Al Signore degli eserciti
e a quelli che Lui sa

Proclamate questo fra le genti :
chiamate alla guerra santa,
incitate i prodi,
vengano, salgano tutti i guerrieri.
Con le vostre zappe fatevi spade
e lance con le vostre falci
anche il più debole dica: io sono un guerriero!
Gioele 4. 9 - 10
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Scusi se le sorrido in faccia ma mi guarda in un modo…., non ha
mai visto una monaca ?
-- Beh, ne ho viste tante… ma lei è... è cosi bella, non ha la faccia
da monaca.
--- Mi sono accorta che il Signore ama proprio tutte le sue
creature, anche quelle belle. E poi anche il Signore Gesù Cristo
dev'essere niente male, anche se non l' ho ancora visto. Appena
chiamava, tutti piantavano lì famiglie, case, beni e lo seguivano. Se non
era bello, doveva essere decisamente autorevole,... lei crede in Lui?...
---- Io per il mestiere che faccio, anche se non mi pongo molto il
pensiero dell’esistenza di Dio, sono quasi obbligato a credere in Lui.
Ho un impresa di pompe funebri ...
-- Capisco, è questione di sopravvivenza.. la sua.... aver a che fare
con i morti dalla mattina alla sera dovrebbe davvero farle suscitare
micidiali interrogativi sulla fede… è come fare un corso di vita
intensivo, facciamo di tutto per toglierci dalla mente questo spiacevole
incidente umano......
--- Proprio così. Verrebbe voglia di pensare che è tutto vano... Ne
seppelliamo di tutti i colori, di tutte le età: belli e brutti, ricchi e poveri,
buoni e cattivi, simpatici ed antipatici, colti e ignoranti; e aleè, tutti
sottoterra, nonostante la mia poca attenzione a Dio faccio fatica ad
abituarmi all'idea che affetti, gioie, fatiche, speranze e desideri finiscan
tutti là sotto, e poi sa, ogni volta che arriva un morto nuovo, nuovo si
fa per dire, lo guardo e penso: -"Mah, chissà perché il destino ha scelto
lui e non me" , e poi mi impressiona l'idea: che quando arriva arriva.
Non hai più tempo. Non è che puoi dire “lasciami il tempo di
combinare davvero qualcosa di buono anche per qualcun altro, non
solo per me". Sa, credo che se ci sarà l'inferno…. voglio dire: se non
basterà aver soggiornato in questa terra, una punizione, diciamo così
infernale, potrebbe essere di scoprire, al momento della nostra morte,
che avevamo una potenzialità di vita e di felicità immensa e che per
nostra indifferenza e chiusura del cuore l'abbiamo sprecata;
comprendere cioè di non essere stati capaci di realizzarci veramente
come persone, in una parola: capire di non aver capito la vita, e allora
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cerco nel mio piccolo di tenermi pronto, di fare tutto il bene che
posso. A proposito: lo vuole un bacio..…....perugina ?
--- Vada per il bacio a parlar di morte mi è proprio venuta voglia
di un po' di zuccheri…. Quindi lei, larvatamente, crede in Dio anche un
po' per paura?
---- Assolutamente sì. Non sono un puro di cuore, sono solo un
cacasotto. Se c’e, non merito neanche il Suo amore.
---- Io credo che le voglia bene. Proprio perché è un po'
cacasotto. Un figlio sbruffone fa venire il nervoso quando non fa pietà,
ma un figlio fifone fa tenerezza, e un padre fa di tutto per rassicurarlo.
Credo che sia cosi anche per Dio.
--- Va bèh, comunque: più la morte sta alla larga e meglio è. Dato
che nessuno è tornato a dirci che c'è l'aldilà….
---- Come nessuno è tornato? .. Il Signore è risorto. Lui è tornato
dai morti. Se sapesse appena un po’ quanto è vivo le verrebbe un
coccolone...e in più si accorgerebbe che i morti, ancor più che quelli
che seppellisce, sono quelli che vivono...
-- Sarà anche vivo, ma io non l’ho visto…
-- Io non l’ho visto… ma lei non lo ha mai nemmeno cercato per
comprendere se è vivo, il nostro Dio è un Dio nascosto, misterioso,è
l’Amante che va cercato con tutto il cuore, neanche i milioni di
missionari, di religiosi e le monache di clausura l' han visto, però si
vede che l' han sentito. Signor…?
--Taddeo Ghedini. Taddeo….
--Viviana è il mio nome. Pensi Signor Taddeo: Dio è cosi potente
che riesce a fare innamorare uomini e donne senza neanche farsi
vedere, solo facendosi sentire nel cuore. Quanto lo amo, adoro la Sua
potenza. Io mi sono sposata con Lui il 7 Aprile del 1996 e ancora la
sua forza non ha finito di sorprendermi… è arrivata infatti fino ad
insinuarmi il desiderio di diventare santa, l’unica cosa che non avevo
mai preso in considerazione, l’unica cosa in cui ero certa di non essere
portata, dica lei se non è potente… e poi per me è cosi forte che ci
riesce. Se potessi scegliere un Suo attributo per glorificarlo sarebbe
proprio la Sua Potenza. Mi piacerebbe morire martire e salire sugli
altari con il nome di Viviana del Signore degli eserciti.
--- Morire martire? E’ coraggiosa.
--- Beh, morire si deve morire, sarà pur più bello morire per il
nome di Cristo piuttosto che per una colica, questo non è coraggio ma
semplice buon senso..., martire poi è il perfetto testimone cristiano,
colui che ricambia l’amore di Cristo con la sua stessa moneta, niente di
più e poi non è una forza che abbiamo noi, è sempre Lui che ce la
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accorda. C’e una bellissima canzone della Mannoia che dice
“l’amore si paga con l’amore ed io busserò alla porta di Dio..” la
canticchio spesso aggiungendo…”fai bene l’ho fatto anch’io..”.
---- Lei è buffa, la sua considerazione sul martirio è talmente
semplice che mi spiazza… ma perché del Signore degli eserciti? non l’
ho mai sentito questo modo di chiamare Dio, da dove salta fuori?
--- Dai profeti dell’Antica Alleanza, cioè da tutti coloro chiamati
per speciale missione da Dio, e cosi intimamente uniti a Lui da
diventare la Sua stessa bocca, e specialmente da Geremia e da
Zaccaria era l’espressione adoperata per il Dio Onnipotente che
conduceva gli eserciti di Israele alla guerra, essa esprimeva anche il
dominio di Jahve su tutti gli elementi del mondo. Io che ho
sperimentato un po’ della Sua forza, sono persuasa che, come il
Signore l’abbia mostrata a me, così ha fatto con chissà quanti altri, tutti
chiamati e addestrati personalmente da Lui per una guerra che non è
fatta contro uomini, ma contro legioni e potenze dell’aria… sa Sig.
Taddeo tendiamo a dimenticarci le parole di Gesù “non sono venuto a
portare la pace ma la guerra” e anche “sono venuto a portare una
spada“ io credo che la spada e la guerra che è venuto a portare Cristo
sulla terra sarà sempre più manifesta nel mondo....anzi forse irromperà
improvvisamente a mettere fine ai nostri orrori, alla nostra indifferenza.
La pazienza del Signore non sarà eterna come la Sua misericordia e
come la Sua giustizia, c’e un salmo che dice “Il Signore è lento all’ira.”
che sia lento non vuol dire che non abbia anche l’ira, ho l’impressione
che la bontà di Dio ultimamente, anche da parte di alcuni uomini di
Chiesa, sia stata un po’ falsata : credo che il Signore abbia intenzione
presto di mostrare la Forza e la Gloria del Suo Nome .
--- Lei mi sta parlando di spade, di antichi profeti, ma non le
sembra di essere un po’ fuori tempo?
--- Sig. Taddeo sono attuale più che mai, il Signore, come ci dice
attraverso Isaia, si è stancato di avere un popolo che si avvicina a Lui
solo a parole, che lo onora con le labbra mentre il suo cuore è lontano
da Lui e che gli rende un culto che è un imparaticcio di usi umani, Dio
ha promesso che continuerà a operare meraviglie e prodigi nel Suo
popolo e che farà perire la sapienza dei sapienti e annullerà
l’intelligenza degli intelligenti... c’e una profezia di Gioele sugli ultimi
tempi molto chiara che preannuncia la discesa dello Spirito di Dio su
ogni uomo… dice esattamente così “ io effonderò il mio Spirito sopra
ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri
anziani faranno sogni, i vostri giovani avranno visioni, anche sopra gli
schiavi e sulle schiave in quei giorni effonderò il mio spirito… “ ecco,
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chissà quante persone vi sono nel mondo che, toccate e trasformate
dallo Spirito di Dio, pur senza essere cresciute direttamente nell’orto
della Chiesa ma qua e la come pianticelle selvatiche coltivate
direttamente dal Grande Giardiniere, possono portare la loro
testimonianza: credo che abbia intenzione di radunarli tutti insieme per
rinverdire la Sua Chiesa .... anzi sono certa che è questo che Lui
intende fare. Il Signore mostrerà la grande Gloria e Potenza del suo
nome proprio attraverso i suoi figli più piccoli e feriti, figli
disastrati…che tiene in braccio...e poi l’ ha anche detto “gli ultimi
saranno i primi,” niente è impossibile a Lui che è capace di far sorgere
figli di Abramo anche dalla pietre!
--- Ma che monaca è lei?
--- Non so che monaca sono. Non so spiegarmelo com'è che ha
chiamato proprio me. So di dare l'impressione che scelga a caso, come
che si divertisse a giocare a mosca cieca. Devo proprio dire che con
forza di amore mi ha spinto a operare nella Chiesa, questo mi ricorda
una parabola di Gesù narrata nel Vangelo dove Lui porta l’esempio di
un uomo che diede una grande cena e fece molti inviti, ma tutti
all’unanimità cominciarono a scusarsi: Il primo disse : ho comprato un
campo e devo andare a vederlo, ti prego considerami giustificato; un
altro disse ho comprato cinque paia di buoi e vado a provarli , ti prego
considerami giustificato; un altro disse: ho preso moglie e non posso
venire. Allora il Padrone di casa quando vide che tutti quelli che aveva
invitato declinavano l’invito, adirato, ordinò al suo servo di andare a
chiamare tutti quelli che trovava nelle strade e di spingerli ad entrare, io
mi sento fra questi trovata a caso e proprio spinta ad entrare. Lo sa che
quando mi guardo allo specchio mi faccio le corna da sola?
--- Come si fa le corna da sola ?
--- Eh sì. Da ragazzina mi dissero che le suore portavano sfortuna
e proprio per questo quando le vedevo facevo sempre le corna, non
in modo che mi vedessero, ma dentro le tasche. E da quando ha
chiamato me, le faccio a me stessa, sa, per questione di imparzialità e
di giustizia... è proprio vero il detto “scherza coi fanti ma lascia stare i
santi”….
--- Lei mi sembra un po’ suonata, è sicura che è stato Dio a
chiamarla, lei, e addirittura a spingerla? Lei mi fa venire in mente quella
barzelletta dei due cappuccini che arrivano in paradiso e chiedono a
Pietro di vedere il Signore e quando Pietro dice al Signore che fuori
dalla porta ci sono due cappuccini Gesù risponde: -"…e chi li ha
ordinati?". Lei fa quella fine lì, per me.
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-- Ho paura che diversi faranno quella fine li e non ci volevo
credere neppure io che mi avesse chiamata, ma S. Paolo mi ha
rassicurata su questo punto infatti dice che il "Signore sceglie i deboli
per confondere i forti e gli stolti per confondere i sapienti, perché
nessuno possa vantarsi davanti a Lui" e allora mi sono sentita subito
rassicurata, come dire… confermata. E’ proprio nella debolezza umana
che il Signore ama mostrare la Sua forza ... , Gesù poi, esultando di
gioia nello Spirito, dice: - "Padre, io ti lodo e ti benedico perché non ai
sapienti e agli intelligenti ti sei rivelato, ma ai piccoli. Perché così è
piaciuto a te."- Ha capito Sig. Taddeo? A Lui è piaciuto così. E chi è che
può dirgli qualcosa?..."Mia delizia è stare con i figli dell'uomo" dice nel
libro della Sapienza. Lui, cosi Onnipotente, ama stare con le misere
creature che siamo. Ma non è grande? Sig,Taddeo ho davvero faticato
moltissimo a credere che mi avesse chiamata, soprattutto dopo il
matrimonio con Lui, per due anni l’ho scongiurato di darmi un segno,
di farmi capire che era contento, volevo che mi dicesse, ”non temere
sei al tuo posto” e invece niente, silenzio assoluto, mi è anche capitato
di piangere prostrata per quel vuoto, quell’incertezza in cui mi ha
lasciata, a volte non è mica tanto tenero sa il Signore, “ ti svezza
proprio “, come dice S.Paolo, dal latte passa al cibo solido, una volta
sola forse intenerito per il mio stato, mi parve che mi dicesse da quella
croce “potevo fare qualcosa di più per te?”--
--- Ma quindi non è cosi buono, quasi stucchevole, come alcune
iconografie ce lo rappresentano, è esigente... è severo.
--- Severo ? a volte è semplicemente tremendo, ti spinge proprio
dove tu non vorresti andare… ti caccia in prove che tu non vorresti
proprio sostenere, e accade che scompare per mesi lasciandoti sola
con i tuoi fantasmi e poi come se nulla fosse torna con mille regali, si
comporta proprio come…”..un Dio” ma io ormai lo conosco e non mi
scompongo più di tanto, le prime volte ci rimanevo male e confidavo
tutti i miei timori e dispiaceri a mia madre, e sa che cosa mi diceva lei
con dolce tono rassicurante? : ”si vede che ti vuole bene... guarda che
vita hanno fatto le Sue donne le Sue Sante, a chi le strappavano gli
occhi, chi veniva mangiata dalle fiere, chi moriva arsa viva… non aver
paura.. si vede che si sta affezionando...” a forza di “dai” mi ha
convinta e ora quando mi accade che mi va tutto contro e, come dice
S:Paolo ho timori al di dentro e battaglie al di fuori, non mi lamento più
e, come un antico monaco del deserto, mi dico: “ti sei messa insieme
al Signore come osi lamentarti ....imbecille..”. La sa la verità? con Lui gli
opposti si congiungono: stranamente stai bene anche quando stai
male... con Lui la sofferenza e il male ha sempre un significato, niente
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di quello che ti accade è vano, non ho mai avuto la sensazione, da
quando sto con Lui, di vivere una vita sprecata, di avere doni soffocati,
inespressi.. anzi, la mia vita prende un respiro sempre più ampio, e
scopro di avere doni per me prima insospettabili.
-- Deve essere bella questa “sensazione di senso”, sa quante volte
mi capita di sentirmi sprecato? di avere come la sensazione di
possedere potenzialità inespresse.. ma forse se rimangono inespresse è
perché non ci sono...
--- Guardi, la prova del nove è porsi sotto la Luce di Cristo e farsi
guidare da Lui.., se non saltano fuori neanche con Lui allora vuol dire
che proprio non ci sono... scherzo... il Signore ha dato doni a tutti e
rimprovera duramente chi nel credere di aver avuto poco non mette a
frutto neanche quello che ha ricevuto: tutti dovremo rendere conto di
quello che ci ha dato, poco o molto che sia.
---- Ha un tono così sicuro e autorevole, questa fede cosi grande
l’ha ereditata dalla sua famiglia ?
