lunedì 24 ottobre 2011

NOVENA PER LE ANIME PURGANTI (DAL 24 OTTOBRE AL 1 NOVEMBRE )




Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto.
Gloria al Padre, Credo.

PRIMO GIORNO
Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la tua vita santissima, l'amara Passione, la Morte crudele, il Sangue prezioso che versasti, i tormenti e le ingiurie che sopportasti, e tutto ciò che soffristi per la salvezza e la redenzione del mondo.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il terrore e lo sconforto che provasti quando, nell'Orto degli Ulivi, il tuo Cuore mite, tremando di orrore, previde tutte le sofferenze fisiche e morali che Tu, sensibilissima Vittima innocente, avresti dovuto sopportare per noi. Padre nostro, Ave Maria, L’eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la profonda emozione che il timore della morte imminente Ti pro­curò, ma non fu solo l'angoscia della terribile agonia vicina, forse il lamento: “La mia anima é triste fino alla morte” era dovuto alla vista di tutti quelli per i quali la tua morte sarebbe stata inutile perché non avrebbero invocato il tuo amore e il tuo perdono.  Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'umiltà profonda che dimostrasti quando, inginocchiandoti per pregare, cadesti con la faccia a terra, molto più in segno di obbedienza e sottomissione al Padre che per l'angoscia che Ti opprimeva.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per Anime del Purgatorio l'edificante preghiera che facesti quando chiedesti al Padre di allontanare da Te il calice amaro della Passione, ma subito dopo, obbedendo al suo volere, soggiungesti umilmente: "Padre, non si faccia la mia volontà, ma la tua". Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la carità ardente che, nonostante la grande angoscia, Ti fece ricordare dei tuoi discepoli, e Ti indusse a recarti da loro per esortarli a vegliare affinché non li sorprendes­se la tentazione.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la tua per­severanza nella preghiera quando più Ti angustiavano gli affanni, e la tua perfetta rassegnazione alla volontà del Padre.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo. Litanie.

LITANIE PER I DEFUNTI
Signore, pietà; Signore, pietà;
Cristo, pietà; Cristo, pietà;
Signore, pietà; Signore, pietà;
Cristo, ascoltaci; Cristo, ascoltaci;
Cristo, esaudiscici; Cristo, esaudiscici;
O Dio Padre, Creatore del mondo, abbi pietà dei fedeli defunti;
O Dio Figlio, Redentore del mondo, libera i fedeli defunti;
O Dio Spirito Santo, Santificatore degli eletti, compi il desiderio dei fedeli defunti;
Santa Trinità, tre persone in un solo Dio, da' pace ai fedeli defunti;
Vergine Maria, assunta in cielo in anima e corpo, prega per i fedeli defunti;
Angeli benedetti, che contemplate il volto di Dio e ser­vite il suo progetto di salvezza,
                                                                                pregate per i fedeli defunti;
Santi Patriarchi e Profeti, che godete la chiara visione di Dio,
                                                                               pregate per i fedeli defunti;
Santi Apostoli, che giudicherete le dodici tribù d'Israele, pregate per i fedeli defunti;
Dalle pene inflitte per l'attaccamento al peccato, liberali o Signore;
Per la Tua misericordia che ti ha portato ad avere sem­pre compassione della fragilità  
         umana,  liberali o Signore;
Per i meriti della tua morte in croce con la quale hai riconciliato il mondo con il Padre,
                      liberali o Signore;
Per la Tua risurrezione da morte, con cui apristi il regno dei Cieli ai Tuoi credenti,
                      liberali o Signore;
Per la Tua gloriosa ascensione al Cielo dove promette­sti di preparare un posto ai tuoi
        servi, liberali o Signore;
Per la tua gloriosa venuta alla fine dei tempi, liberali o Signore;
Noi peccatori, Ti preghiamo, ascoltaci;
Degnati di affrettare il giorno della piena comunione con Te ai fedeli che stanno
        purificandosi, noi Ti preghiamo, ascoltaci;
Santi Discepoli del Salvatore, che giungeste alla celeste Gerusalemme,
                                       pregate per i fedeli defunti;
Santi Martiri, che con il sacrificio del vostro sangue siete arrivati al pieno possesso dei
            beni del Regno, pregate per i fedeli defunti;
Sante Vergini, che foste pronte alla prima voce dello Sposo divino,
                                      pregate per i fedeli defunti;
Santi tutti, che godete la piena comunione con Dio, pregate per i fedeli defunti;
Abbi misericordia o Signore, e perdona i loro peccati;
Abbi misericordia o Signore, e da’ ascolto alle loro preghiere;
Dall’agonia meritata con le loro negligenze ed ingratitudini, liberali o Signore;
Dalla prigionia che subiscono per il disordine dei loro affetti terreni,
                                   liberali o Signore;
Per le preghiere della Chiesa e specialmente per i meri­ti del tuo sacrificio pasquale,
          degnati di introdurli nel­l’eterna gioia, noi Ti preghiamo, ascoltaci;
La Tua visione li conforti e la gloriosa luce della Croce risplenda su di loro,
                                                                      noi Ti preghiamo, ascoltaci;
Il collegio degli Apostoli apra loro le porte del Regno e la vittoriosa schiera dei Martiri
                              li conduca accanto a Te, noi Ti preghiamo, ascoltaci;
Tutta la Gerusalemme celeste celebri la loro liberazio­ne ed il coro degli Angeli canti
              o di gioia per la loro eterna felicità, noi Ti preghiamo, ascoltaci;
Figlio di Dio, noi Ti preghiamo, ascoltaci;  
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdona loro o Gesù.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, esaudisci loro o Gesù.
Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo,
                                                accorda a questi poveri defunti li riposo eterno.


SECONDO GIORNO
Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il conforto che ricevesti dall'Angelo inviato dal Padre celeste per consolare la tua santissima Umanità e prepararti ai momenti ancora più terribili che ci sarebbero stati. Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la santa costanza del tuo Cuore, con la quale, vincendo ogni timore e ripugnanza, Ti disponesti a morire per la sal­vezza di tutti. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo. 

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il Sangue vivo e sacro che sudasti non tanto per le tue sofferenze quanto per gli innumerevoli peccati degli uomini.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno  riposo.

Gesù, ti offro per le Anime del Purgatorio, tutti i tormenti che soffristi e che io ignoro. Per i meriti dei tuoi dolori affrontati con amore, Ti prego di perdonarmi tutti i pec­cati che per negligenza o per ignoranza non conosco.
Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la generosa prontezza con la quale dimostrasti di morire volentieri per nostro amore quando, bagnato del sudore di san­gue, fosti Tu a prendere l'iniziativa e andasti incontro ai tuoi nemici perfettamente calmo. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il dolore pungénte che Ti trafisse nel vedere un tuo apostolo, un amico che tanto amavi e che tanto avevi beneficato, divenuto capo dei tuoi persecutori, venire sfacciata-mente a tradirti con un bacio sacrilego. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo. 

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la straordi­naria potenza e compassione con cui riattaccasti l'o­recchio di Malco, servo del sommo sacerdote colpito con la spada da Pietro. Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo. Litanie per i defunti.


TERZO GIORNO
Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la tua mera­vigliosa pazienza nel tollerare le gravi percosse e le infami ingiurie con cui Ti maltrattavano in modo inu­mano.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio le continue ferventi invocazioni con le quali Ti tenevi continua­mente in contatto con il Padre, pur tra gli insulti e le provocazioni adattandoti al volere divino ed offrendo all'Eterno Padre le tue sofferenze per espiare tutte le nostre colpe. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo. 

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il dolore che Ti ferì profondamente l'Anima quando, in quella notte di tradimento, fosti abbandonato da tutti, e special­mente dai tuoi più cari amici, i quali, vedendoti preso, fuggirono vilmente.
Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio gli oltraggi dei soldati mentre Ti conducevano dall'Orto degli Ulivi alla casa di Anna percuotendoti e offendendoti rozzamente. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, ti offro per le Anime del Purgatorio l'incompa­rabile pazienza, umiltà e mansuetudine che dimostrasti alla presenza del sommo sacerdote Anna, quando Ti interrogava con tono superbo come se Tu fossi stato un malvivente.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio lo schiaffo crudele ed irriverente che una guardia di Anna Ti diede. Meraviglioso esempio di amore, misericordia, dispo­nibilità che dobbiamo avere tra noi. Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'inegua­gliabile calma con cui rispondesti al suocero di Caifa. Volevi aprire gli occhi al grande sacerdote, volevi con­vertirlo affinché la verità gli toccasse il cuore.
Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo. Litanie per defunti.


