martedì 3 settembre 2013

EUCARISTIA E SANTISSIMA TRINITÀ

VITALITA’ INFINITA E RICCHEZZA DELLA DEDIZIONE EUCARISTICA DI GESÙ
 VENITE A ME CHE SONO L'INFINITA VOSTRA RICCHEZZA
SAc. DOLINDO RUOTOLO
 Per informazioni sulla vita del P. Dolindo, sui molteplici suoi scritti, e per eventuali grazie ricevute, rivolgersi a: APOSTOLATO STAMPA, Vico Lungo Sant'Agostino degli Scalzi, n. 6 - 80136 NAPOLI - Tel. (081) 544.70.03 (tutti i giorni feriali - escluso il Sabato dalle ore 16.00 alle 17.45) c/c postale n. 20700805 


del P. Dolindo Ruotolo
La SS. Trinità, eterna consacrazione di Dio

«Questo è il mio Corpo!...».
«Questo è il mio Sangue!...»
Rare volte l'uomo ha meditato queste subli­mi parole che non sono della terra ma sono del Dio vivente. Eppure esse sono un tesoro unico per noi, perché sono le uniche parole creatrici che possiamo dire noi Sacerdoti, operando istantaneamente il più grande miracolo. L'im­potenza umana cade, l'atomo impercettibile si eleva al di sopra del creato tutto, colui che fu fatto ad immagine e somiglianza di Dio rag­giunge la più alta vetta di questa somiglianza parlando in Nome di Dio come se parlasse in nome proprio, pronunziando la parola dell'esi­stenza sul piccolo pezzetto di pane: «Questo è il mio Corpo...», «Questo è il mio Sangue...». Possiamo dire che dall'eternità Dio esiste in Se stesso come in una eterna Eucaristia.
Dio ha l'essere da Sé; è Colui che ha in Sé l'essere e la ragione del suo essere. Egli dun­que ha il Verbo eterno che lo afferma infinita­mente esistente, ha in Sé l'unione eterna che lo congiunge a Se stesso.
La SS. Trinità non è che l'eterna consacra­zione di Dio!
Dio è infinitamente. Il Verbo suo generato da Lui è l'atto infinito della sua esistenza, ed è la gloria del suo essere, gloria sostanziale, af­fermazione infinita di Lui. Lo Spirito santo è come l'unione eterna di Dio con Dio... e proce­de dal Padre e dal Figliuolo come l'infinita con­seguenza della Eterna Verità sussistente, come l'eterno amore di Dio!
Quale mistero grande ed imperscrutabile! Gesù Cristo non poteva maggiormente glo­rificare il Padre suo come nella SS. Eucaristia.



Al Sacerdote il potere di comandare sulla sostanza del pane e del vino

Egli ha dato ai Sacerdoti, a piccole creature della terra, il potere grandioso di comandare in persona sua alla sostanza del pane e del vino. Queste parole onnipotenti fanno dilegua­re la sostanza del pane e del vino, e nel momen­to stesso la sostituiscono con quella del Corpo e del Sangue suo.
Egli che è il Redentore e rappresenta l'uma­nità, ha trasportato sulla terra l'eco solenne della vita di Dio, e nel medesimo tempo ha offerto a Lui tutta la creazione, tutte le creatu­re, pigliandone il posto; si è presentato a Lui sotto le spoglie del creato nel pane e nel vino; ha solennemente affermato il sovrumano pote­re di Dio su di tutto, il suo dominio eterno, la sua potenza infinita; ha istituito quindi il sa­crificio più solenne, sostituendo tutti i sacrifici antichi, nei quali questo riconoscimento di Dio sopra tutte le cose era appena velato; si è dato all'uomo come cibo per nutrirlo, e per rendersi suo mallevadore, per sostituirlo; si è fatto suo amico, pronto a rispondere sempre per Lui dalla sua prigione di amore!
Quale piano ammirabile in queste poche parole che noi spesso scambiamo per una espe­rienza qualunque, e che stentatamente forse crediamo!...
Eppure, quando nella santa Messa il Sacer­dote si curva sull'altare, e prende il pane nelle mani, i fedeli dovrebbero quasi trattenere il
respiro per la emozione!
Allora le parole onnipotenti hanno eco nel Cielo, il Sacrificio della Croce si rinnova, il Verbo di Dio, ripete fra le creature l'eterno Verbo che glorifica il Padre nella sua persona, eternamente generata da Lui; lo Spirito Santo splende della sua eterna fiamma di carità; «la materia si immola» e dilegua, non nel vuoto, ma si transustanzia in quella carne benedetta e divina che diede a noi il merito infinito; «la materia si immola», e scorre liquido il sangue di Gesù in suo luogo; l'uomo possiede il suo infinito tesoro, la sua difesa, la sua vittima, la sua lode, la sua Eucaristia, la sua vivente pre­ghiera: «Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue!».
Chi può entrare nell'eternità, chi può narra­re l'eterna generazione del Verbo?
L'uomo - dirò così - riceve nelle mani un pennello divino, e con la povera materia terre­na, con poche parole, traccia il mirabile piano dell'esistenza, della conoscenza e dell'amore di Dio.
L'ostia palpita, freme, adora, ripara, eleva, trionfa, vince, glorifica, vivifica...., e la creatu­ra può dire, in un atto di soddisfazione subli­me, vedendosi sostituita da Gesù - può dire - rinnegando la propria miseria innanzi a Dio, in un sublime olocausto di umiltà: «Io sono nulla, la mia vita scompare, il mio corpo è pol­vere, il mio sangue è impuro. Ecco il mio Corpo, questo è il mio Sangue, il Corpo e il Sangue del mio Redentore divino!».
Così Gesù non si dà solamente a Dio infinito, si dà ancora alla piccola creatura e diventa la sua ricchezza e la sua vita! Oh, mistero di gran­dezza e di amore che dovrebbe farci vivere con­tinuamente dell'Eucaristia e nell'Eucaristia!


Io sono il tuo Corpo, o Gesù, io sono il tuo sangue!

Io mi raccolgo innanzi a te, Gesù mio Sa­cramentato e ti ringrazio di quello che tu hai fatto per me; io però sento di doverti ringrazia­re con i fatti e non già con le parole! Il tuo dono ammirabile mi fa ricordare un'altra gran­de verità: io sono il tuo Corpo, o Gesù, io sono il tuo Sangue, perché io sono parte del tuo Corpo mistico!
Tu dunque, dandoti a me sotto le specie del pane e del vino, vuoi ricordarmi che io debbo rimanere in te e tu in me, di modo che tu pos­sa presentarmi innanzi al Padre tuo con queste medesime parole onnipotenti.
Debbo vivere di te, Gesù mio, poiché se non divento 'il tuo' Corpo ed 'il tuo' Sangue, io sono l'abiezione e l'ignominia vivente!
Tu, Gesù mio, puoi transustanziare la mate­ria con la tua parola onnipotente, ma non puoi vivere in me senza la mia volontà, diversamen­te io sarei travolto come nulla dalla tua vita, e rimarrei come una specie inerte!
Per questo tu vivi con me sotto le apparenze del pane e del vino e vuoi che io mi cibi di te, perché tu vivendo proprio nella mia volontà, nella mia libertà, nella mia carne, possa dire al Padre tuo: «Questa è il mio Corpo, questo è il mio Sangue», e possa rendermi tu oggetto del­la compiacenza divina, inno vivente di amore, erede dell'eterna vita!
Vieni dunque, o Redentore mio Sacramen­tato, vieni, nutriscimi, mutami, risanami, ele­vami, vivifica la mia nullità.... fammi degna di te, di modo che, tu, nostro avvocato e nostra vita, tu solo viva, e possa dire di tutto il genere umano, nobilitato nella tua vita: «Questo è il mio Corpo, questo, è il mio Sangue!».
Napoli, 12 agosto 1919
PADRE DOLINDO RUOTOLO


