S. Michele canta, con gran confidenza e senza stupore, il tri­sagio dei Serafini, è a Dio il più vicino, è degli Angeli il più nobile, il più sublime; perciò si chia­ma Arcangelo, non perchè sia del Coro degli Ar­cangeli, ma perchè di tutti gli Angeli è il Capo, il Duce, il più grande per natura. O eccellenza veramente ammirabile! O principe veramente grande!
III. Considera poi, o cristiano, qual'è la tua gran­dezza nell'ordine della natura. L'uomo è fra gli es­seri della terra il più nobile, contiene in sé le per­fezioni delle altre specie, cioè l'esistenza dei fossili, la vita degli alberi, i sensi degli animali, l'intelli­genza degli Angeli. Il corpo è il mondo in piccolo: l'anima porta scolpita l'immagine di Dio sostanza spirituale, dotata di mente capace di co­noscere Dio, e di volontà idonea ad amarlo; sostan­za tanto nobile, che poco differisce dagli Angeli.
Qual uso hai fatto della tua eccellente natura e dei doni naturali di cui Dio ti arricchì? L'Arcangelo Michele creato da Dio sì nobile, e di tanti doni ar­ricchito, tutto rivolse a glorificare Dio Creatore, tu, invece, forse ti sei servito dei tuoi doni naturali, del tuo corpo e dell'anima non per lodare, ma per disonorare Dio, non per venerarlo, ma per insultarlo, non per glorificarlo, ma per offenderlo maggiormen­te! A che ha servito sinora il tuo corpo? Alla ini­quità ed alla immondezza! Di che si è occupata l'anima tua? Di conoscere le vanità di questo mon­do, non le grandezze di Dio. La tua volontà, invece d'amare il sommo ed unico bene, ha amato i beni fallaci di questo mondo. Cerca di umiliarti, rientra in te stesso, impara ad apprezzare la tua eccellenza e dignità,
apprendi dall'Arcangelo Michele a conformare la vita alla eccellenza della natura, e pregarlo infine che ti ottenga la grazia di non più disonorare la tua natura,  ma di vivere piuttosto a norma di quel fine, per cui Dio ti creò. 
PRIMA APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO                    la Grotta
Era l'anno 490 quando il giorno 8 maggio si veri­ficò la prima apparizione di S. Michele sul Gargano. Il fatto avvenne così. Un capitano delle armi Sipon­tine, ricco di poderi e di greggi, ed altrettanto pio e caritatevole, possedeva un monte distante circa sei miglia da Siponto, ora detto Manfredonia che era il pascolo dei suoi armenti. Tra questi si trovava un toro feroce, smisurato e torvo, il quale una volta di primavera si segregò dagli altri. Venuto il ca­pitano a riveder gli armenti mentre accompagnato da servi faceva ricerca del toro, lo rinvenne in una profonda spelonca in un luogo erto e difficile; e siccome non era possibile trarlo fuori vivo di là, pensò riaverlo morto, e scaricò verso di esso il suo arco; ma la freccia invece di ferire il toro, rivolta a mezz'aria la punta, tornò indietro e ferì nel petto il capitano.
L'avvenimento del tutto nuovo riempì di stu­pore gli spettatori, e si diffuse la notizia di esso non solo nelle vicinanze della selva donde molti corsero a vedere il ferito, ma pervenne anche fino al Ve­scovo di Siponto, S. Lorenzo Maloriano, di nazio­nalità greca, cittadino di Costantinopoli, e stretto congiunto dell'Imperatore Zenone. Il santo Prelato, pensando che non senza mistero si era verificato quello strano avvenimento, ricorse a Dio per lume ed intelligenza. Ordinò per tutta la città un triduo di preghiere e di digiuni per impetrar da Dio la grazia di conoscere il mistero di così strano fatto. Ascoltò Dio l'umile ricorso del Vescovo e del po­polo, cosicchè mentre verso l'aurora il piissimo Ve­scovo stava pregando nella cattedrale di Siponto, gli apparve S. Michele e gli disse « Tu hai agito molto saggiamente chiedendo all'altissimo Iddio la rivelazione e la ragione per cui la freccia scoccata contro il giovenco si sia invece rivolta contro l'ar­ciere. Sappi dunque che ciò è avvenuto appunto per opera mia. Io sono l'Arcangelo Michele, che sto davanti al Trono di Dio, ed io ho stabilito di abitar qui, e parimenti di aver preso in custodia questo luogo. Questi segni ho voluto io dare, affinchè cia­scuno sappia, come d'ora innanzi il Gargano sarà in mia tutela ». Così disse S. Michele a S. Lorenzo Vescovo, e disparve.