QUARTO GIORNO
Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'amarezza che provasti e l'affronto che subisti quando fosti con dotto alla casa di Caifa, sommo sacerdote, dove i tuo nemici e persecutori, come lupi rabbiosi, erano riuniti per interrogarti.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti Offro per le Anime del Purgatorio la tua insuperabile pazienza davanti alle numerose accuse e alle false testimonianze che quegli uomini, avendo ormai deciso la tua morte, presentarono contro di Te volendo negare la tua innocenza.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio quel santo misterioso silenzio che conservasti fra tante calunni assurde e inconsistenti.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la tua pazienza nel sopportare l'arrogante scongiuro che Ti fece il superbo Caifa, domandandoti se eri Tu il Figlio di Dio. O Gesù, per amore e rispetto al Padre Tu lo con­fermasti, soggiungendo che saresti venuto alla fine dei secoli con grande potenza e maestà a giudicare il mondo; abbi pietà di noi, Signore. Padre nostro, Ave Maria, L’eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'affronto che subisti quando, udita la tua risposta che rivelava una realtà sublime e straordinariamente grande, invece di adorarti come vero Dio, Ti condannarono come bestemmiatore e quindi meritevole di morte.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la mansue­tudine con cui sopportasti il furore rabbioso con i1 quale Ti assalirono quegli uomini malvagi che ti aveva­no rifiutato. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il ribrezzo che provasti quando i Giudei Ti resero bersaglio di insulti e sputi.
Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo. Litanie peri defunti.


QUINTO GIORNO
Gesù, Ti Offro per le Anime del Purgatorio la tua gran­de pazienza nel sopportare gli affronti di coloro che dopo averti bendato gli occhi, gareggiavano nel colpir­ti. Essi rappresentano i peccatori di ogni epoca, quindi anche noi.
Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo.

Gesù, Ti Offro per le Anime del Purgatorio il grande dispiacere che provasti quando Pietro, tuo amatissimo discepolo, ti rinnegò per ben tre volte e Ti offro ancora l'ineffabile carità con cui lo accogliesti, affinché si pentisse e piangesse amaramente il suo peccato. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio tutti gli affronti e le sofferenze che patisti ancora quella notte, lasciato in mano a uomini crudeli, i quali Ti maltratta­rono con bestemmie ed oltraggi. Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il tuo ammi­revole silenzio davanti a quelle tre false accuse che pre­sentarono contro di Te davanti a Pilato. Essi sostenevano che Tu eri un seduttore del popolo, che non volevi si pagasse il tributo a Cesare e che dicevi di essere il re dei Giudei. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il disprezzo che tollerasti quando fosti condotto e presentato al re Erode, il quale, dopo averti orgogliosamente inter­rogato, non ricevendo da Te alcuna risposta, Ti derise e Ti trattò come un pazzo.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'umiliazione che provasti quando il re stesso ordinò di farti indossare una veste bianca, affinché tutti i ministri della sua Corte Ti deridessero come stolto. Padre nostro, Ave Maria, L’eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la pena e la vergogna che soffristi nell'essere condotto così vestito per le vie di Gerusalemme, fra gli insulti e le grida.
Padre nostro Ave Maria L'Eterno riposo Litanie per i defunti.


SESTO GIORNO
Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio 1' ammirabi­le pazienza con cui Ti lasciasti ricondurre da Pilato, e Ti offro pure la grande sofferenza che provasti quando sentisti voci spietate alzarsi tra il popolo che avevi beneficato, pretendendo la tua innocente crocifissione insieme alla liberazione del colpevole Barabba.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'amarezza che la tua Anima provò quando il preside romano, quantunque Ti sapesse innocente e giusto, per compia­cere i tuoi nemici Ti condannò ad essere flagellato. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio i passi dolo­rosi che dovesti fare quando Ti condussero come fossi un malfattore nel luogo dove Ti avrebbero flagellato; con cuore pronto e volontà ferma, mio Salvatore, anda­sti incontro ad un supplizio orrendo.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio lo sconcerto che provasti quando Ti spogliarono ed il dolore che provasti quando Ti legarono strettamente ad una colonna. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il dolore de flagelli con i quali Ti battevano con forza e furore pei lungo tempo, tanto da lacerare il tuo corpo.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio le Piaghe che furono aperte in ogni parte del corpo e il Sangue che da esse sgorgò abbondantemente; Ti offro inoltre mio Signore, la difficoltà e la sofferenza con cui Ti rivestisti dopo la lunga e crudele flagellazione. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la pena che Ti costò e il Sangue che versasti, tanto che tutto il tragitto fu segnatomi dal suo rossore, quando fosti ricondotto dai carnefici nel cortile di Pilato tra gli insulti.
Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo. Litanie per i defunti.


SETTIMO GIORNO
Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il terribile dolore che provasti quando quegli uomini privi di uma­nità, straziarono orribilmente le tue piaghe togliendoti nuovamente di dosso le vesti. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'atrocissi­mo scherno con cui i soldati Ti derisero quando, per trattarti da re di burla, Ti ammantarono di una porpora lacera e sporca, e coronandoti di pungentissime spine, invece di uno scettro reale Ti posero tra le mani una canna. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il lacerante dolore che sopportasti quando Ti fu posto sul capo il casco di spine grosse e terribilmente appuntite, e quan­do Ti venne calcato con forza, per trafiggerTi più cru­delmente. Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio tutte le dolo rose lacerazioni che le spine Ti procurarono, e tutto i Sangue che da esse stillò bagnandoti gli occhi e la faccia.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la grande forza d'animo che dimostrasti sopportando pazientemente e in silenzio tutte queste torture fisiche e psichiche.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio tutti gli oltraggi che subisti quando ti sputarono in faccia, ti schiaffeggiarono e, inchinandosi beffardi davanti a Te, Ti schernivano: “Salve, re dei Giudei”.  Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'ulteriore dolore che i soldati Ti procurarono quando Ti tolsero il manto provocando la riapertura delle ferite da poco richiuse e appiccicate alla tela, per rivestirti nuova­mente con i tuoi abiti.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo. Litanie per i defunti.


OTTAVO GIORNO
Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la vergogna che sopportasti, quando tutto coperto di Sangue, di livi­di e di piaghe, dall'alto fosti mostrato ai tuoi nemici mentre Pilato diceva: "Ecco l'uomo!". Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'inesprimi­bile dolore che provasti quando tutto il popolo ebreo, popolo che avevi amato gridava contro di Te: "Sia cro­cifisso, sia crocifisso!". Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio l'immensa fatica che affrontasti quando, molto debole per la fla­gellazione subita, fosti caricato della grossa croce e fosti trascinato verso il monte Calvario, per morirvi vit­tima d'amore fra gli spasmi più atroci e gli insulti più spregevoli. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio tutte le ingiurie, gli spintoni e le percosse che patisti, il Sangue che uscì dalle ferite, i sudori, i sospiri e le fatiche che affrontasti tra tanti affanni lungo la via dolorosa del Calvario.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio le tre cadu­te mortali che subisti. Ti offro inoltre, il dolore che pro­vasti sotto i colpi che i soldati Ti davano per farti rial­zare e riprendere il cammino. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il disonore che subisti ingiustamente quando Ti condussero fuori della città come un malfattore in mezzo a due ladri, con la croce sulle spalle. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il profondo sentimento di compassione che provasti quando incon­trasti la tua Madre pietosa, pallida e straziata dal tre­mendo dolore di vederti così sfigurato che non esitò nel venire verso di Te ed abbracciarti nonostante la vio­lenta opposizione dei carnefici per separarvi.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo. Litanie per i defunti.


NONO GIORNO
Gesù, Ti Offro per le Anime del Purgatorio la stan­chezza estrema che Ti oppresse lungo la via. Per que­sto costrinsero un uomo di Cirene a portare la croce. Era un segno per noi: Tu ci chiedi di aiutarti, portando con Te la nostra croce, per la redenzione del mondo. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il travaglio che il tuo sacro corpo dovette affrontare nella salita al Calvario; Ti offro pure, mio Gesù, il rifiuto che oppo­nesti al vino mescolato con fiele che vollero offrirti: un'amara bevanda avevano riservato al Re dei re men­tre offriva Se stesso per la Redenzione degli uomini.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio il tormento che soffristi quando i soldati sul Calvario provocarono nuovamente la riapertura delle tue piaghe, staccando dalla viva carne le vesti già attaccate dal sudore e dal Sangue.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la prontez­za di amore e di volontà con la quale Ti distendesti sulla Croce offrendo le mani ed i piedi ai carnefici per­ché fossero crudelmente trafitti. Ti offro ancora l'indi­cibile dolore che sopportasti quando il tuo santissimo Corpo fu trapassato da chiodi ai polsi che dovevano sostenere tutto il peso del tuo Corpo e quando Ti furo­no trapassati i piedi che, come ci rivela lo studio della Sacra Sindone, furono sovrapposti e fissati alla Croce con un chiodo solo!
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio la santa ed efficace oblazione che presentasti al Padre come Vittima e Sacerdote sull'altare della Croce. Per mezzo della tua purissima offerta il mondo fu riconciliato con Dio, l'uomo fu redento ed il cielo aperto. Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio tutte le angosce e le pene che sopportasti appeso alla Croce, e in particolare la sofferenza che Ti provocarono gli occhi pieni di Sangue, la bocca e il palato secchi che, sentivano l'amaro sapore del fiele appena assaggiato, le orecchie che udivano terribili e brutali bestemmie, l'odorato ormai saturo dal fetore del Calvario ed il tatto dalle spine, dai chiodi e dalle mille altre piaghe.
Padre nostro, Ave Maria, L'Eterno riposo.