--- No, l’ho ereditata direttamente dal Signore, anche se la
famiglia di mia madre è molto religiosa, io avevo la sorella di mia
nonna materna che viveva da sola ed aveva un rapporto molto
confidenziale con il Signore, si rapportava a Lui attraverso una Sua
immagine che teneva nella camera da pranzo con un lume sempre
acceso, proprio come faccio io, era cosi in intimità con il Signore che
addirittura ci litigava, arrivava perfino a dargLi del “beduino.”... e sa da
cosa si capiva l’avvenuto litigio? il lume era spento e l’immagine girata
contro il muro.. mia nonna invece era con il rosario sempre in mano e
in ogni cosa metteva davanti la volontà di Dio “se Dio vuole, oggi
vado, faccio, ecc: e ogni mattino assieme a mio nonno, prima ancora
di bere il caffè pregavano insieme e terminavano la preghiera con un
bellissimo canto di ringraziamento a Gesù Salvatore. Si amavano molto
e Lo amavano molto. Mio nonno, che era sempre senza un soldo e
con una famiglia numerosa da mantenere, come lavoro raccoglieva la
polvere d’oro nei laboratori di oreficeria, quando ne aveva abbastanza
la setacciava, la puliva e andava a venderla portandosi dietro, per interi
chilometri a piedi, sua figlia più piccola, mia madre, per commuovere la
gente, e quando la vita si faceva più grigia e sembrava che proprio
venisse a mancare il pane, metteva a tacere tutti dicendo ”Dio è
grande...”
Mia madre con l’esempio di amore visto da loro aveva abbinato
povertà ad amore e chiese espressamente a S. Antonio un marito
povero: fu accontentata immediatamente. Queste preghiere bucano il
cielo, non abbisognano neppure della mediazione degli angeli, e poi di
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poveri ce n’è a iosa, gli arrivò subito mio padre. Da parte della famiglia
di mio padre la fede era più debole, per non parlare poi di mio padre
che è stato, adesso un po’ meno, un grandissimo bestemmiatore,
almeno il più grande dell’Italia settentrionale, ma di cuore buonissimo
..il Signore a quanto pare l’ha perdonato e con me lo ha servito...lo
prendo sempre in giro per questo, e gli dico “vedi come è buono il
Signore ha mutato le tue bestemmie in lodi.. “
---- Che strana famiglia. E lei, lei è sempre stata bigotta? Ehm…
voglio dire: è sempre stata praticante?
---- No, anzi mi sono sempre tenuta lontana dalla Chiesa. Le
confesso: mi faceva paura tutto quello che sapeva di Croce…si
immagini la Chiesa. Se il Figlio di Dio fa quella fine lì, mi dicevo, c'è da
stare allegri…. chissà la nostra… via, alla larga! Mia madre mi supplicava
almeno di farmi il segno della croce al mattino e alla sera e io niente
ostinata come un mulo non le davo neppure quella consolazione. La
bontà poi allora mi sembrava così banale... così perdente... ma allora
confondevo la bontà con il buonismo...la bontà vera infatti non è
banale è terribile. Non che non credessi in Dio, l'ardire di dire "non
credo in Dio" non l' ho mai avuto, mi sembrava veramente esagerato.
Sa, quando uno ha la sensazione interna di dire una... boiata…? Ecco,
per me dire "non credo in Dio" mi avrebbe fatta sentire come un morto
che parla. Per il solo fatto che esistevo credevo. Ho scritto anche una
poesiola su questo argomento, si intitola: Che mi importa.
--- Che titolo mistico..è tutto un programma, ma me la declami la
prego, sono curioso di sentire la sua... spiritualità.
--- “Che importa mio Signore se sei Bontà infinita o crudeltà
infinita, se sei infinita Bellezza o infinita bruttezza. Se sei infinita
Sapienza o infinita follia se sei infinita Giustizia o infinita ingiustizia, che
mi importa se ci hai creato per diletto o per dispetto, io so solo che
non ero ed è solo per te che sono. “ Sa, Sig. Taddeo, l'autosufficienza
degli uomini mi fa sorridere le orecchie, quando sento dire - "Non
credo in Dio, credo in me stesso."- ho le orecchie che mi si
accartocciano come per difendersi da quella ingenuità. Gesù infatti
dice che "senza di Lui non possiamo fare nulla", non dice "poco", dice
"nulla". La prima volta che ho sospettato che Dio esistesse avrò avuto
10 anni, accadde mentre mi specchiavo nel bagno di casa e mi chiesi: -
"Io parlo, mi muovo, cammino, mi chiamo Viviana, ma io chi sono
veramente? Chi è che fa si che io parli, mi muova e cammini? sentivo
che non potevo identificarmi solamente con il mio corpo. Mi spaventai
di quei pensieri troppo grandi per me e non ci tornai più sopra. Ma
ecco, riprendendo il discorso, credevo sì in Dio, ma lo pensavo molto,
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molto lontano, quanto appunto dista il cielo dalla terra e soprattutto
che avesse ben altro da fare che pensare a me.
--- Eh già. E poi…. qualche disgrazia…..?
--- No, nessuna disgrazia.
---Un esaurimento nervoso? Una delusione d'amore? Le è scesa la
catena? Suvvia. Ammetta che le è scesa la catena.
----No, non mi è scesa nessuna catena allora, dopo, semmai,
quando ho capito che mi aveva chiamato davvero, mi è scesa la
catena. Ma è comprensibile no? Non capita mica tutti i giorni di essere
chiamati da Cristo, e di accorgersi che è vivo, tremendamente vivo.
Sempre operante assieme al Padre. Anche adesso sa? in questo nostro
dialogo sta operando. Noi non ce ne accorgiamo, ma Lui opera
attraverso il Suo Spirito, attraverso le Sue Parole. Le Sue Parole.... che
forza portentosa. Ogni pensiero umano, ogni parola umana è
un’energia, una forza, se questo si può dire del pensiero e della parola
umana tanto più lo si potrà applicare alla Parola di Dio alla Parola di
Cristo. Essa è nella sua essenza l’energia di Dio Onnipotente e creatore
di tutte le cose. Le parole di Cristo contengono l'energia stessa di Dio.
Sa che cosa dice Gesù?: - "I cieli passeranno, la terrà passerà, ma le mie
Parole non passeranno mai"- e anche: " Come la pioggia e la neve
scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra,
senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al
seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia
bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che
desidero e senza aver compiuto ciò per cui l' ho mandata." Ed è
proprio attraverso le Sue parole che mi ha raggiunta, semplicemente…
Mi è capitato per caso tra le mani una Bibbia, sulle prime mi sono fatta
qualche sarcastica risata, mi innervosiva anche un po' per la verità:
Adamo… Eva…. l'albero di mele che non si poteva mangiare…e che per
colpa di Eva dovevamo tutti morire, da bambina ero risentita verso Eva
e verso il Signore, mi sembrava questa una grande ingiustizia e
immaginando che il dolore più grande fosse quello di perdere un figlio
gli dicevo ”io di figli non ne faccio, vedrai che a me un figlio non lo
togli “
--- Beh.. era una bambina di carattere per rivolgersi a Dio in quel
modo…
.--- Mia madre dice che ero ribelle già a due anni, non volevo che
mi tenesse neppure la mano per strada... ho poi una foto che mi
immortala a 5 anni con le mani appoggiate sui fianchi in cui ho una
espressione cosi insofferente... sembrava che della vita ne avessi già
allora le scatole piene...da grande invece ironicamente su Adamo ed
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Eva riflettevo che se il Signore non avesse dato nessun divieto, forse
quella mela non sarebbe mai stata neanche vista, c'erano tanti alberi
nel paradiso, proprio quello lì?! E poi, vuole che non sapesse come
siamo fatti?: …"Non fare quella cosa lì."… e noi: "tic" …."Non fare quella
cosa la"… e noi: "tac" E poi: Matusalemme che campava centinaia
d'anni, Davide che con una fionda abbatteva un gigante. Mi dicevo:
"io di favole ne conosco già abbastanza, mi bastano Cenerentola e
Biancaneve, e mi dicevo anche: "Troppo. Troppo bello per essere
vero." Ma mi chiedevo anche se quelle parole non fossero troppo
belle per me perché meritassi di credervi. Ho il sospetto che chi non
crede a quelle parole forse è perché non le merita, e si merita invece,
che ne so, di discendere dalla scimmia. Non credere e discendere dalla
scimmia mi sembra voglia dire la stessa cosa. Ma pensa? avere per
padre Tarzan? --..
-- Ah… non deve essere rassicurante. Sempre appeso su quelle
liane….
--Abbiamo divagato, cosa stavo dicendo? Ah sì, che quelle parole
che leggevo pronunciate da Cristo, così belle, così alte, così vere. Chi
dice che sono vere? Il cuore lo dice. Il cuore. Quelle parole entravano
nella mia vita e mi davano gioia, "Quando le tue parole mi vennero
incontro le divorai con avidità, la tua parola fu la gioia e la letizia del mio
cuore perché: io portavo il tuo nome Signore, Dio degli eserciti”, queste
sono parole del profeta Geremia, ma le ho provate anch'io. Fu come
aver trovato casa quando mi capitò ad esempio di leggere queste
parole di Cristo: " Voi non siete di questo mondo, siete nel mondo, ma
non siete di questo mondo". – anch'io non mi sento di questo mondo,
pensai. Questo mondo non mi basta. Non mi basta. Sono sempre stata
assetata di vita e di esperienze, e sempre mai appagata, mai che
sentissi di dovermi spendere totalmente per una causa... mi sembrava
alla fine sempre tutto così vacuo…così inutile. Ecco che cominciai allora
a spiegarmi quel sentimento di disagio che fin da piccola a volte mi
aveva accompagnato, e che avevo ben celato dentro di me. Nessuno
infatti avrebbe detto che io, cosi allegra, così sicura ed esuberante, mi
sentivo in realtà come una bambina, una bambina costretta a girare su
una giostra che non la divertiva, che, anzi, un po' la inquietava perché
non ne comprendeva il senso. La vita mi sembrava un incredibile gioco
condotto dal caso. Anche da bambina avevo il senso della precarietà
molto vivo in me, ricordo un giorno che mentre giocavo nel giardino di
casa mi accorsi di un gruppetto di formiche che camminavano in fila, e
mi dissi che se non le avessi scorte avrei potuto pestarle e magari
dimezzare “una famiglia”, così per caso, sentivo che anche la sorte
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delle persone che amavo e la mia non era diversa da quelle piccole
creature. Il senso della morte, della nostra finitezza, non mi ha
abbandonato mai. Mi successe cosi di sentire il desiderio sempre più
frequente di leggere quel libro vivo che è il Vangelo e che parla di vita
eterna, che paragona il Regno dei cieli a una perla preziosissima e
nascosta che chi la trova vende tutto il resto, arrivavo perfino a
portarmelo sempre appresso e tra un appuntamento e l'altro di lavoro
lo leggevo, lo meditavo, soprattutto il vangelo di Giovanni. Sono
bellissimi tutti i Vangeli ma quello di S. Giovanni è superbo, altissimo.
Ti innalzano quelle pagine, in un altro mondo, in un'altra dimensione:
S. Giovanni è l'apostolo che nell'ultima cena appoggiò il capo sul petto
di Gesù. Le sue parole nascono proprio da questo ascolto, da questo
contatto anche fisico con il Cristo. Ha appoggiato la testa sul petto di
Dio. Questo privilegio di Giovanni, questa intimità che aveva con Gesù
mi fa commuovere di nostalgia, ha respirato il profumo della Sua Carne
Santa, gli ha ascoltato il Cuore…. Quel Vangelo nasce da questo
ascolto, porta alla luce i segreti di Dio. Sa, Sig. Taddeo? Io credo,
davvero io credo che qualunque persona che legga anche solo il
prologo di quel Vangelo con i sensi del cuore aperti, cioè, come un
bambino ascolterebbe il migliore dei padri, potrebbe davvero
finalmente trovare il bandolo della propria vita, anche di quella più
ingarbugliata. Potrebbe capire il senso di questa giostra che è il mondo.
Ho il Vangelo nella borsa, se vuole glielo leggo. -
--- E' una cosa lunga?
--- No. Ma non faccia quella faccia. Piuttosto ascolti con
riverenza, con sacro timore, questa pagina è la quintessenza del
Vangelo, è praticamente il Bignami di tutta la Bibbia. E’la Sua essenza.
In principio era il Verbo,
e il verbo era presso Dio
e il verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di Lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.
Venne un uomo mandato da Dio
e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone
per rendere testimonianza alla luce,
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perché tutti credessero per mezzo di Lui.
Egli non era la luce
ma doveva rendere testimonianza alla luce.
Veniva nel mondo
la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Egli era nel mondo,
e il mondo fu fatto per mezzo di lui,
eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente,
ma i suoi non l'hanno accolto.
A quanti però l'hanno accolto,
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali: non da sangue,
ne da volere di carne,
ne da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria,
gloria come di unigenito dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Giovanni gli rende testimonianza
e grida: Ecco l'uomo di cui io dissi:
Colui che viene dopo di me
mi è passato avanti, perché era prima di me!
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto
e grazia su grazia.
Perché la legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.
Dio nessuno l'ha mai visto:
proprio il Figlio unigenito,
che è nel seno del Padre,
lui lo ha rivelato.
-- E' una pagina molto bella, è vero. Ma ci sono dei significati che
mi sfuggono…
-- Sig. Taddeo, io non sono una teologa, figuriamoci. Ho sempre
fatto molta fatica a studiare perché non avevo memoria, per rubare una
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battuta a Stefano Benni, anch'io, dopo aver studiato, bastava che
facessi una doccia e mi dimenticavo tutto. Ma cercherò con le mie
parole di non sciuparla troppo: "E il Verbo si fece carne": Questo
avvenimento è talmente inaudito e grande che mi gira la testa se ci
penso. L’unica cosa che mi viene in mente è che la carne può
diventare Dio... e mi gira anche il cuore non posso parlarne. "Tutto e
stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò
che esiste", queste parole si comprendono bene, tutto vive ed esiste in
Lui! "Venne la luce vera che illumina ogni uomo", non dice un generico
"gli uomini", ma "ogni uomo". Cristo è la luce vera che svela ogni uomo
a se stesso, è come se Dio avesse dato a ciascuno di noi un colore
unico e ineguagliabile che solo Lui conosce, ma che alla Sua luce,
sempre più possiamo conoscere anche noi. "La luce splende nelle
tenebre ma le tenebre non l'hanno accolta": in questo mondo che è
tenebra, quanti pochi accolgono davvero il Signore, lo ascoltano, fanno
cioè quello che il Signore vuole. E cosa vuole il Signore se non che la
nostra gioia sia piena, perfetta? Ma ascolti, ascolti queste parole: "a
quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio i quali
non sono nati da carne, ne da sangue, ne da volere di uomo, ma da Dio
sono stati generati," generati da Dio, quanto sono alte queste parole,
quanto sono misteriose, inaccessibili. Mi rimandano a un discorso che
fa Gesù con Nicodemo. Gesù, a questo uomo che era un sapiente, un
dottore della legge, dice: "dovete rinascere dall'alto, ciò che è nato dalla
carne è carne, ciò che nasce dallo Spirito è spirito. Il vento soffia dove
vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va, cosi è
chiunque è nato dallo Spirito". A parole possiamo dire: siamo figli di
Dio, ma fin che non ce lo comunica Dio stesso, questo “potere di
diventare suoi figli”, non lo siamo ancora realmente, e non sappiamo di
poterlo essere davvero figli suoi, ce lo deve comunicare Lui stesso.--
--- E come farebbe a comunicarcelo Lui stesso?
--- Con il Suo Spirito, ci battezza Lui stesso con il fuoco del Suo
Santo Spirito. E tu in quel momento lo riconosci. E' come se si rivelasse
nel più profondo del tuo essere; è come se improvvisamente si
risvegliasse nel cuore e ti dicesse " Sono Io”, non lo dice con le parole,
ma tu sai che è Lui, inequivocabilmente Lui. E hai paura di morire dalla
gioia. E' come se ti si aprissero gli occhi dell'anima. Ti investe una
tenerezza infinita, anche per te stesso, che fino a un secondo prima ti
credevi solo e distante da Lui, comprendi invece che Lui era con te
sempre e che non ti aveva mai abbandonato cogliendo ogni gemito
del tuo cuore...ogni preghiera inespressa.. e vedi il mondo che ti
circonda con una meraviglia nuova, ti sembra di nascere davvero in
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quel momento, anzi hai la certezza di essere nato davvero e solo in
quel momento. Tutto, ma tutto, lo sperimenti come un grandioso
miracolo che strappa lacrime cosi dolci, e piangi di stupore e di
gratitudine con Lui .... "Quando ti sei svelato ho conosciuto la Tua follia
d'amore, i miei occhi hanno visto quello che noi chiamiamo la natura
come un grandioso miracolo, meraviglioso e fantasioso regalo fatto da te
agli uomini. Di tutta la magnificenza che la tua mano ha creato chissà
perché alle zebre ho pensato E ho gioito per quanto ti sei divertito" Per
la verità non solo le zebre mi vennero in mente, ma tutto il creato, il
mio cuore era sciolto in una lode di adorazione e di ringraziamento.
