lunedì 8 settembre 2014

ROSARIO DELL'INFANZIA DI MARIA


CANTO:
Nome dolcissimo, Nome d'amore, Tu sei il rifugio al peccatore;
Tra i cori angelici è l'armonia: Ave Maria, ave Maria! (2 volte)

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

Gloria al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo. Come era in principio, e ora e sempre nei secoli dei secoli. Amen. 
Cuore Immacolato di Maria, Noi ci affidiamo a Te.

Nel 1° mistero

contempliamo Maria, l'Immacola­ta Concezione. Dio onnipotente e misericordioso ha creato Maria, che è sua Figlia prediletta, la sua Mam­ma dolcissima, l'immacolata Sposa del suo Spirito. 
CANTO: Fiore che mai avvizzisce solo Tu sei Immacolata,
la Trinità t'ha voluta Sposa all'Amore infinito. (2 volte) 
Ave, Maria Bambina, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra, pre­ga per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen. (sette volte)
Gloria al Padre... 
Cuore Immacolato di Maria, noi ci affidiamo a Te!

Nel 2 ° mistero

contempliamo Maria SS. nascen­te. La preghiera e l'amore fedele ottennero ai santi Gioachino e Anna di generare la figlia «umile ed al­ta più che creatura»: è Maria, la benedetta fra tutte le donne! 
CANTO: Gli Angeli e i Santi nel Cielo ti acclamano loro Regina,
Aurora che annunci il Signore Ti contempliamo, Bambina! (2 volte) 
Ave, Maria Bambina, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra, pre­ga per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen. (sette volte)
Gloria al Padre... 
Cuore Immacolato di Maria, noi ci affidiamo a Te!

Nel 3° mistero
contempliamo l'Infanzia di Ma­ria nella casa di Nazareth. Pronti al distacco per aver consacrato la Figlia al Signore, Anna e Gioacchino circondano la piccina di tenerissimo amore, che Lei sa ben ricambiare. 
CANTO: Figlia, ci tendi le braccia, nella tua casa ci accogli;
il tuo sorriso di Cielo il cuore ci colma di pace. (2 volte) 
Ave, Maria Bambina, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra, pre­ga per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen. (sette volte)
Gloria al Padre... 
Cuore Immacolato di Maria, noi ci affidiamo a Te!

Nel 4° mistero

contempliamo Maria Bambina presso il Tempio di Gerusalemme. Pur soffrendo la lontananza dai genitori, Maria accetta con amore lo studio, il lavoro, la preghiera della piccola comuni­tà che l'accoglie. È bambina ed è già Donna forte, totalmente abbandonata al Volere di Dio.  
CANTO: Piccola, dolce Maria, piena di grazia Tu sei;
il tuo umile cuore è la dimora di Dio! (2 volte)  
Ave, Maria Bambina, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra, pre­ga per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen. (sette volte)
Gloria al Padre... 
Cuore Immacolato di Maria, noi ci affidiamo a Te!

Nel 5 ° mistero
contempliamo Maria nella fervente attesa del Messia, del Figlio di Dio. Per essere un gior­no totalmente libera di servirlo, Maria consacra ben presto a Dio la sua Verginità. L'umile «Serva del Si­gnore» sarà la Madre del Signore, come la saluterà la cugina santa Elisabetta ed Anna la profetessa. 
CANTO: Tenera madre e maestra, Tu ci conosci per nome;
a Te affidiamo sicuri quanto di vita rimane! (2 volte) 
Ave, Maria Bambina, piena di grazia, il Signore è con te, tu sei benedetta fra le donne e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.
Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra, pre­ga per noi peccatori adesso e nell'ora della nostra morte. Amen. (sette volte)
Gloria al Padre... 
Cuore Immacolato di Maria, noi ci affidiamo a Te! 
Preghiamo per il Santo Padre il Papa, tutta la Chiesa, i genitori e tutti i bambini del mondo:
Salve, o Regina, madre di misericordia; vita, dolcezza e speranza nostra, salve. A te ricorriamo, noi esuli figli di Eva; a te sospiriamo gementi e piangenti in questa valle di lacrime. Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi quegli occhi tuoi misericordiosi. E mostraci, dopo questo esi­lio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno. O clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.  
CANTO: Mentre trascorre la vita,
solo tu non sei mai,
Santa Maria del cammino
sempre sarà con te.
Vieni, o Madre, in mezzo a noi,
vieni, Maria, quaggiù,
cammineremo insieme a Te
verso la libertà. 
NB. Le varianti nell'Ave Maria valgono solo per questo Rosario; è bene non usarle in altri contesti, per evitare inutili polemiche.