Gesù, Ti offro per le Anime del Purgatorio i crudeli spasimi da cui erano percorse tutte le tue membra, il capo trafitto dalle spine, il viso reso irriconoscibile per i colpi subiti, il petto lacerato dai flagelli, le ossa slo­gate, i nervi disgiunti, le mani ed i piedi inchiodati, e tutto il corpo coperto di piaghe.
Padre nostro, Ave Maria, L’Eterno riposo. Litanie per i defunti.

martedì 18 ottobre 2011

Le riunioni di preghiera carismatica tra lodi, canti e profezie



 

 

 
Le riunioni di preghiera carismaticaBraccia elevate e protese, lodi spontanee e sincere a Gesù, invocazioni ardenti allo Spirito Santo, canti, un suggestivo balbettio che sale di tono per poi dolcemente spegnersi come per incanto; queste sono alcune delle manifestazioni che un osservatore potrà cogliere tutta le volte che si imbatte in gruppo di preghiera del Rinnovamento Carismatico.
Le riunioni di preghiera sono riflesso e proiezione delle riunioni delle prime comunità cristiane, pertanto non rappresentano alcuna novità nella Chiesa. La Chiesa stessa, del resto, nacque proprio durante una riunione di preghiera nel giorno di Pentecoste.
Nel libro degli Atti leggiamo che i primi cristiani "erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli dell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere" (At 2,42). Secondo questa testimonianza, quattro erano gli elementi che caratterizzavano questa comunità ideale.
Perciò, nel Rinnovamento Carismatico, "le riunioni comuni" sono una parte dei suoi elementi caratteristici.
I fratelli che hanno ricevuto l'effusione dello Spirito, come quelli che la desiderano, si riuniscono in assemblee formando una vera "comunione di amore fraterno" sincera e affettuosa, il cui fine è "pregare insieme" e il cui centro è il Signore Gesù, che opera attivamente nella comunità e la presiede.
Il principio attivo che crea questa comunità orante è lo Spirito Santo, dono di Dio e forza dall'alto, che abita nell'assemblea cristiana come in un santuario consacrato (cfr. 1Cor 3,16); e abita in ciascuno dei credenti come nel suo proprio tempio (cfr. 1Cor 6,19).
Abbandonati all'azione dello Spirito e in unione con Cristo, i membri della comunità sono guidati, nella loro qualità di figli di Dio, dallo stesso Spirito che animavi gli Apostoli ed i cristiani dei primi tempi.
Queste riunioni di preghiera ripropongono il modello delle assemblee dei fedeli di Corinto a cui le lettere di Paolo erano indirizzate (cfr. 1Cor 14,26; Col 3,16-17; Ef 5,18-21; ecc.).
Perciò, nelle riunioni di preghiera, i fedeli, sotto l'impulso dello Spirito, innalzano, incessantemente, parole di lode e di ringraziamento al Padre celeste, celebrando il suo amore infinito rivelato nel Suo figlio Gesù, la Sua misericordia illuminata e la Sua bontà incommensurabile.
La riunione di preghiera è una comunità che offre adorazione e glorificazione al suo Dio; infatti la preghiera di lode e di ringraziamento a Dio Padre è posta in primo piano. Il modello di questa preghiera lo troviamo nei Salmi, nei quali l'uomo, estasiato per le meraviglie del creatore, prorompe in canti di adorazione e inni di lode (cfr Es 15,1-13; Dt 32,1-2; Dn 3; Tb 1-10; ecc.).
Durante la lode, l'uomo diviene simile agli Angeli che in cielo cantano incessantemente onori a Dio. Il Signore si abbassa fino a noi misere creature e ci trasporta alle altezze della sua gloria.
La lode attira, su colui che la fa, il grande amore di Dio che si manifesterà con opere concrete e meravigliose. Molti che avevano problemi di salute, familiari, di lavoro, sociali, vizi, dopo aver lodato Dio con sincerità di cuore hanno ricevuto grande pace interiore e, sovente, la soluzione dei loro problemi. La lode provoca la manifestazione della potenza guaritrice e liberatrice di Dio ed è capace di sciogliere da qualsiasi potere malefico che possa dominarci sia esso un influsso negativo, un' ossessione, un' oppressione e perfino una fattura.

Un'altra nota caratteristica della preghiera del Rinnovamento è la preghiera di acclamazione, quando nell'assemblea, tutti allo stesso tempo e ognuno per conto suo, alzano spontaneamente la voce per benedire il Signore e lodarlo dicendo: "Lode e gloria a te, Signore Gesù! Benedetto sei Tu! Lode, onore, gloria e potenza a Te! Benedetto è il nome del Signore! A Te l'onore e il potere! A Te la gloria per tutti i secoli! Amen! Alleluia!".
Anche se la lode e il rendimento di grazie predominano nelle riunioni di preghiera, senza dubbio anche le preghiere di intercessione sono alquanto frequenti. Infatti chiunque nella propria vita ha bisogno di ricorrere al Signore per implorare il suo aiuto e la sua protezione nelle afflizioni, nelle sofferenze, nel dolore e in tante altre necessità. Necessità spirituali o corporali, nei dolori propri o altri, nelle tribolazioni grandi o piccole, o nei dolori fisici o morali.
Gesù aveva promesso ai suoi discepoli che avrebbe fatto qualunque cosa avessero chiesto nel Suo nome:"Se chiederete qualche cosa al Padre mio nel mio nome, Egli ve la darà". Se, dunque, i discepoli chiederanno al Padre qualcosa nel nome di Gesù, il Padre la concederà perché vedrà in loro non una persona estranea ma il suo stesso figlio Gesù.
L'espressione "nel mio nome" presuppone che il credente faccia le veci di Gesù, che Gesù viva in lui, che fra i due esista una unione tanto stretta da formare un tutt'uno, in tal modo la richiesta del credente diventa la stessa richiesta di Gesù.
Durante la preghiera non mancano frequenti invocazioni allo Spirito Santo, inni e canti in suo onore, lodi e manifestazioni di gratitudine, dopotutto è Lui che opera in ognuno dei fedeli e produce la conoscenza del Padre e di Gesù.
E anche lo stesso Spirito Santo che, abitando nel cuore dei credenti, edifica la comunità mediante le sue ispirazioni carismatiche: ispira un fedele perché glorifichi Dio cantando in lingue; un altro, perché trasmetta un messaggio profetico; un altro ancora affinché manifesti una rivelazione, o perché pronunci parole di scienza o sapienza: (cfr. Cor 12,7-10; 14,26; Col 3,16-17; Ef 5,18b-21).
Lo Spirito Santo è, perciò, l'anima della riunione, unita nell'amore più autentico, del quale Lui stesso è la fonte inesauribile. Possiamo affermare che la preghiera della comunità è opera dello Spirito Santo.

Anche Maria è sempre presente in tutte le riunioni di preghiera e ciò è normale ed è necessario. Infatti così come partecipò intimamente al mistero di Gesù: nell'incarnazione durante la sua vita pubblica, ai piedi della croce e all'effusione dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, così perpetua la sua presenza quando si tratta di continuare a costruire il corpo mistico di Cristo che è la Chiesa. In tali occasioni le si riconosce la sua presenza materna e si sperimenta la sua potente intercessione.
Si constata inoltre che una così forte presenza dello Spirito Santo e di Maria, provoca non di rado la manifestazione degli spiriti maligni che magari da anni ed in maniera silente, tormentavano alcune persone. Le reazioni possono essere quelle già descritte nella sezione relativa all'azione di Satana. Come conseguenza a ciò si verificano spesso liberazioni e guarigioni di ogni tipo, che suggellano in maniera inequivocabili la potente e premurosa assistenza di Dio durante la preghiera.
Le preghiere sono intercalate di tanto in tanto da inni e cantici, a volte pieni di gioia e di allegria, altre volte pieni di unzione e profondità.
Frequenti sono anche i momenti di silenzio profondo intesi ad ascoltare quello che Dio ci rivela nel profondo del cuore. Allo stesso modo, spesso, durante la preghiera, si ascoltano brevi letture dalla Bibbia: ora un salmo, ora un passo evangelico; alcune volte si tratta di un'esortazione apostolica, altre volte di una parola dei profeti.
L'uso frequente della Bibbia e una grande devozione alla Sacra Scrittura è una caratteristica del Rinnovamento Carismatico.
In ogni riunione di preghiera che, normalmente dura circa due ore, vi è inserito anche uno spazio di tempo dedicato ad un insegnamento progressivo che, generalmente, viene dato da chi presiede la preghiera. Mediante questa comunicazione della parola autorizzata, la comunità si edifica, cresce e si sviluppa.
Un altro elemento che completa la preghiera è la narrazione semplice e spontanea di esperienze individuali. Rendere partecipi gli altri, mediante una testimonianza personale, delle meraviglie che il Padre celeste, il Signore Gesù e lo Spirito Santo hanno operato in noi o nei nostri fratelli nella fede, ed è sempre motivo di solida edificazione spirituale.
Però, la riunione di preghiera raggiunge il suo apice e la sua espressione più perfetta, nella celebrazione della Santa Messa. Infatti, durante la cena Eucaristica, grazie alle parole "Questo è il mio Corpo...questo è il mio Sangue..." che Gesù ordinò di ripetere in sua memoria, sappiamo, che per mezzo della fede, che Gesù si fa presente in mezzo a noi realmente e sostanzialmente.
Partecipando alla comunione, di questo Corpo e di questo Sangue, si è partecipi di una comunione più perfetta con Gesù e, per mezzo suo con il Padre e lo Spirito Santo, e allora che ci viene comunicata la pienezza della Sua vita divina come Gesù stesso affermò (cfr. Gv 6,54-57).
Perciò, nel Rinnovamento nello Spirito, le riunioni di preghiera sono un mezzo di notevole efficacia per camminare nello Spirito; la comunità cristiana, nata dal soffio dello Spirito, va crescendo e maturando a poco a poco sotto l'influsso dello Spirito divino.