Gli dicevo: -" Tu sei il grande architetto, tu sei Il grande artista, Tu sei il
grande medico, Tu sei l'artefice di tutte le cose….."
----Ma come le è successo? Ha letto qualche pagina di Vangelo e
poi si è subito rivelato?
----Oh no, non è andata così, è stato un processo lento, graduale,
un cammino percorso insieme a Lui, praticamente io e Lui da soli. Le
cose quotidiane che mi accadevano leggevo e interpretavo alla sua
luce. Dico "Io e Lui da soli" perché non frequentavo la Chiesa allora,
ne' mi sono mai aggregata ad alcun gruppo religioso. Lui da solo, mi ha
portata a quell'esperienza. Posso dirle però le Sue Parole che più mi
hanno colpita in questa evoluzione e anche gli accadimenti che mi
hanno portata a comprendere, e ad accogliere in seguito, il suo invito a
seguirlo, e cioè a consacrare la mia vita interamente a Lui nella Chiesa.
E' sempre stato solo Lui che mi ha fatto comprendere che la Chiesa,
anche se divisa, peccatrice e martoriata, oltre, naturalmente che Santa,
è niente di meno che il Suo Corpo, ed è solo Lei che dona il Suo
corpo, nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia. Quando ho
compreso questo, e cioè, che potevo incontrarmi direttamente con
Cristo, con la Sua umanità,con la Sua divinità, con la Sua anima, e con
il Suo Spirito, tutte le resistenze che avevo riguardo alla Chiesa, e mi
creda ne avevo parecchie, sono state spazzate via di colpo. Nulla
aveva più importanza.
--- Ma lei di che ordine è?
--- Di nessun ordine. Io sono sola e in disordine. Vivo da sola nella
canonica di una sperduta Chiesina, sola per modo di dire, vivo con
Gesù.
--- Vive sola? Che destino infame la solitudine anche se essa mi
rincorre... la temo.
--- Io invece la amo e non potrei più rinunciarci, perché ho
sperimentato che è proprio nella solitudine che Dio parla al cuore. Sig.
Taddeo, se le persone sole sapessero che hanno Dio nel cuore e che
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da Lui sono guardate in modo particolare, che, anzi, forse proprio da
Lui sono state come messe in disparte per Se, il deserto della loro vita
potrebbe mutarsi in un giardino rigoglioso, potrebbero vivere ogni
momento della loro giornata in Lui, con Lui e per Lui. E come dice una
canzone di Paoli, avere il cielo in una stanza.
-- -Ma senta: se è sola e di nessun ordine, com'è che è vestita da
monaca? Monaca…. con quello scialle intorno al volto sembra proprio
una donna del deserto.
-- -Oh… beh…. Come “consacrata laica”. .puah, che brutto
termine, potrei vestire con abiti secolari, ma la verità è che mi vanto
talmente tanto di appartenere a Cristo, che andrei in mondovisione
per poter dire:- "io sono di Cristo, sono della sua stessa razza. "Voi
siete la stirpe eletta la nazione Santa, il sacerdozio regale, il popolo che
Dio si è acquistato perché proclamasse le sue opere meravigliose" dice
S. Paolo. Tutti apparteniamo a Lui, consapevoli o no, ma certo chi ha
la grazia di donargli la sua vita, di corrispondere cioè al Suo amore
certamente gli appartiene di più, e io questa grazia, questa
appartenenza stretta, amo manifestarla anche esteriormente. E tutti
siamo invitati, nessuno, proprio nessuno, è escluso da questa
appartenenza, ma certo, bisogna disporsi con la vita per poterlo
intendere, come appunto, senza immaginarlo, stavo facendo io…..
---Ma cosa esattamente faceva? ..
---Io non ho fatto altro che ascoltare e adeguare la mia vita a
quello che mi diceva Il Signore attraverso il Vangelo. Ad esempio:
quello che inizialmente mi colpì moltissimo furono queste parole "Se
mi amate osserverete i miei comandamenti, io pregherò il Padre ed egli
vi darà un altro consolatore perché rimanga con voi per sempre, lo
Spirito di verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e
non lo conosce, voi lo conoscete perché Egli dimora presso di voi e sarà
in voi. Ancora un po' e il mondo non mi vedrà più, voi invece mi
vedrete perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io
sono nel Padre e voi in me e io in voi" ecco, ad esempio, io, queste
parole, "in quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me ed
io in voi" pensavo che il Signore intendesse dopo la morte, e invece mi
è accaduto in vita. Tante parole sono così misteriose, perché superano
infinitamente le forze della natura creata, sono divine. Non sono
modellate sull'uomo. E succede che non si comprendono subito ma
man mano lo Spirito ti illumina e ti fa comprendere, come dice S:
Paolo, anche le profondità di Dio. Ascolti queste altre parole di Gesù:
"Chi accoglie i miei comandamenti questi mi ama, sarà amato dal Padre
mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a Lui." Ho constatato
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personalmente queste mirabili parole: Il Signore a chi lo ascolta e lo
cerca si manifesta, si fa capire, premia con sollecitudine il nostro
desiderio di conoscerlo. Con ognuno di noi trova un proprio
linguaggio, diciamo un codice, e ci conduce a una mutua conoscenza
sempre più chiara, sempre più forte e indivisibile. Lui ti rivela sempre di
più sé stesso e ti trasforma fino a farti diventare un solo Spirito con Lui.
Diventare un solo Spirito con Lui. Questa è la mia aspirazione Sig.
Taddeo! Per arrivare a questo stato, naturalmente dobbiamo superare
diverse prove a volte molto dure e del resto un amore che non è
provato che amore è? Pura teoria e illusione. C’é poi forse al mondo
cosa più dolce che soffrire per amore di Gesù Cristo, per Colui che
ardeva dal desiderio di consumare quell’ultima Pasqua per noi? La vita
diventa così un’autentica avventura, un'affascinante "caccia al tesoro"
dove il premio è l'Amore, Lui stesso. Nel Suo Regno si accede solo
dopo grandi lotte, con “mostri” fuori di noi e dentro di noi. Nello stesso
libro della Genesi è riportato che, dopo la cacciata dal Paradiso, a
guardia di quel luogo Dio mise dei cherubini dalla spada di fiamma
folgorante per custodire la via dell’albero della vita. Come ogni vero
tesoro è ben custodito.... per poter accedere in quel mondo nuovo
dobbiamo lasciarci distruggere l’uomo vecchio da questa spada di
fiamma folgorante che ha portato Cristo... La trasformazione della
nostra vita deve diventare radicale. Infatti per andare nel Regno di
Cristo e per assaporarlo già ora in questa vita, non ci sono sconti ne’
scorciatoie... dobbiamo lavare le nostre vesti e renderle candide nel
Suo Sangue preziosissimo. E seguendolo davvero egli rivela all'uomo
tutto ciò che può provare nella sua esistenza. Una vita in Cristo è
davvero una vita piena, colma di ogni genere di gioia e di tribolazioni,
dicono le parole di un salmo ”di ogni cosa perfetta ho visto il limite ma
la tua legge non ha confini” .... la noia per chi lo segue davvero... è
bandita.... Non le racconto come si è manifestato la prima volta a me,
e cioè i segni che mi ha dato perché sono stati forti, e se glieli
raccontassi mi creda... non mi crederebbe. Dice anche: " Se uno mi
ama osserverà le mie parole e il Padre mio lo amerà e noi verremo a Lui
e prenderemo dimora presso di Lui". Anche se allora non comprendevo
appieno queste parole, esse mi incantavano, mi attraevano. Sì,
desideravo anch'io avere lo Spirito Consolatore, che rimanesse con me
per sempre, desideravo lo Spirito di Verità che il mondo non può
ricevere perché non lo vede e non lo conosce, desideravo osservare la
Sua Parola se questo voleva dire amarlo, desideravo amarlo se questo
portava al miracolo di manifestarsi a me, desideravo che venisse con il
Padre e prendesse dimora in me. Sì, la mia vita con Cristo è tutta un
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desiderio...ed è piena di speranza.. sono state queste le parole che più
hanno inciso nella mia anima, nella mia mente e che meditavo spesso
nel cuore. Le Parole di Dio bisogna meditarle nel cuore e incarnarle
come faceva Maria, la Madre di Gesù, questo è il segreto per riuscire a
vincere noi stessi e le forze del male e seguire passo passo il
Rivoluzionario per eccellenza perché poi al momento opportuno
salgono dal cuore alla mente per illuminarti sul tuo cammino e per farti
distinguere, non solo il bene dal male, ma il bene dall’ottimo per te e
per gli altri. Chi ha lo Spirito di Dio giudica ogni cosa mentre non può
essere giudicato da alcuno, dice S. Paolo. Poi altre parole di Gesù mi
attraevano immensamente: "Chi ha sete venga a me e beva e chi crede
in me fiumi di acqua viva sgorgheranno dal Suo seno" e anche alla
Samaritana dice: "chi beve dell'acqua che io gli darò non avrà mai più
sete, anzi, l'acqua che io gli darò, diventerà in lui sorgente di acqua che
zampilla per la vita eterna," e dice anche: "avete abbandonato me
sorgente d'acqua viva e vi siete scavati cisterne screpolate che non
tengono l'acqua." No, non volevo vivere assetata e intrappolata in una
cisterna fatta con le mie mani, desideravo quest'acqua viva, inesauribile
e che sgorga sempre, credevo che il Signore potesse saziare la mia
voglia di vita, di felicità. L'acqua viva è immagine dello Spirito che
riceve chi crede in Lui, e a questo proposito porta un immagine
stupenda, dice infatti: " se voi, che siete cattivi, date cose buone ai vostri
figli, quanto più il vostro Padre celeste darà lo Spirito Santo a coloro che
glielo chiedono", qui si comprende che se uno ha lo Spirito Santo ha
tutto quello che può colmarlo e renderlo felice, tutto quello che gli
serve; aggiunge infatti: "chi è quel padre che se il figlio gli chiede un
pezzo di pane gli darà una serpe?" Sa che succede Sig. Taddeo? Che
non solo non abbiamo abbastanza fede in Lui, ma che proprio non ci
fidiamo. Pensi l'assurdità: noi temiamo proprio colui che ci ama di più,
siamo diffidenti, spesso lo temiamo e lo scartiamo senza neppure aver
tentato di conoscerlo davvero... Credo che se esiste una cosa che gli
dispiace sia proprio questa nostra diffidenza. Quando leggevo le Sue
Parole " chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me", mi
arrabbiavo e gli dicevo: -"ma pretendi cose inaudite." - Ma è poi
arrivato il giorno che queste parole mi sono sembrate molto, molto
legittime…..
---- Cambio argomento perché non comprendo. Ha parlato di
potenze dell’aria, di forze del male, lei quindi crede anche al Demonio?
--- Ora più che credere a Lui lo combatto, anzi più mi avvicino a
Cristo e più riconosco la sua influenza nefasta, ma allora rimasi
perplessa nell'apprendere dai Vangeli che il Demonio è il Principe di
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questo mondo, si rende conto? Beh, lo si vede anche che ha, diciamo
così, parecchie “azioni” in questo mercato che è diventata la terra. E'
nientedimeno che il Principe. Ha una grande influenza sulla terra, ha un
potere occulto che conoscono coloro che gli appartengono. Ma c'è
anche una parte che ci convive senza saperlo. Cominciai a sentire la
necessità di schierarmi da una parte, di prendere una posizione netta,
anche perché in mezzo si è massacrati o, bene che vada, si é spenti,
irrealizzati. Chi sta in mezzo oltretutto rischia, perché non è cosi
semplice riconoscere il demonio e le sue astuzie. Si traveste infatti in
angelo di luce e può consigliarti cose che sembrano giuste e buone
all'apparenza, ma che in realtà non lo sono. E’ anche terribilmente
affascinante ma il suo fascino è sempre accompagnato da un sottile
turbamento. Era il più bello degli angeli, ma ti conduce in strade chiuse
e luoghi aridi, la gioia che ti procura è superficiale, effimera, e si
tramuta in disgusto, la disperazione è la sua maggior soddisfazione, è
in questo caso che davvero lui gongola. Anche la noia, la depressione
sono spesso una sua espressione.... Queste cose le ho capite per
esperienza perché anch'io stavo nel mezzo. E lei Sig. Taddeo, ci crede ?
--- Io credo che il male sia solo dentro di noi.
--- Magari il male fosse solo dentro di noi. Purtroppo è anche
fuori di noi, e ha mille corde che ci legano e che ci soffocano. Ma uno
che vive in Cristo le vede saltare una ad una. Anche nelle Scritture si
legge a proposito del tradimento di Giuda: "allora Satana entrò in lui".
--- Allora è stato Satana a tradire Gesù!
--- Semmai Giuda ha fatto sì, con l'attaccamento al denaro, con
aspirazioni di gloria terrena, che Satana trovasse posto in lui. Giuda
non è stato capace di guardare lontano, di aspettare, voleva tutto
subito.. credo che anche lui si sia sentito profondamente deluso da
Gesù. Gesù, quando infatti era arrivato il momento che mostrasse tutta
la sua potenza di Dio, ha preferito mostrare tutta la sua debolezza di
uomo, chissà che sconforto ha colto Giuda quando lo ha visto entrare
in Gerusalemme in groppa ad un asino, quando ha visto che i potenti
della sinagoga lo consideravano un esaltato, si è fidato più degli uomini
che di Dio , e “dulcis in fundo” quando si è reso conto del suo
tradimento, diffidando del Suo perdono e del Suo amore, si è
suicidato: ha fatto la fine di tutti coloro che nella disperazione
guardano solo se stessi, non attendono... e non credono nell’Amore di
Dio. Ma torniamo al principe, Sig. Taddeo, è Lui il vero istigatore dei
suicidi, e che più di una volta ha istigato anche me, ho compreso che
può essere pericoloso non conoscerlo. Per difenderci dobbiamo
almeno inizialmente lasciarci aiutare da sacerdote spiritualmente
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preparato, e preferibilmente santo, perché mi sono accorta per
esperienza che avventurarsi nel mondo dello Spirito da soli può essere
pericolosissimo, mortale. Intendiamoci, per avventurarsi nel mondo
dello spirito, intendo dire: prendere il Signore sul serio! non fabbricarsi
un dio su misura, con minima spesa e massimo rendimento, questo
non è avventurarsi nel mondo dello spirito, ma giocare... in questo caso
pericoli gravi non ve ne sono, i demoni con costoro non si
scompongono se non per ridere, tra i rischi che ho corso mi è anche
capitato di provare una ebbrezza cosi folle da credere di potermi
buttare dal quarto piano senza farmi nulla, perché: “ il Signore mi
avrebbe protetta” ...oppure mi ha ossessionata ingigantendo i miei
timori fino a farli diventare gli unici protagonisti della mia vita. Un
momento difficile te lo mostra senza soluzioni e senza fine. In un
momento molto penoso della mia vita ero assediata da una immagine
ricorrente nella mia mente: in macchina, con forte andatura,
percorrevo una strada a me usuale e in prossimità di un lago sulla mia
destra immaginavo di dare una violenta sterzata e di finire inghiottita
dal lago, per proteggermi da quella visione ricorrente quando dovevo
passare per quel luogo andavo pianissimo e completamente a sinistra,
facevo cioè l’esatto opposto.. di quello che il demonio mi proponeva.