VITALITÀ INFINITA E RICCHEZZA DELLA DEDIZIONE EUCARISTICA DI GESÙ
Dio solo!
Napoli, 25 ottobre 1918 mezzanotte
E’ notte, o Gesù... e il primo momento di questo nuovo giorno può portare la prima nuo­va dei tuoi trionfi Eucaristici. Nuove remote, sì, ... pallide come lontane aurore, ma sempre primi sprazzi della tua misericordia!
Sto pregando già da circa tre ore, sto pre­gando intensamente perché venga il tuo Regno Eucaristico, o Gesù mio! Io sento la tua vitalità infinita, la ricchezza della tua dedizione eucaristica e non mi so esprimere, non posso esprimermi!
Sei un oceano infinito, o Gesù, semplice e sterminato, solitario e pieno di ospiti misterio­si. Io guardo l'oceano, e quella solitudine mi pare vivificata dal mistero del solenne. Così sei tu nell'Eucaristia: Amore e semplicità ster­minata, silenzio pieno di profonde parole, so­litudine piena di compagnia, solitudine sazia­ta da te.
Sei come un sole fulgente, disco luminoso che non può guardarsi che nella sua attività diffusa sul mondo: visto direttamente abbaglia.
Io ti scorgo nella vita che tu spandi nel sa­cramento del tuo Amore, essa è tutta una fulgida luce che illumina, è pace che consola, è attività che eleva!
Sei come un fiore pieno di profumi. Chi lo coglie non lo riguarda che come un piccolo gingillo, eppure quanti misteri vi sono in quel­l'umile apparenza!
Sei un mistero, o Gesù buono, un mistero di fede, un mistero di vita, un mistero di amo­re! Chi mai ha attinto la vita da te, o Salvatore mio, chi l'ha gustata ancora, se sei tutto scono­sciuto in questo Sacramento?
Apritevi, o fonti perenni di vita, diffondetela dovunque, poiché noi non troviamo salvezza e ricchezza che in questa fontana di perenne pace!
Apritevi, o fonti di amore del Redentore mio buono; voi non potete affermare la vostra pie­nezza che diffondendovi!
Scendete, scendete al piano, alla valle, all'umile tugurio, perché la gente è fatta così stol­ta e così pigra che non salirà sulla montagna per attingere, se non si è dissetata, se non si è fortificata prima!
Apri il tuo Cuore, o Gesù buono, come por­ta della vita eterna; dilatalo nella tua infinita carità; non aspettare che le creature vengano a te, perché non ti conoscono; esse ti conosce­ranno quando potranno gustarti, quando po­tranno apprezzarti praticamente! Usaci questa grande misericordia, o Signore, poiché solo tu puoi spezzare le catene che hanno resa l'uma­nità schiava del gusto depravato del mondo!
Quanto sei buono, o Gesù! Io mi sento come liquefare nel dire questa parola, ora special­mente che sono tribolato! Sì, ora più che mai sento la tua infinita bontà, perché veggo il ri­camo splendido che tu intessi nella mia stessa umiliazione!
Ma chi è che conosce la tua bontà? è neces­sario cibarsi di te per sentirla! Certe cose se non si trattano non si conoscono. Tu, mio Gesù, sei il Dio nascosto e sconosciuto se non si vive di te!
Ah, mio amore! Le creature nei benefici che hanno ti dimenticano; si ricordano di te solo per attribuirti la perdita subita, l'ingiuria pati­ta, la morte della persona cara. Allora sentite nominare Dio e Gesù nelle famiglie, ma solo per lamentarsene, per colmare di vituperi l'in­finita bontà!
Levati, o Gesù, levati da trionfatore nel tuo Sacramento di amore; solo qui puoi farti co­noscere per quello che sei, perché solo qui tu puoi farci gustare, solo qui puoi farci confuta­re i pratici errori che legano le anime alla terra! Sei vita, e non può sentirti che chi vive di te!
Io mi ti offro interamente, Gesù buono! Quando mi veggo così umiliato, così vilipe­so, gettato così nell'inerzia, io mi addoloro, ma nel tempo stesso mi consolo e ti ringrazio, pen­sando che il mio annientamento è la base del tuo trono eucaristico.
Molti parlano di te Sacramentato per deri­dere me come pazzo, ora! È un passo, Gesù, un passo avanti, poiché queste stesse persone non avrebbero giammai parlato di te!
Oh, santo annientamento mio, che mi ren­de, senza volerlo, voce che grida a tutti: «Cono­scetelo Gesù, amatelo, vivetene e poi vedrete se il pazzo sono io!». Oh, sante stranezze mie, se ti fanno conoscere!
Quando io ti elevo per benedire il popolo, prima e dopo imprimo un bacio sul tuo osten­sorio. Mi sono accorto che molti fedeli rinnovano tutta la loro fede in te per questo solo atto. Sii benedetto! Che importa a me che mi dicano esagerato? Io ti sento, o Gesù mio! Le tenebre della notte si mutano in dolce splendo­re di cielo, l'umiliazione nel più sublime esaltamento, l'abbandono degli uomini nella pienezza tua, nella tua dolce compagnia.
Tu sei la vita, o Gesù!
Io ti sento, o Gesù, anche quando tu mi provi, e sembri eclissato, sembri lontano da me! Oh, tu non sei lontano!
Il cuore si sente risvegliato dai palpiti della tua carità infinita! Tu non puoi nasconderti, o Signore, non puoi eclissarti, perché la luce, il fuoco, l'amore si rivelano da sé! Sii benedetto in eterno!
Parlami, o Gesu buono! Le tue pecorelle attendono la tua parola di vita, poiché forse poco tempo ancora avranno per cibarsi abbon­dantemente di te! Io penso a questi momenti di solitudine nei quali si troveranno, il cuore ne geme, ma il distacco sarà breve, poiché tu saprai abbreviare il tempo tuo! Non hai tu le­gate le anime nostre come un'anima sola, come un sol cuore, come un solo spirito? Ebbene tu saprai mantenere quello che tu hai legato in te! Parlaci, o Maestro buono, o dolcissimo Gesù, poiché l'anima nostra non è mai sazia di te, non si sazia mai di sentirti parlare. Essa più ti ascolta, più ti vuole ascoltare, perché tu sei vita!


Gesù alle anime:
Sono io, Gesù Eucaristia, legame e vita di tutte le mie pecorelle: Io sono dovunque, e nel Sacramento del mio amore congiungo le ani­me più distanti! Che importa che esse non possano comunicarsi fra di loro? Io mi fo sen­tire, io so trasportare dove voglio le anime che mi sono care, io non conosco ostacoli! Chi può mettermi in prigione? Chi può isolarmi? Chi può dire, suggellando la mia tomba: «Ecco tut­to è finito, egli non uscirà più di qui, e nessuno lo toglierà perché la tomba è siggillata ed è custodita»?
Oh, quanto sono stolti i consigli degli uomi­ni! Io attraverso gli ostacoli, infrango il suggel­lo, rovescio la pietra, ritorno alle anime che amo; e vi ritorno senza che nessuno possa osta­colarmi! Io vado e vengo, figlie mie. Vado nella morte e vengo nel trionfo, vado nel distacco, e vengo in una più intima comunicazione, per­ché io sono il padrone di tutto, e nessuno può rendere vana la mia volontà!
Il vostro cuore si rattrista? Ma è necessario che io me ne vada, perché senza la privazione non mi potreste apprezzare.
Anche voi sarete come affondate nella terra per germinare, e questo tempo è tempo di pre­parazione e di formazione.
Non temete di nulla! Il dolce pastore che vi guidò continuerà a guidarvi; la vita che attin­geste si svilupperà, e voi capirete che io sono la vostra vita!
Non vi accorate di nulla! Il distacco è amaro, ma è sempre una forza che vi rende più libere nello spirito, e vi prepara a voli maggiori!
Voi avete visto, figlie mie care, che io opero; ora non ne potete dubitare. Ebbene, abbando­natevi a me, e lasciate che io operi nella pie­nezza della mia attività! Io sono il legame del­l'anima vostra. Non temete! Nulla rimarrà uc­ciso mai nello spirito vostro, poiché io vigilerò sul campo mio perché nessuno lo calpesti e lo profani. (...)».
(Da uno scritto inedito del 25 ottobre 1918 del Padre Dolindo Ruotolo).


VENITE A ME CHE SONO L'INFINITA VOSTRA RICCHEZZA

Gesù alle anime:
Sono io, Gesù Eucaristia, tesoro delle vostre anime, ricchezza del mondo, pace di tutte le creature!