Durante le riunioni si svolgono generalmente i seguenti punti:
  • - Preghiere di lode e acclamazione al Signore (fatta da tutti assieme e molto frequentemente);
  • - preghiere (spontanee e generali);
  • - preghiere di intercessione (richiesta di grazie per se stessi o per gli altri);
  • - inni e canti (alternando fra "allegri" o più "soavi" secondo l'ispirazione dello Spirito).
  • - il dono delle lingue (che può essere usato sotto forma di canto o di preghiera);
  • - le profezie (che possono essere formulate a parole o in lingue);
  • - l'insegnamento (dato da chi ne ha il dono riconosciuto);
  • - momenti di silenzio (da farsi spesso per ottenere un contatto intimo e profondo con Cristo che è realmente presente);
  • - letture tratte dalla Bibbia;
  • - testimonianze (racconto di un esperienza della propria vita in cui si è particolarmente manifestata la potenza di Dio);
  • - l'Eucarestia (se possibile).
Affinché le riunioni producano frutto è necessario:
  • - parteciparvi assiduamente;
  • - che esse siano espressioni di comunione di sincero amore fraterno;
  • - che l'anima e il principio attivo sia lo Spirito Santo (i partecipanti non si affannino per voler entusiasmare gli altri con sforzi personali, ma implorino lo Spirito Santo affinché animi la comunità con il suo ardore);
  • - che il centro delle riunioni sia Cristo Gesù (il ruolo del responsabile è di iniziare, terminare e assicurare che tutto proceda con ordine. Egli si guardi bene dal manipolare il gruppo come se fosse cosa sua).
  • - che sia di una conveniente durata (non superiore alle due ore ne inferiore ad un'ora).
E' bene inoltre ricordarsi di alcuni aspetti:
  1. Lo Spirito di Dio ha creato dal nulla ogni cosa che esiste, dando a ciascuna delle varietà tali da non trovarne due uguali (ciò ci suggerisce la libertà, la grandezza e la totale indefinibilità di Dio).
    Nonostante l'originalità della creazione, ogni cosa ha qualche attinenza con la propria specie: l'essenza. Tutti gli uomini hanno un naso ma nessun naso è uguale ad un altro; tutti hanno le dita ma non esistono due impronte digitali uguali. Dio è infinito.
    Questa infinità di Dio, che si vede nelle cose naturali, si percepisce ancora di più nelle cose spirituali. Pertanto non si troverà, nell'ambito del Rinnovamento Carismatico, un gruppo uguale ad un altro eccetto che nell'essenza. Dunque tutti i gruppi di preghiera del Rinnovamento Carismatico, nonostante la varietà dei carismi e la libertà dello Spirito, devono rispettare un determinato "scheletro" che li identifichi come tali.
    Così nei gruppi di preghiera i segni esteriori possono essere innumerevoli e diversi (a volte possono sembrare anche strani), ma lo Spirito è unico ed è lo stesso, il Signore (cfr. 1Cor 12,4-6).
  2. Se in un certo senso abbiamo "paura" dei doni spirituali, è perché, solitamente, non riusciamo a capire il piano di Dio che, in sintesi, si può esprimere così: "Egli vuole formare il suo popolo" e per questo ci chiama e ci riunisce. Noi siamo solo collaboratori della sua opera, strumenti della sua potenza.
    La manifestazione dei carismi, rara o frequente che sia, può essere considerata come il progetto di Dio che sta formando ed edificando il suo popolo. Il rifiuto dei doni, di tutti o solo di alcuni, è un voler quasi respingere, anche con le intenzioni migliori, la manifestazione della potenza Dio.
    La presenza dello Spirito in una comunità, permette a questa di manifestare tutta l'immensa ricchezza di carismi che sono il corredo di ogni battezzato. Certamente ciò comporta anche dei rischi ed alcuni se ne preoccupano, spesso, eccessivamente. È bene ricordare che, proprio perché la costruzione della Chiesa continui a realizzarsi in maniera "bene ordinata", lo Spirito concede, ad alcuni fratelli o sorelle, il carisma del discernimento degli spiriti, perché ogni cosa "sia esaminata e si ritenga ciò che è buono" (1Tm 5,21).
    Il timore eccessivo, talvolta, sopprime i doni ed estingue lo Spirito.
  3. La gioia, a volte esplosiva, a volte pacata e profonda, è un' altra delle note distintive delle riunioni di preghiera. Sicuramente esistono momenti di solennità e di tranquillità ma mai aleggia la tristezza.
    I canti, le lodi e perfino il silenzio possono ritenersi quali espressioni di esultanza e di allegria.