Solo aiutati da Cristo riusciamo a riconoscerlo e a sconfiggerlo, ecco la
cosa indispensabile, che ho fatto e faccio, stringermi forte forte a Lui,
al vero Dominatore che lo ha sfidato e vinto per noi. A colui che ha
pregato il Padre dicendo: "Non chiedo che tu li tolga dal mondo ma
che li custodisca dal Maligno". a Simon Pietro Gesù dice: "Satana vi ha
cercato per vagliarvi come il grano ma io ho pregato perché non venga
meno la tua fede". Ci sono alcuni momenti nella vita che la fede è
messa a durissima prova, il dolore di queste prove può schiantarti,
spaventarti, o farti fare cose inconsulte dalla rabbia, ma chi vive in
Cristo, proprio per questa preghiera che ha fatto al Padre, vedrà la sua
salvezza. E’ da queste prove che, rialzandosi, potrà ritrovare un
impeto ancora più forte, e una vera resa incondizionata nel cammino
della fede. La fede…. che forza inaudita e liberante… Con la fede
possiamo innalzarci sulle nostre paure e sui nostri limiti umani.
Possiamo sperare l’impossibile e vedere che questo accade. Possiamo
addirittura affrontare Dio “di petto” e vincerLo! Ci è dato, con la fede,
di toccarlo nel vivo, ma di essere anche noi stessi toccati nel vivo e
segnati per sempre da Lui. Il Suo amore, la Sua conoscenza, lascia
cicatrici forti indelebili, ma di cui sei geloso, sono il Suo sigillo, sono la
prova che l’hai conosciuto davvero. Con la fede Lui si lascia strappare
la Sua stessa forza, a confermare questa cosa che ho appena detto c’e
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un episodio narrato nei Vangeli molto significativo: una donna che
soffriva da vari anni di perdite di sangue vedendo Gesù che passava
pensò “se solo riuscirò a toccare la frangia del Suo mantello guarirò”e
raggiungendolo lo toccò, Gesù si volse indietro e con impeto disse” chi
mi ha toccato” i discepoli si meravigliarono di quella domanda Gesù
infatti era in mezzo a tante persone che lo toccavano e strattonavano,
ma Lui si accorse solo di quel tocco, disse quasi un po’ risentito ” che
una potenza gli era uscita da Lui”…. comprende Sig. Taddeo il potere
inaudito della fede? Ecco, io a costo di scuotere e innervosire Cristo,
cerco di avere quella fede lì, e prendo ogni parola che esce dalla Sua
bocca non come parola di uomo, o di uno dei tanti profeti mandati da
Dio, ma quale veramente è: Parola di Dio stesso, parola del Salvatore
del mondo; e amo le Sue frasi più audaci e sconcertanti, come ad
esempio quella in cui dice che nel Suo nome potremo compiere opere
anche più grandi delle Sue... Se l’ha detto Lui è vero, io non prendo le
parole di Cristo per dei semplici paradossi.
---- Senta, lei mi inquieta, mi balla anche la palpebra, perché dice
cose da folli e megalomani ma non riesco purtroppo, dico purtroppo,
perché mi sentirei meglio, a scorgere nei suoi occhi il lucignolo della
follia. Vorrei ma non riesco a considerarla pazza! .. mi scusi ma lei
vuole cambiare il mondo?
--- Sig. Taddeo lei è un po’ “pissicologo” voglio proprio cambiare
il mondo, non le ho da poco detto che la mia massima aspirazione è
quella di diventare un solo Spirito con Lui, se questo mio profondo
desiderio si avvererà stia certo che un po’ di mondo cambierà. Ma
naturalmente anche senza di me il mondo cambierà. Il Signore attrarrà
tutti a sé da quella Santa Croce, fino a quando ogni ginocchio, nei cieli,
in terra e sottoterra, si piegherà davanti a Lui, e tutti lo conosceranno e
non ci sarà più bisogno che lo si testimoni e lo si annunci, perché tutti
sapranno; ma dato che non è ancora il tempo, bisogna che chi ha
avuto la grazia di conoscerlo, lo faccia, perché ha una grande
responsabilità davanti a Dio, ai fratelli appunto… al mondo.
--- Senta, non mi parli del futuro ora, mi dica piuttosto la sua
esperienza diretta, questo desidero sapere. Esattamente com'è che si è
fatta monaca lei che sembra tutto tranne che una monaca.
-- Ma perché dice che non sembro una monaca?
-- Perché non leggo alcuna traccia di frustrazione in lei, molte
suore mi sembrano spente, mutilate, più che una suora sembra una
donna molto viva ... Mi dica cosa nasconde, prima di dirmi com’è che
e diventata monaca.
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-- Beh, se vuole sapere il mio “segreto”, diciamo così: è quello di
non dimenticarmi mai di essere unita nientechemeno a Gesù Cristo e
di non perdere mai d’occhio dove sto andando, dove cioè mi vuole
portare Lui.
-- E dove vuole portarla, in paradiso?
-- Boh, Lui lo sa che il Paradiso non ha una gran fascino su di me,
anche se S. Paolo che lo ha visto senza sapere neanche lui come se
con il corpo o solo in spirito, ne accenna in modo mirabile ”occhio non
ha visto ne orecchio udito ne mai entrò in cuore d’uomo cosa Dio ha
preparato per coloro che lo amano” ma più ancora del paradiso mi
attrae Lui. E’ solo Lui che ha “presa” su di me…. Io aspiro un giorno di
poterlo vedere. Ma ora le racconto com’è che sono diventa monaca…
- Avevo circa trent'anni quando mi capitò tra le mani il Vangelo e
devo dire che mi capitò per un mio piccolo atto di carità: sentii
suonare il campanello di casa, quando, prima di aprire, chiesi chi fosse,
mi sentii rispondere i testimoni di Geova , non avevo nessuna voglia di
aprire loro e nessun interesse verso la loro dottrina, di cui avevo già
avuto occasione di sapere quello che bastava, ma pensai, -"chissà
quante porte in faccia si sono presi oggi in buona fede per Dio"- e li
accolsi, fu in quell'occasione che mi regalarono quel libro di fuoco che
è il Vangelo. Comprende le vie straordinarie della provvidenza? E
anche i messaggi che questa ci da? Sono entrata nella Chiesa per
l’apostolato dei testimoni di Geova... E vede, come un atto di carità
pura senza cioè nessun interesse umano, può essere stupendamente
ripagato? Quel libro Santo che non riesco a fare a meno di baciare e di
venerare, mi ha scardinato il cuore alla Vita, mi ha aperto un mondo
insospettabile, e molte volte mi è accaduto di avere fortune
inaspettate, generate da un mio gesto di pura gratuità. Nelle intenzioni
e negli atti puri, si nascondono spesso sorprese di Cristo, il Puro per
eccellenza. Cominciai a leggere il Vangelo e mi accorsi con stupore,
che quelle parole mi consolavano, mi illuminavano, ma anche mi
sgridavano. Se all'inizio i riscontri che avevo con la mia vita e quelle
parole mi parevano solo coincidenze, strane e buffe coincidenze, con il
passare del tempo non potevo più accusare il caso: la Parola di Cristo,
che accoglievo con fede profonda, mi stava conducendo attraverso
una strada, lungo la quale mi accadevano molte cose insolite e
sconosciute, straordinarie, mai accadutemi prima. Mi accorsi con
meraviglia che c'era davvero “qualcuno” dietro ciò che mi accadeva.
Ma avvertivo anche questa Presenza non come una presenza
ingombrante, ma una Presenza delicata, discreta, che mi lasciava libera,
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era una Presenza rispettosa. Non ho mai avuto l'impressione di essere
impietosamente giudicata, tutt'al più corretta con autorità, questo sì,
corretta con autorità; in una parola mi sentivo guidata. Il lavoro mi
dava abbastanza soddisfazione, vendevo arte moderna allora, con
buoni risultati economici, era un lavoro che mi dava anche l'occasione
di incontrare persone nuove. Ho sempre avuto attenzione e curiosità
per ogni persona, perché non ce n'è una che non abbia qualche cosa
di interessante, qualche cosa di buono e di bello, e poi ogni uomo è
un mistero, il cuore dell’uomo è un abisso, come dice la bibbia. Era
quindi davvero difficile che qualcuno non mi interessasse, o non mi
piacesse. Perché sorride? Vuole che le dica cosa mi piace in lei? Gli
occhi. Sono buoni, e anche la schiettezza che trapela dai suoi modi.
Credo che Gesù ci stia bene dentro di lei e poi c’è un altra cosa che mi
piace in Lei….
-- Che cosa ?
-- In quella fila perfetta di denti quell’unico dente che sembra
andarsene per conto proprio, mi è simpatico,..non sta allineato..
--- Oh grazie, ma a proposito del mio dente: lei ha la faccia di una
che non sta allineata, lei ha proprio la classica “faccia di bronzo” ma è
impossibile vivere senza compromessi, tutti dobbiamo scendere a
compromessi e obbedire a qualcuno.
--- E’ vero ma io preferisco scendere a compromessi.. anzi a
salire.. a compromessi con Dio e obbedire a Lui piuttosto che agli
uomini, sono anch’io allineata, ma in Lui, ma in questa mia
affermazione ribadisco che ho sempre amato gli uomini e in ogni
uomo forse già allora inconsciamente cercavo le tracce di Dio.
Probabilmente per questa caratteristica del mio carattere avevo una
nutrita cerchia di amici con cui spesso mi incontravo. Abitavo allora da
sola in una piccola casina nella prima periferia di Bologna, fui felice in
quella piccola casa che arredai con amore. Vengo da una famiglia
numerosa, sono la primogenita di quattro figli e finalmente potevo
assaporare momenti di solitudine e soprattutto avere uno spazio tutto
per me, per poter sognare. Sono sempre stata una sognatrice fin da
bambina. Mia madre poi acuiva questa mia disposizione
raccontandomi suggestive favole egiziane, sì, perché lei è egiziana…
--- Ecco perché i suoi tratti orientali….
--- Sì, vengo dall'Egitto, dal Cairo. Mio padre però è italiano, mio
nonno paterno infatti era di Napoli.. per rubare una battuta a Totò
sono parte-nopea e parte-egiziana.
-- Accidenti che incrocio bollente.
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-- E non è finita, a spegnere i bollori ho una nonna di origine
austriaca da cui ho ereditato una certa severità… sì, insomma sono
venuta fuori come ho potuto.. Quel trasloco fu il mio primo trauma: ci
pensa dal Cairo a S. Lazzaro? Dai coccodrilli del Nilo alle trote del
Savena? Non è stato facile… Ma tornando alle favole egiziane ce
n'erano due in particolare che mi facevano sognare ad occhi aperti:
una era quella di una bambina poverissima che, con i soldi dei centrini
fatti da lei e dalle sorelle, anziché comprare il pane acquistò al mercato
un topolino intirizzito e malato, una volta a casa le sorelle la
riempirono di botte, per accorgersi poco dopo che quel topolino
faceva la cacca d'oro, diventando la ricchezza e la gioia di tutta la
famiglia. Una volta morto, il topolino venne seppellito, e nel luogo in
cui venne sepolto nacque un albero grandissimo, che faceva frutti
d'oro. Sa che cosa mi ricorda ora questa favola? Le parole di Gesù:
"cercate il Regno dei cieli e tutto il resto vi verrà dato in aggiunta"
L'altra, narrava di tre sorelle, anche queste poverissime, che
avevano grandi sogni. Ah... La fortuna dei poveri: possono permettersi
di sognare… Una aveva sempre fame e sognava di sposare un
panettiere, l'altra amava i dolci e sognava di sposare un pasticciere, la
terza invece, sognava di sposare il figlio del re e voleva addirittura che
questo la servisse di tutto punto: quando doveva fare il bagno, voleva
che il principe le portasse la saponetta, il pettine e tutto l'occorrente
per farsi bella. Quanto mi piaceva l'audacia di quella povera, audacia
che naturalmente fu premiata, anche perché una vita che non osa, che
vita è? Da quando seguo il Signore ho scoperto che anche il rischio mi
attrae immensamente e mi seduce, giocarmi interamente per Lui e per
la Sua causa mi appaga infinitamente, mi fa sentire straordinariamente
viva. Se una volta al Casinò avrei puntato sul rosso o il nero o su una
mediocre sestina, ora metterei tutto su un numero secco… Ora è Gesù
il mio numero secco, non so quando, ma so con certezza che uscirà
con tutto il suo splendore e assieme a tutta la ricchezza che ha
promesso a chi vive e crede in Lui. Gesù riesce a tirarmi fuori il
coraggio che non ho… Ho proprio capito che con Lui bisogna essere
disposti a rischiare anche la vita… e a perdere tutto per vincere tutto,
chi ama il rischio, l’avventura, la passione, con Lui troverebbe pane
per i suoi denti... Ma tornando a quella povera che osava desiderare di
farsi servire dal re, anche ora, pensando a quella favola, riconosco
Gesù, il vero Figlio del Re che è venuto sulla terra per servire la sua
creatura, dandogli tutto l'occorrente perché si lavasse e si facesse bella
per le nozze regali… Ho un ricordo nitido di quando mia madre mi
raccontò per la prima volta quella favola, fui cosi felice quella sera che
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mi dissi: -"questo momento voglio ricordarlo tutta la vita. Ho otto anni,
faccio la terza elementare mia madre sta allattando Mirella e tutti e tre
siamo sul letto accanto a lei ad ascoltarla"- Ma torniamo a quando
avevo trent'anni, io, a quell'età, avevo già avuto diversi amorucoli tutti
finiti male, o non mi innamoravo io o non si innamoravano loro, anzi
per la verità io non ho mai avuto l'innamoramento facile, mi sono
accorta per esperienza di quanto l’amore vero sia raro: non è facile
trovare una persona che riesca a toccarci le corde più intime del cuore
stetti dieci anni di fila senza un vero coinvolgimento, solo a diciotto
anni provai corrisposta un sentimento molto simile all'amore, per il
resto mai che ci si intendesse, succedeva che quando ci intendevamo
era perché non eravamo innamorati nessuno dei due. Tutte queste
esperienze tuttavia mi avevano portato a una certa libertà di spirito e
sicurezza interiore, ad esempio: non senza strappi e sofferenze avevo
compreso che non ero più disposta a compromessi, ad arrangiamenti,
a mezze cose. Da quella piccola casa me ne sarei andata solo per un
grandissimo amore che mi avesse coinvolta totalmente o altrimenti
avrei accettato la solitudine, che anche allora per me non era poi così
male. Non nasco da quello che sì dice un matrimonio felice e si sa
quanto i condizionamenti famigliari influenzino una vita. Mia madre,
che è buona, e da giovane bellissima, non è stata felice, perché avrei
dovuto esserlo io? Ti sembra quasi di ereditare i cromosomi
dell'infelicità e di quello che noi impropriamente chiamiamo destino, e
ribellarsi a questa ereditarietà è difficile, ti sembra insormontabile.
Anch'io ho rischiato di arrendermi all'infelicità ereditata, mi ero messa
in testa, a un certo punto della mia vita, che dovevo mettere la testa a
posto e sposarmi, per mettere un punto fermo nella mia vita.
Frequentavo allora un uomo con diverse qualità, ma che non amavo
profondamente, neppure lui mi amava profondamente, il nostro
rapporto era fondato più che altro su un mutuo soccorso, eravamo
infatti ambedue reduci da un rapporto sentimentale fallimentare e cosi
ci mettemmo insieme più che altro per scongiurare la solitudine. Lo
consideravo giusto per me, anche assediata dal parere di mia madre
che giustamente lo stimava e che non faceva altro che ripetermi nelle
orecchie “sposalo, cuore di mamma non sbaglia “.... alla faccia del
cuore di mamma e ad avvallo delle parole di Cristo “i nemici saranno
quelli della vostra casa” mi accorsi che il mio corpo si ribellava a
questa decisione di sposarci, non lo capii subito stavo male fisicamente
ero assalita da attacchi di panico e sbalzi di pressione che mi portarono
sul punto di credere di morire. Pensai di essere seriamente ammalata,
ma quando diversi medici interpellati mi dissero che quei malesseri
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erano di natura psicosomatica, realizzai che il proposito di unirmi per
la vita a quell'uomo minava la mia essenza più profonda, il mio cuore.