LITANIE A MARIA BAMBINA

O Dio, nostro Padre, abbi pietà di noi
Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di noi
Spirito Santo, Dio abbi pietà di noi
Trinità beata, unico Dio abbi pietà di noi
Maria Bambina, Amore dello Spirito Santo, prega con noi
Maria Bambina, delizia del Figlio, prega con noi
Maria Bambina, gloria del Padre, prega con noi
Celeste Bambina, Regina degli Angeli, prega con noi
Celeste Bambina, gioia dei Santi, prega con noi
Celeste Bambina, sollievo al Purgatorio, prega con noi
Santa Bambina, solo Tu immacolata, prega con noi
Santa Bambina, piena d'ogni grazia, prega con noi
Santa Bambina, stella del Paradiso, prega con noi
Gioiosa Bambina, dimora dell'Altissimo, prega con noi
Gioiosa Bambina, umile di cuore, prega con noi
Gioiosa Bambina, mite e vittoriosa, prega con noi
Dolce Bambina, conforto ai sofferenti, prega con noi
Dolce Bambina, richiamo ai peccatori, prega con noi
Dolce Bambina, respiro di preghiera, prega con noi
Gesù, Figlio del Dio Vivente, liberaci dal peccato
Gesù, Figlio della Vergine, ascoltaci pietoso
Gesù, nostro mite Fratello, abbi pietà di noi 

Preghiera a Maria Bambina


“Ti saluto, o Maria, Rosa candidissima del puro
amore, Rosa senza spine,
Giglio fragrante di ogni dolce purità e bellezza vera.
Ti saluto, Bambina soave, incanto di Paradiso, Gioia
inesausta dell’Eterno Divin Padre!
Ti saluto, mistica Margheritina nascosta- ma ben
nota a Dio.
Fiore di campo, stupendo e singolare, del Celeste
Giardino, che però mai sfiorisci!
Ti saluto, o vaga Rosa del Cielo: amata da Dio,
osannata Dagli Angeli, lodata dagli uomini buoni!
O Tu, Maria, divina, mistica Rosa senza spine, ottieni
a noi mortali l’Amore, la Luce, la Pace del Celeste
Regno. Amen

domenica 7 settembre 2014

STORIA IN BREVE DI MARIA BAMBINA SS.


Le origini storiche deI culto della natività di Maria non sono molto conosciute; le prime tracce appartengono alla liturgia orientale. Se noi occidentali apriamo il calen­dario della Chiesa orientale greca scopriamo che l'anno li­turgico non incomincia alla fine di novembre e in avvento, ma con il 1° settembre. In tal modo la prima grande festa dell'anno nuovo dell'oriente cristiano è quella della nascita di Maria. I latini, primi fra tutti i romani, intorno al secolo VIII, presero dai greci questa festa che da Roma si diffonderà poi in tutta la Chiesa d'occidente. In Milano, il culto della natività di Maria sembra risalire al secolo X, mentre il duomo dedicato a 'Maria nascente' sa­rà consacrato il 20 ottobre 1572 da san Carlo Borromeo. Non lontano dal duomo, nella casa generalizia delle Suore di carità, in via santa Sofia, si apre un santuario do­ve, in una culla di bronzo dorato, è custodita un'immagine miracolosa di Maria Bambina. OuaI è l'origine e la vicenda del simulacro? Intorno agli anni 1720-1730 suor Isabella Chiara Fornari, francescana di Todi, modellava volti in cera di Gesù bam­bino e di Maria bambina; era questa un'espressione della devozione ai misteri dell'infanzia di Gesù e di Maria, tipica del '700. Un simulacro in cera, raffigurante Maria in fasce, fu dona­to a mons. Alberico Simonetta e, alla sua morte (1739), l'effigie passò alle suore Cappuccine di santa Maria degli angeli in Milano, che ne divulgarono la devozione. Gli anni che vanno dal 1782 al 1842 segnano la sop­pressione, decretata prima dall'imperatore Giuseppe II e poi da Napoleone, delle varie congregazioni religiose. Il si­mulacro è portato da alcune suore Cappuccine presso il convento delle Agostiniane, poi dalle Canonichesse latera­nensi; sarà quindi affidato al parroco don Luigi Bosisio, perché lo trasmetta a un istituto religioso che possa man­tenerne viva la devozione. Questo simulacro avrà, come suo penultimo porto, un luo­go di sofferenza: l'ospedale Ciceri di Milano. Lì verrà affi­dato dal Bosisio a suor Teresa Bosio, superiora delle Suore di carità di Lovere (Bg), congregazione religiosa fondata nel 1832 da Bartolomea Capitanio. Queste suore che il popolo chiamerà in seguito 'di Maria Bambina', presenti in Milano dal marzo del 1842, erano state chiamate dal card. Gaysruck per l'assistenza ai malati dell'ospedale. Al Ciceri, suore e malati si rivolgono ben presto a Maria Bambina per ottenere forza, speranza e protezione. Nel 1876, in seguito al trasferimento della casa generalizia e del noviziato, il simulacro passerà in via santa Sofia. L'effigie di Maria Bambina ha ormai oltrepassato il secolo: il volto in cera appare scolorito e sciupato dal tempo; vie­ne così sostituita con un'altra immagine, mentre quella originale sarà riesposta l'8 settembre di ogni anno all'inter­no della casa religiosa. E' il 1884... Nella cronaca dell'anno si legge: "...erano le ore sette del 9 settembre 1884... La madre si reca nell'infermeria per la visita alle ammalate e, preso il santo simulacro, va di let­to in letto porgendolo alle suore ammalate perché lo ba­cino. Giunge alla postulante Giulia Macario, da più giorni aggra­vatissima. Questa si sforza di avvicinarsi alla Celeste Bam­bina, con parole affettuose chiede la guarigione. Subito si sente per tutto il corpo un fremito misterioso. 'Sono gua­rita!', esclama. Si alza e cammina". Da allora, il 9 settembre di ogni anno, si festeggia il 'gior­no del miracolo'. Dal 16 gennaio, poi, dell'anno successivo si nota un fatto straordinario: l'immagine di cera, scolorita e ingiallita, comincia a diventare così bella da sembrare "una bambina vera".