Come la poderosa energia nascosta nel filo elettrico

Voi state intorno a me come le pecorelle intorno al Pastore, ed io voglio rivolgervi una parola paterna per guidarvi al pascolo del mio amore.
Guardate questo mio Cuore, di quante fiam­me è ripieno. È un fuoco ardente, ma è nasco­sto alle anime che non si mettono in comunio­ne con me annientadosi. Chi supporrebbe nel filo elettrico una fiamma nascosta, una energia così potente che può muovere, può illuminare, può riscaldare, può scuotere, può ravvivare? Non ha significato stare in distanza da questo filo, né si può percepire la corrente senza mettersi in comunicazione.
Così sono io in questo Sacramento di amo­re: sono inerte, nascosto, silenzioso, arido, fred­do per chi non si inabissa nella mia vita eucaristica, con un atto di fiducia, con una dedizione completa, con una umiltà profonda!
Quanto più piccoli vi fate, quando vi isolate dalla terra, quando mettete in me il vostro prin­cipio ed il vostro fine, voi siete in me come il filo di una lampada elettrica e vi riempite di calore, di luce, di vita.
Il filo di una lampada deve essere sottile, deve essere isolato dalla terra, deve essere in comunione dei due poli elettrici, deve stare nel vuoto...
Così voi dovete farvi piccoli, dovete staccarvi dalla terra, dovete mettervi in comunione con me, dovete essere nel vuoto completo, affinché l'atmosfera del mondo non vi consumi e vi bruci.
Oh, quanto sono poche le anime che vengo­no innanzi a me con queste disposizioni! Quando si va in chiesa pieni di orgoglio e di ostentazione, quando si è legati alla terra, si è distratti dal mondo, come volete che io parli all'anima?
Questa è dunque la prima via per essere pascolati da me!


Fermati dinanzi al mio Tabernacolo

Ma la vostra natura è piena di tante mise­rie, di tante distrazioni, e voi non riuscite a raccogliervi in me.... Dovete perdere la speran­za? No! Dovete invece confidare in me, e quan­to più miserabili vi vedete, tanto più dovete venire a me, perché io non sono solo la 'vita', ma sono ancora la ‘via’.

Se un'anima rimane davanti a me, ancorché sia sterile, distratta, povera di vita..., se vi rima­ne riconoscendo almeno il suo stato, il suo nul­la, rivolgendosi a me, non dico con la preghie­ra, ma con lo sguardo, vi dico che io la vivifico e la conduco ai miei pascoli poco per volta. Io sono la via per quest'anima, sono il pastore pie­toso che l'accoglie sulle spalle e la porta.
O pecorella mia, sei distratta da tanti pen­sieri estranei a me, ti viene la noia, ti pare di stare sulle spine innanzi a me? non sai prega­re, manchi di unzione interna? Oh, non ti sfiduciare! Rimani innanzi a me in questo squallore, ed ogni giorno fa' la tua cura spiri­tuale in un atto di presenza.
Rimani, riposati, guardami almeno. Questo lo puoi fare sicuramente, non costa fatica. Sta­bilisci un tempo determinato per rimanere davanti a me, e non te ne andare se non finisce quel tempo. Io sono contento anche di questo, e poco per volta ti conduco al pascolo del mio amore.
Che se vuoi abbreviare la tua via, prega vocalmente, leggi un libro buono che parli di me, non fa niente che non sia proprio un libro di preghiere; e, leggendo, fermati ogni tanto a guardami soltanto. Io ti assicuro che, poco per volta, il tuo cuore si disgelerà e tu comincerai a sentire un benessere nuovo in te. Unisciti poi alle preghiere degli altri, e, se puoi, va dove altri pregano, dove si canta a me, dove si parla di me. Unisci il tuo cuore alle preghiere altrui, e al più presto ti sentirai vivificata!
Quando ti ritiri a casa tua, sentirai una cer­ta attrazione per il posticino che hai lasciato in chiesa,... vi ritornerai umiliata, rifarai tante volte il tuo pellegrinaggio fino a che potrai pascolarti di me!
O figlie mie, il mondo è infermo, è distratto, è materializzato. Esso non mi conoscerà facil­mente come sua vita senza questo esercizio che gli ridona il movimento verso di me.
Cominciate da voi, perché anche voi siete così povere di amore, e persuadetevi che ci vuole un esercizio lungo e costante per ritor­nare a me completamente e per pascolarvi del mio amore!
Venite a me, non vi stancate sforzandovi soverchiamente; raccoglietevi nel mio Cuore, dite il vostro Rosario, pensate alla mia Passio­ne, riposatevi con una lettura spirituale, guar­datemi, confidate, io vi riempio di amore in questa maniera, e diverrete anime eucaristiche! Non guardate chi entra e chi esce dalla chiesa, non vi distraete materialmente, state al vostro posticino come in un piccolo romitaggio, non vi impazientite con voi stesse; aspettatemi con calma: io verrò a voi dal mio trono di amore!
Il pascolo del mio amore non è lo stesso per tutte le anime; io ho tanti segreti nel mio Cuo­re che voi non li supponete neppure, perché avete l'abitudine di fermarvi nelle vie del mio amore, quando vi sentite appagate voi. Appena sentite un poco di contento, voi credete di aver raggiunto la meta, credete di avermi esplorato. Eppure io ho tante ricchezze da darvi ancora, tante dolcezze da effondervi nell'anima.
Quando cominciate a sentire familiarità con me, non vi concentrate nel vostro egoismo, datevi a me, cedetemi la vostra libertà, la vo­stra volontà, il vostro cuore. Più mi date e più io vi do, poiché io non posso sforzarvi e voglio che il nostro amore sia reciproco.


La mia Passione nell'Eucaristia

Consolate questo mio Cuore che geme e langue di amore, consolatelo, dandomi anime che mi amino; e soprattutto abbiate cura dei miei Sacerdoti che hanno i tesori nelle mani e spesso sono i più poveri di tutti. L'anima eucaristica deve essere attiva in me e per me; non può contentarsi soltanto di consolarsi essa, deve anche consolare me.
Perciò considerate la mia Passione nell'Eu­caristia e consolatemi. Considerate quanti mi tradiscono e ditemi che volete essermi fedeli: questo mi dà tanto gusto. Considerate quanti mi flagellano con i loro peccati e ditemi che non volete offendermi mai più. Considerate quanti mi coronano di spine e ditemi che vole­te coronarmi di fiori di virtù e di amore. Con­siderate soprattutto quanti disprezzano il ca­rattere sacerdotale che hanno; quanti disprez­zano me nei Sacerdoti, e riparate, apprezzan­do una dignità così grande.
Infine, figlie mie, unitevi al mio sacrificio eucaristico, amate di nascondervi in me, ama­te di celarvi agli occhi di tutti, immolatevi nel­la giornata offrendomi i vostri dolori e le vo­stre pene.
Quando la vostra vita sarà unita alla mia vita eucaristica, e voi passerete la giornata tut­ta in unione con me Sacramentato, allora la vostra gioia interiore sarà piena, poiché io mi sono fatto prigioniero di amore proprio per vivere con voi, per farvi vivere di me!
E’ necessario che l'uomo si elevi fino a Dio, e questo è possibile solo sostituendo la sua vita con la mia!
Ho fame di voi, poiché debbo raccogliervi in me; perché siete il mio Corpo mistico. Venite dunque a me che sono l'infinita vo­stra ricchezza!
Vi benedico tutte.
(Da una lettera del Padre Dolindo Ruotolo a Elena Montella e a tutte le sue figlie spirituali inviata da Roma il 15 maggio 1921, ore 17.45).


PADRE DOLINDO «IL FOLLE INNAMORATO» DI GESÙ EUCARISTIA

Le fou de notre Dame. Père Maximilien Kolbe, Cordelier. (Padre Masssmiliano Kolbe, il pazzo innamorato dell'Immacolata).Questo il titolo che la scrittrice polacca Maria Winowska diede ad una biografia sul P. Massimiliano Kolbe edita a Parigi nel 1950.
E sarebbe quanto mai interessante curare una biografa sul P. Ruotolo avente per titolo: Padre Dolindo «il folle innamorato» di Gesù Eucaristia.
Padre Dolindo non lo si comprende appieno se non nell'ottica del suo grande, immenso, «fol­le» amore a Gesù Eucaristia. Questo spieghereb­be anche le sue «intemperanze eucaristiche», gli allarmi e le «preoccupazioni» di non pochi suoi contemporanei che gridarono (alcuni perché mossi da gelosia, invidia, incapacità di compren­dere, da eccessivi scrupoli) allo scandalo. Lo tac­ciarono di errori, di iniziative arbitrarie in pale­se contrasto con le disposizione della Chiesa...
Ma le sue «intemperanze» per capirle devono essere messe a confronto con la freddezza, l'in­curia, le superficialità, le irriverenze, e anche le profanazioni di non pochi cristiani verso Gesù Eucaristia.
Egli fu un autentico profeta, e come tale, spin­to da spirito profetico additò nuove vie, previde riforme coraggiose che a distanza di anni sareb­bero state recepite, almeno in parte, dallo stesso Concilio Vaticano II.
«Molti parlano di Te Sacramentato - scrive P. Dolindo - per deridermi come pazzo, ora! (...) Oh, santo annientamento mio, che mi rende, sen­za volerlo, voce che grida a tutti: «Conoscetelo Gesù, amatelo, vivetene, e poi vedrete se il pazzo sono io!». Oh, sante stranezze mie, se ti fanno conoscere, o Gesù!» (p. 12 del presente libretto).
In poche parole: se conoscessimo realmente chi è Gesù Eucaristia, diverremo tutti pazzi, come Dolindo!
Il 22 dicembre del 1909 attraverso una locu­zione interna (e Padre Dolindo ebbe il dono di queste locuzioni per moltissimi anni) Gesù così parlò a lui:
«È ai piedi miei, nel Sacramento dell'Amore che si formano i Santi; è là che il cuore diventa semplice della santa semplicità della fede, e là che si rende infinito nella speranza dell'Infinito, e là che si rende ardente nella fiamma dell'amore. È nell'Eucaristia che il cuore conosce se stesso; là io lo infervoro, egli risente la mia presenza, ed allora, di quanti beni e di quanti pensieri è fecon­do questo sentimento! Se poi egli è inerte e fred­do allora risente la sua miseria, e di quanti frutti non è fonte questo sentimento! Se egli contem­pla, cresce nella cognizione di tutto e si eleva in Dio. Se egli ignora, cresce nella cognizione di sé e sente la necessità di conoscermi. La mia compa­gnia fa sempre bene, ed ogni ipotesi reca sempre allo spirito un sollevamento nell'Infinito. (...)».
(cfr. P. DOLINDO RUOTOLO, Fui chiamato Dolindo che significa dolore, IV ediz. voi. I, p. 213).
Solo un «folle innamorato» dell'Eucaristia poteva scrivere queste pagine di altissima con­templazione e dottrina eucaristica!
P. ANTONIO MAGLIONE