Ricordo benissimo quel giorno “che realizzai” avevo la faccia verde, mi
si doveva essere scomodata anche la bile, ero in cucina e ad alta voce
mi chiesi “ma in quale libro è scritto che dobbiamo sposarci? in quale!
Lo voglio vedere...” No, quell'uomo, anche se ragguardevole e pieno
di ottime qualità, non era quello che io sognavo per me. E io non
potevo rinunciare a sognare. Presi la decisione di accantonare quel
progetto, nato dalla ragione e dal buon senso, e stetti subito meglio,
anzi, mi passò tutto, fu in quell’occasione che scoprii che il buon
senso non faceva per me ...il buon senso mi faceva stare male... Un
altro accadimento mi aveva portato a optare per “il grande amore
oppure niente”.. Fu una sera in cui, per gioco, mi sottoponevo con un
amico a dei piccoli test. La domanda era questa: "Hai una persona che
ami in un altra stanza, tutti e due dovete premere il pulsante, chi lo
preme per primo uccide se stesso ma salva l'altra persona", dopo averci
pensato un po' mi scappò da ridere e dissi che non c'era fretta avrei
atteso un pochino. Mi morì il sorriso sulle labbra e nel cuore quando,
serio e con tono grave, mi rispose -"si vede che tu non hai mai amato
davvero ...". Sentivo che per bocca di quell'uomo usciva una profonda
verità, quella frase ebbe su di me l'effetto come di farmi cadere in un
buco insospettato della mia anima. Ecco l'amore che volevo
conoscere…. l'amore a cui volevo appartenere: un amore più forte della
morte, un amore eterno. Per quelle parole mi affascinò quell'uomo che
pur non era il mio tipo, mi piacque nonostante i calzini bianchi che
orrendamente spiccavano sotto i pantaloni neri, avrei voluto
conoscerlo di più, ma pur se attratto mi fuggiva… credo che con
l'amore ne avesse già avuto abbastanza. Lui. In quel periodo mi
incontravo spesso con amiche e una in particolare, Roberta, con cui
passavo intere serate a parlare. L’argomento di conversazione
comunque era quasi sempre monotematico, verteva infatti sempre
sugli uomini, sul desiderio di un rapporto profondo, vero,totalizzante,
con un uomo con la U maiuscola. Desideravo avere un compagno da
amare ma anche da servire: è bello onorare e accudire un uomo che ti
ama e che ti rispetta cosi come sei; quando infatti siamo amati per
quello che siamo interamente, anche con le nostre fragilità, siamo
stimolati a migliorarci e a non deludere chi ci sta accanto, ma, aihmè,
dove trovare un uomo aperto ad un amore così? Un uomo che non
fugge davanti alle responsabilità, un uomo con “tutte le vertebre”, forte
e fedele, giusto e tenero allo stesso tempo. In questi dialoghi ci
consolavamo con arachidi, patatine, e fiumi di latte condensato, quel
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tubo di latte dolce passava di mano in mano come uno spinello. Una
sera in particolare, con un’amica che aveva una mezza patatina
incollata sul mento, un’altra che aveva un rigolo di latte sotto il labbro,
ci accorgemmo di quell’abbruttimento in cui eravamo scivolate e
scoppiammo a ridere dicendoci che, nonostante l’insoddisfazione di
fondo per via di quei dolci, almeno non eravamo diventate acide.
Fu in quel periodo che ebbi occasione di sentirmi telefonicamente con
Giuseppe, un uomo che abitava a fianco della mia porta quando
abitavo ancora nella casa dei miei genitori. Lui da anni era andato via
da quella casa, ma io lo ricordavo molto bene. Avevo 5 anni quando,
dal Cairo andai ad abitare in quell'appartamento a San Lazzaro. Per la
differenza di età, lui aveva l0 anni più di me, non ci eravamo mai
parlati, ma mi piaceva anche allora quel ragazzo taciturno e schivo con
un carattere un po' ombroso, aveva anche una pronunciata anomalia
fisica che invece di dispiacermi me lo rendeva ancora più unico ed
affascinante. Avevo bisogno di parlare con lui, dato che divenne il
datore di lavoro di mio fratello. Quando lo chiamai al telefono
scambiammo due parole per la prima volta, e mi disse che dopo tanto
tempo aveva desiderio di vedermi, anch'io desideravo vederlo. Ci
accordammo per incontrarci da li a qualche giorno. Mi assalì una
strana inquietudine, inquietudine che mi sorprendeva, sono sempre
stata piuttosto disinvolta e sicura nei rapporti con gli uomini, non mi
spiegavo tutti quei timori, era come se il mio spirito presentisse una
storia molto importante, decisiva per la mia vita. Sentii subito l'esigenza
di pregare e di affidare questo incontro a Dio. Fu una bella serata
quella che passammo, e io mi sentivo straordinariamente viva. Da li a
poco prendeva inizio la più coinvolgente storia d'amore che io avessi
mai vissuto, ero pronta per conoscere l'amore che mi avrebbe portata
a comprendere meglio quello Supremo: l'Amore di Dio Padre in Gesù
Cristo. Dopo 15 giorni dal primo incontro con lui, della mia casina e
della mia solitudine non mi importava più un fico secco; mi trasferii
subito a casa sua. Il matrimonio solo da fissare. Mi disse infatti che ero
la donna della sua vita e che con me al suo fianco non aveva più nulla
da desiderare. Questo matrimonio lo considerava il premio di tante
sofferenze passate, e anch’io lo consideravo così. Nutrivo dentro di me
un segreto compiacimento, la mia attesa era stata premiata: avevo
proprio capito tutto della vita. Non sapevo che l'amore avesse tanti
colori, tante sfumature, era per me diventato padre, sposo, figlio. Oltre
a una grande passione, avvertivo per Lui una tenerezza infinita come
quella di una madre per il suo bambino, anche affinata dal fatto che
aveva perso la madre, che ben conoscevo e amavo, quando aveva
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poco più di vent'anni. Sua madre inoltre era stata anche la mia madrina
alla Cresima. Conservo tuttora una medaglietta d'oro che mi regalò
raffigurante la Madonna e con incisa la data dell'evento. Avevo
quattordici anni quando morì, ne rimasi molto scossa perché avvenne
improvvisamente una sera di settembre, la colpi un infarto a soli 45
anni. Lasciò nello sconcerto il marito e tre figli e l'amante del marito
che poco dopo divenne sua moglie e nuova madre dei figli. Giuseppe
in quell'evento scoprì anche di avere un fratellastro, già pronto, di otto
anni. Mentre lo stringevo al seno mi scorrevano negli occhi quelle
immagini drammatiche all'obitorio di tanti anni prima, entrai in quel
luogo di morte giusto in tempo per scorgerlo davanti a sua madre,
chino sulla sua bara, le diede sulle labbra un bacio, lungo, struggente,
che valeva tutte le cose belle che non le aveva mai detto. Che
sentimento di protezione, che tenerezza infinita provai mentre mi
scorreva nel cuore quel ricordo, ricordo che mi commosse nelle
viscere come allora e che mi fece nascere una lacrima, lacrima di cui si
accorse e di cui mi chiese perché: -“sono felice”- risposi, -“molto felice”-
mentre nel cuore pensavo: -“questo amore mi fa paura”- Come
desideravo ora consolarlo di quella ferita, volevo donarglielo io
quell'amore di madre che non aveva più. Chi lo dice che per essere
madri bisogna partorire fisicamente? Forse che l'anima non può farlo?
Dio solo sa come e quelli a cui lui lo vuole rivelare. Sì, pensavo,
stringendolo a me, è lui l'uomo che Dio ha voluto per me. Ma le cose
iniziarono a non mettersi bene, sembrava che parlassimo due lingue
diverse, avevamo anche affinità diverse: lui, che sembrava piantato in
terra, mi rimproverava di vivere sulle nuvole e allora avevamo smesso
di parlarci. Lui parlava poco già per carattere, ed io, anche se sono
sempre stata bene nel silenzio, ero un po’ amareggiata, non era infatti
un silenzio che ci univa ma un silenzio che ci separava. Ma, nonostante
questo, sapevo distintamente che nel mio cuore non ci sarebbe stato
posto per nessun altro uomo sulla terra,... proprio per questa
consapevolezza desideravo sposarmi.
Il matrimonio che non avevo più avvertito come un traguardo
necessario diventava, alla luce di quel sentimento, decisivo, importante.
Sì, desideravo dire, assieme a lui, sì per sempre. Tutte le cose
veramente serie, veramente importanti: il matrimonio, il sacerdozio, la
consacrazione, lo sono proprio perché definitive. Un amore vero
reclama un sigillo di irreversibilità! nel Cantico dei Cantici la sposa dice
allo sposo ”mettimi come sigillo sul tuo cuore, come sigillo sul tuo
braccio; perché forte come la morte è l’amore, tenace come gli inferi è
la passione; le sue vampe son vampe di fuoco, una fiamma del Signore!
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Le grandi acque non possono spegnere l’amore né i fiumi travolgerlo” se
i matrimoni e le consacrazioni si fondassero su questo amore non
finirebbero, se i “conviventi per scelta” avessero il coraggio di guardare
a fondo la loro relazione, ed il perché nascosto delle loro resistenze a
suggellare l’unione con una promessa matrimoniale, credo che
scoppierebbero in aria come petardi... ma comprendo che ci vuole
coraggio… a scoppiare, a guardarsi dentro davvero, ad avere l’umiltà di
ammettere che abbiamo sbagliato, e che per timore, o per altro, stiamo
vivendo un rapporto che è solo un surrogato di quello che vorremmo
veramente vivere, e poi la fatica di affrontare la solitudine, l’incertezza,
il dover ricominciare da capo..... Nel frattempo avevamo cambiato casa
proprio in vista del matrimonio, trovammo una casa in campagna che
superava tutti i miei sogni. Vengo da una famiglia povera .. e quella era
una casa bellissima, immersa nel verde, nel silenzio e con un grande
suggestivo lago. Sembrava che ci attendesse, assaporavo sempre di
più la bellezza della solitudine in quel luogo. Ero cosi appagata dal
sentimento cosi pieno che provavo per lui, che aveva perso interesse
tutto il resto. Lavoravo quel minimo che mi permetteva un po' di
autonomia, ma autonomia e indipendenza erano diventate parole
grosse per me che amavo quell'uomo più di me stessa, ringraziavo
spesso il Signore di quanto mi aveva dato e lo pregavo che esaudisse il
mio desiderio di sposarmi, che benedicesse cioè la nostra unione.
Desideravo ardentemente questo matrimonio anche per via di un
sogno che feci e che si impresse fortemente in me: Giovani figure
femminili mi aiutavano ad indossare l'abito nuziale… e i gioielli…. mi
pettinavano, mi sistemavano il velo e c'era in me un'attesa, una
disposizione così pura... una profonda e piena offerta di me stessa a
questo evento. Mi alzai felice per le sensazioni vive e profonde
sperimentate in questo sogno, e promisi al Signore che, purché mi
esaudisse, non mi sarei lasciata sfuggire una sola delle Sue Parole in
questo rapporto. Lo avrei ascoltato in tutto, proprio in tutto, e iniziò in
me una trasformazione profonda... Mi accorgevo anche di quanto, a
volte, fosse difficile metterle in pratica. Era un amore violento il mio, ma
della violenza che appartiene a Dio. Non rispondevo più agli sgarbi,
alle umiliazioni, sopportavo tutto, avevo come un faro sempre acceso:
le parole di S. Paolo - "L'amore è benigno l'amore è paziente, non
manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene
conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della
verità. Tutto copre, tutto crede tutto spera, tutto sopporta...." era troppo
facile per il mio temperamento anche forte e orgoglioso, ribellarmi,
reagire. Per via di quella sua anomalia fisica cercavo di comprenderlo,
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superando le mie abituali norme di giudizio. In una parola, lo
giustificavo in tutto. Non sapevo allora che così facendo stavo
correndo a grandi falcate verso la croce, croce che il Signore, visto la
mia buona volontà, teneva in serbo per me. Non si meravigli Sig.
Taddeo che la croce sia un regalo. Se Dio l'ha data al Suo unico Figlio,
come considerarLa diversamente? Le cose tra noi infatti si mettevano
sempre peggio, non parlava più di matrimonio, evitava
quell'argomento. Tiravo avanti consolandomi al ricordo dei primi
momenti d'amore, come a un brillante che avevo visto e poi smarrito, e
anche se non lo scorgevo più, imperterrita speravo che tornasse ad
emergere... Io, sempre stata così lucida, così razionale nei miei rapporti
precedenti, quasi spietata nell'interpretare i segni dell'amore che sono
universali, coprivo, invece, con quell'amore, tutto ciò che non mi
piaceva, tutto ciò che mi feriva. Mi accorgevo con sgomento di essermi
spinta troppo in quell'amore, io non solo lo amavo, io lo adoravo!
Anche i suoi difetti caratteriali, aveva una personalità dominante ed
egoista, erano diventati pregi agli occhi miei, non avevo tenuto niente
per me, forse, troppo sicura di me stessa e troppo certa che quella
fosse la volontà di Dio, ho lasciato cadere ogni difesa, ogni cenno
d'allarme. Quando entrai nella sua vita aveva da poco trovato una
gattina nera per strada, l'aveva raccolta, curata teneramente, mi disse
che quel animaletto aveva preannunciato la mia venuta. Quando la
gatta un anno dopo era diventata un po' troppo impegnativa perché
malata, finì nei magazzini della sua azienda, la trovarono morta alcuni
mesi dopo, un lunedì mattina, appesa tra due porte su un ostacolo che
non era riuscita a saltare, l’inquietante morte di quella gatta mi turbò...
avrei fatto anch'io la stessa fine? mi chiesi con timore. Ma intanto mi
ero attrezzata una cameretta proprio per me dove spesso mi ritiravo a
leggere e a meditare il Vangelo, il soffitto di quella stanza era
attraversato da due enormi travi che formavano una perfetta croce, io
che ho passato una vita a rifuggirle le croci ora amavo dormire sotto ad
una croce immensa. Non mi faceva più così paura la croce, ora ne ero
come attratta, affascinata da quello che intuivo essere il più grande
mistero d’amore. Comprai diversi libri spirituali, tra questi lessi la vita
di S.Francesco e di Santa Chiara, e mi sembrava di poter comprendere
quale pienezza di gioia, quale suprema libertà dovessero aver vissuto
nell’abbandonare ogni cosa per amore del Vero e della Suprema
Bellezza, mi chiedevo chissà quale Luce intuirono e trovarono per far
si che tutte le altre si spegnessero... Quale Speranza avevano colto per
ritenere patimenti, miseria, fame, tribolazioni e umiliazioni perfetta
letizia? A quale forza si erano abbracciati per contrastare tutto il loro
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mondo e per lasciare un afflato spirituale che non ha ancora finito di
dare frutti di consolazione e di speranza? Non erano forse creature
semplici S. Francesco e S. Chiara? I Santi sono come tutti noi riflettevo..
altro non avevano fatto che prendere sul serio le parole di Cristo...
questa era stata la loro forza! Se il Signore ci dice che senza di Lui non
possiamo fare nulla è implicito che con Lui possiamo fare tutto!!!
Anche cambiare il mondo! Trasfigurarlo!... Chi è che vince il mondo se
non colui che crede che Gesù Cristo è il figlio di Dio dice S. Giovanni.