PREGHIERA

Gloriosissimo S. Michele, mi rallegro con Voi del­la sublimissima natura tanto perfetta e bella, che supera gli Angeli tutti, e ringrazio la Santissima Tri­nità di averVi creato sì grande ed eccellente; mi confonde però innanzi a Voi la mia indegnità, non avendo io saputo conoscere ed apprezzare la mia grandezza. Ricorro fiducioso alla vostra protezione, e Vi prego di ottenermi dalla Divina Maestà lume alla mente per poter apprezzare d'ora innanzi la mia dignità, e fervore alla volontà perchè viva sempre grato al mio Creatore. Amen.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete la prima e più luminosa stella dell'Angelico splendore, illu­minate l'anima mia.

FIORETTO

Inginocchiato innanzi ad una Immagine di S. Michele reciterai tre Pater, Ave e Gloria in ringraziamento alla Santissima Trinità per aver creato S. Michele sì grande di natura. Reciterai, oggi, ed in ogni dì, la seguente coro­nella al S. Principe, chiedendo nella Offerta questa grazia speciale: che ti faccia conoscere l'obbligo di venerare Dio coi doni di natura. 

INNO

Virtù del Padre e gloria, Gesù, vita ai redenti, Te noi lodiam fra gli angeli Dal labbro tuo pendenti. Di duci schiera innumera Pugna per te fedele; Ma della croce il labaro Invitto erge Michele. Ei caccia all'imo tartaro Il capo del dragone; dall'alto il duce fulmina e insiem lo stuol fellone Contro il superbo demone seguiam noi questo Duce, Onde l'Agnel ci prodighi Serti d'eterna luce. Al Padre e insieme al Fi­lglio, a Te Consolatore Per gli infiniti secoli, Siccome fu, sia onore. Così sia.

I GRAZIA

Vi domandiamo, o Arcangelo Michele, insieme col Principe del primo Coro dei Serafini, che vogliaTe accendere il nostro cuore con le fiamme del Santo amore, e che per mezzo Vostro possiamo disprez­zare i lusinghevoli piaceri del mondo. Pater, tre Ave e un Gloria.

II GRAZIA

Vi chiediamo umilmente, o Principe della cele­ste Gerusalemme insieme col capo dei Cherubini, che vi ricordiate di noi, specialmente quando sare­mo assaliti dalle suggestioni del nemico infernale; onde col vostro aiuto divenuti vincitori di Satana, facciamo di noi stessi un intero olocausto a Dio no­stro Signore. Pater, tre Ave e un Gloria.

III GRAZIA

Devotamente Vi supplichiamo, o invitto Campio­ne del Paradiso insieme col Principe del Terzo Coro, cioè dei Troni, che non permettiate che noi, vostri fedeli, siamo oppressi dagli spiriti infernali. Pater, tre Ave e un Gloria.

IV GRAZIA

Umilmente in terra prostrati Vi preghiamo, o pri­mo Ministro della Croce dell'Empireo insieme col Principe del quarto Coro, cioè delle Dominazioni, che difendiate tutta la Cristianità in ogni sua oc­correnza, ed in particolare quelli che ci governano, dando loro grazie di saggezza e di prudenza. Pater, tre Ave e un Gloria.

V GRAZIA

Vi preghiamo, Santo Arcangelo, che insieme col Principe del quinto Coro, cioè delle Virtù, vogliate liberare noi, vostri servi, dalle mani di tutti i nostri nemici, dai falsi testimoni, dalle lingue cattive, dalle discordie: la nostra patria ed in particolare questa città dalla fame, dalla peste, dalla guerra e da ogni male che il nemico delle anime suole suscitare a nostro danno. Pater, tre Ave e un Gloria.