Appello del Re Divino nel Regno della sua Volontà



Cari ed amati figli miei,
vengo in mezzo a voi col Cuore affogato nelle mie fiamme d’amore.  Vengo come Padre in mezzo ai figli che amo assai, ed è tanto il mio amore che vengo a rimanere con voi per far vita insieme e vivere con una sola Volontà, con un solo amore.  Vengo col corteggio delle mie pene, del mio Sangue, delle mie opere e della mia stessa morte.  Guardatemi: ogni goccia del mio Sangue, ogni pena, tutte le mie opere, i miei passi, fanno a gara ché vogliono darvi la mia Divina Volontà;  fin la mia morte vuol darvi il risorgimento della vita in essa.  Nella mia Umanità tutto vi ho preparato ed impetrato:  grazie, aiuti, luce, forza, per ricevere un dono sì grande;  da parte mia tutto ho fatto, ora aspetto la parte vostra.
Chi, ingrato, non vorrà ricevere Me ed il dono che gli porto?  Sappiate che è tanto il mio amore che metterò da parte la vostra vita passata, le stesse vostre colpe, tutti i vostri mali; li seppellirò nel mare del mio amore, affinché siano tutti bruciati, ed incominceremo insieme la novella vita, tutta di Volontà mia.  Chi avrà cuore di farmi un rifiuto e di mettermi alla porta, senza accettare la mia visita tutta paterna?  E se Mi accetterete, Io rimarrò con voi come Padre in mezzo ai figli miei, ma dobbiamo stare con sommo accordo e vivere con una sola Volontà.
Oh, quanto lo sospiro, gemo e deliro, e giungo fino a piangere, ché voglio che i miei cari figli stiano insieme con Me e vivano della mia stessa Volontà!  Sono circa seimila anni di lunghi sospiri e di lacrime amare della mia santa Umanità, che reclamo e voglio i miei figli intorno a Me per renderli felici e santi.  Giungo a chiamarli piangendo;  chissà se si muovono a compassione delle mie lacrime, del mio amore, che giunge fino a soffocarmi ed a farmi spasimare!  E tra i singhiozzi e gli spasimi vo ripetendo:  “Figli miei, figli miei, dove siete?  Perché non venite al Padre vostro?  Perché andate lontani da Me, raminghi, poveri, pieni di tutte le miserie?  I vostri mali sono ferite al mio Cuore;  sono già stanco di aspettarvi, e giacché non venite, non potendo più contenere il mio amore che Mi brucia, vengo Io a cercarvi e vi porto il gran dono della mia Volontà.  Deh, vi prego, vi supplico, vi scongiuro, ascoltatemi, muovetevi a compassione delle mie lacrime, dei miei sospiri ardenti!”
E non solo vengo come Padre, ma vengo come Maestro in mezzo ai discepoli;  ma voglio essere ascoltato;  vi insegnerò cose sorprendenti, lezioni di Cielo, le quali vi porteranno luce che mai si spegne, amore che sempre arde;  le mie lezioni vi daranno forza divina, coraggio intrepido, santità che sempre cresce;  vi straderanno la via ad ogni passo;  saranno le conducenti alla Patria Celeste.
Vengo come Re in mezzo ai popoli, ma non per esigere imposte e tributi, no, no;  vengo ché voglio la vostra volontà, le vostre miserie, le vostre debolezze, tutti i vostri mali.  La mia sovranità è proprio questa;  voglio tutto ciò che vi rende infelici, inquieti, tormentati, per nasconderlo e bruciarlo tutto col mio amore, e da Re benefico, pacifico, magnanimo, qual sono, ricambiarvi con la mia Volontà, col mio amore più tenero, con le mie ricchezze e felicità, con la pace e gioia più pura.
Se Mi darete la vostra volontà, tutto è fatto;  Mi renderete felice e sarete felici.  Non altro sospiro che la mia [Volontà] regni in mezzo a voi.  Il Cielo e la terra vi sorrideranno, la mia Mamma Celeste vi farà da Madre e da Regina;  già Essa, conoscendo il gran bene che vi riporterà il Regno del mio Volere, per appagare i miei desideri ardenti e per farmi cessare di piangere, ed amandovi da veri suoi figli, va girando in mezzo ai popoli nelle nazioni per disporli e prepararli a ricevere il dominio del Regno della mia Volontà.  Fu lei che Mi preparò i popoli a farmi scendere dal Cielo in terra, ed a Lei affido, al suo amore materno, che Mi disponga le anime, i popoli, per ricevere un dono sì grande.
Perciò ascoltatemi, e vi prego figli miei, di leggere con attenzione queste pagine che vi metto sott’occhio, e sentirete il bisogno di vivere della mia Volontà;  Io Mi metterò vicino quando leggerete, vi toccherò la mente, il cuore, affinché comprendiate e risolviate di voler il dono del mio Fiat Divino.  

*          *          *

"Voglio tanto che le mie creature prendano la mia Volontà, è la cosa che píú M'importa, che più Mi sta a cuore. Tutte le altre cose non M'interessano ugualmente, anche le più sante, e quando ottengo che l'anima viva della mìa Volontà ne vado trionfante, perché in ciò si racchiude il bene più grande che ci può essere in Cielo e in terra" (Vol. 9 - 23.03.1910) 
"ll mio Volere sia quello che ti stia più a cuore, il mio Volere sia la tua vita, il tuo tutto, anche nelle cose più sante" (Vol.10 - ­21.12.1911) 
"Ah, tutto sta netta mia Volontà. L'anima se prende questa, prende tutta la sostanza del mio Essere e racchiude tutto in sé" (Vol. 11 - 02.03.1916) 
"Il vivere nel mio Volere, sono io stesso. Questa fu la Santità della mia Umanità sulla terra, e perciò feci tutto per tutti" Vol. 12 - 27.11.1917) 
"Hai visto che cosa è vivere nel mio Volere? E' scomparire, è entrare nell'ambito dell'Eternità, è penetrare nell’Onniveggenza dell’Eterno, nella Mente increata, é prende­re parte a tutto (per quanto a creatura è possibihe) e a ciascun atto divino; è fruire, anche stando in terra, di tutte le qualità dí­vine; è odiare il male in modo divino, è quello spandersi a tutti, senza rnai esaurire, perché la Volontà che anima questa creatura è Divina. E’ la Santità non ancora conosciuta che farò conoscere…" (Vol. 12 - 08.04.1918) 
"Ecco pure perche spesso ti parto del vivere nel mio Volere, che finora non ho manife­stato a nessuno. Al più hanno conosciuto l'ombra della mia Volontà, la grazia e la dolcezza che il farla contiene, ma penetrar­vi dentro, abbracciare l’immensità, moltiplicarsi con Me e penetrare ovunque – anche stando in terra -, e in Cielo e nei cuori, tanto che a non pochi comparirà strano, e chi non tiene aperta la mente alla luce della Verità non ne comprenderà un’acca" (Vol, 12 - 29.01.1919) 
"Oh,   come è ben diversa la santità dell’anima che vive nel volere Dívíno! Gesù sí fa attore e spettatore di ciò che essa fa" (Vol. 12 - 14.08.1917) 
"Figlia mia, non si vuol capire, il vivere nella Volontà è regnare, il fare la mia Volontà è stare ai miei ordini. La prima co­sa è possedere; la seconda è ricevere. Il vivere nel mio Volere è fare sua la mia Volontà, come co­sa propria; è disporre di Essa. Il vivere nella mia Volontà è il vivere con una sola volontà, quale è Quella di Dio… Il vivere nella mia Volontà è vivere da figlio; il fare la mia Volontà è vivere da servo. Nel primo, ciò che è del Padre è dei figlio… e poi, que­sto è un Dono che voglio fare in quei tempi sì tristi: che non solo faccio la mia Volontà ma che La posseggano. Non sono forse io padrone di dare ciò che vo­glio, quando voglio e a chi voglio?… Non ti meravigliare se vedi che non capiscono: per capire dovrebbero disporsi al più grande dei sacrifici: qual è quello di non dar vita, anche nelle cose sante, alla propria volontà"… (M,17 –18.09.1924) 
"Grazia più grande non potrei fare in questi tempi così procellosi e di corsa vertiginosa nel male, che far conoscere che voglio dare il gran Dono del Regno del Fiat Su­premo". (Vol. 19 - 09.09.1926) 
Dagli scritti della serva di Dio Luisa Piccarreta, . "la Piccola Figlia della Divina Volontà ".