Questi, erano i pensieri e le considerazioni che mi passavano nel cuore
in quel periodo…
Se da una parte i segni che mi venivano da Giuseppe erano
deprimenti, quelli che mi venivano dal cielo erano sempre più forti e
confortanti. Il Signore mi faceva capire che non ero sola, in tutta questa
faccenda Lui c'era, eccome. Era davvero sempre più Lui il mio pensiero,
ero sempre più attratta dalla Sua figura dalla Sua personalità così ricca
e variegata, dalla sua volontà forte, dalla sua grande libertà e dalla sua
sensibilità finissima. Gesù, che dice di amare i propri nemici, che parla
come un Re, che sconvolge le abitudini di un popolo e diviene uno
scandalo e una minaccia per il potere e che paga con la più terribile
delle morti, l’annuncio della venuta di un Regno nuovo...dove la
fortuna e la benedizione hanno un senso stravolto: sono regalate ai
poveri, a quelli che piangono…. E quale autorità e fascino emana, Lui,
che con la sua vita ci fa comprendere che la vita vale solo se si è
disposti a morire per essa…. Mi stavo innamorando di Gesù Cristo...
desideravo anch'io fare qualcosa per Lui. Cominciai ad andare in una
Chiesina vicina, e chiesi al Parroco, se potevo andare a pulire la Chiesa,
mi accorgevo che pulire quel luogo sacro mi dava una profonda gioia
interiore, amavo la sacralità che respiravo nel Tempio di Dio, la Maestà,
la Solennità che con forza misteriosa si sprigionava da quell’ Uomo
Crocifisso.. Mi sentivo una privilegiata, pulire i pavimenti della casa di
Dio, spolverare ostensori, coppe, servire il Signore, il Re, mi causava un
euforia, che a mala pena riuscivo a trattenere. Leggevo sguardi di
commiserazione negli occhi di Giuseppe, dovevo sembrargli una
donnina rimbambita. Dov'era finita la spregiudicata, ironica ragazza di
un tempo? mi pareva che si chiedesse, ma ciò non sminuiva la mia
gioia neanche un po', anzi, era arrivata l'ora che io prendessi la
Santissima eucaristia, mi preparai con cura, era il periodo pasquale,
dopo tanti anni feci la mia prima e credo insolita confessione, al
sacerdote infatti gli dissi che tutti i miei peccati li avevo già pagati con
il rifuggire il Signore e con il credere per quasi una vita che fosse
lontano e distante da me. C’è forse un’amarezza peggiore di questa...?
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gli chiesi. Gli confidai anche che da Dio mi sentivo già assolta, ma che
desideravo che l’assoluzione venisse anche attraverso un Suo
sacerdote perché si compisse ogni giustizia. Andai con la sensazione di
raggiungere il mio Amante... a tutte le funzioni del triduo Pasquale.
Una di quelle sere il sacerdote mi chiese di leggere ad ogni stazione
della via crucis le parole di accompagnamento, ricordo l’improvvisa
emozione che mi fece incrinare la voce quando arrivai alla... terza
caduta di Gesù... e sentii anche, che come un “domino” che cade e
che fa cadere uno a uno tutti gli altri, così la mia emozione era passata
a tutti i presenti. Il Giorno di Pasqua mi accostai a quel sacramento
con trepidazione, erano più di 4 anni che seguivo il Signore che lo
ascoltavo e più di 20 che non facevo la comunione.... Era l’11 Aprile
del 1993 e fu in quel giorno benedetto che lo riconobbi pienamente
dentro di me. Fu subito dopo quella Messa, nel giardino di casa,
mentre guardavo il cielo e feci in tempo a pensare che quella era la
mia patria, il cielo, che mi sentii posseduta da un amore senza fine,
come se due mani con delicatezza, ma anche con forza, mi avessero
allargato il cuore per far scorrere quel torrente di Amore. In quel
momento mi era stata donata una capacità d'amore sconfinata, sapevo,
in quell'attimo, che avrei avuto una parola di speranza e di
consolazione per chiunque vivesse una situazione difficile, disperata.
Investita da quell'amore riesco a vedere la Sua onnipotente
misericordia e provvidenza in ogni cosa, anche in quegli eventi che
sembrano orribili, inspiegabili, assurdi. Vedevo gli uomini, come
persone cieche che mangiano, dormono, fanno l'amore, ignari della
grandezza che li sovrasta, ignari del mondo invisibile di Dio ma che mi
era stato dato di percepire come ancora più reale di quello che
vedevo. Avrei urlato al mondo c'è Dio, non siamo soli, siamo tutti
fratelli, tutti figli dell'unico Padre. Quell'esperienza anche se silenziosa e
interiore, aveva lasciato tracce visibili nel mio corpo, mentre rientravo
in casa Giuseppe mi vide e mi chiese se fossi ubriaca, ero infatti
inebriata, letteralmente stordita d'amore. Corsi nel bagno, feci appena
in tempo a chiudermi dentro prima di sciogliermi in un pianto di gioia,
tra le lacrime scongiuravo il Signore di non esagerare, avevo paura.. di
morire...di morire di felicità. Dopo questa invasione d’amore non
sapevo spiegarmi come avrei potuto conciliare l'immenso amore di
Dio, l'urgenza di portare la mia testimonianza e il mio rapporto con
Giuseppe, infatti, anche se non mi rendeva più felice, una separazione
non riuscivo neppure a supporla. Ma circa un mese più tardi il Signore
mi fece una sorpresa: quel giorno avevo preparato la casa con cura,
avevo comprato dei fiori gialli, il colore che preferiva Giuseppe, e
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grandi vasi di gerani, che avevo disposto con amore nel portico di
casa. Dovevo quel giorno accompagnare un mio cugino a un colloquio
di lavoro, ma non trovavo le chiavi della macchina, e chiesi a Giuseppe
di darmi una delle sue macchine, mi rispose di no. Lo supplicai che era
importante che mio cugino andasse a quell'appuntamento, era infatti
senza lavoro. Imperturbabile…… e per punirmi della mia svagatezza si
rifiutò. Andai nella mia camera e mentre piangevo per la durezza del
suo cuore, rivolsi il mio pensiero al Signore e gli chiesi: -"Perché mi
tratta cosi? Cosa potevo fare che non ho fatto? lo sto amando con
l'amore stesso che mi dai tu, lo innalzo come se fosse il migliore dei
mariti…"- E aprii il vangelo su questa pagina di S. Giovanni
Gesù dunque stanco del viaggio sedeva presso il pozzo. Era verso
mezzogiorno. Arrivò intanto una donna di Samaria ad attingere acqua.
Le disse Gesù: dammi da bere. I suoi discepoli infatti erano andati in
città a far provvista di cibi. Ma la samaritana gli disse: come mai tu, che
sei giudeo chiedi da bere a me che sono una donna samaritana? .I
giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani. Gesù le
rispose: Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice dammi
da bere! tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua
viva. Gli disse la donna: Signore tu non hai un mezzo per attingere e il
pozzo è profondo; da dove hai dunque quest' acqua viva? Sei tu forse
più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne
bevve lui con i suoi figli e il suo gregge? Rispose Gesù: Chiunque beve
di quest'acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell'acqua che gli darò
io, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui
sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna. Signore, gli disse la
donna ,dammi di quest'acqua, perché non abbia più sete e non continui
a venire qui ad attingere acqua. Le disse Gesù: Va a chiamare tuo marito
e poi ritorna qui. Rispose la donna: non ho marito. Le disse Gesù: Hai
detto bene non ho marito…, quel "hai detto bene non ho marito" mi
entrò nel cuore come una spada di luce che mise in evidenza la verità
della mia vita, nuda, senza alcun velo. La Parola di Cristo, Sig. Taddeo,
è un fuoco divoratore che mette a dura prova tutto ciò che è
nell'uomo, essa non si rivolge alla superficiale ragione discorsiva, ma
alla più estrema profondità del cuore; quell'uomo che amavo e che
innalzavo come il migliore dei mariti, non era mio marito e neppure
voleva più esserlo…… Ma la pagina continua, nel proseguimento del
discorso Gesu le dice:” infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai
ora non è tuo marito Gli replicò la donna. Signore vedo che tu sei un
profeta, i nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite
che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare. Gesù le dice
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credimi donna è giunto il momento in cui né su questo monte né in
Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quello che non conoscete,
noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai
giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori
adoreranno il Padre in spirito e verità, perché il Padre cerca tali
adoratori. Dio è Spirito e quelli che lo adorano devono adorarlo in
Spirito e verità. Gli rispose la donna: so che deve venire il Messia (cioè il
Cristo) quando egli verrà ci annunzierà ogni cosa, le disse Gesù “ sono
io che ti parlo. “ Sign. Taddeo, quelle parole di Gesù "sono io che ti
parlo" mi causarono una violenta emozione, mi fecero sobbalzare il
cuore nel petto, ora non avevo alcun dubbio, quelle parole erano per
me, chi mi aveva parlato era Gesù! Tante volte avevo letto quella
pagina, ma quella volta quella pagina e quelle parole erano proprio per
me. Il Signore mi aveva risposto e chiamato. Ero esterrefatta, non
riuscii a prendere sonno, ebbi anche l'intuizione profonda, lucida,
sicura, che nel Vangelo, in quel libro vivo, ci fosse una parola per ogni
uomo del mondo e che a tutti è dato dì poter essere interlocutori
personalmente interpellati da Cristo. Ma anche che tutti potevano
personalmente interpellarlo, proprio così come era successo a me. Ero
attonita, e angosciata, soprattutto all'idea di dirlo a Giuseppe, aveva
avuto qualche mese prima un ricovero in terapia intensiva per seri
problemi di cuore, problemi di cuore da me predetti e annunciati una
settimana prima, quando lui godeva di ottima salute, mai infatti aveva
avuto problemi cardiaci. Furono i giorni più dolorosi e strazianti della
mia esistenza. All'idea di dargli quella notizia mi sembrava che mi
dividessero l'anima in due, oltre al dolore di abbandonarlo, temevo
terribilmente per la sua vita, per come avesse potuto reagire a una
notizia cosi inaspettata e clamorosa. Lui, in Dio, neppure credeva. Fu
una vera e propria agonia, cercavo di trovare il coraggio ripetendomi
che quella era la volontà di Dio e quindi era una cosa buona, anche se
non la comprendevo, anzi, non solo non la comprendevo, ma mi
sembrava follia pura, dovevo fidarmi, e fu proprio attraverso quel
dolore che ho provato un po' come si deve essere sentito Abramo,
quando Dio gli chiese di sacrificare Isacco. Compresi allora
intimamente quale amaro prezzo abbia avuto la nostra salvezza per
Dio Padre che ha sacrificato suo Figlio.” Ho sperimentato nella mia
anima cosa significa donare in sacrificio la persona più preziosa che si
ha. Piangevo, riflettendo quanto il Suo Amore sia grande, terribile,
incompreso: "Dio ha tanto amato il mondo da dare il Suo Figlio
unigenito", solo ora comprendevo la portata di quelle parole... di quel
Sacrificio... e il mio pensiero poi, subito corse alla Madonna e al
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martirio che il suo cuore ha sostenuto per poter diventare madre
nell'anima di tutti noi, ero schiacciata da tutto quell’Amore, da tutto
quel Dolore che si acuiva e rinnovava mentre leggevo le parole ” siete
stati comprati a caro prezzo..con il sangue di Gesu Cristo” in quei tre
giorni non riuscii ne’ a mangiare ne’ a dormire, di notte, raggomitolata
come una cerbiatta ferita nel cuore, aprivo la Bibbia e leggevo che il
mio dolore era ben conosciuto, e chissà da quanti altri era stato vissuto
prima di me e con me ” Pietà di me Signore vengo meno ..sono
stremato dai lunghi lamenti, dimentico perfino di mangiare.. ogni notte
inondo di pianto il mio giaciglio, irroro di lacrime il mio letto, nel tuo
sdegno non punirmi...la mia anima è tutta sconvolta ma tu Signore fino a
quando? .. Il terzo giorno di quel calvario era domenica, sentivo che
era arrivato il momento di dirglielo. Avevo infatti una pace larga nel
cuore. -"Giuseppe mi faccio suora"- gli dissi. Mi guardò e mi rispose
che mi voleva bene ma che non mi amava…! E io che pensavo che gli
venisse un infarto! Rivolsi il mio pensiero al Signore e gli dissi “mi hai
fatto uno scherzo come per Isacco!” Nel giardino di casa, quel giorno
il Signore si manifestò come Creatore, diede un segno, talmente
straordinario, miracoloso e tangibile dallo stesso Giuseppe, anzi,
proprio lui se ne accorse per primo e mi chiese spiegazioni….Che mi
perdoni Sig. Taddeo ma lo tengo per me, cambierebbe vagone.
- Senta ..sorella, madre,…. com'è che la posso chiamare?
-- Mi chiami signora, che è tutt'e due le cose più qualcos’altro.
- Sig.ra Viviana, lei mi ha un po' indispettito con questi segni, è
come se mi facesse vedere e sentire l'odore di un buon piatto e poi
non me lo facesse gustare!
-- Ha ragione, ma vede, questi segni il Signore li ha dati a me, lei
non potrebbe davvero gustarli appieno, in fondo la lascerebbero
abbastanza indifferente perché non le appartengono, si metta piuttosto
lei stesso in disposizione d'animo di riceverli, allora sì che comprenderà
davvero cosa vogliono dire le parole di Gesù "a chi mi ama io mi
manifesterò" e la gioia che da questo ne deriva.
---Credo che molto presto lo farò, ma, mi dica ora, cosa fece
subito dopo la rivelazione che ebbe.
---Sconvolta, pochi giorni dopo questi accadimenti, andai ad
Assisi, patria di S. Francesco e ispiratore poi della mia spiritualità, corsi
in un convento qualsiasi, con l’intento di entrarvi, ma la madre
superiora vedendomi affranta, non mi accolse e mi consigliò di
aspettare, mi sentii rifiutata anche dal Signore. Nel giro, anche questa
volta, di quindici giorni non avevo più una casa. I miei mobili,
Giuseppe, li parcheggiò in un magazzino del paese, i miei abiti li trovai
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nelle scatole già impacchettati chissà da chi, era accaduto tutto cosi
improvvisamente: l'esperienza mistica avvenuta il giorno di Pasqua,
poco più di un mese dopo, lo sconvolgimento per la chiamata del
Signore, l'inaudito miracolo, accorgermi non solo che Giuseppe non mi
amava, ma che addirittura sembrava avesse paura di me e non vedeva
l'ora di liberarsi della mia presenza, il monastero che mi rifiutava…..
Sembrava tutto un film irreale… Avvertivo il mondo come una macina
inesorabile, assurda, che mentre ruota schiaccia senza guardare chi vi e
sotto. Per reggere al dolore di quella devastazione, per un mese mi
sono rifugiata nella follia: -"Psicosi"- disse lo psichiatra dal quale mi
portò mia madre, io non opposi resistenza a sottopormi a lui perché lo
volevo “evangelizzare”. Andavo in cerca di luoghi deserti tra le
montagne e rivolta al cielo con tutta la voce che avevo Gli gridavo: ”
Vieni giù, che cosa stai aspettando! Qui ci stanno massacrando!! Mi
sentivo come sospesa, più vicina ai morti che ai vivi .. A tutti dicevo
che arrivava la fine del mondo e che il Signore sarebbe arrivato da li a
poco a vendicare il Suo sangue. Il Sangue con cui il Signore ha
acquistato la Sua Chiesa che fine aveva fatto? Come era stato trattato?
dalla Sua stessa Chiesa, da coloro che portano il nome di cristiani mi
chiedevo. Davanti al Suo amore mi pareva tutto così inadeguato,
mancante, e aggiungevo che sarebbe venuto a sistemare ogni cosa.
Alle persone colpite da lutti andavo dicendo che avrebbero rivisto i
loro cari a giorni; Incontrai una persona in carrozzella e le dissi che da
lì a poco il Signore l'avrebbe fatta camminare; Vidi un non vedente e
anche a lui dissi che il Signore tornava e che gli avrebbe ridato la vista.