San Domenico in preghiera
 
 
È comprensibile che, chi prende parte per la prima volta a tali incontri, possa essere sorpreso di fronte a queste manifestazioni di allegria. Essi, tuttavia, non avranno mai l'impressione che stia regnando la noia.
Questo particolare stato d'animo, è bene sottolinearlo, non è dato da una forma di esaltazione collettiva, è piuttosto l'allegria quale frutto della presenza dello Spirito. Si tratta di una serena, pura giocondità che dà tono e clima a tutto l'incontro di preghiera ed alle relazioni fraterne.
Alcuni, per lo più coloro non hanno mai frequentato alcun gruppo di preghiera o se lo hanno fatto non hanno voluto deporre prima ogni forma di prevenzione, trovano nelle manifestazioni di gioia un ampio campo di critica. Essi parlano di emozionalismo, isterismo e fanatismo collettivo. Una cosa sono questi tre stati psicologici ed altro invece è il clima di gioia, pace, serenità che si può ampiamente e concretamente riscontrare nei gruppi di preghiera del Rinnovamento. Talvolta, in particolari circostanze, si potrebbe anche passare dallo Spirito alla carne e dunque parlare di una certa esuberanza, ma questi casi sono da analizzarsi singolarmente e da attribuirsi al mancato "polso" del responsabile. Non deve mai mancare il necessario discernimento in ogni manifestazione.
Chi crede che tale gioia possa essere causata dai canti, dal battere delle mani o da qualsiasi altro fattore emotivo, cade in errore; quella gioia è solo esteriore e non può durare, fa sì che molte persone, partecipando ad un gruppo di preghiera, in esso e con i membri del gruppo siano allegre e contente, ma poi, al di fuori e con i propri familiari, sono aride e tristi. Chi possiede la vera gioia non si comporta così.
La vera gioia è quella che, come afferma il Manzoni, "il mondo irride ma rapir non può". Non può essere "rapita" perché è scolpita nell'intimo dell'uomo e vi si scolpisce nel contatto reale che si ha con Dio.
Per un cristiano la gioia è parte integrante della. fede. È la manifestazione estrinseca dell'intrinseca unione con Dio.
Per questo S. Paolo, rivolgendosi ai Tessalonicesi, esorta: "Siate sempre allegri" (cfr. 1Ts 5,16). Ancora, con più forza ed insistenza, rivolge la stessa esortazione ai Filippesi: "Siate sempre lieti nel Signore" (Fil 4,3); qui specifica che la gioia deve essere solo nel Signore e non su altri fattori. Per dare enfasi e forza alla sua esortazione ripete: "Siate lieti". È necessario, per S. Paolo, che un cristiano possegga la gioia, essendo essa, un frutto dello Spirito Santo (cfr. Gal 5,22).
Molti pensano e sostengono che la gioia debba essere interna e personale. S. Paolo non condivide questa idea ed esplicitamente asserisce: "La vostra letizia sia nota a tutti gli uomini" (Fil 4,5).
Tanto è importante la gioia in un cammino spirituale che, Gesù stesso, ha voluto sottolinearne la presenza con parole veramente singolari: "Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena" (Gv 15,11).
  1. Può accadere che, durante il corso della riunione, si avvertano all'improvviso, senza un motivo apparentemente plausibile, sensazioni di tristezza, turbamento, freddezza e apprensione.
    In alcune rare circostanze, la sensazione di freddezza, può anche dipendere da colui che guida la preghiera ma, nella maggioranza dei casi, ciò è da escludere.
    In alcuni casi, il senso di "malessere", è causato da motivi strettamente personali di disagio fisico o spirituale. Se avremo cura di esaminarci sinceramente, nella grande maggioranza dei casi, ci accorgeremo che siamo bloccati solo da noi stessi per un vecchio rancore che affiora all'improvviso, una distrazione che abbiamo assecondato, un problema della vita quotidiana che non siamo riusciti a mettere da parte durante la preghiera, un banale mal di testa e così via.
    In altri casi, questo disagio può anche derivare da una o più persone inserite nel gruppo e, ipotesi da non scartare alla leggera, persino da persone che vivono ed operano al di fuori del gruppo ma che sono unite a noi spiritualmente.
    Tutti noi credenti siamo parte dell'unico corpo mistico di Cristo e tutti siamo in comunione tra di noi formando così, la comunione dei Santi (cfr 1Cor 12,12-26).
    Se camminando, urto con il piede una pietra fratturandomi un dito, il dolore non resta solo nel punto colpito ma, essendo il piede parte del corpo, si propaga per tutto il nostro essere. Ancora: se con un martello, invece di battere un chiodo colpisco un dito della mia mano, il dolore si ripercuote per tutto il corpo. Se un membro si infetta, prima o poi ne sarà contagiato tutto il corpo...
    Nell'ambito del Corpo mistico: se un fratello è malato spiritualmente ne risentirà nella mente e nel cuore coinvolgendo, nella stessa malattia, la mente ed il cuore degli altri. È un influsso negativo che parte da questo fratello e raggiunge i diversi membri.
    Nel corpo fisico sappiamo che, quando un organo si ammala, influisce su tutto l'organismo, pertanto, gli organi sani non restano passivi all'evento ma a cominciare dalla mente, tutti collaborano per curare quello malato.
    La mente pensa di chiamare il dottore o di prendere questa o quella medicina, la mano porta la medicina alla bocca, la bocca la mastica e la ingerisce, lo stomaco la digerisce ecc. In un certo senso questo si verifica anche nel Corpo mistico.
    Lo Spirito percepisce l'infermità spirituale di un fratello membro del Corpo; per ottenerne la guarigione comunica il malessere ai diversi membri che più gli sono vicini affinché questi si attivino per soccorrere e curare il membro malato.
    Avverto, improvvisamente, turbamento ed apprensione: questo mi dice che qualche battaglia, più crudele e più decisiva, si sta svolgendo nelle anime. Forse qualcuno ha tradito il Signore, qualche anima è stata strappata da Gesù ed agonizza nel peccato.
    Mi sento freddo, stordito, assonnato, legato nelle mie facoltà, come imbavagliato e impedito di pregare, mi sembra superfluo sforzarmi. Questo può significare che qualcuno dei miei fratelli è assediato e assalito dal nemico ed altri demoni mi impediscono di soccorrerlo.
    Così possiamo percepire lo stato d'animo e le tentazioni di alcuni fratelli o dell'intero gruppo, o addirittura, la presenza di malefici o fatture nelle case o sulle persone.
    Come per il corpo si ricorre al medico per recuperare la salute, cos per lo spirito è necessario ricorrere al medico divino, Gesù, per ottenere la guarigione spirituale.
    Dobbiamo evitare che la nostra mente cerchi di individuare chi possa essere la causa e finire per giudicare i nostri fratelli. Sta scritto: "Non giudicare per non essere giudicato" (Mt 7,1).
    Dobbiamo piuttosto stimare il fratello anche quando è nel peccato o sotto l'influsso delle tentazioni perché egli è un possibile santo futuro (cfr. Mt 21,31).
    Per grazia di Dio, le sensazioni negative sono piuttosto rare. Più frequenti, invece, sono stati d'animo e sensazioni completamente opposte che si manifestano con ondate di gioia contagiosa. Sono sensazioni che ci rasserenano, ci esaltano, ci infervorano gratificando il nostro cuore con una dolcezza indescrivibile. La gioia è prodotta dalla consapevolezza e realizzazione di essere, grazie alla comunione dei Santi, partecipi del giubilo di tante anime che cantano vittoria e del canto degli Angeli che esultano in Dio.
(Alcuni testi estratti dal libro "Rinnovamento Cristiano nello Spirito Santo", P. Michele Vassallo S.D.V., Edizioni San Michele)
 Fonte: http://www.diosalva.net/index.php
innamorati della lode

domenica 16 ottobre 2011

vi stanno rubando i figli!




Terribile!
Ma e' proprio cosi'.
Attente mamme vi stanno rubando i figli!
Ma dove? Dove sta succedendo?
A casa vostra!
Come? A casa nostra?
Si proprio a casa vostra, mentre voi fate le faccende domestiche e siete tranquille vi stanno "rubando" i vostri figli. sotto i vostri occhi e voi non ve ne accorgete.
Ma come? Come e' possibile?
Si e' proprio cosi'! Mentre voi pensate che tutto va bene, non va bene niente.
I vostri figli sono davanti al televisore a guardare, voi pensate degli "innocenti" cartoni animati e invece questi cartoni animati non sono per nulla "innocenti". Sono colpevoli!
Sono colpevoli della violenza che i vostri figli poi riverseranno a casa, a scuola e con i compagni. Sono colpevoli degli incubi che hanno la notte! Sono colpevoli dei tic nervosi che non riuscite a capire! Sono colpevoli dei sogni terribili che fanno dove qualche mostro li rincorre e li vuole uccidere. Sono colpevoli della mania di voler comprare tutto cio' che viene pubblicizzato! Sono colpevoli di rubare l'innocenza dei vostri figli! Sono colpevoli di tante altre cose.
Stanno rubando i vostri figli, sotto i vostri occhi e non ve ne accorgete?

Aprite gli occhi e chiudete la Tv.
Si questi cartoni animati non sono per nulla sani! Sono stati fatti da produttori malati che vogliono, per malsani interessi economici, che i vostri figli siano malati! Lo sapevate ad esempio che in Giappone dopo una trasmissione di Dragonball migliaia di bambini sono andati a finire all'ospedale con attacchi di epilessia? Lo sapevate che non solo i vostri bambini che hanno incubi terribili la notte, dove draghi, gnomi, streghe cercano di rincorrere i vostri figli tentando di ucciderli?

SVEGLIATEVI! APRITE GLI OCCHI!
STANNO ROVINANDO I VOSTRI FIGLI E VOI DORMITE SONNI TRANQUILLI! Cartoni animati come: POKEMON, DRAGONBALL, DIGIMON, SIMPSON, I CAVALIERI DELLO ZODIACO, SAILOR MOON, ECC., stanno rovinando milioni di bambini indifesi e innocenti.
Indifesi perché i genitori sono incoscienti della gravita' degli effetti deleteri di questi cartoni animati. "Incoscienti" cioe' non coscienti!

Svegliatevi, prima che sia troppo tardi.
E non dite come qualche mamma ha detto alle insegnanti che facevano evidenziare la gravita' di questi cartoni: non voglio che i miei figli siano diversi dagli altri.
Se continuate ad essere irresponsabili i vostri figli saranno veramente "diversi"; cioe' malati! Malati di turbe psicologiche, di emotivita' instabile, di attacchi di panico, di violenza spropositata, di incubi la notte, di mania di comprare tutto cio' che vedono in tv e di tante altre cose che voi gia' sapete.

Svegliatevi, prima che sia troppi tardi!
Questi cartoni animati sono un attentato diretto contro i vostri figli. Lo sapevate che molti di questi cartoni sono esoterici. Evocano parole, discorsi, immagini tratte dall'esoterismo, dalla New Age e da altre sette sataniche?
Svegliatevi prima che sia troppo tardi. O anche a voi succedera' la brutta esperienza che mi disse una mamma: "Lo sai, mio figlio mi ha detto che ha invocato il diavolo, e sono sconvolta" Aveva visto tanto di quei cartoni animati che ora, inconsapevolmente, riproduceva nella vita quello che aveva visto nello schermo televisivo!

Svegliatevi, da questo sonno!
Aprite gli occhi e chiudete la tv! State con i vostri figli, parlate con loro, giocate con loro. Fate delle passeggiate all'aria aperta. I vostri figli non hanno bisogno dei vostri soldi, né di vestiti belli e di giocattoli costosi, hanno bisogno del vostro amore, della vostra presenza, della vostra protezione! Proteggete i vostri figli da questi attacchi frontali!
Si, c'e' un attacco frontale contro i bambini. Diciamo tutti insieme, No! Non ci sto! Non voglio, con il mio silenzio, tacere! Stanno rubando l'innocenza, la pace, la gioia a milioni di bambini.
Non possiamo tacere!
Dobbiamo gridare!
Dobbiamo fare qualcosa!
Inizia tu mamma, papa'. Spiega ai tuoi figli che questi cartoni animati violenti, volgari, fanno male e poi se non ti ascoltano, perché ormai hanno una certa dipendenza, ordina che questi cartoni animati non li vedano piu'! Forse piangeranno, ma e' meglio qualche lacrima ora che tante dopo perché la loro vita emotiva, psichica, affettiva, spirituale e' stata distrutta!
Proteggete i vostri figli, loro sono indifesi! E se non li difendete voi, chi li difendera' al posto vostro?