VI GRAZIA

Vi scongiuriamo, o Condottiero delle Angeliche milizie e Vi preghiamo insieme col Principe che tie­ne il primo luogo fra le Potestà, le quali costitui­scono il sesto Coro, che vogliate provvedere alle necessità di noi, vostri servi, e di tutta questa città, dando alla terra la fecondità desiderata, e pace e concordia ai principi Cristiani.Pater, tre Ave e un Gloria.

VII GRAZIA

Vi preghiamo, o Primicerio degli Arcangeli, Mi­chele, insieme col Principe del massimo Coro, cioè dei Principati, che vogliate liberar noi, vostri servi, ed in particolare questa città dalle infermità cor­porali, e molto più dalle spirituali. Pater, tre Ave e un Gloria.

VIII GRAZIA

Vi supplichiamo, o Santo Arcangelo insieme col capo di questo Ottavo Coro degli Arcangeli, e con tutti i nove Cori, che abbiate cura di noi in vita, e ci assistiate nell'ora della nostra agonia, special­mente quando saremo per esalare l'ultimo respiro, in modo che, rimasti vincitori di Satana, veniamo a godere con Voi nel Santo Paradiso la Divina Bontà. Pater, tre Ave e un Gloria.

IX GRAZIA

Vi preghiamo finalmente, o gloriosissimo Princi­pe, difensore della Chiesa militante e trionfante, che vogliate, in compagnia del capo del nono Coro degli Angeli, custodire e patrocinare i vostri devoti, le nostre famiglie, coloro che si sono raccomandati alle vostre orazioni, affinché menando con il vostro aiuto una vita pura, possiamo poi godere la bella faccia di Dio insieme con Voi e con tutti gli Angeli per tutti i secoli dei secoli. Pater, tre Ave e un Gloria.

OFFERTA

O Arcangelo S. Michele, Principe di tutti i Cori Angelici, umilmente Vi adoro, perché Vi ammiro do­tato di tanta grazia e gloria, che giustamente la San­ta Chiesa Vi riverisce come Vicario dell'Altissimo e primo Ministro del Paradiso. Sia perciò lodata la Santissima Trinità che, in premio della vostra fe­delissima circostanza, V'innalzò a tanta altezza di glo­ria; sia anche benedetta la vostra carità che si com­piace d'essere il nostro più grande Benefattore du­rante la vita, il più gran Difensore nel punto di mor­te, e sollievo nelle stesse fiamme del Purgatorio. Ec­co, o Arcangelo S. Michele, che io mi offro tutto al vostro servizio. Consideratemi nel numero dei vostri devoti, impetratemi grazia che non più cada in peccato. Illuminatemi per mezzo del mio S. An­gelo Custode, perchè possa camminare perseveran­temente nella strada del santo timore ed amore di Dio. Proteggete questa Città che Vi venera per suo Protettore amoroso. Stendete lo scudo del vostro Pa­trocinio sopra la casa e famiglia mia, e per l'amore che portate alla vostra gran Regina Maria, impe­tratemi questa grazia che umilmente Vi cerco... (qui si pensi alla grazia che si desidera)affinché, conso­lato in vita dalla vostra pietà, possa dalla stessa essere accompagnato dinanzi al Tribunale di Dio e divenire cittadino del cielo, dove loderò in eterno la Santissima Trinità, Gesù e Maria, e Voi gran Principe degli Angeli S. Michele. Amen. 
Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.
 preghiereagesùemaria

giovedì 20 agosto 2015

Guidami


Guidami, dolce luce,
nelle tenebre che mi sommergono,
guidami verso l'alto.
La notte è fonda e sono lontano da casa:
guidami verso l'alto!
Dirigi i miei passi, perchè non vedo nulla;
fà che veda a ogni mio passo.
Un tempo non ti avrei pregato per farlo.
Da solo volevo scegliere il cammino,
credendo di poterlo determinare
con la mia luce, malgrado il precipizio.
Con fierezza elaboravo i miei obiettivi.
Ma ora dimentichiamo tutto ciò.
Tu mi proteggi da tanto tempo
e accetterai di guidarmi ancora:
oltre le paludi,
i fiumi e gli scogli che mi attendono al varco,
fino alla fine della notte,
fino all'aurora in cui gli angeli mi faranno segno.
Ah! Io li amo da molto tempo,
solo per un pò li avevo dimenticati