Nessuno, neppure i sacerdoti dai quali amici preoccupati mi portarono,
(a uno di questi che mi sembrava un po’ troppo afettato e pomposo
per essere amico di Cristo dissi che nel giorno del giudizio al suo
posto, mi sarei cagata addosso..) riuscirono a togliermi quella idea
erronea, idea che ho compreso poi, mi poteva essere tolta solo
attraverso un accadimento soprannaturale, accadimento che per solo
volere di Dio mi liberò da quello stato. Anche quel giorno ero in treno,
diretta a Milano, stavo andando a sciogliere un contratto assicurativo e
a prendere quello che mi rimaneva per ricominciare da capo: quattro
milioni in tutto. Incontrai, nel corridoio del treno, una signora. Ci
mettemmo a parlare, e anche a lei dissi che il Signore sarebbe tornato
presto, questa, dopo una pausa di silenzio, mi disse una sola parola:
"demagogia". Le chiesi cosa significasse e mi rispose –"non lo so, è la
parola che ho sentito nitidamente nel petto, io vivo sola e sono molto
devota al Signore Gesù Cristo e ogni tanto mi accade di sentire parole
che illuminano la mia vita o quella di altri"-. Una volta tornata a
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Bologna, cercai subito un vocabolario e lessi il significato di quella
parola che tante volte avevo sentito ma di cui non ne conoscevo il
senso: "arte di accattivarsi il favore delle persone con promesse
difficilmente realizzabili". Anche se il mio errore non era dettato da
interessi personali ma solo dalla necessità di sopravvivere a quel
disastro che era diventata la mia vita, la fine del mondo infatti era
arrivata ma solo del mio, scivolai in uno stato di prostrazione profonda,
il Signore non sarebbe tornato cosi presto come credevo e speravo, ed
io avevo portato dolore su dolore ad altri fratelli sofferenti. Ora ero
profondamente lucida nel mio dolore, e consapevole di quello che mi
ero inventata per non morire. Lo psichiatra si meravigliò che la mia
psicosi era guarita in 5 minuti, e non per merito suo, ma mi ordinò
degli antidepressivi, che mi rifiutai di assumere; gli risposi che all'idea di
prendere degli antidepressivi, mi deprimevo ancora di più e che avevo
la risorsa della preghiera. Mi rispose seccato –"Signorina d'accordo
che non posso competere con l'Altissimo ma lei ha bisogno di aiuto"-
"ha detto bene dottore lei non può competere con l'Altissimo e l'aiuto
me lo darà Lui"- Entrai così in un tunnel dove non ne scorgevo il
fondo, proprio io che avevo sperimentato l'amore folle di Dio mi
sentivo disperata, proprio io che quel giorno di Pasqua avevo
compreso di poter avere una parola di speranza per i miei fratelli più
disperati, ora non la avevo per me, sentivo nel cuore una piaga viva
incurabile, sempre aperta. Ripercorrendo il mio rapporto sentimentale
con Giuseppe mi sentivo tradita anch'io come Gesù per due lire, mi
vennero in mente i motivi che Giuseppe aveva addotto al suo
disinnamoramento ed erano cosi insignificanti, …. altro che "amore più
forte della morte". Pensai alla tristezza di Gesù nell'orto degli ulivi
quando disse "la mia anima è triste fino alla morte", per tre anni si era
estenuato nell'insegnare, nel guarire, nel beneficare chiunque lo
invocasse, e, mentre in quel giardino aveva voluto accollarsi tutta la
debolezza della condizione umana, i discepoli non furono capaci di
vegliare con lui neppure un'ora. Mentre il Signore Gesù sudava sangue
dalla paura, quelli che si era scelti dormivano. Avevo una terribile
sensazione di perdita come di aver buttato, assieme a me stessa, tre
anni di puro amore in mare.
Nel confessionale, dove speravo di trovare conforto, confessavo
sempre lo stesso peccato: la disperazione. Cominciavo sempre con le
stesse parole: “sono disperata” - “ha mai pensato che forse quell'uomo
non era in grado di corrispondere ad un amore cosi grande?"- mi chiese
un sacerdote. Fu questa la mia colpa Sig. Taddeo: lo adoravo e avevo
messo la mia vita nelle sue mani "maledetto l'uomo che confida
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nell'uomo e pone nella carne il suo sostegno" recita un salmo biblico,
c’è un proverbio arabo che dice: chi confida nell’uomo è come chi
confida nell’acqua del passino... Solo il Signore merita sentimenti simili
e, solo Lui, può corrispondervi. Mi imposi di andare a Messa ogni
mattino, per riuscire a trovare la forza di arrivare a sera e soprattutto di
non togliermi la vita, la mia tentazione più grande. Stetti anche allora
tre giorni senza mangiare, desideravo consumarmi fino a dissolvermi, la
morte aveva su di me un grande fascino, mi sembrava bellissima, la fine
di ogni male. La mia vita infatti era diventata insopportabile. In lacrime,
davanti a un’immagine della Madonna (davanti a Gesù mi
vergognavo..), la supplicavo di ridarmi o di togliermi definitivamente
Giuseppe dal cuore. Io non ci riuscivo neppure ripetendomi come un
“mantra” le sue parole più taglienti. Di notte, nel sogno, lo raggiungevo
e gli sussurravo tu rimarrai sempre il mio bambino.
“Ogni vera ferita d'amore,
da te è stata inferta Signore.
Sussurralo a chi non si da pace,
a chi, scivolato dentro gli occhi dell'amato
è entrato in quello stato
dove amore e morte si danno un bacio
e più non dimentica, piange e tace,
diglielo Signore che eri tu. E dagli pace.”
In quei mesi così duri, dove il male sembrava avesse l ‘ultima
parola, mi vennero incontro alcune parole di Cristo: "Chi non perde la
sua vita non può essere mio discepolo". La mia vita, quanto desideravo
perderla…. l'unica cosa che mi frenava dal compiere quel gesto, era il
dolore che avrei causato alla mia famiglia, che colpa ne avevano loro
della mia sofferenza? Perché allargare questo mare di dolore, "Chi non
odia anche la propria vita in questo mondo non può essere mio
discepolo": ecco il mio suicidio, pensai, morire al mondo e seguire il
Signore. Si, dissi fra me, odio la mia vita e anche seguire Cristo è un
suicidio! E Forse la mia vita che per me ora non ha alcun valore e
senso, anzi mi è terribilmente di peso, potrà un giorno consolare
qualcuno. Non ebbi proprio io un giorno immensamente felice in cui
compresi di aver ricevuto dal Signore il dono di portare una parola di
consolazione? Ma che consolazione avrei portato allora senza aver
provato che cosa significasse davvero la disperazione? Ora mi era
stata data anche la grazia di saperlo. Questa soluzione mi consolò.
Oltre al pensiero che così avrei sposato proprio Colui che ha creato
quell'uomo da me tanto amato. Perché rassegnarsi a vivere mutilati nel
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cuore? Perché accontentarsi di amare di meno? Se avevo amato tanto
una creatura imperfetta quanto più avrei amato Lui che è la stessa
Perfezione! Avevo capito ormai che non era neppure “amare” la mia
vocazione, "adorare" era la mia vocazione! Cercai una casina in affitto,
e ne trovai una molto, molto graziosa in campagna; avevo bisogno di
vedere alberi e fiori. Dei quattro milioni che avevo anticipai due
mensilità e pagai una per il mese corrente, mi rimaneva all'incirca poco
più di un milione, non sapevo neanche io come avrei potuto
mantenere quella casa. Ero distrutta, una vera e propria derelitta senza
un filo di energia, e "per vendere, per convincere" ci vuole animo. Ma il
silenzio e la solitudine erano vitali più del pane per me, ci avrebbe
pensato il Signore! Per far fronte alle spese cominciai a vendere gli
oggetti più preziosi della mia casa, quando, da lì a due mesi, una
persona molto speciale, mi è stata vicina, mi ha ridato fiducia negli
uomini, mi ha mostrato come la misericordia e la provvidenza di Dio
passino attraverso le persone che Lui ci mette accanto in momenti
delicatissimi della nostra vita, suoi angeli soccorritori che manifestano
la Sua Salvezza, la sua tenerezza, e che sono portatori del Suo amore.
Se ora posso portare una parola di conforto lo devo anche a lui, che
colpito intimamente dal mio stato e da quanto mi era accaduto, mi
diede un aiuto anche economico cosi decisivo da annullare il problema
del mio sostentamento, e cosi, nella calma, nella solitudine e nel
silenzio, ricomposi i fili spezzati della mia esistenza. Passai tre anni in
quel luogo e tanti, tanti pensieri e dubbi affollarono la mia mente. Per
alcuni mesi non ebbi più il coraggio di aprire il Vangelo, quel Libro era
stato capace di buttarmi a terra come da un treno in corsa. Mi capitò
anche di rinnegare il Signore: - "Suora io? non sia mai!"- Non mi
meraviglia infatti come, nonostante tutti quei prodigi e segni grandiosi
che il Signore operò davanti ai suoi discepoli, essi abbiano avuto poi il
coraggio di lasciarlo solo e di scappare. Le tenebre del mondo possono
essere cosi fitte da farci quasi cancellare la Sua presenza, il Suo ricordo,
i Suoi doni. E poi in fondo siamo tutti un po’ vigliacchi e deboli. Mi era
passata la disperazione, ora stavo incominciando a conoscere il
"lasciarmi vivere", l'apatia, l'insignificanza, stavo infatti accontentandomi
di vivere senza progetti, senza sogni. Chiusa in casa, leggevo e
pregavo. In quel silenzio introspettivo arrivai a considerare che
quell’uomo mi aveva cosi coinvolta, anche perché mi dava la
sensazione di non riuscire mai ad arrivare in fondo al suo sentire, era
anche la sua inaccessibilità che mi attraeva ed affascinava, come se
celasse molte cose preziose da guadagnare con sforzo. Quei lunghi
silenzi a cui mi aveva abituata, forse semplicemente perché non mi
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amava, ero arrivata ad amarli e a ritenerli vitali, indispensabili...
Il silenzio e la solitudine ora facevano parte del mio essere più
profondo, avevo compreso che una normale vita di coppia, anche con
il migliore uomo del mondo, non mi avrebbe soddisfatta interamente,
non sarebbe più bastato un uomo e la normale vita di tutti i giorni. Alla
mia anima abituata a dissetarsi nel silenzio delle divine e misteriose
parole di Cristo, pareva infatti essersi dilatata, era come diventata
insaziabile di conoscenza, di mistero, di ricchi tesori da scovare, e
oramai aveva spazi non raggiungibili da umane parole... , ma con tutto
questo non riuscivo a immaginarmi neppure suora, mi dicevo: -"sono
stata un fallimento con gli uomini, dovrei cominciare a fallire con gli
angeli adesso? Il Signore vuole forse da me un fallimento cosmico? - Mi
immaginavo in qualche monastero depressa, irrealizzata, un albero
rinsecchito, la vita in comunità non mi attraeva: vengo da una famiglia
numerosa e sentivo che quell’esperienza in un certo senso l’avevo già
fatta, avrei voluto sperimentare l’unione con Dio e la Sua provvidenza
personalmente, in un rapporto di coppia, giorno per giorno, non
godendo della tranquillità, della solidità (ma anche del rigore e della
noia) di una congregazione religiosa. Solo la parola voti, mi incupiva, e
mi incupisce tuttora. L'unione con Cristo mi sembrava sigillata in
questo modo, una serie di negazioni, di privazioni…. non sarebbe stato
meglio un semplice, profondo, inesorabile Si? Un si pieno,
incondizionato, irreversibile come quello di Gesù, come quello di
Maria che non si è ritirata in un convento, ma ha vissuto il suo ruolo di
sposa e madre nella quotidianità di una vita semplice, in casa. Parlavo
tanto del Signore agli amici che mi venivano a trovare, ma poi un vero
salto non lo facevo e mi dicevo: - "Se continuo di questo passo
comincerò a far pietà a me stessa" .Le mie parole di fede non seguite
da azioni concrete diventavano sempre più deboli e inconsistenti.
Temevo di finire la mia vita aggrappata ai ricordi e di diventare una
statua di sale, come la moglie di Lot che disobbedì al comando di Dio
di non voltarsi indietro. Temevo di limitarmi a guardare da spettatrice il
fiume della vita, senza avere il coraggio di tuffarmici nuovamente. Con
Cristo bisogna guardare avanti, lanciarsi, per accorgersi di saper
nuotare. Bisogna abbandonare tutti i ragionamenti, e le supposizioni, i
programmi…… infatti Lui li fa, ma sono cosi straordinari che non puoi
immaginarli, ”le mie vie non sono le vostre vie” “venite e vedrete …“
Bisogna fidarsi di Lui, e andare senza sapere dove per poter vedere.
Il Signore è imprevedibile... è Dio! "La verita vi farà liberi" “io sono la
Via. la Verità e la Vita dice Gesù. Sentivo che se non avessi più avuto il
coraggio di seguire Gesù, avrei perso la mia grande occasione, come
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se per tutto quel dolore passato mi fossi conquistata l’accesso alle
Olimpiadi dello Spirito e che per ignavia, sul più bello, rifiutassi di
parteciparvi. Si, fermarsi ora, era proprio da sconsiderati, da veri idioti,
riflettevo tra me e me Ma non paga, continuavo a torturare il Signore
"ma ti sembra" -gli dicevo "che io possa essere il tipo suorina che con
le mani giunte ti prega in ginocchio…?…. ho un carattere di fuoco,
appassionato, e poi mi sento donna fino al midollo...e mi è sembrato
che mi rispondesse, -"Credi che non ti conosca? Hai paura che Io, Dio,
ti deluda?"- Non sapevo rispondere, e l'idea che Gesù Cristo potesse
deludermi, mi faceva sorridere di me: e chi ero io per poter essere
delusa da Cristo?!! “ E la castità? Avevo 35 anni, al pensiero che non
avrei più fatto l'amore mi veniva da ridere .... per non piangere. Mi
tornavano alla mente le sue parole, "C'è chi è eunuco dalla nascita, chi
lo diventa per colpa degli uomini, e chi si fa eunuco per il Regno dei
cieli. Chi può capire capisca" beh, che sarei appartenuta all'ultima
ipotesi era lampante, ma capire non capivo, "non ti sei mica sbilanciato
molto" gli dicevo scherzando e anche "non capisco ma mi adeguo anzi
mi fido". Mi tornarono alla mente i miei momenti d'amore con
Giuseppe, non era forse terribilmente più grande quel sentimento che
mi usciva dal cuore, non sovrastava forse quello, che neppure riusciva
a far capolino dai sensi? Quel sentimento che usciva dal mio cuore era
infinito, era Lui, è quello stesso amore che fa dire a S. Paolo "quello che
io consideravo un guadagno lo ritengo una perdita a motivo della
conoscenza della sublimità di nostro Signore Gesù Cristo, tutto io reputo
spazzatura al fine di essere trovato in Lui". -"Suo marito può essere solo
Gesù Cristo"-, mi confermò un sacerdote al quale mi sottoposi, -"ha
avuto la mano molto pesante con Lei, si aspetti cose molto difficili, ma
è Lui suo marito". Sorridendo felice, sia per il Marito, sia per le
difficoltà, dissi: -"allora posso considerarmi la sua fidanzata?"- "no, si
consideri già sua moglie."- Mi piaceva proprio quel sacerdote che non
mi trattava da anima disincarnata e che mi parlava di Cristo soprattutto
come uomo. L'Uomo per eccellenza. A farmi comprendere che era Dio
ci aveva e ci avrebbe pensato Gesù stesso -"Devo cercarmi un
convento?"- chiesi perplessa, -"se lei entrasse in un convento
uscirebbero le suore, lei deve vivere normalmente con Gesù, come
marito e moglie" – “Oh davvero..?.. proprio quello che non osavo
sperare... proprio come marito e moglie?” – “Sì, anche se il vostro
matrimonio sarà di un amore purissimo, immacolato"- "e i figli?"- "i
vostri figli saranno tutti quelli che insieme porterete alla fede"- “Oh, che
programma di vita! Sposata nell’amore più puro a Gesù Cristo…
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...diventare madre di fede: dare ai miei figli il Migliore dei Padri, figli
destinati alla vita e alla gioia eterna… figli che non muoiono....”