P.Salvatore Tumino
    innamorati della lode

mercoledì 12 ottobre 2011

BEATI VOI


Beati voi
che non dite:
"Quando sto bene io...
stanno bene tutti!"
ma vi fate carico
delle sofferenze degli altri.

Beati voi
che nella sofferenza
non vi chiudete in voi stessi
ma cercate conforto nei fratel
li

che io vi ho messo vicino.

Beati voi
che a colui che soffre
non dite: "Pazienza,
Dio ha voluto così!"
ma gli dite:
"Coraggio, ti aiuto io:
Dio ti vuole felice!"





°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
un bacio a te che leggi


giovedì 6 ottobre 2011

Come un mendicante



Signore, come un mendicante
sto alla tua porta e ti imploro.

Mio Dio, fammi l'elemosina
di un po' d'amore: lo riceverò
dalle tue mani amorose.

Non permettere che ti invochi invano:
non ho alcun merito,
non possiedo nulla, non esigo nulla,
non domando che un dono gratuito.

Non lasciar cadere su di me il peso
schiacciante dei miei peccati:
nelle tue mani amorose rimetto
i miei innumerevoli errori.

(Toukaram)


Meditazione del giorno
Giovanni Taulero (circa 1300-1361), domenicano a Strasburgo
Discorso 17, per il lunedì prima dell'Ascensione

« Dacci oggi il nostro pane quotidiano » (Mt 6,11)

Dobbiamo considerare come e perché dobbiamo pregare. Quando l'uomo vuole impegnarsi nella preghiera, deve, prima di tutto, riportare il suo cuore all'interno, richiamarlo dal vagabondaggio e dalle dissipazioni dove si perdeva, e allora cadere con grande umiltà ai piedi di Dio, chiedere l'elemosina con generosità, bussare alla porta del cuore del Padre e mendicare il suo pane, ossia la carità... Dobbiamo domandare, inoltre, che Dio ci accordi e ci insegni a chiedere ciò che gli piace di più nella nostra preghiera e ciò che ci sarà più utile...

Non tutti gli uomini possono pregare in spirito, ma ci sono quelli che devono ricorrere alla preghiera vocale. In questo caso ti rivolgerai a nostro Signore con le parole le più amabili, le più amicali e le più affettuose che tu possa immaginare : ciò ecciterà anche la tua carità e il tuo cuore. Chiedi al Padre celeste che, per mezzo del suo unico Figlio, si dona lui stesso a te come oggetto della tua preghiera, nel modo più piacevole. E quando avrai trovato una forma di preghiera che, più di tutte le altre, ti piaccia e ecciti la tua devozione..., conserva questo modo di pregare e concedile le tue preferenze... Bisogna bussare alla porta con diligenza e perseveranza perché « chi persevererà sino alla fine sarà salvato » (cfr. Mt 10,22; 2Tm 2,5)... « Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! » (Lc 11,13).

innamorati della lode

martedì 4 ottobre 2011

San Francesco d'Assisi



Patrono d'Italia
Assisi, 1182 - Assisi, la sera del 3 ottobre 1226
 di Antonio Borrelli

Francesco nacque ad Assisi nel 1181, nel pieno del fermento dell'età comunale. Figlio di mercante, da giovane aspirava a entrare nella cerchia della piccola nobiltà cittadina. Di qui la partecipazione alla guerra contro Perugia e il tentativo di avviarsi verso la Puglia per partecipare alla crociata. Il suo viaggio, tuttavia, fu interrotto da una voce divina che lo invitò a ricostruire la Chiesa. E Francesco obbedì: abbandonati la famiglia e gli amici, condusse per alcuni anni una vita di penitenza e solitudine in totale povertà. Nel 1209, in seguito a nuova ispirazione, iniziò a predicare il Vangelo nelle città mentre si univano a lui i primi discepoli insieme ai quali si recò a Roma per avere dal Papa l'approvazione della sua scelta di vita. Dal 1210 al 1224 peregrinò per le strade e le piazze d'Italia e dovunque accorrevano a lui folle numerose e schiere di discepoli che egli chiamava frati, fratelli. Accolse poi la giovane Chiara che diede inizio al secondo ordine francescano, e fondò un terzo ordine per quanti desideravano vivere da penitenti, con regole adatte per i laici. Morì nella notte tra il 3 e il 4 ottobre del 1228. Francesco è una delle grandi figure dell'umanità che parla a ogni generazione. Il suo fascino deriva dal grande amore per Gesù di cui, per primo, ricevette le stimmate, segno dell'amore di Cristo per gli uomini e per l'intera creazione di Dio.

Patronato: Italia, Ecologisti, Animali, Uccelli, Commercianti, Lupetti/Coccin. AGESCI
Etimologia: Francesco = libero, dall'antico tedesco
Emblema: Lupo, Uccelli
Martirologio Romano: Memoria di san Francesco, che, dopo una spensierata gioventù, ad Assisi in Umbria si convertì ad una vita evangelica, per servire Gesù Cristo che aveva incontrato in particolare nei poveri e nei diseredati, facendosi egli stesso povero. Unì a sé in comunità i Frati Minori. A tutti, itinerando, predicò l’amore di Dio, fino anche in Terra Santa, cercando nelle sue parole come nelle azioni la perfetta sequela di Cristo, e volle morire sulla nuda terra.

Nel suo 'Testamento' scritto poco prima di morire, Francesco annotò: “Nessuno mi insegnava quel che io dovevo fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo il Santo Vangelo”. Per questo è considerato il più grande santo della fine del Medioevo; egli fu una figura sbocciata completamente dalla grazia e dalla sua interiorità, non spiegabile per niente con l'ambiente spirituale da cui proveniva.
Ma proprio a lui toccò in un modo provvidenziale, di dare la risposta agli interrogativi più profondi del suo tempo.
Avendo messo in chiara luce con la sua vita i principi universali del Vangelo, con una semplicità e amabilità stupefacenti, senza imporre mai nulla a nessuno, ebbe un influsso straordinario, che dura tuttora, non solo nel mondo cristiano ma anche al di fuori di esso.