      (Cardinale John Henry Newman)
                                                                                                       

L'apparizione di Porzus



La famiglia

Teresa Dush nasce dopo la mezzanotte del 10 settembre 1845, a Porzus degli Slavi, e lo stesso giorno viene portata in chiesa per ricevere il sacramento del battesimo. I genitori, Giuseppe e Caterina Grimaz sposati già da 18 anni (4 aprile 1827), accolgono come un dono di Dio quella creatura che per tanto tempo hanno atteso.
La famiglia Dush vive poveramente, come del resto tutti gli abitanti di Porzus, piccolo paese abbarbicato sulle Prealpi Giulie sopra Attimis, in Provincia di Udine. La terra erta e sassosa dà qualche po’ di raccolto, il resto è prato e pascolo. La piccola Teresa conosce presto la durezza della vita. E’ una bambina buona e docile, condivide volentieri la fatica e il lavoro dei genitori, ma è gracile e cagionevole di salute. Frequenta la chiesa parrocchiale, ed è molto attenta alle lezioni di catechismo del parroco, don Giuseppe Costaperaria, da cui impara le verità fondamentali della fede. La bambina deside
  8 Settembre 1855 – L’apparizione
E’ un giorno di sabato, quell’8 settembre 1855, festa della natività della Beata Vergine Maria. E’ festa di precetto, ma forse non ci sarà la Messa a Porzus. Il colera ha incominciato a mietere vittime nel paese, e il cappellano, don Giuseppe, che si è prodigato nell’assistenza ai colerosi di Clap e di Porzus, è stato colpito dal male. Per lui e per altri non c’è più speranza. Proprio in questo giorno avviene il fatto straordinario che segnerà profondamente tutto il paese di Porzus e Teresa Dush in particolare. La bambina non ha ancora compiuto dieci anni.  
Due filoni di testimonianze, indipendenti fra di loro, hanno conservato e tramandato la memoria dell’avvenimento: il primo è passato oralmente da padre in figlio a Porzus e nei paesi limitrofi, il secondo è stato fissato in alcuni manoscritti delle Suore della Provvidenza. Le testimonianze concordano sostanzialmente tra di loro, e narrano quanto segue. Caterina Grimaz, non si è accorta delle due feste di precetto che si succedono: il sabato 8 settembre e la domenica seguente; non ha perciò provveduto erba sufficiente per sfamare le bestie. Chiama Teresa e le ordina di scendere nella dolina a segarne un po’. La bambina, osserva timidamente che non si deve lavorare di festa: così ha detto il sacerdote a catechismo.
“Mangiamo noi, devono mangiare anche le bestie” è la risposta perentoria della madre.
Teresa s’incammina. E’ combattuta dentro di sé: obbedire al cappellano o obbedire alla mamma? Chiede aiuto alla Vergine che ama tanto. Arrivata al prato si accinge al lavoro, ma qualcuno le toglie il falcetto di mano. Alza gli occhi e vede una bella Signora col suo falcetto in mano che le sorride e dolcemente le dice:
“Non si deve lavorare di festa!”.
Teresa confida il suo piccolo dramma. La signora si china, taglia una manata di erba e la porge alla bambina dicendo: “Prendi, questa basterà”. Poi aggiunge:
“Di’ a tutti di santificare il nome del Signore e di non bestemmiare, perché così facendo offendono Mio Figlio e addolorano il Mio Cuore materno. Inoltre desidero che si osservino i digiuni e le vigilie”.
Al ritorno, Teresa racconta il fatto straordinario alla madre che la guarda incredula, benché noti sul volto di lei una espressione di intensa gioia; ma quando constata che quella manata di erba è sufficiente per quel giorno, per il giorno successivo, e anche per il lunedì mattino, rimane profondamente colpita. La notizia del fatto si diffonde. Non tutti credono. “Di’ alla Madonna che ti dia un segno”, suggeriscono alla bambina, e c’è chi ha un sorriso motteggiatore. E’ un’altra domenica, forse la successiva. Teresa è in chiesa, e la Signora ritorna. E’ accanto all’altare con un vestito ricoperto di rose, e la chiama. Teresa è presa da timore. Si rivolge alle compagne, e queste la sospingono e l’accompagnano, ma non vedono nulla. Le sussurrano: “Chiedi il segno”. Teresa parla a lungo con la Madonna, poi esce di chiesa come trasognata e s’incammina verso casa. Dirà, più tardi, che la Madonna l’accompagnava.
Ha ricevuto "il segno". E’ una crocetta lunga tre centimetri che brilla come oro. La Madonna gliel'ha impressa sul dorso della mano sinistra. Tutti la possono vedere e, per quanto si cerchi di cancellarla, sfregandola e lavandola nell’acqua, rimane intatta, anzi diventa ancora più lucente. Don Giuseppe è morto. Da Cividale sale un sacerdote per amministrare i Sacramenti. Anche mons. Nicolò Tiossi, decano del Capitolo di Cividale, arriva lassù. A lui la bambina si confida e il sacerdote le crede.
La Madonna le appare ancora due volte, in quel periodo, secondo l’unanime e viva tradizione della gente. In una di queste la Madonna le consegna un segreto, al quale rimarrà sempre fedele: nessuno riuscirà mai a strapparle di bocca un indizio o una parola.
A chi indaga e fa domande, risponde che alla Madonna piace che si preghi il Santo Rosario.