Questi fatti danno il via ad un nuovo periodo della devozione a Maria Bambina:
1885      - 2 giugno: il simulacro viene trasportato in una cap­pella più ampia, per facilitare l'afflusso ai fedeli;
1886      - 6 febbraio: mons. A. Polin, vescovo di Adria e Ro­vigo, celebra per la prima volta la santa Messa davan­ti alla sacra effigie;
1887      - 24 maggio:  in Brescia viene benedetta la prima chiesa dedicata dall'istituto a Maria Bambina;
1888      - 8 settembre: nella casa generalizia di Milano il si­mulacro è trasportato in una nuova cappella.

Sono anni scanditi da un accorrere di fedeli: la devo­zione popolare si estende. Numerose le grazie ottenute. Nel 1904, l'allora superiora generale, suor Angela Ghezzi, chiede ed ottiene dalla Santa Sede il permesso di incoronare il miracoloso simulacro. La cerimonia si svolge il 31 maggio dello stesso anno: il card. Ferrari, assistito da altri vescovi, mette un diadema d'oro alla piccola effigie. Il gesto è interpretato da molti, e in particolare dalle reli­giose, come una risposta della Vergine alla preghiera che, parecchio tempo prima, la giovane fondatrice Bartolomea Capitanio, aveva rivolto a Maria, invitandola ad "alzare dalla culla la tenera manina" e a benedire tutti. Maria Bambina accompagna le vicende tristi e liete degli anni successivi: sono gli anni del primo conflitto mondiale e del dopoguerra. Il 9 settembre 1934 si festeggia il cinquantesimo anniver­sario del primo miracolo e il 26 aprile 1935 viene celebra­ta nel santuario, scelto fra i 72 santuari maggiori dell'archidiocesi, la santa Messa giubilare della redenzione. Il popolo è raccolto in preghiera per ottenere il dono della pace. Scoppia il secondo conflitto mondiale. Il 21 novembre 1942, in piena guerra, nel giorno in cui ri­corre il centenario dell'ingresso del simulacro nell'istituto, papa Pio XII esorta le suore a "implorare dalla Celeste Bambina il ritorno di quella pace nella cui attesa tutto il mondo sanguina e geme" (Vaticano, 13 novembre 1942). La situazione, però, peggiora: la guerra miete vittime e causa dolore, disperazione e distruzioni. Milano, come molte altre grandi città, diventa luogo di rappresaglie e bersaglio ai numerosi bombardamenti. Si teme per la sorte del simulacro. Nel febbraio del 1943 è trasportato a Maggianico di Lecco, mentre il 15-16 agosto un violento bombardamento è sferrato contro la città; il santuario e parte della casa generalizia vengono distrutti. Sotto le macerie si ritrovano numerosi ex voto contorti e anneriti: saranno raccolti come 'frammenti' di speranza e di sicura protezione della Vergine. Con la ricostruzione della casa, il simulacro ritorna a Milano in una sede provvisoria. Il 5 ottobre 1951 è posta la prima pietra del nuovo santuario, che sarà consacrato nei giorni 20 e 21 novembre 1953 dal card. Ildefonso Schuster, arcivescovo di Milano. Lì troverà la sua degna collocazione. La storia di amore, di preghiera e di fiducia giunge fi­no ai nostri giorni: Maria Bambina continua ad essere nella Chiesa “speranza e aurora di salvezza”. Nella settimana dall'8 al 15 settembre 1984 viene celebra­to il centenario del primo miracolo e il 4 novembre succes­sivo papa Giovanni Paolo II, presente in Milano per la con­clusione delle celebrazioni in onore di san Carlo Borro­meo, visita il santuario, affidando all'istituto "quella conse­gna" che gli viene dal cuore: "C'è un capitolo nella spiri­tualità mariana che sembra specialmente aperto alla vostra contemplazione: Maria Bambina. Un mistero poco cono­sciuto. Io penso che voi avete un compito grande: di ap­profondire questo mistero". Da quel giorno, davanti alla piccola immagine di Ma­ria, arde una lampada "pro pontifice nostro Joanne Pau­lo". La sosta di amore e di preghiera in santuario è stata per tutte le suore una nuova dolcissima grazia di Maria.
dal web


Preghiera a Maria Bambina


O graziosa Bambina,

nella felice tua nascita hai rallegrato il Cielo,

consolato il mondo, atterrito l'inferno;

hai recato sollievo ai caduti, conforto ai mesti,

salute ai malati, la gioia a tutti,

Ti supplichiamo:

rinasci spiritualmente in noi,

rinnova il nostro spirito a servirti;

riaccendi il nostro cuore ad amarti,

fà fiorire in noi quelle virtù

con le quali possiamo sempre più piacerti.

O grande piccina Maria, sii per noi "Madre",

conforto negli affanni, speranza nei pericoli,

difesa nelle tentazioni, salvezza nella morte.