Origini e gioventù
Francesco, l'apostolo della povertà, in effetti era figlio di ricchi, nacque ad Assisi nei primi del 1182 da Pietro di Bernardone, agiato mercante di panni e dalla nobile Giovanna detta “la Pica”, di origine provenzale. In omaggio alla nascita di Gesù, la religiosissima madonna Pica, volle partorire il bambino in una stalla improvvisata al pianterreno della casa paterna, in seguito detta “la stalletta” o “Oratorio di s. Francesco piccolino”, ubicata presso la piazza principale della città umbra.
La madre in assenza del marito Pietro, impegnato in un viaggio di affari in Provenza, lo battezzò con il nome di Giovanni, in onore del Battista; ma ritornato il padre, questi volle aggiungergli il nome di Francesco che prevarrà poi sul primo.
Questo nome era l'equivalente medioevale di 'francese' e fu posto in omaggio alla Francia, meta dei suoi frequenti viaggi e occasioni di mercato; disse s. Bonaventura suo biografo: “per destinarlo a continuare il suo commercio di panni franceschi”; ma forse anche in omaggio alla moglie francese, ciò spiega la familiarità con questa lingua da parte di Francesco, che l'aveva imparata dalla madre.
Crebbe tra gli agi della sua famiglia, che come tutti i ricchi assisiani godeva dei tanti privilegi imperiali, concessi loro dal governatore della città, il duca di Spoleto Corrado di Lützen.
Come istruzione aveva appreso le nozioni essenziali presso la scuola parrocchiale di San Giorgio e le sue cognizioni letterarie erano limitate; ad ogni modo conosceva il provenzale ed era abile nel mercanteggiare le stoffe dietro gli insegnamenti del padre, che vedeva in lui un valido collaboratore e l'erede dell'attività di famiglia.
Non alto di statura, magrolino, i capelli e la barbetta scura, Francesco era estroso ed elegante, primeggiava fra i giovani, amava le allegre brigate, spendendo con una certa prodigalità il denaro paterno, tanto da essere acclamato “rex iuvenum” (re dei conviti) che lo poneva alla direzione delle feste.
Combattente e sua conversione
Con la morte dell'imperatore di Germania Enrico IV (1165-1197) e l'elezione a papa del card. Lotario di Segni, che prese il nome di Innocenzo III (1198-1216), gli scenari politici cambiarono; il nuovo papa sostenitore del potere universale della Chiesa, prese sotto la sua sovranità il ducato di Spoleto compresa Assisi, togliendolo al duca Corrado di Lützen.
Ciò portò ad una rivolta del popolo contro i nobili della città, asserviti all'imperatore e sfruttatori dei loro concittadini, essi furono cacciati dalla rocca di Assisi e si rifugiarono a Perugia; poi con l'aiuto dei perugini mossero guerra ad Assisi (1202-1203).
Francesco, con lo spirito dell'avventura che l'aveva sempre infiammato, si buttò nella lotta fra le due città così vicine e così nemiche.
Dopo la disfatta subita dagli assisiani a Ponte San Giovanni, egli fu fatto prigioniero dai perugini a fine 1203 e restò in carcere per un lungo terribile anno; dopo che i suoi familiari ebbero pagato un consistente riscatto, Francesco ritornò in famiglia con la salute ormai compromessa.
La madre lo curò amorevolmente durante la lunga malattia; ma una volta guarito egli non era più quello di prima, la sofferenza aveva scavato nel suo animo un'indelebile solco, non sentiva più nessuna attrattiva per la vita spensierata e i suoi antichi amici non potevano più stimolarlo.
Come ogni animo nobile del suo tempo, pensò di arruolarsi nella cavalleria del conte Gualtiero di Brenne, che in Puglia combatteva per il papa; ma giunto a Spoleto cadde in preda ad uno strano malessere e la notte ebbe un sogno rivelatore con una voce misteriosa che lo invitava a “servire il padrone invece che il servo” e quindi di ritornare ad Assisi.
Colpito dalla rivelazione, tornò alla sua città, accolto con preoccupazione dal padre e con una certa disapprovazione di buona parte dei concittadini.
Lasciò definitivamente le allegre brigate per dedicarsi ad una vita d'intensa meditazione e pietà, avvertendo nel suo cuore il desiderio di servire il gran Re, ma non sapendo come; andò anche in pellegrinaggio a San Pietro in Roma con la speranza di trovare chiarezza.
Ritornato deluso ad Assisi, continuò nelle opere di carità verso i poveri ed i lebbrosi, ma fu solo nell'autunno 1205 che Dio gli parlò; era assorto in preghiera nella chiesetta campestre di San Damiano e mentre fissava un crocifisso bizantino, udì per tre volte questo invito: “Francesco va' e ripara la mia chiesa, che come vedi, cade tutta in rovina”.
Pieno di stupore, Francesco interpretò il comando come riferendosi alla cadente chiesetta di San Damiano, pertanto si mise a ripararla con il lavoro delle sue mani, utilizzando anche il denaro paterno.
A questo punto il padre, considerandolo ormai irrecuperabile, anzi pericoloso per sé e per gli altri, lo denunziò al tribunale del vescovo come dilapidatore dei beni di famiglia; notissima è la scena in cui Francesco denudatosi dai vestiti, li restituì al padre mentre il vescovo di Assisi Guido II, lo copriva con il mantello, a significare la sua protezione.
Il giovane fu affidato ai benedettini con la speranza che potesse trovare nel monastero la soddisfazione alle sue esigenze spirituali; i rapporti con i monaci furono buoni, ma non era quella la sua strada e ben presto riprese la sua vita di “araldo di Gesù re”, indossò i panni del penitente e prese a girare per le strade di Assisi e dei paesi vicini, pregando, servendo i più poveri, consolando i lebbrosi e ricostruendo oltre San Damiano, le chiesette diroccate di San Pietro alla Spira e della Porziuncola.
La vocazione alla povertà e l'inizio della sua missione
Nell'aprile del 1208, durante la celebrazione della Messa alla Porziuncola, ascoltando dal celebrante la lettura del Vangelo sulla missione degli Apostoli, Francesco comprese che le parole di Gesù riportate da Matteo (10, 9-10) si riferivano a lui: “Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture, né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l'operaio ha diritto al suo nutrimento. E in qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se ci sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza”.
Era la risposta alle sue preghiere e domande che da tempo attendeva; comprese allora che le parole del Crocifisso a San Damiano non si riferivano alla ricostruzione del piccolo tempio, ma al rinnovamento della Chiesa nei suoi membri; depose allora i panni del penitente e prese la veste “minoritica”, cingendosi i fianchi con una rude corda e coprendosi il capo con il cappuccio in uso presso i contadini del tempo e camminando a piedi scalzi.
Iniziò così la vita e missione apostolica, sposando “madonna Povertà” tanto da essere poi definito “il Poverello di Assisi”, predicando con l'esempio e la parola il Vangelo come i primi apostoli.
Francesco apparve in un momento particolarmente difficile per la vita della Chiesa, travagliata da continue crisi provocate dal sorgere di movimenti di riforma ereticali e lotte di natura politica, in cui il papato era allora uno dei massimi protagonisti.
In un ambiente corrotto da ecclesiastici indegni e dalle violenze della società feudale, egli non prese alcuna posizione critica, né aspirò al ruolo di riformatore dei costumi morali della Chiesa, ma ad essa si rivolse sempre con animo di figlio devoto e obbediente.
Rendendosi interprete di sentimenti diffusi nel suo tempo, prese a predicare la pace, l'uguaglianza fra gli uomini, il distacco dalle ricchezze e la dignità della povertà, l'amore per tutte le creature di Dio e al disopra di ogni cosa, la venuta del regno di Dio.
Inizio dell'Ordine dei Frati Minori
Ben presto attirati dalla sua predicazione, si affiancarono a Francesco, quelli che sarebbero diventati suoi inseparabili compagni nella nuova vita: Bernardo di Quintavalle un ricco mercante, Pietro Cattani dottore in legge, Egidio contadino e poco dopo anche Leone, Rufino, Elia, Ginepro ed altri fino al numero di dodici, proprio come gli Apostoli, formanti una specie di 'fraternità' di chierici e laici, che vivevano alla luce di un semplice proposito di ispirazione evangelica.
Il loro era un vivere alla lettera il Vangelo, senza preoccupazioni teologiche e senza ambizioni riformatrici o contestazioni morali, indicando così una nuova vita a chi voleva vivere in carità e povertà all'interno della Chiesa; per la loro obbedienza alla gerarchia ecclesiastica, il vescovo di Assisi Guido prese a proteggerli, seguendoli con interesse e permettendo loro di predicare.
Ai primi del 1209 il gruppo si riuniva in una capanna nella località di Rivotorto, nella pianura sottostante la città di Assisi, presso la Porziuncola, iniziando così la “prima scuola” di formazione, dove durante un intero anno Francesco trasmise ai compagni il suo carisma, alternando alla preghiera, l'assistenza ai lebbrosi, la questua per sostenersi e per riparare le chiese danneggiate.
Giacché ormai essi sconfinavano fuori dalla competenza della diocesi, e ciò poteva procurare problemi, il vescovo Guido consigliò Francesco e il suo gruppo di recarsi a Roma dal papa Innocenzo III per farsi approvare la prima breve Proto-Regola del nuovo Ordine dei Frati Minori.
Regola che fu approvata oralmente dal papa, dopo un suggestivo incontro con il gruppetto, vestito dalla rozza tunica e scalzo, colpito fra l'altro da “quel giovane piccolo dagli occhi ardenti”; nacque così ufficialmente l'Ordine dei Frati Minori, che riceveva la tonsura entrando a far parte del clero; sembra che in quest'occasione Francesco abbia ricevuto il diaconato.
Chiara e le clarisse
Tutta Assisi parlava delle 'bizzarie' del giovane Francesco, che viveva in povertà con i compagni laggiù nella pianura e che spesso saliva in città a predicare il Vangelo con il permesso del vescovo, augurando a tutti “pace e bene”; nella primavera del 1209 aveva predicato perfino nella cattedrale di S. Rufino, dove nell'attigua piazza abitava la nobile famiglia degli Affreduccio e sicuramente in quell'occasione, fra i fedeli che ascoltavano, c'era la giovanissima figlia Chiara.