domenica 1 settembre 2013

MESE IN ONORE DI SAN MICHELE ARCANGELO



1 settembre

GRANDEZZA DI S. MICHELE NELLA NATURA

I. Considera come S. Michele Arcangelo è il più nobile e il più bello fra tutti quei nobilissimi Spiriti che compongono la milizia celeste; Egli è il primo tra i primi Principi; poiché creati che furono gli Angeli vennero divisi in tre Gerarchie, ciascu­na Gerarchia in tre Cori; ogni Coro risultò d'innu­merevoli Spiriti, e ciascuno Spirito fu abbellito di quelle doti e perfezioni, che convenivano al grado ed uffizio, cui Dio l'aveva destinato. Il Coro supe­riore perciò contiene le perfezioni del Coro infe­riore, il Coro più sublime le perfezioni e le bel­lezze di tutti i Cori inferiori. Così insegna S. Tom­maso.

L'Arcangelo Michele è nel primo Ordine di quelle schiere Angeliche e per la dignità e per gli onori superiore a tutti i beati Angeli, come scrive S. Ba­silio. Chi potrà comprendere quale sia la bel­lezza di sua natura, che primeggia su tutti gli An­geli? Egli è veramente il più perfetto, il più bello, il più grande di tutti i beati Spiriti!

II. Considera come il Profeta Giobbe guardan­do la nobiltà di natura degli Angeli, li chiamava figli di Dio per eccellenza, e li paragonava alle stelle del mattino; certamente dobbiamo tenere con S. Pantaleone che S. Michele Arcangelo è la pri­ma, la più grande e la più bella Stella Angelica, la più luminosa nel Cielo del Paradiso, Colui che tiene il primo luogo tra quello sterminato nu­mero di Angeli. Poichè egli sta al sommo grado di tutto l'essere creato, la sua spirituale natura è la più nobile e pura di quante furono create da Dio. Per questo S. Gelasio lo chiama sommo Mininistro del Trono della Santissima Trinità. Men­tre gli altri Angeli si velano il volto, S. Michele canta, con gran confidenza e senza stupore, il tri­sagio dei Serafini, è a Dio il più vicino, è degli Angeli il più nobile, il più sublime; perciò si chia­ma Arcangelo, non perchè sia del Coro degli Ar­cangeli, ma perchè di tutti gli Angeli è il Capo, il Duce, il più grande per natura. O eccellenza veramente ammirabile! O principe veramente grande!

III. Considera poi, o cristiano, qual'è la tua gran­dezza nell'ordine della natura. L'uomo è fra gli es­seri della terra il più nobile, contiene in sé le per­fezioni delle altre specie, cioè l'esistenza dei fossili, la vita degli alberi, i sensi degli animali, l'intelli­genza degli Angeli. Il corpo è il mondo in piccolo: l'anima porta scolpita l'immagine di Dio sostanza spirituale, dotata di mente capace di co­noscere Dio, e di volontà idonea ad amarlo; sostan­za tanto nobile, che poco differisce dagli Angeli.

Qual uso hai fatto della tua eccellente natura e dei doni naturali di cui Dio ti arricchì? L'Arcangelo Michele creato da Dio sì nobile, e di tanti doni ar­ricchito, tutto rivolse a glorificare Dio Creatore, tu, invece, forse ti sei servito dei tuoi doni naturali, del tuo corpo e dell'anima non per lodare, ma per disonorare Dio, non per venerarlo, ma per insultarlo, non per glorificarlo, ma per offenderlo maggiormen­te! A che ha servito sinora il tuo corpo? Alla ini­quità ed alla immondezza! Di che si è occupata l'anima tua? Di conoscere le vanità di questo mon­do, non le grandezze di Dio. La tua volontà, invece d'amare il sommo ed unico bene, ha amato i beni fallaci di questo mondo. Cerca di umiliarti, rientra in te stesso, impara ad apprezzare la tua eccellenza e dignità,

apprendi dall'Arcangelo Michele a conformare la vita alla eccellenza della natura, e pregarlo infine che ti ottenga la grazia di non più disonorare la tua natura, ma di vivere piuttosto a norma di quel fine, per cui Dio ti creò.

PRIMA APPARIZIONE DI S. MICHELE SUL GARGANO la Grotta

Era l'anno 490 quando il giorno 8 maggio si veri­ficò la prima apparizione di S. Michele sul Gargano. Il fatto avvenne così. Un capitano delle armi Sipon­tine, ricco di poderi e di greggi, ed altrettanto pio e caritatevole, possedeva un monte distante circa sei miglia da Siponto, ora detto Manfredonia che era il pascolo dei suoi armenti. Tra questi si trovava un toro feroce, smisurato e torvo, il quale una volta di primavera si segregò dagli altri. Venuto il ca­pitano a riveder gli armenti mentre accompagnato da servi faceva ricerca del toro, lo rinvenne in una profonda spelonca in un luogo erto e difficile; e siccome non era possibile trarlo fuori vivo di là, pensò riaverlo morto, e scaricò verso di esso il suo arco; ma la freccia invece di ferire il toro, rivolta a mezz'aria la punta, tornò indietro e ferì nel petto il capitano.

L'avvenimento del tutto nuovo riempì di stu­pore gli spettatori, e si diffuse la notizia di esso non solo nelle vicinanze della selva donde molti corsero a vedere il ferito, ma pervenne anche fino al Ve­scovo di Siponto, S. Lorenzo Maloriano, di nazio­nalità greca, cittadino di Costantinopoli, e stretto congiunto dell'Imperatore Zenone. Il santo Prelato, pensando che non senza mistero si era verificato quello strano avvenimento, ricorse a Dio per lume ed intelligenza. Ordinò per tutta la città un triduo di preghiere e di digiuni per impetrar da Dio la grazia di conoscere il mistero di così strano fatto. Ascoltò Dio l'umile ricorso del Vescovo e del po­polo, cosicchè mentre verso l'aurora il piissimo Ve­scovo stava pregando nella cattedrale di Siponto, gli apparve S. Michele e gli disse « Tu hai agito molto saggiamente chiedendo all'altissimo Iddio la rivelazione e la ragione per cui la freccia scoccata contro il giovenco si sia invece rivolta contro l'ar­ciere. Sappi dunque che ciò è avvenuto appunto per opera mia. Io sono l'Arcangelo Michele, che sto davanti al Trono di Dio, ed io ho stabilito di abitar qui, e parimenti di aver preso in custodia questo luogo. Questi segni ho voluto io dare, affinchè cia­scuno sappia, come d'ora innanzi il Gargano sarà in mia tutela ». Così disse S. Michele a S. Lorenzo Vescovo, e disparve.

PREGHIERA

Gloriosissimo S. Michele, mi rallegro con Voi del­la sublimissima natura tanto perfetta e bella, che supera gli Angeli tutti, e ringrazio la Santissima Tri­nità di averVi creato sì grande ed eccellente; mi confonde però innanzi a Voi la mia indegnità, non avendo io saputo conoscere ed apprezzare la mia grandezza. Ricorro fiducioso alla vostra protezione, e Vi prego di ottenermi dalla Divina Maestà lume alla mente per poter apprezzare d'ora innanzi la mia dignità, e fervore alla volontà perchè viva sempre grato al mio Creatore. Amen.