Amen.


sabato 30 agosto 2014

< NOVENA PER LA NATIVITA' DELLA BEATA VERGINE MARIA >


Si ripete dal 30 Agosto al 7 Settembre

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Leggere la preghiera e recitare poi 30 Ave Maria per ogni giorno della novena; si diranno in tutto 270 Ave Maria in memoria dei giorni che Maria Santissima rimase nel seno di sua madre Sant'Anna. Questa devozione è stata insegnata dalla Vergine stessa a Santa Geltrude.
Preghiamo:

Gloriosissima Vergine e clementissima Madre di Dio, Maria, eccomi prostrato ai tuoi santissimi piedi, come servo umile e tuo indegno devoto. Ti prego dal più profondo del mio cuore di degnarti di ricevere queste mie piccole lodi e fredde benedizioni che Ti offro con questa santa novena; sono preghiere che cercano di unirsi a quelle numerose e fervorose che supplico di concedermi che, come Tu sei nata al mondo per essere Madre di Dio, rinasca anch'io alla Grazia per essere tuo figlio, in modo che amando Te dopo Dio sopra ogni altra osa a lodarti e benedirti per sempre in Cielo.

- Intercalare le prime 10 Ave Maria con la frase:
"Sia benedetto, o Maria, quel felicissimo istante in cui sei stata concepita senza macchia originale".

- Intercalare le seconde 10 Ave Maria con la frase:
"Sia benedetto, o Maria, quel beatissimo tempo in cui sei rimasta nel seno di tua madre Sant'Anna".

- Intercalare le terze 10 Ave Maria con la frase:
"Sia benedetto, o Maria, quel fortunatissimo momento in cui sei nata al mondo per essere Madre di Dio".

Salve Regina...




venerdì 8 agosto 2014

LA STORIA DELLA COMUNIONE SULLA MANO


Cronistoria di un abuso liturgico filo-protestante: ecco come il nuovo modo della Comunione nelle mani si fece largo nella Chiesa

Don Marcello Stanzione, Presidente dell’Associazione ‘Milizia di San Michele Arcangelo’