L’apparizione del 1864
Teresa è consapevole della sua povertà, della sua ignoranza e della sua malferma salute, vorrebbe donarsi completamente al Signore, ma potrà padre Luigi che pure è tanto buono, accettare una come lei? Non sa leggere l’Ufficio della Madonna in latino, sa appena sillabare l’italiano! Nella preghiera apre il suo cuore alla Madre di Dio, e ancora una volta la Vergine viene a consolarla e rassicurarla. “ Va’ pure in convento, le dice, e quando dovrai leggere in latino lo saprai fare come le altre suore. Teresa si consiglia anche con mons. Tiossi che l’incoraggia. Ritorna a Udine all’inizio del 1864, per rimanervi definitivamente,
Il 7 Agosto 1864, festa di san Gaetano è ammessa in postulandato. La sua salute è precaria. Padre Luigi la invia in campagna ad Orzano, perché riprenda forza, ma non giova molto. Sarebbe ragionevole non ammetterla in noviziato, ma la Madonna l’ha inviata lì, perché lui, padre Luigi, gliela custodisca, e l’accompagni nel cammino della santità: no, non può rifiutarsi. Il 19 marzo 1867, festa di S. Giuseppe, Teresa inizia il noviziato. Lo trascorre, per alcun tempo, nella comunità di Cormons, accanto al Santuario della Madonna venerata sotto il nome di Rosa Mistica.
Ritornata a Udine, il 14 settembre 1868, festa dell’esaltazione della santa Croce, veste l’abito religioso ricevendo il nome di suor Maria Osanna. La sua malattia (tubercolosi polmonare) si va lentamente, ma inesorabilmente aggravando. Viene trasportata in infermeria, dove riceve le cure più assidue ed amorose da parte delle suore e di padre Luigi. Egli, personalmente, le porta la merenda a mezza mattina. Prende tra le sue, la mano diafana, segnata dalla Madonna, per tastarne il polso, e anche perché chi l’accompagna possa vedere quel segno misterioso. La croce, durante la malattia, non è più lucente come oro, ma è rossa. Dopo la morte diventerà bianca, e tutta la grande comunità del Collegio passerà a baciarla. Il 17 agosto 1870, suor Maria Osanna termina il suo Calvario quaggiù. Non ha ancora compiuto 25 anni.
“Era creatura più del cielo che della terra, se ne stava sempre con la mente e con il cuore assorti in Dio”, lasciano scritto le suore, .“ e così questo delicato fiorellino della Madonna, Maria Osanna, venne presto colto e trapiantato dalla SS.ma Vergine nelle aiuole del santo Paradiso”. 