SALUTAZIONE

Io Vi saluto, o S. Michele; Voi che siete la prima e più luminosa stella dell'Angelico splendore, illu­minate l'anima mia.

FIORETTO

Inginocchiato innanzi ad una Immagine di S. Michele reciterai tre Pater, Ave e Gloria in ringraziamento alla Santissima Trinità per aver creato S. Michele sì grande di natura. Reciterai, oggi, ed in ogni dì, la seguente coro­nella al S. Principe, chiedendo nella Offerta questa grazia speciale: che ti faccia conoscere l'obbligo di venerare Dio coi doni di natura.

INNO

Virtù del Padre e gloria, Gesù, vita ai redenti, Te noi lodiam fra gli angeli Dal labbro tuo pendenti. Di duci schiera innumera Pugna per te fedele; Ma della croce il labaro Invitto erge Michele. Ei caccia all'imo tartaro Il capo del dragone; dall'alto il duce fulmina e insiem lo stuol fellone Contro il superbo demone seguiam noi questo Duce, Onde l'Agnel ci prodighi Serti d'eterna luce. Al Padre e insieme al Fi­lglio, a Te Consolatore Per gli infiniti secoli, Siccome fu, sia onore. Così sia.

I GRAZIA

Vi domandiamo, o Arcangelo Michele, insieme col Principe del primo Coro dei Serafini, che vogliaTe accendere il nostro cuore con le fiamme del Santo amore, e che per mezzo Vostro possiamo disprez­zare i lusinghevoli piaceri del mondo. Pater, tre Ave e un Gloria.

II GRAZIA

Vi chiediamo umilmente, o Principe della cele­ste Gerusalemme insieme col capo dei Cherubini, che vi ricordiate di noi, specialmente quando sare­mo assaliti dalle suggestioni del nemico infernale; onde col vostro aiuto divenuti vincitori di Satana, facciamo di noi stessi un intero olocausto a Dio no­stro Signore. Pater, tre Ave e un Gloria.

III GRAZIA

Devotamente Vi supplichiamo, o invitto Campio­ne del Paradiso insieme col Principe del Terzo Coro, cioè dei Troni, che non permettiate che noi, vostri fedeli, siamo oppressi dagli spiriti infernali. Pater, tre Ave e un Gloria.

IV GRAZIA

Umilmente in terra prostrati Vi preghiamo, o pri­mo Ministro della Croce dell'Empireo insieme col Principe del quarto Coro, cioè delle Dominazioni, che difendiate tutta la Cristianità in ogni sua oc­correnza, ed in particolare quelli che ci governano, dando loro grazie di saggezza e di prudenza. Pater, tre Ave e un Gloria.

V GRAZIA

Vi preghiamo, Santo Arcangelo, che insieme col Principe del quinto Coro, cioè delle Virtù, vogliate liberare noi, vostri servi, dalle mani di tutti i nostri nemici, dai falsi testimoni, dalle lingue cattive, dalle discordie: la nostra patria ed in particolare questa città dalla fame, dalla peste, dalla guerra e da ogni male che il nemico delle anime suole suscitare a nostro danno. Pater, tre Ave e un Gloria.

VI GRAZIA

Vi scongiuriamo, o Condottiero delle Angeliche milizie e Vi preghiamo insieme col Principe che tie­ne il primo luogo fra le Potestà, le quali costitui­scono il sesto Coro, che vogliate provvedere alle necessità di noi, vostri servi, e di tutta questa città, dando alla terra la fecondità desiderata, e pace e concordia ai principi Cristiani. Pater, tre Ave e un Gloria.

VII GRAZIA

Vi preghiamo, o Primicerio degli Arcangeli, Mi­chele, insieme col Principe del massimo Coro, cioè dei Principati, che vogliate liberar noi, vostri servi, ed in particolare questa città dalle infermità cor­porali, e molto più dalle spirituali. Pater, tre Ave e un Gloria.

VIII GRAZIA

Vi supplichiamo, o Santo Arcangelo insieme col capo di questo Ottavo Coro degli Arcangeli, e con tutti i nove Cori, che abbiate cura di noi in vita, e ci assistiate nell'ora della nostra agonia, special­mente quando saremo per esalare l'ultimo respiro, in modo che, rimasti vincitori di Satana, veniamo a godere con Voi nel Santo Paradiso la Divina Bontà. Pater, tre Ave e un Gloria.

IX GRAZIA

Vi preghiamo finalmente, o gloriosissimo Princi­pe, difensore della Chiesa militante e trionfante, che vogliate, in compagnia del capo del nono Coro degli Angeli, custodire e patrocinare i vostri devoti, le nostre famiglie, coloro che si sono raccomandati alle vostre orazioni, affinché menando con il vostro aiuto una vita pura, possiamo poi godere la bella faccia di Dio insieme con Voi e con tutti gli Angeli per tutti i secoli dei secoli. Pater, tre Ave e un Gloria.

OFFERTA

O Arcangelo S. Michele, Principe di tutti i Cori Angelici, umilmente Vi adoro, perché Vi ammiro do­tato di tanta grazia e gloria, che giustamente la San­ta Chiesa Vi riverisce come Vicario dell'Altissimo e primo Ministro del Paradiso. Sia perciò lodata la Santissima Trinità che, in premio della vostra fe­delissima circostanza, V'innalzò a tanta altezza di glo­ria; sia anche benedetta la vostra carità che si com­piace d'essere il nostro più grande Benefattore du­rante la vita, il più gran Difensore nel punto di mor­te, e sollievo nelle stesse fiamme del Purgatorio. Ec­co, o Arcangelo S. Michele, che io mi offro tutto al vostro servizio. Consideratemi nel numero dei vostri devoti, impetratemi grazia che non più cada in peccato. Illuminatemi per mezzo del mio S. An­gelo Custode, perchè possa camminare perseveran­temente nella strada del santo timore ed amore di Dio. Proteggete questa Città che Vi venera per suo Protettore amoroso. Stendete lo scudo del vostro Pa­trocinio sopra la casa e famiglia mia, e per l'amore che portate alla vostra gran Regina Maria, impe­tratemi questa grazia che umilmente Vi cerco... (qui si pensi alla grazia che si desidera) affinché, conso­lato in vita dalla vostra pietà, possa dalla stessa essere accompagnato dinanzi al Tribunale di Dio e divenire cittadino del cielo, dove loderò in eterno la Santissima Trinità, Gesù e Maria, e Voi gran Principe degli Angeli S. Michele. Amen.

Preghiamo l’Angelo Custode: Angelo di Dio, che sei il mio custode, illu­mina, custodisci, reggi e governa me, che ti fui affidato dalla pietà celeste. Amen.

                                               

                              



giovedì 29 agosto 2013

A colloquio con il mio angelo custode





Anzitutto, caro angelo, devo chiederti scusa
se mi sono sempre interessato poco di te,
anche se ogni tanto ti rivolgevo qualche preghiera
così per tradizione,per abitudine. Oggi invece desidero
farti alcune domande che pongano fine a tanti dubbi
e chiariscano a me e a tanti amici il ruolo che siete chiamati
a svolgere nel mondo e il rapporto che avete con noi.



Finalmente ti sei accorto della mia esistenza ,
anche se fai poco conto della mia presenza e dell'aiuto
che posso offrirti in ogni momento.

Vedi noi uomini siamo immersi nelle realtà terrestri
per cui tutto ciò che esula dalle nostre esigenze ed esperienze
ci interessa poco.

Questo è un grave errore, purtroppo largamente diffuso.
Non avete soltanto esigenze fisiche, materiali; lo spirito di cui
siete composti,è dotato di intelligenza, razionalità,volontà,vita
affettiva. L'uomo è stato creato per conoscere la verità,
seguirne i dettami e realizzare la sua personalità. Questo
vi distingue da tutti gli esseri creati: minerali,vegetali, animali.

Hai ragione, posso farti qualche domanda?

Chiedi liberamente, sarò ben lieto di rispondere .

Dunque....voi siete stati creati da Dio?


Certo, come tutto quello che esiste nell'universo. Solo Dio
è il principio eterno, che non ha avuto origine e dona l'esistenza
a ogni altro essere.


Quando siete stati creati?


In Dio non esiste spazio o tempo: passato, presente, futuro
come per voi.Dio è l'eterno presente, una concezione difficile
per voi da comprendere.

Ma voi siete stati creati prima o dopo gli uomini?


Molto prima, uno spazio di tempo non misurabile secondo
i vostri calcoli.


Come possiamo essere sicuri della vostra esistenza?