Città del Vaticano - Nel XVI secolo, i riformatori protestanti, nel loro nuovo culto cristiano, ristabilirono la Comunione sulla mano per affermare due loro eresie fondamentali: non esisteva affatto la cosiddetta ‘transustanziazione’ e il pane usato era pane comune.
In altre parole, sostenevano che la reale presenza di Cristo nell’Eucarestia fosse solo una superstizione papista ed il pane fosse solo semplice pane e chiunque lo potesse maneggiare. Inoltre, affermarono che il ministro della Comunione non fosse affatto Diverso, nella sua natura, dai laici. É invece insegnamento cattolico che il Sacramento dell’Ordine Sacro dona all’uomo un potere spirituale, sacramentale, imprime cioè un segno indelebile nella sua anima e lo rende sostanzialmente diverso dai laici.
Al contrario, il ministro protestante è un uomo comune che guida gli inni, fa sermoni per sostenere le convinzioni dei credenti. Egli non può trasformare il pane ed il vino nel Corpo e nel Sangue di Nostro Signore, non può benedire, non può perdonare i peccati, non può, in una parola, fare niente che non possa fare un qualsiasi semplice laico.
Egli, dunque, non è veicolo di grazia soprannaturale. Il ristabilimento protestante della Comunione nella mano fu un ‘semplice’ modo per manifestare il rifiuto di credere nella reale presenza di Cristo nell’Eucarestia, rifiuto del Sacerdozio Sacramentale, in breve il negare l’intero Cattolicesimo. Da quel momento in avanti, la Comunione sulla mano acquistò un significato chiaramente anticattolico. Era una pratica palesemente anticattolica, fondata sulla negazione della reale presenza di Cristo nell’Eucarestia e del Sacerdozio. Dopo il Concilio Vaticano II, in Olanda, alcuni preti cattolici di mentalità protestante cominciarono a dare la Comunione sulla mano, scimmiottando la pratica protestante.
Ma alcuni Vescovi olandesi, anziché fare il loro dovere e condannare l’abuso, lo tollerarono e in tal modo permisero che l’abuso continuasse incontrollato. La pratica si diffuse dunque alla Germania, al Belgio, alla Francia. Ma se alcuni Vescovi parvero indifferenti a questo scandalo, gran parte del laicato di allora rimase oltraggiato. Fu l’indignazione di un grande numero di fedeli che spinse Papa Paolo VI a prendere l’iniziativa di sondare l’opinione dei Vescovi del mondo su questa questione ed essi votarono unicamente per MANTENERE la pratica tradizionale di ricevere la Santa Comunione sulla lingua.
É anche doveroso notare che, a quell’epoca, l’abuso era limitato a pochi Paesi Europei, tanto che non era ancora iniziato negli Stati Uniti e in America Latina. Papa Paolo VI promulgò allora, il 28 maggio 1969, il documento ‘Memoriale Domini’ in cui affermava testualmente: ‘I Vescovi del mondo sono unanimemente contrari alla Comunione sulla mano. Deve essere osservato questo modo di distribuire la Comunione, ossia il sacerdote deve porre l’Ostia sulla lingua dei comunicandi. La Comunione sulla lingua non toglie dignità in nessun modo a chi si comunica. Ogni innovazione può portare all’irriverenza ed alla profanazione dell’Eucarestia, così come può intaccare gradualmente la dottrina corretta’. Il documento, inoltre, affermava: ‘Il Supremo Pontefice giudica che il modo tradizionale ed antico di amministrare la Comunione ai fedeli non deve essere cambiato. La Sede Apostolica invita perciò fortemente i Vescovi, i preti ed il popolo ad osservare con zelo questa legge’.
Ma poiché questa era l’epoca del compromesso, il documento pontificio conteneva il germe della sua stessa distruzione, poiché l’Istruzione continuò dicendo che, dove l’abuso si era già fortemente consolidato, poteva essere legalizzato con la maggioranza dei due terzi in un ballottaggio segreto della Conferenza Episcopale Nazionale (a patto che la Santa Sede confermasse la decisione).
Ciò finì a vantaggio dei sostenitori della Comunione nella mano. E si deve sottolineare che l’Istruzione diceva dove l’abuso si è già consolidato. Naturalmente, il clero di mentalità protestante (compreso il nostro) concluse che, se questa ribellione poteva essere legalizzata in Olanda, poteva essere legalizzata ovunque. Si pensò che, ignorando il ‘Memoriale Domini’ e sfidando la legge liturgica della Chiesa, questa ribellione non solo sarebbe stata tollerata, ma alla fine legalizzata.
Questo fu esattamente ciò che accadde, ed ecco perché abbiamo oggi la pratica della Comunione sulla mano. La Comunione sulla mano, quindi, non solo fu avviata nella disobbedienza, ma fu perpetuata con l’inganno. La propaganda, negli anni ’70, fu usata per proporre la Comunione sulla mano ad un popolo ingenuo, con una campagna di mezze verità che dava ai cattolici la falsa impressione che il Vaticano II avesse fornito una disposizione per l’abuso, quando, di fatto, non vi è accenno in proposito in nessuno dei documenti del Concilio.
Inoltre, non venne detto ai fedeli che la pratica fu avviata da un clero di mentalità filoprotestante e filomassone, in spregio alla Legge liturgica stabilita, ma la fecero suonare come una richiesta da parte del laicato; non chiarirono, gli assertori della Comunione nelle mani, che i Vescovi del mondo, quando fu sondata la loro opinione, votarono unanimemente contro questa pratica; non fecero riferimento al fatto che il permesso doveva essere solo una tolleranza dell’abuso, laddove si fosse già instaurato nel 1969, e che non vi era stato alcun una via libera perché la Comunione nelle mani si diffondesse ad altri Paesi come l’Italia e gli Stati Uniti d’America. Siamo ora arrivati al punto in cui la pratica dell’Ostia sulla mano è addirittura presentata come il modo migliore di ricevere l’Eucarestia, e anche la maggior parte dei nostri fanciulli cattolici è stata male istruita a ricevere la Prima Comunione. Ai fedeli si dice che è una pratica facoltativa e se a loro non piace, possono ricevere la Comunione sulla lingua.
La tragedia è che se questo è facoltativo per il laicato, non lo è per il clero. I preti sono chiaramente istruiti ad amministrare la Comunione sulla mano, che a loro piaccia o no, a chiunque lo richieda, gettando così moltissimi preti in una agonizzante crisi di coscienza.
É dunque evidente che nessun prete può essere legittimamente forzato ad amministrare la Comunione sulla mano; dobbiamo pregare affinché il maggior numero di sacerdoti abbia il coraggio di salvaguardare la riverenza dovuta a questo Sacramento e non venga intrappolato in una falsa ubbidienza che fa sì che essi collaborino alla perdita di sacralità di Cristo nell’Eucarestia.
I preti devono trovare il coraggio di combattere questa nuova pratica che fa parte dell’occulta strategia di protestantizzazione del Cattolicesimo, ricordando che Papa Paolo VI, giustamente, predisse che la Comunione sulla mano avrebbe portato all’irriverenza e alla profanazione dell’Eucarestia e ad una graduale erosione della dottrina ortodossa.
Questo abuso illegittimo si è così ben radicato come una tradizione locale, che anche Papa Giovanni Paolo II non ebbe successo a denunciare, nonostante un suo tentativo per frenare l’abuso.
Nella sua Lettera ‘Dominae Cenae’ del 24 febbraio 1980, il Pontefice polacco riaffermò gli insegnamenti della Chiesa secondo cui toccare le Sacre Specie e amministrarle con le proprie mani è un privilegio dei consacrati. Ma, per un qualsivoglia motivo, questo documento di 28 anni fa non conteneva nessuna minaccia di sanzioni contro laici, sacerdoti o Vescovi che avessero ignorato la difesa dell’uso della Comunione sulla lingua come voleva il Papa. Una legge senza una pena non è una legge, bensì un suggerimento.
Cosicché, il documento di Giovanni Paolo II fu accolto da diversi membri del clero dei Paesi dell’Occidente come un suggerimento non apprezzato e purtroppo trascurato.

[Fonte: Petrus 29 marzo 2008]


 

ITINERARIO VERSO IL FATTO COMPIUTO

Sull'onda della denuncia di forzature liturgiche indebite, per non generare ulteriore scandalo nei semplici, consigliamo la lettura di questo articolo a quei preti e frati che fanno "fatica" ad accettare il fatto che i tempi cambino. E che nella Liturgia ci si debba adeguare alla Tradizione, non al proprio capriccio.

di don Gabriel Diaz Patri
Papa Benedetto XVI ha distribuito negli ultimi mesi in alcune importanti cerimonie pontificie l’Eucaristia in bocca e con i comunicanti in ginocchio, e dalle dichiarazioni del suo maestro di cerimonie sembra che questa sia la pratica per il futuro. Lo studio che ha fatto da battistrada per riprendere in considerazione la delicata materia della distribuzione dell’Eucaristia sulla mano è stato quello dell’allora vescovo di San Luis in Argentina, mons. Juan Rodolfo Laise, dal titolo Comunione sulla Mano – Documenti e Storia. Abbiamo chiesto a uno dei suoi principali collaboratori in questa vicenda un riassunto delle linee conduttrici di questa opera.