Il prato sempre fiorito e la “Iancona”
A Porzus, intanto, la gente, dopo l’apparizione della Madonna, comincia ad osservare un fenomeno insolito sul luogo dell’apparizione: il prato è sempre fiorito e la neve lì si scioglie prima che all’intorno, mentre dovrebbe avvenire il contrario, essendo la dolina un abbassamento di terreno simile ad una conca! Lì gli abitanti di Porzus vanno a pregare il Santo Rosario tutte le domeniche, e tutto il mese di maggio.
Nel 1885 decidono di costruire una piccola cappella, una Iancona come la chiamano ancor oggi. La Madonna non ha chiesto di costruirle un edificio sacro, come invece ha fatto in altre apparizioni, ma la gente lo vuole costruire “per non dimenticare” “per non lasciare cadere a vuoto” un fatto che ormai sta cambiando la vita in Parrocchia. Nel 1886 all’interno, su una parete laterale, pongono, un dipinto che rappresenta la scena dell’apparizione. La veggente è presentata non come una fanciulla di dieci anni, ma come una giovane di venticinque anni: l’età di Teresa quando morì. Sulla mano sinistra della veggente c’è il segno della croce. Il messaggio è scritto in alto, in forma lapidaria: sulla sinistra: “Santificate le feste – Non bestemmiate” sulla destra: “Osservate i digiuni e le vigilie”.
Gli abitanti di Porzus scolpiscono quelle parole anche nei loro cuori. Le relazioni delle visite pastorali compiute da vari Arcivescovi a Porzus fino alla seconda guerra mondiale testimoniano la viva devozione del paese alla Madonna, e la fedeltà al comandamento di santificare le feste. Negli anni in cui mancò il sacerdote, “tutti, giovani e anziani, scesero lungo i non facili sentieri del monte per partecipare alla santa Messa nella Chiesa di Faedis o in quella di Forame.
18 agosto 2001
Porzus : Storia della veggente Teresa Dush
Dopo 137 anni di silenzio è venuta recentemente alla luce l'intera vicenda che ebbe come protagonista una fanciulla di nome Teresa Dush, di Porzus (Attimis- in provincia di Udine) e che viene raccontata nei Cenni biografici custoditi nell'Istituto della Provvidenza a Udine, dove era novizia con il nome di suor Osanna.

L'8 settembre 1855 la piccola Teresa Dush, di circa dieci anni, figlia di poveri contadini si sentì rivolgere l'ordine di scendere nella dolina a tagliare un po' d'erba per le mucche. Teresa le fece osservare che era la festa della Madonna e che durante le feste non si doveva lavorare, come sosteneva il parroco durante il catechismo. La mamma non ne volle sapere e insistette perché andasse a tagliare l'erba.

La piccola, vedendo che la madre era irremovibile e che insistendo non avrebbe ottenuto nulla, "chinò il capo e con le lacrime agli occhi" dopo aver preso il falcetto, si avviò per il sentiero che conduceva nella dolina, si raccomandò alla Madonna, pregandola con animo candido e fiducioso.

Giunta sul prato, mentre stava per mettersi al lavoro, ancora tutta piangente, vide una luce straordinaria diffondersi attorno a sé. Alzò gli occhi ed ecco innanzi a lei apparire una Bellissima Signora che la guardava e le sorrideva. La bimba cadde in ginocchio.


La Celeste Signora, sorridendole, la consolò e le chiese il falcetto. Poi si chinò, tagliò un po' d'erba, e, consegnandogliela, la esortò a portarla nella stalla rassicurandola che sarebbe bastata per tutto il giorno; le raccomandò, poi, di riferire a tutti di non lavorare nei giorni di festa, ma di santificare il giorno del Signore, se volevano che l'epidemia di colera finisse. Aggiunse anche la raccomandazione di non bestemmiare, di osservare i digiuni e le vigilie e di pregare con fede e amore il Rosario. Alla fine le riconsegnò il falcetto e, sorridendo, scomparve.

La fanciulla, emozionata, ripercorse il sentiero dirigendosi verso casa. Si ripropose di entrare nella stalla e fare quello che le aveva ordinato la Madonna. La mamma si meravigliò che Teresa avesse già terminato il lavoro e ancor di più che le mucche, mangiata la poca erba, restassero tranquille e sazie. La figlia si fece coraggio e riferì tutto alla mamma.

Una seconda volta la Vergine apparve una domenica pomeriggio in chiesa dopo il Vespero ed il Rosario.
Chiamò la fanciulla da presso all'altare. Teresa, presa da un po' di timore, chiese alle amiche di accompagnarla.