Per voi credenti vi è l'autorità della chiesa che l' ha dichiarata
verità di fede nel Concilio Lateranense e in molti altri documenti.
La fonte principale della nostra esistenza è la Parola di Dio
contenuta nella Sacra Scrittura.


Perchè allora molti non credono?


La causa è sempre l'ignoranza religiosa, largamente diffusa
tra gli uomini, per cui molti non solo negano la nostra esistenza
 ma anche quella stessa di Di, il peccato più grave,
perchè contrario alla verità, alla ragione, alla scienza,alla fede
di tutti i popoli.


Quale posto occupano gli angeli nella creazione?


Fanno parte del grande concerto dell'universo:cantano
la gloria del loro creatore.Ma ancora di più
sono l'anello di congiunzione tra le realtà terrestri
e quelle celesti. Tutti i regni della natura sono strettamente legati
tra loro:: il minerale serve al vegetale, questo all'animale
e tutti e due servono all'uomo, composto di corpo e di spirito.
Gli angeli, puri spiriti, sono l'anello di congiunzione
tra l'uomo spirituale e Dio purissimo spirito.

Anche gli angeli come gli uomini sono sottoposti alla lotta
tra il bene e il male?


Lo furono all'inizio, quando furono creati,ma superata
la prova, essendo puri spiriti, non sono soggetti
a tentazioni di alcun genere come voi.


Qual'è allora il loro compito specifico?


Dare gloria a Dio: lodarlo, adorarlo, eseguire, in tutto la sua volontà.
La parola "angelo" significa "messaggero",
inviato da Dio ad aiutare tutti gli esseri e particolarmente l'uomo
a realizzare i disegni del Creatore.


Quanti sono gli angeli?

Schiere innumerevoli, come afferma la Bibbia.
San Giovanni nell'Apocalisse descrive il trionfo dell'Agnello.
Gesù risorto, celebrato da una immensa moltitudine di angeli.


Dove vivono?


Moltissimi in cielo, nella visione di Dio. Secondo la descrizione
del profeta Isaia e Daniele, proclamano senza fine la sua gloria:
"Santo , Santo, Santo è il Signore degli eserciti:
tutta la terra è piena della sua gloria". Tantissimi altri angeli
vivono accanto alle persone loro affidate e nei luoghi
nei quali hanno un compito da svolgere.


Possiamo vederli e parlare con loro?


Tante anime sante sentono la loro presenza, gli parlano
come ad un amico carissimo. Molti hanno sperimentato
i loro interventi anche con autentici miracoli.
Si può affermare che tutti i Santi hanno provato la loro
protezione e coltivato per loro una tenera devozione.

http://esserecristiani.blogspot.it




mercoledì 28 agosto 2013

Gli Angeli della New Age ovvero: attenti agli Angeli che non sono buoni!


Gli Angeli oggi giorno sono molto di moda; esistono numerosi gruppi interessati a condividere le loro esperienze con gli angeli e a comunicare con loro. Diverse persone sono venute da me portandomi messaggi che avevano ricevuto dagli Angeli. Ho sconsigliato a queste persone di continuare a fare la scrittura automatica, perché in realtà facevano dello spiritismo di bassa lega.

Nelle librerie si vendono i "tarocchi angelici", per mettersi in contatto con gli angeli, a anche delle case editrici molto prestigiose hanno pubblicato una decina di libri di Francois Bernard Termes che si firma con il nome di Haziel e che è un cabalista che mescola l'angelologia cristiana con l'astrologia occulta, la magia, la teologia e la mistica ebraica, creando grande confusione anche in molti cattolici praticanti. Questi libri affermano che secondo la tradizione esoterica vi sono nove cori di angeli, ognuno dei quali è governato da un Arcangelo ...


... ed è composto di otto angeli custodi per un totale di 72 nomi di angeli. Ogni angelo custode avrebbe il suo domicilio in uno spazio che comprende 5 gradi (5 giorni) dello zodiaco astrologico, così che le persone nate in quei 5 gradi-giorni hanno quel determinato angelo custode. A ciascuno di questi 72 angeli vengono rivolte delle particolari preghiere e Haziel promette risultati spettacolari affermando: "Possiamo chiedere al nostro angelo custode i suoi poteri ma anche quelli di altri angeli custodi, poiché egli ha il compito di trasmetterli; noi ci mettiamo in contatto con il nostro angelo custode ogni volta che gli rivolgiamo la sua apposita preghiera. Ma, se di 5 giorni in 5 giorni rivolgeremo le preghiere ai diversi angeli otterremo tutti i poteri, tutti i doni".
       

Questa è chiaramente non più una visione cristiana, dove l'angelo ci deve aiutare ad andare in paradiso, ma è una visione magico-occultistica, nella quale l'angelo è strumentalizzato per avere poteri straordinari e avere successo nella vita. Molti, più che rivolgersi agli arcangeli Michele, Raffaele e Gabriele citati nella Bibbia, si rivolgono agli pseudo-angeli della Cabala, che è una complicata dottrina esoterica del misticismo ebraico, che si diffuse nel tredicesimo secolo. Il quest'epoca fu composto il "Libro dello splendore", nel quale gli angeli hanno un ruolo importante. Secondo la Cabala vi sono dieci Sefirot, canali dell'energia di Dio, che raffigurano gli attributi dell'Onnipotente posti al governo del cosmo. I nomi dei dieci Sefirot si riferiscono alle qualità supreme della divinità: Fondamento, Splendore, Eternità, Bellezza, Potere, Grazia, Conoscenza, Saggezza, Comprensione, Corona. Ogni Sefirot è governato da un Arcangelo; il più importante di tutti sarebbe Metatron, "principio della presenza", munito di 72 ali e innumerevoli occhi lampeggianti, che è il luogotenente di Dio. Tra i vari Sefirot, ci sono 72 sentieri e conoscere i nomi dei 72 geni planetari o angeli, come pure i momenti dell'anno o del giorno in cui li si può invocare, significa secondo i cabalisti realizzare grandi cose. Contro questo proliferare di angeli gnostici o esoterici, la Santa Chiesa Cattolica ha messo in guardia i suoi fedeli fin dai primi secoli del cristianesimo. Nel 543 il Sinodo di Costantinopoli condanna alcune idee errate sugli angeli.

Quando si cominciarono a venerare angeli con nomi non provenienti dalla Bibbia, ma dagli scritti apocrifi, come ad esempio l'Arcangelo Uriel che viene menzionato dal libro apocrifo di Enoch e che ben presto venne venerato in tutto l'Occidente. Questo culto agli pseudo-angeli biblici, stava causando una idolatria superstiziosa, per cui tutti i documenti ecclesiastici, dal settimo secolo in poi, cercano di contenere e illuminare la devozione agli angeli e di condannare gli errori. Verso la fine dell'ottavo secolo l'Arcivescovo Adalberto di Magdeburgo fu accusato di compiere opere di magia evocando i "sette spiriti", specialmente quello di Uriel che lo aveva aiutato a produrre grandi fenomeni. L'intervento ecclesiastico fu causato da una preghiera "miracolosa" composta da Adalberto che, accanto ai nomi di Michele, Raffaele e Gabriele, includeva anche i nomi equivoci di Uriel, Raguel, Tubuel, Ineas, Dubuos, Suluoc, Siniel. Nel 745 si tenne a Roma un Sinodo, sotto papa Zaccaria, che proibì di invocare i nomi di questi presunti angeli, dichiarando che essi erano in realtà dei demoni. Possono essere legittimamente invocati solo i nomi di origine biblica: Michele, Gabriele e Raffaele. Nel 789 una norma del Concilio franco, sotto il re Carlo Magno, proibiva di introdurre nel culto liturgico, i nomi degli angeli all'infuori dei tre noti; un'altra norma disponeva la scomunica e, addirittura, la pena di morte per coloro che adoravano l'Arcangelo Uriel.

Oggi, dopo tanti secoli, ci troviamo di nuovo immersi nella peggiore delle confusioni riguardo gli angeli. Molti Cristiani sono ingannati dal NewAge (nuova era) che offre una angelologia completamente diversa dalla dottrina biblica cattolica. La mentalità della New Age è, riguardo agli angeli, quasi politeista. Gli angeli che sono strettamente collegati all'astrologia esoterica, sono associati ai mesi dell'anno: es. Uriel a Settembre; Barchiel a Febbraio; ai giorni della settimana: il mercoledì è sotto la protezione di Michele e il lunedì è governato da Gabriele; ai segni zodiacali: Urie1 alla Bilancia, Amodel al Toro, ecc. Nella concezione della New Age gli angeli sono fondamentalmente inferiori all'uomo, perché ogni spirito celeste è determinato a un dato compito e non gode della libertà di cui dispone l'essere umano. Per la New Age, gli angeli non sono altro che servitori di coloro che attraverso il "Channeling" (canalizzazione), un tipo di spiritismo moderno, si mettono in contatto con essi. Mentre secondo la Sacra Scrittura e la visione cristiana, l'Onnipotente Dio si serve dei suoi angeli per fare la sua volontà, la New Age fa credere che gli angeli siano messaggeri al nostro servizio e non servitori liberi dell'Altissimo.
       