Questo libro si articola come un commento dettagliato dei documenti su cui si basa la legislazione vigente che riguarda questa materia, al quale si aggiunge una appendice che, compendiando il contesto storico in cui questi documenti nacquero, permette di comprendere meglio la mente del legislatore, elemento chiave per l’interpretazione di una legge. Infine, e dopo aver risposto ai principali argomenti invocati per giustificare la prassi della Comunione sulla mano, lo studio si conclude con una riflessione sull’applicazione concreta degli elementi esposti lungo le sue pagine.

Alcune verità dimenticate
Subito dall’inizio ci confrontiamo con una serie di concetti contrastanti con quanto normalmente sentiamo dire. Può sorprendere, per esempio, venire a conoscenza che questa maniera di ricevere la Comunione non fu trattata e neanche fu menzionata nel Concilio e che non fa parte della “Riforma liturgica” posteriore.
Grazie a una ricostruzione storica basata sul prezioso racconto dei fatti che fa mons. Annibale Bugnini, non solo testimone ma anche protagonista di essi, nel suo libro di memorie La Riforma liturgica 1948-1975, possiamo realizzare che, infatti, l’uso fu introdotto senza autorizzazione in certe regioni d’Europa verso la metà degli anni Sessanta. Nonostante Papa Paolo VI avesse già nel ‘65 determinato fermamente che in quei luoghi si doveva ritornare alla Comunione in bocca, questo e altri richiami posteriori dell’autorità suprema non ebbero alcun effetto.
Davanti a una resistenza che si dimostrava irremovibile, il Papa iniziò finalmente a prendere in considerazione (nel 1968) la possibilità di trovare una soluzione ritenendo pure che un cambio in questa materia rischiava di affievolire la fede del popolo nella presenza eucaristica.

Un percorso accidentato
Infine il Papa, che, secondo le sue stesse parole, non poteva «esimersi dal considerare l’eventuale innovazione con ovvia apprensione», fece fare una consulta sub secreto all’episcopato mondiale.
Il risultato fu che la stragrande maggioranza si dichiarò contraria a qualsiasi concessione. Di conseguenza, Paolo VI diede ordine alla Congregazione per il Culto Divino perché preparasse «un progetto di documento Pontificio, nel quale: 1°) Si dia sommaria notizia dei risultati della consultazione dei Vescovi; 2°) la quale conferma il pensiero della S. Sede circa la inopportunità della distribuzione della S. Comunione sulla mano dei fedeli, indicandone le ragioni (liturgiche, pastorali, religiose, ecc.). Rimane pertanto confermata la norma vigente. 3°) Se alcune Conferenze episcopali, ciò nonostante, crederanno di dover permettere questa innovazione, vogliano ricorrere alla S. Sede, ed attenersi poi, se accordata l’implorata licenza, alle norme e istruzioni che la accompagneranno».
Fu così che il 29 maggio 1969 la Congregazione per il Culto Divino pubblicò l’istruzione Memoriale Domini, contenente la legislazione sull’argomento che è ancora in vigore e che si potrebbe sintetizzare in questa maniera: la proibizione della Comunione sulla mano rimane vigente in modo universale e si esortano vivamente i vescovi, sacerdoti e fedeli che si sottomettano diligentemente a questa legge nuovamente ribadita. Tuttavia, dove si fosse radicato questo uso introdotto in maniera illecita, si prevede la possibilità di concessione a quei settori che non sono disposti a ubbidire a questa esortazione.
In quei casi, «per aiutare le conferenze episcopali ad adempiere il proprio compito pastorale, nelle odierne circostanze, più scabrose che mai», il Papa dispose che le rispettive conferenze (con l’approvazione di due terzi dei suoi membri) avrebbero potuto chiedere un’autorizzazione a Roma affinché, ogni vescovo di quella conferenza, secondo la sua prudenza e coscienza, potesse permettere la pratica della Comunione in mano nella sua diocesi. Secondo i documenti trascritti da mons. Bugnini, con questa concessione si mirava probabilmente ad evitare che «in questi tempi di forte contestazione (...) l’autorità non venga battuta sulla breccia, mantenendo una proibizione che difficilmente avrebbe seguito nella pratica», giacché nello studiare le diverse possibili soluzioni si avvertiva: «è da prevedere anche una reazione violenta in alcune zone e una disubbidienza piuttosto diffusa dove l’uso è stato già introdotto».
Tuttavia, la volontà chiaramente restrittiva del legislatore indicava che la concessione doveva interpretarsi e applicarsi in modo da favorire il meno possibile la diffusione del rito. Questa legislazione non è mai stata modificata, né sono state allargate posteriormente le possibilità di introdurre la Comunione in mano.
Eppure le richieste delle conferenze episcopali – benché non ci fossero le condizioni richieste per domandare l’indulto –; l’insistenza nel riconsiderare il problema in luoghi dove già era stata previamente verificata l’assenza di quelle restrittive condizioni; la sua fin troppo facile concessione da parte del dicastero pertinente e, soprattutto, l’assoluto silenzio sulla disubbidienza irriducibile che era al cuore del problema; fecero sì che la prassi si estendesse quasi universalmente.