Quando fu vicina all'altare la Vergine le fece prima contemplare il Crocifisso, poi, invitandola a porgere in avanti la mano, le impresse sul dorso una piccola croce dicendole che era il segno di suo figlio , di mostrarlo alla mamma e a tutti coloro che erano deboli nella fede e l'avrebbero creduta.

Davanti ad un simile segno la madre di Teresa rimase molto turbata e si commosse profondamente.
Non credeva ai suoi occhi. Pensò che un tale prodigio non poteva rimanere nascosto e per motivi di prudenza credette opportuno di condurre la figlia dal parroco per sottoporre tutto al suo giudizio.

Una terza volte le apparve in chiesa tra la gente che vide Teresa in estasi . Le confidò un segreto che non rivelò mai e che conservò sino alla tomba.

In seguito alla morte dei genitori,avvenuta pochi mesi dopo, rimase sola con uno zio.
Ma per sottrarla ai pericoli di una indiscreta devozione, si decise di portarla a Udine e affidarla a padre Luigi Scrosoppi. Era il 21 giugno del 1856. Teresa divenne una figlia della Casa delle Derelitte per sempre. Teresa era sempre stata debole di salute e non riusciva per questo a decidersi di farsi suora, per paura di essere più un peso: difatti fino al 1864 fu a servizio presso qualche famiglia .
Una sera, mentre pregava, le apparve di nuovo la Madonna invitandola a seguire la sua vocazione, dicendole di aver fiducia e di contemplare il crocifisso. Le promise di non abbandonarla mai e le donò la facoltà di recitare l'Ufficio, pur essendo analfabeta. Il 7 agosto del 1864 fu ammessa tra le aspiranti della Congregazione.
Tre anni dopo entrò in noviziato.

Il 14 settembre del 1868 abbracciò i voti solenni assumendo il nome di Osanna Maria, impostole dallo stesso Padre Luigi Scrosoppi (da poco proclamato santo) che la seguiva spiritualmente. Durante il periodo della sua vita religiosa fu per un certo tempo a Cormons presso il Santuario dedicato a Maria Rosa Mistica.

Suor Maria Osanna ebbe l'incarico di sorvegliare le fanciulle durante la ricreazione. Qui, per ordine di Padre Luigi, aveva sempre cura di tener ben coperta, con la manica dell'abito, la croce impressa sulla mano. Egli chiedeva alle suore umiltà e carità, e la stessa Suor Maria Osanna non cedette mai alla curiosità delle ragazze con cui aveva a che fare. Ancora oggi le suore della comunità ascoltano dalle più anziane ciò che viene tramandato del suggestivo ricordo della vita di suor Osanna.

In seguito all'aggravarsi delle sue condizioni di salute,Suor Maria Osanna fu mandata ad Orzano, un piccolo paese di campagna a pochi chilometri da Udine. Anche qui ebbe il compito di sorvegliare le fanciulle durante la ricreazione. Il tempo qui, secondo la volontà del Fondatore, veniva riempito dalla preghiera e dal lavoro. Lo stesso Padre Luigi Scrosoppi amava questo luogo e veniva molto spesso a far visita alle sorelle. Anche qui esistono testimonianze dei racconti ascoltati dalle madri più anziane.

Suor Osanna passò gli ultimi mesi della sua vita a Udine, nell'infermeria delle suore.

Dalla relazione fatta dalle suore che l'assistevano, riportata sui cenni biografici, risulta che durante la lunga e dolorosa malattia era immersa nella preghiera. Padre Luigi veniva spesso a confortarla.

Spirò il 17 agosto del 1870. La sua salma riposa attualmente nel cimitero di Udine, insieme alle altre consorelle.


NON SCENDO DALLA CROCE Di Fulton j Sheen,vescovo

Ero uscito di casa per saziarmi di sole.Trovai un uomo che

si dibatteva nel dolore della crocifissione.Mi fermai

e gli dissi:"Permetti che ti aiuti"?Lui rispose:

Lasciami dove sono.

Non scendo dalla croce fino a quando sopra vi

spasimano i miei fratelli.

fino a quando per staccarmi

non si uniranno tutti gli uomini.

Gli dissi"Che vuoi che io faccia?"

Mi rispose:

Và per il mondo e di a coloro

che incontrerai che c è un uomo

che aspetta inchiodato alla croce.