Per comunicare con il proprio angelo guida, il seguace della New Age svuota la propria mente per raggiungere uno stato alterato di coscienza e, a questo scopo, si può ripetere anche la parola "angeli" come se fosse una mantra (nenia indiana). Altra tecnica New Age per mettersi in contatto con gli esseri angelici, è la immaginazione guidata o visualizzazione, che è un processo simile allo sciamanesimo, nel quale si comunica con spiriti guida. Voglio offrire un breve saggio di visualizzazione con un angelo proposto da uno dei tanti scrittori esoterici: "Mettete in sottofondo musica di meditazione. Cercate un luogo o angolo dove possiate meditare sempre. Mettetevi ben comodi, scalzi, seduti nella posizione del loto (Buddha). Con le palme delle mani rivolte all'insù, respirate profondamente per tre volte, rilassatevi con ogni respiro, controllate bene che il corpo non sia teso, rifiutate ogni pensiero o problema che si presenti, inviate al cervello l'ordine di rilassarsi... Poi visualizzate un sole grande, dal quale fuoriesce un raggio di luce bianca dorate, e che vi ricopre completamente. Respirate quella luce che vi pulisce e purifica ed esalate verso di essa diverse volte. Chiedete poi che si renda presente l'angelo solare dorato che vi appartiene; chiedetegli che vi dica il suo nome e che fonda la sua energia con la vostra. Calmi, insistete, ascoltate e visualizzate. A volte appaiono lettere o il nome completo, o forse lo udirete. Può darsi che all'inizio non percepiate nulla, ma apparirà, può darsi anche che percepiate solo la parte maschile o femminile dell'angelo o ambedue... Una volta stabilita la comunicazione, sarà più facile comunicare con gli angeli o arcangeli zodiacali o con qualunque altro".

Il New Age propone anche l'uso di "cristalli cherubinici" per comunicare con gli angeli. Questi cristalli vengono presi con entrambe le mani e si chiede, ad alta voce, che il potere dei Cherubini, passi attraverso la persona e giunga al cristallo perché esso si carichi con le vibrazioni dei Cherubini. Per stabilire un contatto con gli angeli, il New Age sottolinea l'uso dei colori dell'abbigliamento, per cui il rosa attirerebbe gli angeli custodi, il blu forte gli angeli guaritori, mentre all'Arcangelo Michele piacerebbero i colori verde, oro e rosa. Un altro modo di comunicare con gli angeli è quello della scrittura automatica: si inizia a scrivere salutando un particolare angelo o il proprio angelo custode e poi si lascia che le parole fluiscano da sé. Molte persone utilizzano le "carte angeliche" (ve ne sono di diversi tipi in commercio), che non sono altro che i tarocchi riverniciati di angelismo che vengono utilizzati per chiedere consiglio al proprio angelo custode. Ad esempio, la scrittrice K. Mc Rooney ha creato un mazzo di 44 carte rappresentanti gli angeli e afferma: "Focalizzatevi sul desiderio e formulate una domanda chiara e precisa. Scrivetela su di un foglio, poi mescolate le carte, concentrandovi su di essa con molta intensità. Partendo dalla sommità del mazzo, disponete le carte coperte, una alla volta, rispettando la sequenza numerica e le posizioni indicate nelle istruzioni su cui avete deciso di basarvi.

A mano a mano che le scoprirete, leggete attentamente le sezioni degli angeli ad esse corrispondenti. Riflettete sul mondo con cui ciascun angelo si correla con voi, sul significato della sua posizione nell'emanazione e sul modo con cui tutti gli angeli operano congiuntamente". Purtroppo, anche in ambienti cattolici, ultimamente, vanno di moda le preghiere ad angeli dai "nomi strani". Una recente pubblicazione di una casa editrice cattolica porta il titolo "Gli angeli nostri potenti avvocati"; contiene al novanta per cento eresie spaventose. Su tale opuscolo si afferma che bisogna invocare l'angelo del giorno e si svelano i.nomi degli altri quattro arcangeli che sarebbero: Uriel (che a quanto pare è sempre presente!), Jehudiel, Sealtiel e Barachiel. Ci vogliamo chiedere come mai gli angeli esoterici sono così di moda? Le persone sono deluse dal consumismo, dalla secolarizzazione e, purtroppo, anche dalla normale proposta spirituale che offrono le nostre parrocchie cattoliche. Molti oggi ritengono il Cattolicesimo una religione antiquata e cercano altre fonti dove placare la loro sete spirituale. Tante persone, specie tra i giovani, non credono in un Dio trascendente, e non hanno alcuna fiducia nella Chiesa, eppure hanno bisogno di credere in realtà spirituali che vanno oltre la materia sensibile. La New Age offre, fondamentalmente, una spiritualità senza Dio e senza una vita morale coerente con i Comandamenti e senza una Chiesa-istituzione come riferimento.
      

Per la Nuova Era (New Age), la vita spirituale è come la vita sessuale, dipende da quello che si desiderai Molti, invece di affidare la loro vita a Gesù che ha fondato la Chiesa, come strumento di salvezza in mezzo al genere umano, preferiscono affidarsi allo yoga, allo spiritismo, agli amuleti e talismani della magia bianca e agli angeli gnostici dell'astrologia esoterica. La Sacra Scrittura non afferma mai di mettersi in contatto con gli angeli senza rivolgersi al Creatore, perché tutti gli angeli autentici lavorano per il progetto salvifico di Dio. La New Age afferma che gli angeli sono un mezzo per ricevere aiuto da Dio, senza che ci si debba rivolgere direttamente a Lui. Questi pseudo-angeli hanno le loro particolari specializzazioni e si possono invocare per chiedere un aumento di stipendio, per trovarsi il fidanzato, per guarire la gamba fratturata, per trovare parcheggio all'auto nelle città popolose. 5u una pubblicazione si parla di un angelo che consoli una persona triste per la morte del suo animale domestico. I Vangeli della Passione ci parlano degli angeli che, nell'orto degli ulivi, consolarono Gesù, ma non in modo tale da togliere all'uomo la pena della vita, come invece insegna la New Age.

In conclusione, la Sacra Scrittura e la tradizione teologica della Chiesa Cattolica, ci ammoniscono che non tutte le esperienze con gli esseri angelici sono autentiche e positive. San Paolo afferma chiaramente che il maligno si traveste da angelo di luce e nella Lettera al suo discepolo Timoteo fece una profezia che forse ben si adatta ai nostri tempi: "Lo spirito dichiara che negli ultimi tempi alcuni si allontaneranno dalla fede dando retta a spiriti ingannatori P a dottrine diaboliche" (1. T m. 4,1). Dove si mescola l'angelologia con l'occultismo e si afferma di comunicare con gli esseri celesti tramite cristalli, tarocchi, scrittura automatica, certamente non c'è lo spirito del Cristo! Il medico olandese Hoolenburg, che ha scritto libri interessanti sugli angeli, afferma che bisogna essere prudenti nell'aprirci al mondo degli spiriti celesti: "Sono molte le persone oggi giorno che vivono situazioni peculiari: esperienze sull'orlo della morte, presunti contatti angelici, rappresentazioni d'altri mondi... Non tutti questi vissuti sono veramente spirituali o religiosi. Molta gente confonde extraterrestri, esoterismo e apparizioni angeliche... Riguardo agli angeli che salvano il mondo, non penso che questa sia la loro missione. Abbiamo già un Salvatore che è il Signore Gesù e gli angeli sono i suoi servitori".

Don Marcello Stanzione
http://esserecristiani.blogspot.it/



NON SCENDO DALLA CROCE Di Fulton j Sheen,vescovo

Ero uscito di casa per saziarmi di sole.Trovai un uomo che

si dibatteva nel dolore della crocifissione.Mi fermai

e gli dissi:"Permetti che ti aiuti"?Lui rispose:

Lasciami dove sono.

Non scendo dalla croce fino a quando sopra vi

spasimano i miei fratelli.

fino a quando per staccarmi

non si uniranno tutti gli uomini.

Gli dissi"Che vuoi che io faccia?"

Mi rispose:

Và per il mondo e di a coloro

che incontrerai che c è un uomo

che aspetta inchiodato alla croce.