Riscoperta o retrocessione?
Un secondo punto dello studio di mons. Laise che richiama l’attenzione riguarda il fatto che la nuova prassi non sarebbe davvero una «riscoperta» di una «antica tradizione», consistente «nel tornare a ricevere la Comunione come nella Chiesa delle origini e dei padri » come si sente dire spesso. Nella istruzione Memoriale Domini si dice chiaramente che, sebbene nel cristianesimo primitivo la sacra Comunione si riceveva normalmente in mano, «col passare del tempo si approfondì la conoscenza del mistero eucaristico, della sua efficacia e della presenza di Gesù Cristo in esso, in modo che, sia per il senso di riverenza verso questo Sacramento che per il senso di umiltà col quale bisogna riceverlo, si introdusse la pratica di collocare sulla lingua del comunicante la sacra Forma». Nel contesto si vede che per Paolo VI questo cambio fu un vero progresso. Nei testi antichi non si menziona che i Padri della Chiesa abbiano trovato alcun vantaggio nel comunicarsi ricevendo l’Eucaristia sulla mano, né che loro abbiano fatto elogi di questa prassi come tale.
Semplicemente non conoscevano altro. Anzi, nell’allertare ripetutamente sui pericoli ad essa collegati, i Padri evidenziano una imperfezione inerente a questa modalità di comunicarsi. Perciò, l’autore afferma che anche se la Comunione sulla mano fu, senza dubbio, il modo di comunicarsi dei santi Padri, la Comunione in bocca sembra il modo di riceverla che avrebbero desiderato avere. Così fu che col passar del tempo, a un determinato momento, un uso finì per sostituire l’altro, al punto che quello di prima non fu soltanto abbandonato ma addirittura esplicitamente proibito.

Lo zampino del Catechismo olandese...
Secoli più tardi l’uso di comunicarsi in mano fu ripreso dai riformatori protestanti con una chiara connotazione dottrinale. Secondo Martino Bucero, assessore della riforma anglicana, il distribuire la Comunione nella bocca si doveva a due “superstizioni”: il “falso onore” che si pretende attribuire a questo Sacramento e la “perversa credenza” che le mani dei ministri, a causa dell’unzione ricevuta nella ordinazione, siano più sante delle mani dei laici.
Perciò, quando nella seconda metà del secolo XX la Comunione sulla mano iniziò a penetrare negli ambienti cattolici, non si trattava più di un mero ritorno ad un uso primitivo: a partire dalla riforma e negli ultimi secoli, tale uso aveva acquisito una certa valenza contraria alla dottrina cattolica sulla presenza reale e sul sacerdozio.
Non è un caso, del resto, che proprio in uno dei primi luoghi dove la Comunione sulla mano s’introdusse abusivamente fosse stato pubblicato poco tempo prima un “Nuovo Catechismo” (il noto “Catechismo Olandese”) al quale la Santa Sede dovette imporre numerose modifiche (14 principali e 45 minori).
In questo testo, commissionato dall’episcopato olandese e presentato mediante una “lettera pastorale collettiva”, si metteva in dubbio la presenza reale e sostanziale di Cristo nell’Eucaristia, si dava una spiegazione inammissibile della transustanziazione e si negava qualsiasi forma di presenza di Gesù Cristo nelle particelle o frammenti staccatisi dall’Ostia dopo la Consacrazione. D’altra parte si faceva confusione fra il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio gerarchico.

Un modo vale l’altro?
Terzo aspetto trattato dal presule argentino è che, persino dove è permesso l’uso della Comunione sulla mano, non si tratta di una opzione in più proposta dalla Chiesa di pari valore all’altro uso vigente.
Infatti, la posizione della Santa Sede riguardo alla maniera di comunicarsi non è indifferente: la Comunione in bocca è stato il modo chiaramente raccomandato mentre l’altro modo è soltanto tollerato (come consequenza di quello che l’autore definisce la «disubbidienza piú grave alla autorità papale negli ultimi tempi »), dovendosi inoltre prendere una serie di precauzioni, specialmente per ciò che riguarda la pulizia delle mani e la cura attenta delle particelle (prescrizioni che, del resto, sono di rado tenute in conto nella pratica).
Secondo quanto afferma l’istruzione Memoriale Domini, la modalità di comunicarsi in bocca che da un millenio ha sostituito universalmente la pratica di ricevere la Comunione sulla mano è propria alla preparazione che si richiede per ricevere il Corpo del Signore nel modo più fruttuoso possibile e assicura più efficacemente che la Sacra Comunione sia distribuita con riverenza, decoro e dignità, allontanando così ogni pericolo di profanare le sacre specie Eucaristiche, facendo attenzione con diligenza della cura che la Chiesa ha sempre raccomandato anche nei riguardi delle particelle stesse del pane consacrato (infatti, con la Comunione sulla mano ci vorrebbe ogni volta un miracolo perché non cadesse per terra una particella o non rimanesse un piccolo frammento aderito alla pelle).
Come ricordava Paolo VI nella Mysterium Fidei, Origene racconta che «i fedeli si credevano in colpa, “e giustamente”, se, ricevuto il corpo del Signore, pur conservandolo con ogni cautela e venerazione, ne cadesse per negligenza qualche frammento».

Le espressioni dei Padri, il cambiamento nel modo di ricevere la Comunione alla fine del primo millennio e gli argomenti di Paolo VI per negare la reintroduzione del modo antico, riflettono tutti l’unica fede della Chiesa nella presenza reale, sostanziale e permanente, persino nelle più piccole particelle, le quali esigono attenzione e adorazione. SS. Benedetto XVI non fa che mettere in pratica tutto questo.
Fonte Radici Cristiane Ottobre 2008.