Colpita dalle sue parole, prese ad innamorarsi dei suoi ideali di povertà evangelica e cominciò a contattarlo, accompagnata dall'amica Bona di Guelfuccio e inviandogli spesso un poco di denaro.
Nella notte seguente la Domenica delle Palme del 1211, abbandonò di nascosto il suo palazzo e correndo al buio attraverso i campi, giunse fino alla Porziuncola dove chiese a Francesco di dargli Dio, quel Dio che lui aveva trovato e col quale conviveva.
Francesco, davanti all'altare della Vergine, le tagliò la bionda e lunga capigliatura (ancora oggi conservata) consacrandola al Signore.
Poi l'accompagnò al monastero delle benedettine a Bastia, per sottrarla all'ira dei parenti, i quali dopo un colloquio con Chiara che mostrò loro il capo senza capelli, si convinsero a lasciarla andare.
Successivamente Chiara e le compagne che l'avevano raggiunta, si spostò dopo alterne vicende, nel piccolo convento annesso alla chiesetta di San Damiano, dove nel 1215 a 22 anni Chiara fu nominata badessa; Francesco dettò alle “Povere donne recluse di S. Damiano” (il nome 'Clarisse' fu preso dopo la morte di s. Chiara) una prima Regola di vita, sostituita più tardi da quella della stessa santa.
Chiara con le compagne, sarà l'incarnazione al femminile dell'ideale francescano, a cui si assoceranno tante successive Congregazioni di religiose.
L'ideale missionario
Francesco non desiderò solo per sé e i suoi frati, l'evangelizzazione del mondo cristiano deviato dagli originari principi evangelici, ma anche raggiungere i non credenti, specie i saraceni, come venivano chiamati allora i musulmani.
Se in quell'epoca i rapporti fra il mondo cristiano e quello musulmano erano tipicamente di lotta, Francesco volle capovolgere questa mentalità, vedendo per primo in loro dei fratelli a cui annunciare il Vangelo, non con le armi ma offrendolo con amore e se necessario subire anche il martirio.
Mandò per questo i suoi frati prima dai Mori in Spagna, dove vennero condannati a morte e poi graziati dal Sultano e dopo in Marocco, dove il gruppo di frati composti da Berardo, Pietro, Accursio, Adiuto, Ottone, mentre predicavano, furono arrestati, imprigionati, flagellati e infine decapitati il 16 gennaio 1220.
Il ritorno in Portogallo dei corpi dei protomartiri, suscitò la vocazione francescana nell'allora canonico regolare di S. Agostino, il dotto portoghese e futuro santo, Antonio da Padova.
Francesco non si scoraggiò, nel 1219-1220 volle tentare personalmente l'impresa missionaria diretto in Marocco, ma una tempesta spinse la nave sulla costa dalmata, il secondo tentativo lo fece arrivare in Spagna, occupata dai musulmani, ma si ammalò e dovette tornare indietro, infine un terzo tentativo lo fece approdare in Palestina, dove si presentò al sultano egiziano Al-Malik al Kamil nei pressi del fiume Nilo, che lo ricevette con onore, ascoltandolo con interesse; il sultano non si convertì, ma Francesco poté dimostrare che il dialogo dell'amore poteva essere possibile fra le due grandi religioni monoteiste, dalle comuni origini in Abramo.
La seconda Regola
Verso la metà del 1220, Francesco dovette ritornare in Italia per rimettere ordine fra i suoi frati, cresciuti ormai in numero considerevole, per cui l'originaria breve Regola era diventata insufficiente con la sua rigidità.
Il Poverello non aveva inteso fondare conventi ma solo delle 'fraternità', piccoli gruppi di fratelli che vivessero in mezzo al mondo, mostrando che la felicità non era nel possedere le cose ma nel vivere in perfetta armonia secondo i comandamenti di Dio.
Ma la folla di frati ormai sparsi per tutta l'Italia, poneva dei problemi di organizzazione, di formazione, di studio, di adattamento alle necessità dell'apostolato in un mondo sempre in evoluzione; quindi il vivere in povertà non poteva condizionare gli altri aspetti del vivere nel mondo.
Nell'affollato “capitolo delle stuoia”, tenutosi ad Assisi nel 1221, Francesco autorizzò il dotto Antonio venuto da Lisbona, d'insegnare ai frati la sacra teologia a Bologna, specie a quelli addetti alla predicazione e alle confessioni.
La nuova Regola fu dettata da Francesco a frate Leone, accolta con soddisfazione dal cardinale protettore dell'Ordine, Ugolino de' Conti, futuro papa Gregorio IX e da tutti i frati; venne approvata il 29 novembre 1223 da papa Onorio III.
In essa si ribadiva la povertà, il lavoro manuale, la predicazione, la missione tra gl'infedeli e l'equilibrio tra azione e contemplazione; si permetteva ai frati di avere delle Case di formazione per i novizi, si stemperò un poco il concetto di divieto della proprietà.
Il presepe vivente di Greccio
La notte del 24 dicembre 1223, Francesco si sentì invadere il cuore di tenerezza e di slancio volle rivivere nella selva di Greccio, vicino Rieti, l'umile nascita di Gesù Bambino con figure viventi.
Nacque così la bella e suggestiva tradizione del Presepio nel mondo cristiano, che sarà ripresa dall'arte e dalla devozione popolare lungo i secoli successivi, con l'apporto dell'opera di grandi artisti, tale da costituire un filone dell'arte a sé stante, comprendenti orafi, scenografi, pittori, scultori, costumisti, architetti; il cui apice per magnificenza, realismo, suggestività, si ammira nel Presepe settecentesco napoletano.
Il suo Calvario personale
Ormai minato nel fisico per le malattie, per le fatiche, i continui spostamenti e digiuni, Francesco fu costretto a distaccarsi dal mondo e dal governo dell'Ordine, che aveva creato pur non avendone l'intenzione.
Nell'estate del 1224 si ritirò sul Monte della Verna (Alverna) nel Casentino, insieme ad alcuni dei suoi primi compagni, per celebrare con il digiuno e intensa partecipazione alla Passione di Cristo, la “Quaresima di San Michele Arcangelo”.
La mattina del 14 settembre, festa della Esaltazione della Santa Croce, mentre pregava su un fianco del monte, vide scendere dal cielo un serafino con sei ali di fiamma e di luce, che gli si avvicinò in volo rimanendo sospeso nell'aria.
Fra le ali del serafino, Francesco vide lampeggiare la figura di un uomo con mani e piedi distesi e inchiodati ad una croce; quando la visione scomparve lasciò nel cuore di Francesco un ammirabile ardore e nella carne i segni della crocifissione; per la prima volta nella storia della santità cattolica, si era verificato il miracolo delle stimmate.
Disceso dalla Verna, visibilmente dolorante e trasformato, volle ritornare ad Assisi; era anche prostrato da varie malattie, allo stomaco, alla milza e al fegato, con frequenti emottisi, inoltre la vista lo stava lasciando, a causa di un tracoma contratto durante il suo viaggio in Oriente.
Il lungo declino fisico, il “Cantico delle creature”, la morte
Dopo le ultime prediche all'inizio del 1225, Francesco si rifugiò a San Damiano, nel piccolo convento annesso alla chiesetta da lui restaurata tanti anni prima e dove viveva Chiara e le sue suore.
E in questo suggestivo e spirituale luogo di preghiera, egli compose il famoso “Cantico di frate Sole” o “Cantico delle Creature”, sublime poesia, ove si comprende quanto Francesco fosse penetrato nella più intima realtà della natura, contemplando sotto ogni creatura l'adorabile presenza di Dio.
Se la fede gli aveva fatto riscoprire la fratellanza universale degli uomini, tutti figli dello stesso Padre, nel 'Cantico' egli coglieva il legame d'amore che lega tutte le creature, animate ed inanimate, tra loro e con l'uomo, in un abbraccio planetario di fratelli e sorelle che hanno un solo scopo, dare gloria a Dio.
In questo periodo, ospite per un certo tempo nel palazzo vescovile, dettò anche il suo famoso 'Testamento', l'ultimo messaggio d'amore del Poverello ai suoi figli, affinché rimanessero fedeli a madonna Povertà.
Poi per l'interessamento del cardinale Ugolino e di frate Elia, Francesco accettò di sottoporsi alle cure dei medici della corte papale a Rieti; poi ancora a Fabriano, Siena e Cortona, ma nell'estate del 1226 non solo non era migliorato, ma si fece sempre più evidente il sorgere di un'altra grave malattia, l'idropisia.
Dopo un'altra sosta a Bagnara sulle montagne vicino a Nocera Umbra, perché potesse avere un po' di refrigerio, i frati visto l'aggravarsi delle sue condizioni, decisero di trasportarlo ad Assisi e su sua richiesta all'amata Porziuncola, dove a tarda sera del 3 ottobre 1226, Francesco morì recitando il salmo 141, adagiato sulla nuda terra, aveva circa 45 anni.
Le allodole, amanti della luce e timorose del buio, nonostante che fosse già sera, vennero a roteare sul tetto dell'infermeria, a salutare con gioia il santo, che un giorno (fra Camara e Bevagna), aveva invitato gli uccelli a cantare lodando il Signore; e in altra occasione in un campo verso Montefalco aveva tenuto loro una predica, che gli uccelli immobili ascoltarono, esplodendo poi in cinguetii e voli di gioia.
La mattina del 4 ottobre, il suo corpo fu traslato con una solenne processione dalla Porziuncola alla chiesa parrocchiale di S. Giorgio ad Assisi, dove era stato battezzato e dove aveva cominciato nel 1208 la predicazione.
Lungo il percorso il corteo si fermò a San Damiano, dove la cassa fu aperta, affinché santa Chiara e le sue “povere donne” potessero baciargli le stimmate.
Nella chiesa di San Giorgio rimase tumulato fino al 1230, quando venne portato nella Basilica inferiore, costruita da frate Elia, diventato Ministro Generale dell'Ordine.
Intanto il 16 luglio 1228, papa Gregorio IX a meno di due anni dalla morte, proclamò Santo il Poverello d'Assisi, alla presenza della madre madonna Pica, del fratello Angelo e altri parenti, del Vescovo Guido di Assisi, di numerosi cardinali e vescovi e di una folla di popolo mai vista, fissandone la festa al 4 ottobre.


 

__._,_.innamorati della lode

NON SCENDO DALLA CROCE Di Fulton j Sheen,vescovo

Ero uscito di casa per saziarmi di sole.Trovai un uomo che

si dibatteva nel dolore della crocifissione.Mi fermai

e gli dissi:"Permetti che ti aiuti"?Lui rispose:

Lasciami dove sono.

Non scendo dalla croce fino a quando sopra vi

spasimano i miei fratelli.

fino a quando per staccarmi

non si uniranno tutti gli uomini.

Gli dissi"Che vuoi che io faccia?"

Mi rispose:

Và per il mondo e di a coloro

che incontrerai che c è un uomo

che aspetta inchiodato alla croce.