Ricominciai a sognare, la cosa che mi faceva più felice, e a prepararmi
al Marito, al Matrimonio per eccellenza. Il Matrimonio lo fissammo per
la Pasqua. 15 giorni prima delle nozze, un amico venne ad aiutarmi a
fare dei lavori nella casa, la canonica dove sarei andata a vivere con
Gesù. Ebbe l'idea di far di tutto per distogliermi dal mio proposito che
considerava folle. Mi diceva infatti, assieme a tanti altri, che la mia
scelta era nient’altro che una fuga ... Si era improvvisamente infuocato
d'amore per me, minacciava di usarmi violenza e mi diceva che se non
corrispondevo al suo amore, o mi ammazzava o si sarebbe
ammazzato, e dato che in alcuni momenti era veramente fuori di sé
ero spaventata. ….. Mi arrivarono assieme a una sua telefonata, in cui
mi diceva che doveva assolutamente parlarmi, diversi segnali
inquietanti: la bambina vicina di casa senza motivo alcuno venne a
dirmi che nel mio appartamento in due anni erano già morte due
persone, pochi minuti dopo ricevetti la prima telefonata del mio padre
spirituale che mi chiedeva di non dare il suo nominativo a questo
ragazzo, perché temeva ritorsioni. Mi assalì il terrore, anche se trovai la
forza di scherzare con Gesù: -"Guarda che io ho una storia diversa da
Santa Maria Goretti, mi piacerebbe morire martire per te, ma ora non
ci crederebbe nessuno, morirei per niente"- Decisi di ribellarmi anche
di quel terrore e con tutta la forza e la risolutezza che avevo, quando
me lo trovai davanti gli dissi che non aveva considerato una terza
ipotesi e cioè che lo avrei ammazzato io. Fu come se ritornasse in sé,
pianse, si scusò, non sapeva spiegarsi questo sentimento così violento,
io sapevo spiegarmelo invece, c'era qualcun'altro, più che lui, che non
era contento di queste nozze, quello che lei, Sig. Taddeo, crede che sia
solo dentro di noi. "E non siamo ancora sposati" pensai "cominciamo
bene.."
Una settimana dopo esattamente il 7 Aprile 1996, giorno di
Pasqua, convolavo a nozze con Gesù. Per bomboniere avevo uova
benedette, tutte colorate, dipinte da me. Mi sono sposata in Chiesa
non c'era gente, non c'era nessuno tranne il Signore presente nel
tabernacolo, e con il Suo Spirito. Neanche il prete che ha benedetto
l'unione per telefono… Mentre sorridevo con un amico al ricordo di
queste nozze insolite e sobrie, mi sorprese, quasi mi spiazzò quando
mi chiese "ma non hai pensato perché sia avvenuto cosi questo
Matrimonio, voi due soli senza neppure il prete?" "Beh, è molto
anziano il mio sacerdote" risposi ..e lui, guardandomi negli occhi con
voce davvero convincente, "è perché ha voluto essere solo con te".
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Che cosa dolce mi stava dicendo Gesù per bocca di quel fratello. Non
aveva forse con me fatto tutto da solo? Ha voluto anche sposarmi da
solo.. Lui, poi, oltre che uomo e Dio è anche l'Eterno Sacerdote. Credo
che valgano queste nozze e che un giorno la Chiesa le riconoscerà. Sì
credo che valgano, anche se ho solo detto nel silenzio del cuore "si
voglio essere tua sposa per sempre, nella buona e nella cattiva sorte,
nella salute e nella malattia, accudirò con amore i figli che vorrai
donarmi, tutti quelli che faremo nascere alla fede in Te. Ne voglio tanti
e tutti rassomiglianti a Te, amen." E' cosi che sono diventata monaca
Sig. Taddeo …..e sa cosa mi accade ora a pochi anni di matrimonio?
Che inizio a scorgere nel mio seno l'acqua viva che il Signore promise
a quella donna Samaritana, e a me, le mie lacrime passate, sono
diventate una sorgente zampillante di vita, di aspirazioni, di progetti
per me prima impensabili. Mi accorgo ora di quanto siano vere quelle
parole del salmo: ”Beato l’uomo che trova in te la sua forza e decide nel
suo cuore il santo viaggio, nell’andare se ne va e piange portando la
semente da gettare ma poi ritorna con giubilo portando i suoi covoni”e
anche “erano partiti nel pianto li ricondurrò tra le consolazioni” ora nel
cuore credo che proprio Gesù mi ha deposto un grande sogno: la
realizzazione di una grande, forte e libera comunione spirituale, tra
tanti fratelli e sorelle sole che, come me con spirito francescano, vivano
nelle innumerevoli Chiesine chiuse per mancanza di sacerdoti. Ognuno
con il talento ricevuto: artistico, letterario, di sapienza, di ascolto, di
preghiera, moltiplicato per la Gloria di Gesù Cristo. Persone sole, anzi
compagni di Cristo, che siano segno di speranza, messaggeri autentici
della risurrezione di Gesù. Risurrezione che hanno sperimentato nella
loro stessa vita e che incarnano come Gesù la profezia di Isaia 61:
“ Lo spirito del Signore Dio è su di me
perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione ;
mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri,
a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,
a proclamare la libertà degli schiavi,
la scarcerazione dei prigionieri,
a promulgare l’anno di misericordia del Signore,
un giorno di vendetta per il nostro Dio
per consolare tutti gli afflitti
per allietare gli afflitti di Sion,
per dare loro una corona invece della cenere,
olio di letizia invece dell’abito di lutto,
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canto di lode invece di un cuore mesto.
Essi si chiameranno querce di giustizia,
piantagione del Signore per manifestare la Sua gloria.
Ricostruiranno le vecchie rovine,
rialzeranno gli antichi ruderi,
restaureranno le città desolate,
devastate da più generazioni.
Ci saranno stranieri a pascere i vostri greggi
e figli di stranieri saranno vostri contadini e vignaioli.
Voi sarete chiamati sacerdoti del Signore,
ministri del nostro Dio sarete detti.
Vi godrete i beni delle nazioni,
trarrete vanto dalle loro ricchezze.
Perché il loro obbrobrio fu di doppia misura,
vergogna e insulto furono la loro porzione,
per questo possederanno il doppio nel loro paese,
avranno una letizia perenne.
Poiché io sono il Signore che amo il diritto
e odio la rapina e l’ingiustizia.
io darò fedelmente il salario,
concluderò con loro un’alleanza perenne.
Sarà famosa tra i popoli la loro stirpe,
i loro discendenti tra le nazioni.
Coloro che li vedranno ne avranno stima
perché essi sono la stirpe che il Signore ha benedetto
..tutti soli e tutti uniti dall'amore forte ed eterno di Cristo. una
sola cosa deve accomunare questi fratelli: un amore folle per Dio.
Questa follia è la vera sapienza del cuore, l’unica, in cui Dio davvero si
compiace. Ora, Sig. Taddeo, non passa giorno che non benedica e non
ringrazi mio Marito di non avere ascoltato le mie preghiere passate e di
essere stato cosi ostinato a cambiare i miei progetti, anzi non solo li ha
cambiati, me li ha distrutti....mi ha donato di scoprire la forza eccelsa e
potente che è insita nella disperazione... Lo adoro, si, lo adoro, per Lui
in se stesso, per tutto quello che mi ha dato e ancor di più per quello
che non mi ha voluto dare, per avermi cioè rifiutato per un momento la
ciliegina che desideravo con tutta me stessa. Solo ora comprendo che
in verità Lui voleva donarmi una torta intera, dove le ciliege non si
contano…. sò che diverranno come la sabbia del mare. "Tutto è vostro,
il cielo la terra, il presente il futuro, la morte e la vita, tutto è vostro, ma
voi siete di Cristo e Cristo è di Dio".. come ci dice S. Paolo.
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--- La sua storia sembra una fiaba signora.
--- Lo so, il bello è che è una fiaba vera.
--- Se mia sorella separata, non avesse già 6o anni le consiglierei
di mettersi alla ricerca del Signore e di sperare che Egli le si manifesti.
--- Sig. Taddeo, la meraviglia con Gesù è che non è mai troppo
tardi. Quella donna Samaritana era proprio una donna separata e in
quell’incontro con Cristo Lui rivolge un dolce e accattivante invito a
tutte quelle donne sole, dalla vita spezzata, monca, “ Se tu conoscessi il
Dono di Dio” e cioè: se tu mi conoscessi..se tu sapessi cosa vorrei
darti, dice a ognuna di loro. La Samaritana mi piace, è attuale più che
mai quella donna a caccia della vita che non aveva, ... ce l’aveva messa
tutta per trovare un uomo degno della sua vita, cinque mariti non
sono uno scherzo oggi, figurarsi duemila anni fa. Per rincorrere la
felicità, per lottare per essa, ha avuto il coraggio di sfidare le
convenzioni… e di avere anche un amante… Gesù poi la trattò con
molto riguardo, non si disturbò neppure a perdonarla, sapeva bene
cosa quella donna stava cercando…. Sig. Taddeo, se Lui volesse,
potrebbe in un giorno solo dare doni di amore e sapienza a sua sorella
che altri non riescono ad avere in una vita intera di studi teologici e di
vita casta. Lui guarda il cuore, abbiamo la fortuna che Lui guarda il
cuore. Il principe azzurro non è un personaggio delle favole: è Lui! Il
Marito per eccellenza! il Marito che noi tutte vorremmo avere. Più lo
desideriamo e più Lui ci viene incontro. Sa perché dopo la resurrezione
la prima persona che ha meritato di vederlo è stata Maria Maddalena?
Perché è rimasta a piangere in quel sepolcro vuoto, vede come l'amore
e il pianto sono da Lui visti e ricompensati? Anche l’amore che non
abbiamo dato direttamente a Lui vale ai suoi occhi e lo riconosce
come dato a Lui stesso. Forse che la nostra vita a volte non diventa un
sepolcro vuoto? Lui che chiama le stelle per nome e sa quanti capelli
abbiamo in testa, può non aver visto le nostre lacrime? i nostri desideri,
la nostra rabbia ?... impossibile! Ecco il sepolcro vuoto, è li per
annunciare l'imminente incontro, è in quel luogo di morte che può
capitarci di essere chiamati per nome dalla Vita Stessa.... dal Marito...
--- Mi perdoni Sig.ra se Le faccio questa domanda, ma mi spunta
dal cuore: non le sembra di aver fatto della necessità virtù, lei mi parla
di lacrime, di frustrazioni, di rabbia. Non sono queste intenzioni poco
pure, per accostarsi a seguire il Signore?
-- è una domanda invece lecita quella che mi fa, ma le rispondo
che mica a tutti è dato di sentire la chiamata di Dio in pura
disposizione d’animo e magari da bambini come tanti santi… I
discepoli del Signore erano tutti o quasi dei peccatori, per non parlare
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di S. Paolo, che addirittura perseguitava la Chiesa di Cristo, e poi il
dolore sperimentato in una vita amara e distante da Lui è già un’ottima
base per accostarsi al Signore. Il dolore è come un segreto che unisce
intimamente l’uomo a Dio, ci pensa poi Lui, cammin facendo, a
renderci sempre più idonei a stargli vicino... e a non soffrir più per
fallimenti o delusioni umane, ma per puro amore Suo. A proposito di S.
Paolo mi intrigano terribilmente le parole che dice Gesù riguardo a
quell’apostolo : “gli mostrerò quanto dovrà soffrire per il mio nome“..
La prego non mi guardi con quella faccia, come se fossi una
masochista a caccia di guai. La verità e che comprendo quello che
significano davvero quelle parole: gli mostrerò quanto lo amo....
--- Anch’io credo che vogliano dire questo, ma lei, possibile che
pensi solo a Cristo?... nel mondo vi sono tante cose belle, non ha mai
sentito il peso della rinuncia a tutto ciò che offre? Possibile che non
abbia avuto mai rimpianti da quando sta con il Signore? E’ pur fatta di
carne anche lei!
---- Inizialmente mi sentivo come una foglia sospesa che ha la
presunzione di essere più forte del vento. Ho sentito, e sento,
la fragilità della mia condizione umana, ma è sempre stata la fede in Lui
che mi ha fatto e mi fa passare indenne ai richiami e alle false luci del
mondo. Se uno si lascia passare nel crogiuolo di Cristo, accettando le
prove e i momenti che non comprende e che sembrano non dare
frutti, poi in realtà si accorge che sono stati preziosissimi per temprarti,
per rendere il tuo spirito più sensibile e puro, più penetrante. Ha una
potenza così grande la passione spirituale e un respiro così ampio, che
travalica ogni confine, tutte le mie energie, le mie pulsioni, anche
quelle erotiche non sono sacrificate, bensì espresse e tese nel seguire
Gesù... Se chi ha inventato l’amore umano ti invita ad abbandonare
ogni cosa per Lui, vuol dire che sa quello che chiede…. e ancor di più
quello offre….. Gesù promette e offre già il centuplo in questa vita, “ In
verità vi dico, non c’è nessuno che abbia lasciato casa o moglie o fratelli
o genitori o figli per il regno di Dio, che non riceva molto di più nel
tempo presente e la via eterna nel tempo che verrà.” Gesù appaga
profondamente già ora…. Lui pur saziandoti ti scava altri spazi di
desiderio. Con Lui la mia vita è diventata una unica grande passione e
un sempre rinnovato desiderio. E così accade a chi con cuore fedele si
unisce a Gesù Cristo.
Ma per comprendere quello che dico bisogna decidere nel cuore
un’assoluta resa incondizionata a Lui e ai suoi piani, come quella di un
Kamikaze d’amore per la sua divina causa: portare nel mondo il Regno
dei Cieli, pagando senza recriminare il prezzo del bene come ha fatto
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Lui. Cosa c’e poi di più grande che concludere l’esistenza terrena con
la consapevolezza di aver portato a termine una missione d’amore…e
potere dire con Gesù “tutto è compito”? .
--- Sono un po’ interdetto, ma ammetto anche affascinato..., lei
prima mi ha detto che si vanta tanto di appartenere a Lui che andrebbe
in mondovisione a dirlo, se potesse dare un messaggio per
mondovisione quale darebbe?
--- Il messaggio che darei è questo: l'insignificanza di vita e la
disperazione sono due perle che sono preludio di un riscatto e che è
un peccato sprecare. Non aspettate che vi cada qualcosa dal cielo:
prendetevela! anzi impadronitevi dello stesso cielo! Con l'Amore e il
Perdono violento di Cristo che ci dice : “ Il Regno dei cieli soffre
violenza e sono i violenti che se ne impadroniscono.” Siate violenti con
voi stessi! Non fatevi schiacciare e spegnere dalla vostra sofferenza,
piuttosto sollevate il volto e abbiate l’audacia ma anche la rabbia, si ,
la rabbia, di alzare il tiro delle vostre aspirazioni. Non permettete che
la vostra sofferenza non compia il perfetto corso per cui è stata
mandata, essa ha un significato ed è estremamente preziosa: può
diventare, in Cristo, quel Fuoco d’Amore che incendierà la terra; infatti
Cristo dice “sono venuto a portare il fuoco sulla terra e come vorrei che
fosse già acceso”, è proprio da queste ceneri dei nostri fallimenti umani
che ci è dato di rinascere a una vita inimmaginabile per profondità,
ampiezza e ricchezza. Ecco cosa direi a quelli che vivono in profondità
questi stati d'animo: fortunati e benedetti voi che non avete avuto in
sorte una vita facile e mediocre , voi che il vostro obbrobrio è stato di
doppia misura e che ora soffrite per gli aneliti incompresi della vostra
anima, cercate Chi solo può comprenderli : il Signore, è molto, molto
vicino, e Lui vi ha già trovato! Sottoponetevi ad un sapiente sacerdote
che vi aiuti a distinguere i fantasmi della verità e chiedete a Cristo il
coraggio di suicidarvi in Lui , di morire cioè al mondo dei vostri progetti
umani, e di aprirvi e nascere a quelli non pensati da mente umana, ma
da Dio. E potrete permettervi di tornare a sognare come quando
eravate bambini, come quando eravate bambine. Con Gesù Cristo,
con il Salvatore del mondo, i sogni…. prendono carne.
"un popolo di votati alla morte darà gloria al mio nome ….
”
Viviana Maria Rispoli
Nata il 18 Aprile 1959 al Cairo in Egitto.
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Dal 1993 conduce vita eremitica
presso una Chiesina nei dintorni di Bologna
Con altri ha fondato presso la Chiesa di Savigno,
il gruppo degli “Eremiti con S. Francesco”.