LE SETTE SANTE BENEDIZIONI


Mettersi alla presenza di Dio, chiedere a Padre Pio che ci conceda di pregare attraverso il suo cuore perché la nostra preghiera venga pienamente accettata presso la Divina Misericordia.
Sgomberare il cuore da rancori, odi e qualsiasi sentimento che è in contrasto con il precetto divino dell’ amore e se non riusciamo appieno, umiliarsi profondamente chiedendo che Gesù abbia misericordia anche di questo. Egli sa che fummo tratti dal fango e non siamo ancora come lui merita.
Le benedizioni possono essere fatte sia su di sé che su altri, anzi per sofferenze dovute ad azioni esterne è bellissimo e porta tanto giovamento a se stessi il benedire chi ci è stato causa di sofferenze fisiche o morali.
Nota: (nelle benedizioni che seguono il segno di croce si fa una sola volta).

1. Mi benedica la potenza del Padre Celeste + la sapienza del Figlio divino + l’amore dello Spirito + Santo. Amen.

2. Mi benedica Gesù crocifisso, per mezzo del suo preziosissimo Sangue. Nel nome del Padre + e del Figlio + e dello Spirito + Santo. Amen.

3. Mi benedica Gesù dal tabernacolo, per mezzo dell’amore del suo Cuore divino, Nel nome del Padre + e del Figlio + e dello Spirito + Santo. Amen.

4. Mi benedica Maria dal Cielo, Madre celeste e Regina e riempia la mia anima di un più grande amore a Gesù. Nel nome de Padre + e del Figlio + e dello Spirito + Santo. Amen.

5. Mi benedica il mio angelo custode, e tutti i santi Angeli vengano in mio aiuto per respingere gli attacchi degli spiriti maligni. Nel nome del Padre + e del Figlio + e dello Spirito + Santo. Amen.

6. Mi benedicano i miei Santi patroni, il mio santo patrono di battesimo e tutti i Santi del Cielo. Nel nome del Padre + e del Figlio + e dello Spirito + Santo. Amen.

7. Mi benedicano le anime del Purgatorio e quelle dei miei defunti. Che siano i miei intercessori presso il trono di Dio affinché io possa raggiungere la patria eterna. Nel nome del Padre + e del Figlio + e dello Spirito + Santo. Amen.

Discenda su di me la benedizione della santa Madre Chiesa, del nostro Santo Padre Papa Giovanni Paolo II, la benedizione del nostro vescovo……….,
la benedizione di tutti i vescovi e sacerdoti del Signore, e questa benedizione, così come viene diffusa da ogni Santo Sacrificio dell’altare, discenda su di me tutti i giorni, mi preservi da ogni male e mi dia la grazia della perseveranza e di una santa morte. Amen.

Queste bellissime benedizioni possono essere invocate sia su di se che sugli altri sostituendo il "discenda su di me" con "discenda su di te o su di voi" e si consiglia molto ai genitori sui propri figli e familiari malati e non. Invocare la benedizione di Dio è il compito di ogni cristiano perché Gesù ha raccomandato molto di benedire anche i propri nemici. Ricordiamoci il precetto "benedite e non maledite coloro che vi perseguitano affinché siate figli, veri figli del vostro Padre Celeste".
Benedizioni bellissime da fare su di sè o sugli altri sia vicini che lontani. Vi invito a chiedere queste benedizioni su di voi o mandarle sugli altri assieme ad una grande gratitudine a Dio. Egli infatti per la passione terribile di Suo Figlio Gesù, totalmente innocente, condannato ingiustamente a morte per noi e che ha versato tutto il suo sangue ora ci permette, come figli e come redenti di essere benedetti e di benedire.
Nota dell'autore: noi non solo possiamo, ma dobbiamo benedire ogni creatura con rendimento di grazie e ogni situazione della vita anche se avversa. Non possiamo però benedire con consacrazione le cose o le persone che servono o serviranno in modo permanete al culto divino o alla liturgia. Solo i presbiteri e diaconi possono farlo.
Fate per voi e per altri queste sante benedizioni facendole passare attraverso il Cuore di San Pio da Pietrelcina e chiedendogli che le faccia sue e operi al posto nostro unendosi alla nostra preghiera.

Preghiera per le persone avverse

Lava o Signore Gesù nel Tuo Preziosissimo Sangue i miei nemici e invia su di essi continuamente la Tua Santa Benedizione e la benedizione di Maria Immacolata unite a quelle di tutti gli angeli e di tutti i Santi. Anche io mi unisco a queste benedizioni e benedico me e loro nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Ripetere spesso nelle persecuzioni che vengono dalla malizia del prossimo. E’ una preghiera efficace e liberatoria più di quanto si pensi


NON SCENDO DALLA CROCE Di Fulton j Sheen,vescovo

Ero uscito di casa per saziarmi di sole.Trovai un uomo che

si dibatteva nel dolore della crocifissione.Mi fermai

e gli dissi:"Permetti che ti aiuti"?Lui rispose:

Lasciami dove sono.

Non scendo dalla croce fino a quando sopra vi

spasimano i miei fratelli.

fino a quando per staccarmi

non si uniranno tutti gli uomini.

Gli dissi"Che vuoi che io faccia?"

Mi rispose:

Và per il mondo e di a coloro

che incontrerai che c è un uomo

che aspetta inchiodato alla croce.